«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.
Emanuele Trevi (Roma, 7 gennaio 1964) è un critico letterario e scrittore italiano. Figlio dello psicoanalista junghiano Mario Trevi, è editor e autore di saggi e romanzi. Ha debuttato nella narrativa nel 2003 con I cani del nulla, uscito presso Einaudi Stile Libero. È stato direttore creativo (con Arnaldo Colasanti) della Fazi editore, ha curato una collana presso Quiritta editore e, con Marco Lodoli, l'antologia scolastica Storie della vita edita da Zanichelli. Ha inoltre curato le edizioni di: - la Tavola ritonda, classico italiano del XIV secolo - Amore, figura e intendimento: osservazioni sull'allegoria in Cavalcanti e nella «Vita nuova» (di Dante Alighieri) la Storia di fra' Michele Minorita di anonimo fiorentino - l'introduzione a Charles Perrault, I racconti delle fate e Le fiabe francesi della Corte del Re Sole a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi - le Istruzioni per l'uso del lupo, una lettera alla critica italiana, in due edizioni - Altri saggi vanno dall'introduzione a Il mio Carso di Scipio Slataper, all'intervista per «Paris Review» a Milan Kundera, dalla collaborazione per la parte delle prose all'edizione di Lucio Felici delle opere di Giacomo Leopardi, alla presentazione di una collezione di saggi di Viktor Borisovič Šklovskij, e ancora di opere di Emilio Salgari, John Fante, Gabriella Sica, Goffredo Parise, Giosetta Fioroni, Giorgio Manganelli, Alexandre Dumas, Ferenc Molnar, Edmondo De Amicis (i viaggi), Henri Michaux ecc.
Con il libro reportage sul poeta Pietro Tripodo, "Senza verso. Un'estate a Roma" edito da Laterza ha vinto il Premio Sandro Onofri.
Collabora con Radio 3 e ha scritto su diverse riviste come Nuovi argomenti, Il caffè illustrato e su quotidiani quali la Repubblica, la Stampa e Il Manifesto.
Leggendo Mia nonna e il conte di Emanuele Trevi vi innamorerete di Nonna: Giuseppina, detta Peppinella. L'autore ce la dipinge non come una vecchina qualunque, ma come una "divinità tirrenica" , un'autentica "Nonna Mediterranea" che governa sul suo "Nonnarcato." Diventata bellissima dopo gli ottant'anni. È pragmatica e indomabile. Farà, a quasi novant'anni, il suo debutto in società. È una Cenerentola senile, senza incantesimi da spezzare. Il Conte è il suo esatto opposto. Un vero conte con sangue blu partenopeo, un uomo colto, mite e laborioso. È, in pratica, l'incarnazione del "mastro di scola" che la nonna dovrebbe detestare. Attorno a loro, un coro greco perfetto. C'è il narratore, "cocco di nonna" che in quel giardino ha scoperto la letteratura ; la fedele Carmelina, che parla con la nonna una lingua ancestrale e dorme ai suoi piedi ; la sferica Zia Delia, perennemente a dieta ; e Oliviero, il raffinato autista del Conte. Se cercate colpi di scena, siete fuori strada. Lo ammette Trevi stesso: è una storia "spoglia di eventi." La trama è un rituale, una consuetudine che diventa sacra. Il segreto della felicità della nonna e del Conte è la totale gratuità del loro legame. Il loro non è un amore basato sull'intimità psicologica, sulla passione. È un amore fatto di pura presenza, di abitudini condivise, di gentilezza. Non si appartengono, sono semplicemente "reciprocamente gratuiti", come un bel pomeriggio d'autunno. Insieme, quei due anziani amanti riescono nell'impossibile: rallentare il tempo. La scrittura dell'autore agisce come la citazione di Winnie the Pooh che lui tanto ama: crea "quel punto incantato" dove, "dovunque vadano", la nonna e il Conte "staranno sempre giocando." È un libro che commuove senza essere sentimentale, profondo senza essere pesante. Un gioiello sulla memoria, sulla grazia dell'ultimo amore e sulla magia dei luoghi che ci custodiscono.
Trevi ci parla di un tempo che fu, di un mondo contadino, fiero e raccolto attraverso la nonna, della realtà aristocratica in declino attraverso il Conte. Due mondi inaspettatamente che si incontrano, anzi tre perché c'è anche l'autore, voce della generazione successiva. E nell'incontro trovano un' armonia che non cancella l'amara e inevitabile fine, ma la rallenta. Stile mirabile e lessico ricco.
La materia di certi romanzi non è affatto straordinaria. Si potrebbe affermare che chiunque potrebbe attingere alla propria memoria familiare, estraendone analoga assenza di eventi. Ma non sarebbe un romanzo. Con Emanuele Trevi tale vuoto si fa letteratura, attraverso una scrittura felicissima. La storia è di poca importanza, tanto di poca importanza da meritare di essere letta.