Come si fa a giudicare se una persona è colpevole o innocente del reato di cui è accusata? Ogni decisione parte da una narrazione dei un resoconto, quasi sempre in più versioni, che può contenere errori, omissioni, dimenticanze o contraddizioni. Non di rado, nell’ascoltare il testimone di un crimine, gli investigatori lo interrogano “al contrario”, chiedendogli cioè di ricostruire la storia a in questo modo, le incongruenze delle storie inventate emergono con maggior facilità. È quello che fa anche Edgar Allan Poe nel 1842: smanioso di mostrare come il ragionamento logico-deduttivo e la teoria delle probabilità possano aiutare a ricostruire correttamente un fatto criminoso, rilegge gli atti e i resoconti dei giornali riguardo all’assassinio di Mary Cecilia Rogers, con l’intenzione di indicare il possibile assassino. Marco Malvaldi, seguendo le intuizioni di Poe, mostra come narrazione e calcolo statistico possano intrecciarsi per affrontare una delle decisioni più stabilire la colpevolezza o l’innocenza di una persona. In un continuo alternarsi di esempi e paradossi che hanno soprattutto a che vedere con investigazioni, processi e sentenze, capiremo perché due linguaggi tanto diversi siano entrambi indispensabili per confrontare tra loro le molteplici versioni di una storia, valutare l’attendibilità delle prove e, in base a queste, prendere una decisione. Alla fine, scopriremo che i motivi per cui Poe ha scritto Il mistero di Marie Rogêt non erano esattamente quelli che sembravano.
Molto ripetitivo, a tratti monotono. Inizio accattivante ma già a metà del libro ci si rende conto di quanto sia ridondante negli esempi e l'autore tende spesso a sottovalutare il lettore elogiando le sue capacità matematiche. Peccato perché le premesse per un buon libro da 4 stelle c'erano tutte (magari con 100 pagine in meno lo diventerebbe).
appassionante come un classico libro giallo! non avevo mai letto nulla di quest'ingegnoso autore, ma ora faró incetta di tutti i suoi libri per non perdermi una riga della sua raffinata ironia e intelligenti deduzioni. E anche se la matematica non è mai stata nè mai sará il mio forte, ho imparato moltissimo sui meccanismi che inconsciamente o consciamente guidano l'analisi di crimini sia reali quanto letterari e quindi consiglio Se fossi stato al vostro posto di Marco Malvaldi a tutti coloro che, come me, sono sí cultori del genere, ma non disdegnano spiegazioni su quello che ce lo rende cosí affascinante e interessante. Grazie Marco!
Letto volentieri perché mi interessano sia la matematica che le scienze forensi che edgar allan poe, però pur avendo una infarinatura decente di matematica e statistica mi sembra che le spiegazioni siano a tratti confusionarie: si passa da dedicare mezza pagina alla spiegazione di un'uguaglianza banale al concludere nel giro di due righe un concetto che per dichiarazione stessa dell'autore è ostico anche agli addetti ai lavori, praticamente passando da 0 a 100 in venti parole. Non escludo che la colpa sia dell'argomento, però mi fa rabbia dover di affrontare dimostrazioni matematiche con la sensazione che non ti siano stati spiegati dei passaggi che tu trovi incomprensibili