"Due estati" è un intrigante thriller belga in sei puntate che vi invito a recuperare su Netflix se siete abbonati. Alternando due linee temporali diverse - ormai un classico del genere- in un continuo alternarsi tra presente e passato ti porta per mano nella storia di quattro coppie che a distanza di trent'anni si ritrovano su un’isola privata nel sud della Francia per festeggiare un cinquantesimo; ma soprattutto, scava e indaga nel passato degli adolescenti che furono.
Deflagrando con la scoperta di un video amatoriale datato trent'anni prima e destinato alla distruzione (e invece no), la settimana di festa lascia progressivamente il passo a colpi bassi, misteri e bugie; nessuno è o meglio era senza peccato e ad una certa ci scappa anche il morto. Ma non spoilero alto, perché trama e regia meritano.
Lo stesso non posso dire di questo strillatissimo romanzo che capeggia un po' in tutti gli espositori di librerie mainstream: anche io mi son lasciata attirare e ho così sperimentato crescente irritazione per una scrittura più sciatta di me che esco in pigiama e mollettone a buttar la monnezza la domenica mattina (di una tipa si ripete 1.530 volte che ha lunghi capelli color cenere. E stica***? Che poi voglio dire, siete in Svezia, stupitevi se sfoggia lunghi boccoli color nero di seppia, no?) e di una trama dilattentesca: frammentaria, inverosimile, apparentemente concepita sotto l'effetto di barbiturici (o alcolici, se no non me lo spiego) che sembra ideata al solo scopo di stupire, stupire, stupire pagina dopo pagina. Col risultato, ovviamente, di stancare, stancare, stancareee.
Ma soprattutto, e al netto del fatto che esistano milemila romanzi & pellicole ambientati in un'isola privata e col mood dei "dieci/venti/trent'anni dopo"... le analogie con la serie belga di cui sopra mi son sembrate decisamente troppe per essere una coincidenza.
Anche qui, appunto, villa da riccanza su isola privata dell'arcipelago (svedese), ex amici che non si rivedono da lustri, tensioni crescenti, oh - salta pure fuori il videotape/vaso di Pandora a svelare scomode verità, ea nche qui c'è un mezzo ricatto - con l'aggravante che nel libro la trama è talmente arzigogolata che ho faticato non poco a capirla, questa verità "sconvolgenteee".
Col senno di poi, diciotto euro buttati. Nel mare che circonda la villa dei misteri, forse.
Giuduzio tecnico finale: vorrei ma non posto (cit.)