Mio padre ha due cuori: la figlia o l’onore? In questo momento dice che vuole la figlia, però dentro di lui c’è anche quell’altro fatto.” Queste parole le pronuncia Maria Concetta Cacciola, trent’anni, tre figli, colpevole di aver tradito il marito e di aver deciso di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio di Giuseppina Pesce, anche lei giovane madre, anche lei di Rosarno. E poi ci sono Rosa Ferraro, Simona Napoli, tutte fimmine ribelli che hanno rischiato la propria vita osando dire di no a padri, mariti, fratelli. Attraverso le loro storie, Lirio Abbate fa emergere uno spaccato criminale fatto di violenza, immensi patrimoni e una retriva cultura patriarcale. Ma la ribellione delle donne che si affidano “allo Stato, ovvero al nemico” produce un effetto dirompente: sgretola l’immagine di compattezza del clan, mette in dubbio i valori del sistema ’ndrangheta e, soprattutto, accende nelle altre fimmine la consapevolezza della propria condizione e il desiderio di scrollarsela di dosso, denunciando con nomi e cognomi e aprendo crepe nel più oscuro dei mondi criminali.
Dici "sposa bambina" e subito la mente corre al Pakistan, all'India, all'Etiopia o a qualche Paese lontano, di certo non è l'Italia che si affaccia tra i nostri pensieri. Eppure ci sono bambine che a 13 anni fanno la fuitina e che a 16 anni si sposano, come Maria Concetta Cacciola, convinte così di sottrarsi alla vita opprimente di reclusa tra le mura domestiche, mentre in realtà si tratta troppo spesso - come racconta Lirio Abbate - di un semplice "cambio di proprietà": la donna cessa di essere una proprietà del padre per diventare una proprietà del marito. Lirio Abbate è un giornalista e basta leggere le prime pagine di questo libro per capire come mai viva sotto scorta: non risparmia nessuno. È implacabile. "Il giornalista arriva dove il magistrato non può per legge. E muovendosi in questa terra di nessuno può scatenare l'ira di mafiosi, collusi e favoreggiatori, che si nascondono spesso dietro le facciate rispettabili di politici, commercialisti, avvocati, medici, giudici, banchieri e, a volte, anche giornalisti", scrive.
Quello che più colpisce, in "Fimmine ribelli", sono le date: vicende che ci aspetterebbe relegate nel passato sono invece drammaticamente attuali. Maria Concetta Cacciola, giovane madre di tre bambini, muore il 20 agosto del 2011 ingoiando acido muriatico, ad esempio, mentre è il 21 maggio del 2012 quando Giusy Pesce, della nota famiglia Pesce di Rosarno, depone davanti ai giudici del tribunale di Palmi, svelando incredibili retroscena. Sono donne d'oggi, giovani donne contemporanee, che con le loro vite ed il loro modo di agire hanno dichiarato guerra alla 'ndrangheta. Pagando talvolta con la vita. [...] La recensione completa qui.
Insieme di storie vere, di donne che hanno avuto la forza di esporsi e non tutte sono riuscite a farcela. Ai miei occhi non è solo questione di cosca mafiosa, il problema è che sono organizzate e inventate da uomini perché sono sempre stati loro ad avere potere. È un libro che consiglio per spiegare in modo diretto a chi si lamenta del femminismo cosa si intende per patriarcato. Quali sono le regole e come le donne vengono trattate e uccise per non ledere l'onore, come i figli vengano sempre usati per controllarle, come non possano neanche uscire di casa se non accompagnate, come la colpa vada a loro per un tradimento. Oggetti dimenticabili su cui si fanno guerre e, purtroppo, nulla cambia solo il contesto. Non tutti sono mafiosi ma tutti sono uomini e pochi non rispondono degli stessi comportamenti. Fate meno meme sessisti e ascoltate di più le nostre paure. In queste pagine si sofferma su ogni tipo di violenza con un augurio che le fimmine provino sempre di più a trovare il modo di liberarsi da queste catene.
Un saggio che mi ha fatto impersonare nelle vite di tutte le donne, nessuna esclusa. Abbate spiega in maniera semplice e concisa la condizione che le donne vivono all'interno della 'ndrangheta e di come uscirne sia troppo rischioso e pericoloso, troppe volte concludendosi con la morte di donne che avrebbero fatto la differenza grazie al loro coraggio.