El lugar: Ciudad Juárez, en el estado de Chihuahua, en la frontera de Méjico con Estados Unidos. La historia: una ola de crímenes brutales absolutamente real. Esta crónica periodística indaga en los bárbaros asesinatos en serie cometidos en esa zona y repetidos año tras años, incluyendo niñas violadas y torturadas, cuyos cadáveres son arrojados al desierto. Un rastro de sangre que conduce a una trama de complicidades y silencios entre homicidas, policías, autoridades locales, ciudadanos prominentes y el gobierno de la República al más alto nivel. Un libro-denuncia de una realidad escalofriante.
Sergio González Rodríguez was a writer, journalist, and critic for the Mexico City newspaper Reforma. His works include The Iguala 43 and The Femicide Machine (both published by Semiotext(e)).
Non so bene se sia la prima cosa da definire, ma certo è un aspetto rilevante. Mi riferisco al numero delle vittime: che sono nell’ordine delle centinaia secondo alcuni, nell’ordine delle migliaia (quattro) secondo altri. Facendo aritmetica su Wikipedia si arriva a circa 750: ma mancano i dati di diversi anni. La data di inizio si colloca generalmente al 1993. Non esiste data finale: fine pena mai. I delitti continuano ovviamente: perché chi dovrebbe perseguirli è parte in gioco, colluso, complice. Nessuno spiega perché il 1993 cominci la mattanza. E prima, i mostri dormivano forse? Si parla più volte di “narcofosse” ed è chiaro che si tratta delle fosse scavate dai narcos usate come tombe collettive. Tombe nel deserto. In pratica, ossa nel deserto. Impossibile non pensare all’inizio dell’ottimo film Sicario di Dennis Villeneuve con una schiera di cadaveri nascosta nelle mura di una villetta
Croci a Lomas del Poleo (Ciudad Juárez) nel luogo in cui furono ritrovati i corpi di 8 donne.
Le caratteristiche delle donne uccise (massacrate), quindi dei corpi ritrovati, e di quelle scomparse sono più o meno le stesse: le vittime sono generalmente giovani donne, adolescenti, ragazze ma anche bambine, tra i 7 e i 25 anni, graziose, con i capelli lunghi, con risorse limitate, studenti, lavoratrici e che in alcuni casi hanno dovuto abbandonare gli studi secondari per iniziare a lavorare. Ciudad Juárez è città di confine con il Texas, El Paso è visibile dall’altra parte della frontiera. Questo fa di Ciudad Juárez luogo di grande traffico e passaggio (ovviamente anche delle merci, a cominciare dagli stupefacenti), in continua crescita, con popolazione difficile da calcolare. Accordi firmati da USA e Messico hanno portato al proliferare di fabbriche (maquiladoras) di produzione e assemblaggio di un’infinità di prodotti commerciali, lavorati in Messico a paghe da fame, esportati in US per essere venduti con ricavi stellari. La proprietà di questi stabilimenti è spesso straniera. Credo si possa definire sfruttamento legalizzato.
Il muro tra tra Usa e Messico visto da Ciudad Juárez.
Dal deserto, nelle discariche spuntano macabri fiori, cadaveri femminili in vari stati di decomposizione. A volte già scheletri. A volte vengono indentificati, spesso restano senza nome. Tutte donne. Giovani. Proletarie. Tutte massacrate: strangolamento, percosse, mutilazioni, morsi, torture, legacci, armi da taglio, roghi… Ginocidio. Sotto forma di macelleria messicana. Uomini che odiano le donne… I responsabili, sempre impuniti, sono una congrega che collega narcotraffico, contrabbando, potere economico e politico, dominata da un assoluto sprezzo della Legge e da un radicale disprezzo del genere femminile: le donne sono inferiori, sono merce, sono soggetti da punire a prescindere. Non è escluso che si mischi anche qualche forma di santeria o altra forma di culto che contempla i sacrifici umani.
Poi, cominciano a essere minacciati i giornalisti che indagano: Sergio González Rodríguez viene sequestrato su un taxi a Città del Messico, riempito di botte e spedito in sala operatoria con un grosso ematoma alla testa. Poi, i giornalisti vengono sequestrati, torturati e uccisi. Proprio come le ragazze, le bambine, le giovani.
Se il narcotraffico venisse debellato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite comprese tra il 19 e il 22%, mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63%.
PS Roberto Bolaño nel suo romanzo postumo 2666, soprattutto nella quarta parte, nomina e cita spesso Sergio González Rodríguez, per il quale nutriva grande ammirazione.
Sergio González Rodríguez (26 January 1950, Città del Messico – 3 April 2017, Città del Messico
“Il legame tra narcotrafficanti, politici, magistrati, polizia e militari, anche ad alto livello, che garantisce impunità ai colpevoli. E chi cerca di fare luce viene eliminato. Una realtà in cui, a volte, troppe, i testimoni diventano i capri espiatori: vengono accusati e sotto tortura costretti a confessare di essere loro gli assassini. Le vittime sono ragazze giovani, ragazze povere che per guadagnarsi da vivere si sfiniscono nelle maquillas. Ragazze che non hanno alcun potere. A volte vengono ritrovati anche corpi di bambine. Moltissimi, quasi la totalità di questi delitti, restano impuniti. Volutamente impuniti. Ho scritto questo libro per loro. Per ridare onore, dignità, storia ai loro corpi ritrovati nel deserto, torturati, mutilati, abusati. Vede, spesso mi domandano se non ho paura a raccontare cose così dure, così tormentate. L´unica risposta che mi è possibile è questa: è il coraggio con cui la vittima affronta, nel momento estremo, una morte indegna, a liberarci dalla paura”.
Stupro, tortura, mutilazione, strangolamento. Questo è il modello criminale a Ciudad Juàrez; i corpi, sin huellas, senza tracce, sepolti, sciolti, fatti a pezzi o abbandonati. Un orrore. Il giornalista racconta l'inferno di eventi sadici collettivi con omicidi seriali organizzati, sanguinari narcos e maniaci psicopatici e poliziotti deviati, riti satanici, sacrifici umani preispanici, l'indicibile e atroce oltraggio, il culto della santa morte. L'impunità assicurata da una buona famiglia di politici, amministratori, magistrati, militari, corrotti e conniventi con i cartelli. Un sistema economico impenetrabile. Autorità irresponsabili e inefficaci, mondo mediatico complice e inadeguato. Violenza estrema e disumana, crimine come principio generativo e produttivo. Il silenzio nella notte del deserto. L'autore stesso è stato minacciato, rapito, aggredito, torturato. Lo Stato ha il monopolio della violenza e non accetta dissenso. Le donne spariscono, letteralmente, una moltitudine, lasciando il lutto inespresso, non atto a elaborazione. Barbarie e vendetta sono la normalità, l'abiezione è l'orizzonte: esecuzioni, corpi decapitati, fosse. Si perpetua la crudeltà, come precetto etico e politico, falsificando la verità. Il sangue anonimo resta. Giornalista d'inchiesta di Reforma, Gonzàlez Rodrìguez oppone la narrazione storica alla fatalità e denuncia l'assenza di uno stato di diritto: dove il puro piacere di uccidere e di affermare un contropotere feroce e oscuro imperano nel vuoto di un'autentica democrazia.
“Ciascuno ha dentro di sé il proprio demonio e fa di tutto per trasformare questo mondo in un inferno che altri vogliono occupare”.
La più orrenda catena di delitti di donne e bambine, ancora in atto, che impressionò Bolaño.
"Ancora una volta, la memoria. Il problema della memoria comprende il legame che essa intrattiene con l’oblio, ma non si tratta di una dialettica lineare il contrario dell’oblio non è la memoria, è la verità Eppure la rivelazione della memoria non persegue unicamente la verità , sempre così relativa, ma piuttosto l’accuratezza. E’ l’unico modo per dare requie a un passato che in realtà è sempre presente.” (dalla postfazione dello stesso autore).
Un libro inchiesta. Un’inchiesta sull’orrore della orribile catena di delitti (in gran parte donne, con tanto di stupri e sevizie, perlopiù di ragazzine a volte al di sotto dei 14, ma anche dei 10 o 12 anni: centinaia dal 1993 fino ad oggi) e di scempio di cadaveri di Ciudad Juarez, che infanga il Messico e la dignità umana. Questa è la storia (vera) ricostruita dal giornalista di Reforma (il più importante quotidiano messicano) Sergio Gonzales Rodriguez che sta alla base di quello splendido capolavoro incompiuto (come spesso accade ai capolavori, e qui penso a Kafka) che è 2666 di Roberto Bolano, che attinge a questa fonte citandola più volte, e che ne trasfigura fatti e personaggi nella sua immaginaria Santa Teresa nel Sonora.
Ed è anche una delle fonti di quel capolavoro (uno tra i più bei serial per la TV mai prodotti) che è “True Detective” (prima stagione) di Nic Pizzolato, con Woody Harrelson e Matthew McConaughey, il cowboy affetto da AIDS nel film Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée , che gli è valso un Golden Globe uno Screen Actors Guild Award, e il premio Oscar 2014 come miglior attore protagonista. (Per maggiori informazioni e approfondimenti consiglio caldamente di andare a vedere qui: http://costellazioniletterarie.wordpr... con i miei complimenti a Dragoval, la detentrice di questo ottimo sito-blog)
Di questa inchiesta di un giornalista serio e scrupoloso, seriamente minacciato più volte per questo libro come il nostro Roberto Saviano, che altro dire: - che a differenza di Saviano, Rodriguez ha invece della protezione ricevuto dal proprio governo ostracismo, ostacoli continui e ripetute accuse di voler denigrare il Messico (la tipica “macchina del fango” che spesso anche Saviano cita). E poteva andare peggio: alcuni suoi colleghi sono stati uccisi (quattro nel solo 2004), o sono "spariti"; - che l’inchiesta è invece seria e scrupolosa, citando fonti ufficiali e mettendo in chiaro quelle che sono citazioni di notizie raccolte altrove, e fa espressamente (come Saviano) nomi e cognomi di trafficanti (nel cui entourage si trovano sicuramente gli assassini), di potenti locali, di poliziotti e vertici della polizia, di politici locali e centrali, di alte cariche dell’esercito o della sicurezza corrotti e spesso collusi con i “Cartelli dei Narcos”, che da sempre hanno fornito coperture e creato falsi ideologici per salvaguardare un giro d’affari che rasenta il 60-70% dell’economia messicana (e forse il 20%- 25% di quella statunitense); - che se la diffusione e la fama del libro in patria sono stati pesantemente ostacolati, all’estero questa inchiesta ha contribuito a fare sì che il Governo Messicano fosse apertamente accusato da un apposito rapporto di Amnesty International del 2003, e messo alla berlina a livello internazionale, per aver nascosto o sminuito, tollerato o comunque non contrastato, quello che viene apertamente definito un “Crimine contro l’Umanità”; - che l’inchiesta di Rodriguez pone chiaramente in luce tutti quegli intrecci tra le bande dei Narcos, la politica, il potere, e quel substrato di sottocultura (sostenuto anche da una vera “industria della sottocultura”) in cui prosperano religioni ufficiali o nascoste, sincretismi con riti caraibici della scuole di santeria, riti voodù, riti di improbabili sette sataniste, devianze e perversioni di singoli individui o gruppi (branchi?) di loro e soprattutto la diffusa resistenza di una concezione della società dove il maschio dominatore afferma o conferma la propria identità virile attraverso la violenza e la sopraffazione, con l’esibizione e l’ostento di idiomi, modi di parlare, di muoversi, di palesare il proprio grado di potere, di ricchezza, di forza e di controllo sulle donne, sui piccoli, sui gradi di gerarchia loro direttamente sottostanti, su tutte le categorie più deboli e indifese, sull’aperto disprezzo delle leggi e delle regole che non siano quelle da loro imposte.
D'altronde il libro si apre citando in epigrafe il nostro Leonardo Sciascia (da Il cavaliere e la morte): “Si può sospettare, dunque, che esista una segreta carta costituzionale che al primo articolo recita: La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini. Di tutti i cittadini in effetti: anche di quelli che spargendo insicurezza, si credono sicuri... E questa è la stupidità di cui dicevo. Siamo dunque dentro una sotie…”
Adelphi pubblica sempre qualità, e per la prima volta ho letto una sua pubblicazione di denuncia sociale, un report giornalistico: pure in questo genere non ha deluso, anzi. Questo è un approfondimento delle violenze e degli omicidi contro donne avvenuti, anzi che continuano a succedere, a ciudad Juárez in Messico e che sono venuti a conoscenza del pubblico nei primi anni 2000 ma hanno radici profonde e difficili da estirpare.
''«L’idea che mi sono fatta dei crimini contro le donne a Ciudad Juárez è sconfortante. Resta ancora molto da fare». Troppo, per la precisione. La strage intanto continua. Ma finché non vi sarà oblio, la morte non potrà avere il sopravvento.''
Sì intreccia povertà, immigrazione, pregiudizio, immunità: l'indolenza delle forze dell'ordine, spinte a creare un colpevole solo quando c'è stata risonanza mediatica, si intreccia con la dimenticabilità delle vittime, piante solo da qualche familiare, e con la connivenza, inerzia o indifferenza della popolazione. Una analisi accurata dei fatti, una stele alla memoria, e una feroce analisi delle indagini e dell'humus culturale dove la strage si perpetra: abbiamo tantissimi dettagli e pochissime risposte. Se vi chiedete cosa sia un femminicidio, come si distingue da un omicidio, qua avete la risposta lampante pur senza bisogno di scomodare il termine. Uno può pensare che 400 siano eccessive per un argomento che solitamente occupa a dir tanto due colonne sul giornale ma in realtà non risulta mai ridondante, accumulativo, per nomi, eventi, sì ma ripetitivo mai
Este es el último lbro que he leído. Es fundamental dentro del trabajo escrituril que legó Bolaño con su magnus 2666. Un capítulo final apabullante de tan brutal. Página tras página chorrea sangre y corrupción. Nuestro más triste México retratado en tinta negra.
Imperdible y necesario a luz (y sombra) de la progresiva y lacerante normalización del horror bajo la que nos hemos acostumbrado a vivir la sociedad mexicana.
"A lo largo de los años, varias veces me han preguntado si temo continuar en esta investigación atribulado por el peligro que implica hacerlo. Ésta es mi respuesta recurrente, porque carezco de alguna otra: la valentía de las víctimas al encarar en el último momento la indignidad de su muerte, nos librará del miedo, siempre, una y otra vez." (p. XXIX)
Ossa nel deserto è un grido d’aiuto, uno scritto che prova a dare voce a centinaia di donne uccise e scomparse a Ciudad Juàrez, città di frontiera tra Messico e Stati Uniti. Sergio González Rodríguez comincia il suo reportage parlando innanzitutto di Ciudad Juàrez, del suo status particolare di città di confine, che la rende il posto ideale per crimini seriali di questo tipo. Il fatto che confluiscano diversi elementi in contraddizione tra loro provoca grande instabilità sociale, a cui si aggiunge la presenza di turismo sessuale, di criminalità organizzata, di contrabbando (fin dall’epoca coloniale e successivamente, durante gli anni del proibizionismo in America), di cartelli del narcotraffico fortemente radicalizzati, di un notevole dislivello sociale unito ad un alto tasso di povertà, per cui la maggior parte delle persone (in particolar modo le donne) vengono impiegate nelle maquillas, fabbriche a capitale straniero (che sottopaga la manodopera locale). L’instabilità sociale si tramuta in svalutazione dell’essere umano, delle donne in particolare, che qui occupano il gradino più basso della scala sociale. Quando un essere umano è privato della sua stessa anima, del suo stesso diritto di esistere, tutto può essere lecito, compreso stupro, tortura e omicidio. Ogni pagina è agghiacciante, a partire dai numeri, che nel libro si fermano ovviamente alla data di pubblicazione (2002): 450 donne assassinate e più di 600 scomparse. Un universo femminile completamente annientato. Nella sua brillante disamina Sergio Rodrìguez cerca di trovare una spiegazione al fatto che sono pochissimi i casi in cui si è trovato il vero colpevole (da sottolineare l’importanza di VERO, perché molto spesso gli accusati si sono rivelati semplici capri espiatori o depistaggi per far tacere l’opinione pubblica): ci addentriamo allora nel peggio dell’indagine, perché pare proprio che i colpevoli siano da ricercarsi in una sorta di “cupola del crimine”, un gruppo di potere legato ai narcotrafficanti, al potere economico e politico, con agganci influenti a ogni livello nel governo centrale del Messico. Se gli omicidi vengono avallati dai più alti livelli politici del paese, a chi si può chiedere aiuto? I familiari delle vittime sono praticamente abbandonati a loro stessi, quando non proprio maltrattati dagli stessi organi di polizia, aiutati dalle sole ong o organizzazioni cittadine che cercano di fare luce in un lungo abisso di oscurità. Bolano, che ha preso ispirazione proprio da questo saggio per il suo 2666 affermava che per lui l’inferno è «come Ciudad Juárez, che è la nostra maledizione e il nostro specchio, lo specchio inquieto delle nostre frustrazioni e della nostra infame interpretazione della libertà e dei nostri desideri». Non potrei trovare parole migliori delle sue, a Ciudad Juàrez avviene una carneficina, si assiste impotenti all’annichilimento dell’essere umano, alla riduzione delle donne a mere comparse, quasi che non avessero neanche diritto alla vita; e la colpa è solo nostra, della società che abbiamo creato, di un sistema economico totalmente sbilanciato a sfavore dei più poveri, che si trovano a dover combattere ogni giorno contro tutto.
In una città degli assassini agiscono impunemente uccidendo e seviziando donne e questo fenomeno sembra inarrestabile. Un assassinio seriale che pare non avere fine. E questo é il libro che ne dà testimonianza: un libro allucinante. In Messico a Ciudad Juarez, cittadina di frontiera e sede di tre cartelli della droga, dal 1993 al 2005, 328 donne, giovani, anche bambine, sono state prima seviziate in modi indicibili e poi uccise. Un intero capitolo di 20 pagine (304-324) riporta un elenco, parziale, con il nome, quando si sa, l'età, le/la causa di morte della donna uccisa. L'autore che da anni si occupa di questa strage infinita ha scritto un libro documentatissimo, ha rischiato la vita parlando di collusione della polizia con i probabili assassini, portando alla luce corruzione e errori commessi da chi doveva occuparsi delle indagini. Essere donna, giovane, operaia di solito, a Ciudad Juarez deve essere un incubo, non hai nessuna certezza che oggi non tocchi a te. Ottimo lavoro, da leggere.
Apparently this is one of the books that inspired Bolano's 2666 - Longform has two long excerpts from it translated for the first time in English here (the book in entirety is not yet translated): https://longform.org/posts/excerpts-f...
...E tu mi restituirai i corpi dei miei bambini, mare innocente e consacrato; li porterai verso le spiagge dell'isola e i prebendari li deporrano nelle cripte del tempio; e vi accenderanno sopra eterne lampade dove bruceranno i sacri oli, e mostreranno ai pii viandanti tutti quei piccoli ossami bianchi distesi nella notte...
"Il paese ospita ormai un colossale, infame ossario, che riluce sotto la condiscendenza delle autorità. Sono crimini che ci stanno esponendo in tutto il mondo. Ecco perchè ricordare è divenuto per me un imperativo... Ricorda. Si, per ora limitati a ricordare, anche se di questi tempi persino ricordare pare un atto di insolenza. E che altri sappiano ciò che ricordi. E possano leggere ciò che è scritto in rosso per capire ciò che è scritto in nero."
Una catena infinita di omicidi di donne, spesso ancora bambine, che si ripete in un ciclo continuo dal 1993 sotto lo sguardo incurante delle autorità. Un'analisi accurata, un'inchiesta terribile ma necessaria.
Se non vi interessa l'argomento, è inutile cominciare a leggere un libro che abbandonerete sicuramente. È una lista cruda di donne e ragazzine violentate e uccise a Ciudad Juarez dal 1993 al 2002; chi ha commesso questi omicidi non verrà mai preso perché coperto da chi dovrebbe proteggere i cittadini: polizia, ministri, presidenti, tutti collusi con i vari cartelli della droga. Un narcopaese nel paese, difficile da liberare: innocenti in carcere, cultura patriarcale e misogina, disperazione di chi non può andarsene, disperazione di chi vorrebbe rimanere per combattere ma ha paura per la sua famiglia. L'ultimo capitolo è il più straziante perché ci sono i nomi e i cognomi di queste donne e gli oggetti trovati accanto ai corpi.
Una lettura che volevo fare da anni e mi ha fatto molto male.
This book is about the murders of women in Ciudad Juárez, the infamous Mexican border town where at least 382 girls, with the youngest aged 7, were killed from 1993 to 2003 (when the third edition was released) and left to rot in the desert or in pigsties, stables, ramshackle ranches, huts, plastic tanks filled with cement. This rather detailed essay inspired Roberto Bolaño's 2666 and caught the attention of several organizations, media and institutions, together with that of the powerful criminal cartels, sincretistic cult leaders and corrupt authorities that were, and still are, deeply involved in the crimes, to the point that the author himself was threatened with death when the book came out.
The horrors described by González Rodríguez are not only due the peculiar situation of all border towns, with their nomadic (over)population, economical crisis and administrative inefficiency, but rather to the state of decay of the Mexican society as a whole, a void that the drug cartels were eager to fill and the political institutions are always happy to neglect. Such is the nightmarish setting in which the Juárez murders took place: a no-man's land of violence, greed, hopelessness, superstition, ruthlessness where human beings are either disposable goods or garbage to get rid of.
S. G. Rodríguez's essay was the first attempt to unravel the labyrinthine dynamics of corruption on which a frighteningly large part of the Mexican economy and politics depend. The intricacies of the system, both hypermodern and utterly anachronistic in its contradictions, allowed the drug lords to take over and find accomplices and business partners in the highest echelons of those institutions that were supposed to fight them and became powerful allies instead, thus letting the plague of criminality metastasize and spread like a cobweb. No wonder the hundreds of women who got raped, tortured and killed in Ciudad Juárez won't ever get justice and those who try to shed light on the events are shot in the streets or fed to the pigs.
It would be hard to deny that the writing is a bit all over the place, with digressions that are either too long or too short, or somehow out of context. In fact I would have liked some parts to be more detailed, whereas other chapters are superfluous and could have been resumed in a few paragraphs. However, G. Rodríguez's style is quite enjoyable nonetheless and the book is informative - which I suppose was the author's main intent. All in all, the author's writing skills are far from being stellar, but the subject matter is so interesting - and so rarely talked about - that the book is well worth reading all the same.
(Still unavailable in English, only Spanish, Italian and French editions have been released so far.)
Devo ammettere che non è stato facile leggere, con la giusta attenzione che merita, questo libro inchiesta.
Innanzitutto per il tema trattato, non ci si può non fermare a riflettere, parola dopo parola, su quello che racconta e che come in presa diretta, succede ancora in quella parte del mondo che è il sud America, in particolare il Messico. Perdere la conta dei cadaveri e confondere i nomi dei responsabili è stato inevitabile per me, purtroppo. Ma anche questo mi ha dato conto del fatto che quello che viene descritto da González Rodríguez è qualcosa di davvero immenso, esteso e radicato da lasciare esterrefatti.
Mi piacerebbe che questo libro fosse più conosciuto in Italia, dove penso che non abbia ancora l'attenzione che merita.
Es una excelente investigación periodística sobre los feminicidios de Ciudad Juárez. Escabroso ver, eso si, que las autoridades están coludidas en el asunto y se protegen unos a otros para pernanecer impunes. Estamos todavía a años luz de conocer la verdad sobre estas muertes y más lejos aún de ponerles fin. Quiza la única manera que tenemos de manifestarnos en contra de ello es estar informados. No dejarlo en el olvido, ni restarle importancia. Es un libro difícil de leer por toda la información que trae. Es muy cruda esta realidad. Se necesita estómago y valor, pero vale la pena leerse.
Muy buena crónica periodística sobre Ciudad Juárez. Llega a ser indignante la indiferencia de las autoridades descrita en el libro. Recomendable para gente que quiera saber muchas verdades de cómo funciona el poder y la política de un país sin estado de derecho.
Me sabe muy mal tener que dar esta puntuación, sobre todo por el objetivo de denuncia, que es tremendo y muy necesario, además de los riesgos personales que corrió el autor durante su elaboración, relatados en el final, pero es que creo que está mal elaborado. Su obra se inscribe dentro del periodismo narrativo-literario, y es cierto que posee elementos de ello, pero no llega a convertirse en lo que, en teoría, es: un reportaje novelado. A diferencia de otros reportajes novelados, como "Voces de Chernobil", "Un Maravilloso porvenir" o inclusive la autobiografía de Agassi, en los que la estructura del género se presenta de forma adecuada, cuidada, correcta y, en algunos casos, con maestría literaria. Pero aquí esto no se produce. El autor quería denunciar los crímenes cometidos en especial contra las más de 700 mujeres asesinadas en Juárez, pero su objetivo falla en más de una ocasión. Al abarcar todos los crímenes posibles, el objetivo de denuncia queda flojo, pues ofrecer una lista de cinco nombres en un párrafo que luego se olvidan y pierden dentro del océano de víctimas no provoca una sensación de angustia tremenda en el lector. Creo que debería haber profundizado mucho más en algunos casos concretos y haberlos empleado de forma extensa, y no mencionarlos de pasada o dedicarles, a lo sumo, diez páginas. Comprendo que en realidad, con lo corrupta que es la justicia allí, dominada por los narcos, le era imposible reconstruir los pasos de las asesinadas sin saber siquiera qué les pasó. Eso ya impide que pueda presentarse como uno de los ejemplos antes mencionados, pero tenía la historia de Nancy, que pudo escapar, y la de la periodista a quien amenazaron e intentaron atacar haciéndole daño a su hijo, así como el propio Shariff, único personaje constante que llega a perdurar en la mente del lector. Escoger ese tipo de casos concretos hubiese servido igual para denunciar el poder de los narcos y sus secuaces en México y en la zona de frontera, donde no existe un gobierno limpio ni una autoridad justa al servicio del pueblo. Pero el ir mencionado asesinatos en dos párrafos para luego saltar a otra cosa no funciona o por lo menos a mí no ha llegado a transmitirme lo que esperaba y, de hecho, y por muy horrible que suene, se me ha hecho bastante tedioso y lo único que deseaba era acabar de una vez y olvidarme de él. Una lástima, la verdad, pues sus intenciones son más que honorables y harto valientes, pero su estrategia falla.
E' un ottimo libro inchiesta ma ho trovato qualche difficolta a procedere spedita nella lettura a causa dei dettagli e delle date. Se non si conosce un pochino la storia si fa fatica a capire di cosa parla questo libro. Non sono un'amante delle storie vere ma ogni tanto fa bene variare genere letterario. Lo consiglio a tutti.
Il libro è un’inchiesta giornalistica seria, documentata ed accurata sulla più grande strage di ragazze e donne giovanissime in Messico negli ultimi anni del secolo scorso, un numero enorme circa 300 donne forse di più . Lo stesso autore è stato minacciato, picchiato ed almeno in un’occasione è scampato alla morte solamente per caso. La tesi del libro, dell’indagine è che se si uccidono, violentano e stuprano 300 donne in un’area non molto estesa lo si può fare perché in quel territorio nulla funziona o non deve funzionare perché deve servire a garantire l’impunità agli autori. Nel territorio dello Stato di chihuahua circa il 98 per cento dei delitti rimane impunito, il grado di corruzione ad opera dei cartelli della droga è elevatissimo in un connubio mortale tra forze dell’ordine, politici e delinquenza comune. Leggendo il libro se ne rimane terrorizzati e disgustati e si tocca per mano cosa significa la parola narcodemocrazia e a farne le spese sono povere ragazze, operaie e spesso giovani madri sacrificate sull’altare del profitto e delle carriere politiche facili. Forse Dio è veramente morto in quelle terre desertiche del Messico.
Un libro bello y doloroso. González Rodríguez nos muestra el entramado que hay entre las mujeres víctimas de feminicidio en Ciudad Juárez y las autoridades y organizaciones criminales que se ocupan de encubrir los crímenes y proteger a los perpetradores. Se nos muestran las simulaciones, la negligencia, la ineptitud y el cinismo sádico del gobierno. Se nos habla de los responsables fabricados por las fiscalías para aparentar eficacia y resolución de casos. A lo que apuntan las investigaciones, con base en información proporcionada por el FBI, es a que estas atrocidades no son cometidas por asesinos en serie sino por grupos tanto criminales como de la élite empresarial allegada al gobierno. Por ello la impunidad a la que están condenados estos asesinatos, por ello las amenazas y ataques contra activistas y periodistas, como la que narra el propio González Rodríguez en el epílogo a este libro, a lo largo del cual sentí una gran indignación y una gran impotencia. Un libro dedicado a la memoria, y del que me sorprende que no sea más leído y reeditado.
Sergio González Rodríguez ci fornisce un’analisi dettagliata non solo degli omicidi in sè, ma anche della storia e cultura messicana, della nascita e decadenza di Ciudad Juárez, dei suoi problemi sociali. Ci racconta di come, di proposito, tanti dettagli sugli omicidi venissero trascurati dagli esperti delle indagini. Difatti è proprio la passività della polizia che crea un vantaggio per gli assassini. Omicidi, prostituzione, pornografia, riti sacrificali, narcotraffico..una realtà terrificante e per tanti, me in primis, sconosciuta. È impossibile non rimanere allibiti e arrabbiati di fronte alla quantità di contraddizioni, discontinuità, inefficienze e all’indifferenza delle forze dell’ordine nella risoluzione di questi casi, che ad oggi rimangono irrisolti. Decisamente una lettura interessante, che merita di essere condivisa e scoperta.
“Quando una persona scompare, ha inizio un lutto prematuro che si avverte dal momento in cui compaiono i volantini e i manifesti con la scritta [Cercasi]”
Muy difícil concebir que una realidad así se concentró en una ciudad tan importante como Juárez, difícil pensar que un sector específico de la población femenina fue víctima del odio hacia las mujeres de una manera muy brutal rayando en lo feudal. El libro es meramente trabajo periodístico, no esperen una opinión o una visión acerca de los sucesos de Juárez, tan complejo se siente que los sucesos siguen vigentes, al grado de sentir muy familiares muchos de los casos y los modus operandi de los actores políticos de entonces. A todas y cada una de las muertas, sobre todo a las que no tuvieron nombre, un abrazo muy fuerte.
Que día para terminar de leer este libro, 25 noviembre - Día Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer.
Si buscan una cronica periodística sobre los feminicidios en Ciudad Juárez en los 90's esta lectura es para ustedes, pero no les voy a mentir, a veces es pesada, a veces frustrante y a veces profundamente triste.
Se exploran los orígenes sociales y geopolíticos que la podredumbre de un sistema corrupto hizo florecer. Que joya de trabajo periodístico.
En realidad no duré dos años leyéndolo; lo había iniciado en Enero 2019 pero lo suspendí y ayer lo retomé desde el principio nuevamente. No le doy 5 estrellas porque en algunos momentos parece que le faltó una revisión o edición al texto, de repente es confuso en su estructura. Aunque es evidente que no está organizado cronológicamente sino por "temas", esto ocasiona muchas veces un poco de embrollo. Me hubiera gustado por ejemplo que las notas (fuentes) aparecieran al pie y no al final; ni siquiera están señaladas en el texto. Aquí termina la revisión breve. ... ... ... Revisión extensa: Muchas cosas que comentar: primero que nada contextualizar que la primera edición es de 2002 y la tercera edición, la que leí, es de 2005; en ambas circunstancias Vicente Fox era presidente. Desde los agradecimientos me llamó la atención los vínculos del autor con personajes (periodistas) no muy bien vistos en la escena mexicana actual (por chayoteros, es decir, vendidos al poder, textoservidores, cuentaletras; por ejemplo Héctor de Mauleón) y sus referencias a medios que en la actualidad y en mi opinión carecen de respeto y dignidad (Reforma, Proceso, Milenio, El Financiero). Más contexto: Cito "en los últimos veinte años el salario en México ha perdido cerca de las tres cuartas partes de su valor" (página 37). Esto es relevante en el contexto actual en que el gobierno del Licenciado Andrés Manuel López Obrador pretende aumentar los salarios mínimos pero es obstaculizado de manera frontal por cámaras empresariales (por ejemplo la Confederación de Cámaras Industriales, CONCAMIN). De esta manera el autor ya postulaba (como otros autores antes) la depauperación como detonante de vulnerabilidad y muerte. Refiriéndose a la guerra del narcotráfico el autor dice "A causa de ésta, en el último sexenio del siglo XX murieron cerca de 15,000 personas en México" (página 116); "podría señalarse que de 1995 a 2000, se privó deliberadamente de la vida a 840 mujeres de un total de 7,858 homicidios dolosos registrados". No dejan de asombrarme las cifras, insignificantes en comparación con las muertes en sexenios posteriores: a partir de las cifras encontradas de manera superficial en internet se establecen 120,935 homicidios en el sexenio de Calderón y 156,437 en el sexenio de Enrique Peña Nieto. Las reconocidas se reducen a 64,786 muertes ligadas al crimen organizado y 26,112 desaparecidos en los seis años del gobierno de Felipe Calderón (https://aristeguinoticias.com/2711/me...). Evidentemente, las cifras de homicidios también son altas desde diciembre de 2018 (nuevo régimen de gobierno), sin embargo sirva esta comparación para postular que la escalada de violencia empezó desde el sexenio de Fox. Podemos ver también como Jesús Murillo Karam era incompetente (e HDP) desde antes de Ayotzinapa (página 150). Obviamente la sensación, emocional y corporal, después de leer el libro es de náusea: una relatoría de corrupción e incompetencia que solo se puede comprender siendo mexicano. En algunos de los pasajes se habla de la corrupción de generales de alto rango e incluso secretarios de la defensa; los paralelismos con el caso actual del general Cienfuegos son insalvables. Este asunto particular aún no está consumado en México (https://www.bbc.com/mundo/noticias-am...).
Puntos importantes, que son conocidos por la mayoría: - Los gobiernos del cambio (federal y estatales) encabezados por el PAN resultaron peor que los priístas (página 218). - Los empresarios mexicanos no innovan, en su mayoría, sino que incursionan en la política para hacer transas a su conveniencia: hacen política para robar (página 219). - Las acciones "sustitutivas" (definidas por el autor) son administrar el problema en vez de resolverlo: registros de desaparecidos o entrega de cuerpos a los deudos: "los simples ciudadanos quienes reportan los hallazgos y, a veces, hasta realizaran la búsqueda de nuevos cuerpos". Esto tiene que cambiar. - Muchos casos de homicidio y feminicidio se dan en el uso del transporte público (por ejemplo, un caso que ocurrió mucho después de la publicación de este libro: el "Coqueto", violador y asesino serial en Tlalnepantla, atrapado en 2012). - Aunque algunos de los homicidios no se cataloguen como "feminicidio" y les llamen estúpidamente "crimen pasional" o más sofisticadamente "homicidios situacionales", ¿Qué tan fácil es ir a tirar un cadáver a un lote baldío? Si esto es fácil pues estamos perdidos. - Los de corbata son los verdaderos narcos. - A los intelectuales se les calla con hueso (ejemplo, cónsul en Barcelona que obstaculizó una puesta en escena sobre las muertas de Juárez: Sealtiel Alatriste). - Otra cosa: en ese escenario de violencia, corrupción y poder del narco (1995-2005), ¿cómo iba a entrar a la presidencia alguien legítimo? Es obvio que Calderón es narco.
Surge también una duda: ¿Qué cantidad de personas incompetentes estarán a cargo de fiscalías u otro tipo de dependencias solo por palancas o por otorgar favores sexuales? (página 226)
Qué contraste con la novela "La Promesa" de Friedrich Dürrenmatt en la que un solo homicidio (tres en total) produce el despliegue de una operación policíaca a gran escala para encontrar al culpable. Lo menciono porque el autor cita a Dürrenmatt en un pasaje y por lo tanto estaba familiarizado con él.
Uno de los sentimientos de derrota es que me acerqué al libro con la esperanza de entender una crónica ya pasada, algo que ya ocurrió; sin embargo, parece que todo se repite o no acaba de terminar: asesinatos de periodistas interesados precisamente en estos temas (Miroslava Breach, Javier Valdez), asesinatos de activistas (Miriam Rodríguez Martínez, Marisela Escobedo), levantones después de riñas en bares (página 247; algo similar ocurrió en Mexicali Baja California el 20 de Agosto de 2019 en el Bar "El Relajo"). De la misma forma, lo descrito en el libro es similar al estado de putrefacción al que llevaron a Veracruz tanto Fidel Herrera como Javier Duarte, tomando en cuenta que los Zetas aún no se consolidaban, lo que ocurrió a partir de 2007. Es ese mismo estado el que puso las condiciones para otro ejemplo de impunidad de riquillos narcojuniors como los Porkys.
Otra anotación: el autor menciona como posiblemente implicados (sin pruebas hasta el momento, "solo" la declaración de una mujer violada) a la familia Cabada. Pues bien, Arnoldo Cabada ahora tiene concesiones de televisión en Baja California y, en el momento actual, su hijo Héctor Arnoldo Cabada Alvídrez es presidente municipal de Ciudad Juárez (WTF!).
Otro pensamiento al que me llevó la lectura: una de las causas de la impunidad en México es el caos en las dependencias de impartición de justicia, o más específicamente de procuración de justicia (no solo por los cambios de nombre y atribuciones, sino también por su nula continuidad). Obviamente, cuando están plagadas de desconfianza y corrupción es posible que sea una estrategia válida, sin embargo, tanto cambio produce vértigo: Policía Judicial Federal (disuelta en 2002) Policía Federal de Caminos (disuelta en 2008) Policía Federal Preventiva (1999-2009) Agencia Federal de Investigación (2001-2012) Agencia de Investigación Criminal (2013-2019) Gendarmería (2014-2019) Y de manera más importante: Procuraduría General de la República (disuelta en 2018) Fiscalía General de la República (fundada en 2018) Secretaría de Seguridad Pública (2000-2013) Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana (fundada en 2018)
Il pensiero dominante l'intera lettura è che "la realtà supera la fantasia". Può sembrare scontato ma è davvero così, tanto che da "Ossa nel Deserto" Roberto Bolano trasse uno dei filoni narrativi del suo memorabile 2666. Per questo mi piace pensare che la trasformazione di terrificanti fatti di cronaca in magistrale letteratura possa considerarsi un omaggio (delicato nella sua cruda brutalità) a tutte le vittime di questa orribile carneficina avvenuta con la palese complicità (se non il diretto coinvolgimento) di schiere di politici, magistrati, funzionari pubblici e poliziotti che per decenni hanno sostituito lo Stato di diritto (che avrebbero dovuto rappresentare) con quello del crimine organizzato (a cui erano palesemente partecipi). Onore a Sergio Gonzales Rodriguez, al suo coraggio ed al civile coinvolgimento teso a dare memoria agli ultimi, ai diseredati oppressi da una struttura sociale in cui solo il denaro (tanto ed illecito) ed il potere (esercitato solo per scopi personali) hanno voce. Il supporto di centinaia di fonti, citate passo a passo e riepilogate in calce, rende questo lavoro un documento di straordinaria potenza e, paradossalmente, aiuta a proseguire una lettura che altrimenti potrebbe sembrare mero sfoggio di brutali, sistematici episodi di violenza.
Un sin fin de amenazas de muerte del crimen organizado, dos secuestros express, un derrame cerebral producto de los madrazos del primer secuestro, amenazas de muerte por parte del gobierno, entre otras cosas, fue el precio que tuvo que tuvo que pagar Sergio González Rodríguez para poder escribir este libro; si algo legitima un trabajo periodístico de este tipo, es que todos los involucrados, tanto crimen organizado como gobierno, quieran matarte para callarte.
Este libro me ha hecho darme cuenta que los feminicidios de Ciudad Juárez marcan un antes y un después en la historia sociopolítica de México, son la estrella que anuncia la derrota de la sociedad mexicana ante el neoliberalismo y el nacimiento del "narcoestado" mexicano; si bien el narcotráfico en México tiene sus orígenes mucho tiempo atrás, los feminicidios de Ciudad Juárez marcan el completo fracaso del estado mexicano, un estado que opta por la máxima que dice: "Si no puedes con el enemigo, únete a él."
Sergio González Rodríguez presenta, a lo largo del libro, un panorama desolador en el cual TODOS buscan a los culpables de los feminicidios, pero NADIE quiere encontrarlos. Autoridades coludidas, chivos expiatorios, gente inocente pagando por crímenes que no cometieron, montajes ridículos, criminales protegidos, gobernadores involucrados y un largo etcétera de actores que lo único que buscan es el bien de ellos y su grupo de interés dejando atrás lo realmente importante: encontrar a los responsables de los crímenes y así evitar nuevos feminicidios.
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P.D.1: El libro tiene algunas fallas literarias, sobre todo de redacción, que lo hacen un poco confuso, sin embargo, el material es invaluable y merece 5 estrellas. P.D.2: Llegué a este libro por 2666 de Bolaño, no quise mencionarlo en la reseña porque pienso que el libro por si solo tiene un gran valor, tanto, que el 90% de la parte de los crímenes de 2666 se basa en este libro. Hasta me atrevería a pensar en Sergio González Rodríguez como co-autor de 2666.
“In Messico, scavare sui legami tra politica e crimine organizzato è estremamente pericoloso, ma lo è ancor più essere donna e vivere in una società che, giorno dopo giorno, vede la desolazione che si è impadronita di Ciudad Juárez avanzare sempre più sul proprio territorio”
“Si tratterebbe di un'orgia sacrificale di stampo misogino, le cui vittime sono cercate e selezionate in modo sistematico (nelle strade, nelle fabbriche, nei centri commerciali, nelle scuole), e che conta sulla protezione e le omissioni delle autorità messicane. Specialmente per quanto riguarda gli agenti di polizia e i funzionari giudiziari, forti dell'appoggio di un gruppo di imprenditori ai massimi vertici dell'economia e del crimine nel paese. Il movente generico è rappresentato da un rito omicida a sfondo sessuale che ha la funzione di compattare, rendere complici e legare nel silenzio quanti condividono quel segreto: una mafia molto influente. Non ci sarebbe pertanto un vero e proprio movente: l’assassino uccide per il gusto di uccidere”.
[…] Ossa nel deserto mostra come il «ginocidio» sia un modo di segnare il territorio, frutto di uno strapotere economico legato a doppio filo con il sistema politico messicano, con il crimine organizzato, con l'economia formale di alto livello e con quella sommersa (contrabbando, prostituzione, sfruttamento di minori, traffico di clandestini e via discorrendo). Il libro ricostruisce inoltre i tratti di questa «maquiladora» di sterminio delle donne umili e descrive il modus operandi degli assassini, caratterizzato da un odio idiosincratico, misogino e radicale, sottolineando gli indizi che lasciano intuire il privilegio sociale dei mandanti. In un clima di paura e di minacce, le vittime di questa fabbrica di cadaveri in serie sono strumento di oscuri messaggi in mano a un potere classista e impune”
“La strage di Ciudad Juárez rimanda a un contesto ben preciso, proprio di un sistema di produzione (l'assemblaggio transnazionale) che sfrutta corpi a perdere (numeri senza alcuna personalità) e partecipa di un modello economico globalizzato. Ciò spiega il legame tra fenomeni in apparenza privi di nesso: Sono crimini contro l'umanità, e non soltanto a causa delle violenze e delle torture inflitte alle vittime”
“Questa fattispecie criminosa non ha nulla a che vedere con la cosiddetta delinquenza comune, come invece si ostinano a proclamare le autorità messicane, o con la «violenza familiare», o con il «difficile contesto della frontiera», spiegazioni generiche utilizzate dalla propaganda. 'Ginocidio', violenze sessuali e maltrattamenti sono ignorati in vari modi o presentati in maniera sensazionalistica dalla stampa, che pone sempre l'accento sulla razza, la classe sociale e l'aspetto fisico più o meno attraente della vittima, rifacendosi a criteri di giudizio maschili. […] In questo modo la risposta della polizia, della giustizia, degli organi di informazione e della società ai crimini contro le donne racchiude in sé un elemento morboso, dal momento che, invariabilmente, all'apatia si sommano l'uso di stereotipi peggiorativi e la criminalizzazione delle vittime stesse.
[…] Tanto la Procura di Chihuahua, quanto la Procura generale della Repubblica hanno dato il proprio avallo a congetture e voci di ogni risma, creando solo confusione e dando mostra di tutta la loro irresponsabilità: anziché attenersi al proprio ambito di competenza, quello giudiziario, dall'oggi al domani le due procure sposano e sconfessano in pubblico le ipotesi e i moventi più strampalati per quegli omicidi - ora il traffico di organi, ora le sette sataniche, ora la pornografia cruenta, ora l'impunità in cui spadroneggerebbero i militari statunitensi della base di Fort Bliss, e ora invece no, è tutta opera di narcotrafficanti di piccolo calibro - senza alcun fondamento, senza limiti, senza alcun buon senso”
“…20 agosto 1995, Gloria Escobedo Piña, 20 anni, statura 1 metro e 65, mora, capelli lunghi, Calle Ignacio de la Peña 1158, reggiseno nero, maglietta, nuda dalla cintola in giù, emorragia genitale, violentata dai tre orifizi e strangolata, verosimilmente dal patrigno Miguel de Jesús Montelongo León. 19 agosto 1995, Elizabeth Castro García, 17 anni, statura 1 metro e 63, capelli lunghi castano chiaro, trovata a Granjas Santa Elena, 20 metri a sud della strada per Casas Grandes, in corrispondenza del cartello del chilometro 5, una mano legata con due lacci da scarpe, morta da 5-7 giorni per asfissia da strangolamento. 24 febbraio 1995, Miriam Adriana Vázquez, 14 anni, statura 1 metro e 60, operaia in un'industria d'assemblaggio, arteria di scorrimento Juan Gabriel, borsetta nera con catena dorata, accoltellata e violentata. 25 gennaio 1995, María Cristina Quesada Mauricio, 31 anni, statura 1 metro e 65, capelli lunghi, Calle José Casavantes 1168, Colonia Francisco I Madero, pullover grigio e nero, coperta da un panno giallo, violentata e strangolata, incriminato il marito. 10 gennaio 1995, resti non identificati, Ejido El Sauzal, strada Juárez-Porvenir. 20 novembre 1994, Guillermina Hernández, 15 anni, statura 1 metro e 50, costituzione esile, mora, capelli lunghi fino alle spalle, violentata e bruciata, rinvenuta a Guadalupe, accusato del delitto Juan Carlos Escageda. 9 novembre 1994, trentenne non identificata, carnagione scura, indigena, gonna rossa, maglia color mattone e calze bianche, cantiere sito in Avenida Vicente Guerrero tra le strade Bolivia e Paraguay, stuprata e strangolata, corpo avvolto in una coperta…”