Di fronte alla classica domanda «Cosa fai nella vita?», pochissimi risponderebbero con qualcosa di diverso dal proprio lavoro; nessuno direbbe «Sono un buon amico» o «Cerco di migliorarmi come padre». Perché nella nostra società è quanto produci - non le passioni, le relazioni o gli ideali - ciò che ci definisce, una lente totalizzante attraverso cui giudichiamo il valore nostro e di chi ci circonda. E che determina quanto siamo felici, o profondamente tristi. Ma qualcosa sta cambiando. Sempre più persone rifiutano il ricatto dell'identificazione totale con la carriera, diffidano dell'etica del sacrificio che spesso maschera lo sfruttamento, mettono in discussione il culto del rendimento come unica misura del valore umano. Emerge, ogni giorno più nitida, la consapevolezza che il sistema in cui viviamo ci stia privando di del tempo, dello spazio, persino del linguaggio con cui pensiamo e parliamo. Resta da capire come mai e, soprattutto, come uscirne. In questo saggio lucido e provocatorio Alessandro Sahebi smonta le narrazioni dominanti nella nostra società - il mito della meritocrazia, l'ossessione per la performance, l'equazione tra fallimento economico e colpa individuale - per restituirci un'immagine più onesta dei meccanismi sociali che ci governano e degli strumenti con cui possiamo iniziare a disinnescarli. Lo fa con rigore, ma anche con uno sguardo politico che non rinuncia all'utopia. Perché, se è vero che non riusciamo a immaginare una vita più felice e che l'automazione e l'intelligenza artificiale stanno riscrivendo le regole del mondo del lavoro, non ci restano che due continuare a soffrire o sforzarci, insieme, di costruire una società nuova. Una società in cui il lavoro non sia più l'asse portante dell'identità, ma una delle tante attività che rendono piena una vita. In cui «chi sei» conti più di «quanto vali». Il pensiero dominante ci ha convinto che la felicità sia una conquista individuale, non collettiva. Ma è solo l'ennesimo inganno di un sistema ingiusto, che alimenta la competizione e l'egoismo per dividerci. Un'alternativa esiste ed è collaborare, condividere, immaginare una società in cui stare bene non sia un privilegio per pochi, ma un diritto di tutti. Realizzarla non è solo un desiderio, è un atto politico necessario.
Alessandro Sahebi, nato nel 1989 da padre iraniano e madre italiana, giornalista e divulgatore, si occupa di disuguaglianze sociali e dinamiche del mondo del lavoro. Laureato in Filosofia con una tesi sui limiti morali e politici della meritocrazia, collabora come freelance con diverse testate e come autore nel programma televisivo «Le Iene».
Finora il libro dell'anno. Potrei leggerlo altre cento volte e trovarci ogni volta degli spunti di riflessione illuminanti. Nello scrivere questa recensione, non posso non rifarmi ad una bella citazione di Fitzgerald: "la parte più bella di tutta la letteratura è scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno, che tu appartieni". Non esiste frase migliore per descrivere le emozioni e le riflessioni che ha suscitato questa lettura. Al di là delle idee e affinità politiche, questo libro mi ha fatto sentire meno sola. mi ha fatto realizzare che quel senso di estraniazione ed incertezza provocato dalla precarietà e dai ritmi lavorativi odierni attanaglia tutti noi, indistintamente. Eppure un'alternativa esiste, anche se la vittoria più grande del capitalismo è stata convincerci del contrario. Aggiungerei che un'altra grande vittoria del capitalismo è stata convincerci che siamo soli, inermi e impotenti, quando la storia invece ci insegna che le risposte ai problemi della collettività vengono dal basso e dal conflitto. grazie di vero cuore a Sahebi per essersi fatto portavoce di un messaggio di lotta comune e speranza di cui c'era disperatamente bisogno.
… Il Novecento ha dimostrato però il contrario: lo sviluppo industriale non è possibile senza lo sfruttamento dell'Altro o dell'ambiente. Quando vi dicono che il capitalismo funziona , potete obiettare usando questo interessante argomento: un gruppo di ricercatori, economisti e storici è arrivato a concludere che il modello capitalista sia quello che ha causato più morti, più schiavi e più distruzione di qualsiasi altro. * E dato che un progresso collettivo all'interno del sistema capitalista è diventato utopia, la promozione dell'egoismo (fra Stati, culture, individui) si è gradualmente normalizzata, culminando in una società che oggi possiamo definire «clinicamente morta», per la sua mancanza di una direzione e un significato condivisi.
* Il libro nero del capitalismo. Net . Milano 2003
È un libro scritto per arrivare a tutti. Sahebi ha un obiettivo preciso: avanzare una proposta politica chiara, senza perdersi in approfondimenti tematici che rischierebbero di far perdere il filo. Il messaggio centrale è potente: il capitalismo, prima ancora che un sistema economico, è un sistema culturale, scelto consapevolmente dalle élite per proteggere i propri privilegi. Come dice Marx, chi detiene i mezzi di produzione esercita il potere, e sa fare una lotta di classe, perché è coeso e organizza la difesa dei propri interessi.
La cultura capitalistica ci insegna che tutto dipende dall’individuo, dal merito. Ma l’individuo è sempre situato in un contesto, e le sue “risorse” dipendono da condizioni economiche, culturali, sociali. Sahebi riporta studi secondo cui chi nasce in un contesto di emergenza e sopravvivenza, a livello cognitivo si sviluppa diversamente da chi nasce in un contesto agiato. In particolare questo è evidente nella difficoltá ad astrarsi sopra un pensiero pratico e a breve termine: chi nasce in povertà non sa desiderare o immaginare altro al di fuori dei percorsi che ha vissuto perché tutto era concentrato li, per sopravvivere. E così smonta la retorica del merito: la meritocrazia è sempre una costruzione collettiva. Chi è meritevole? Chi studia e fa carriera, sì. Ma chi si occupa di un familiare? Il merito è un criterio storico e culturale, e lasciare che decida tutto è profondamente ingiusto.
Quando stiamo male al lavoro, andiamo in terapia e ci sentiamo fragili, colpevoli. Ma viviamo tutti le stesse condizioni, solo che nessuno riesce a trasformare il disagio individuale in azione collettiva. Questo è il grande successo del capitalismo: rende ogni problema personale e ogni soluzione individuale.
E la sinistra? Oggi si concentra su tematiche importanti, ma che Marx definirebbe sovrastrutturali: diritti civili, battaglie identitarie. Ma il lavoro? Lo sfruttamento? In un paese fondato sul lavoro, le condizioni lavorative sono sempre più disumane, e i working poor aumentano. È da qui che bisogna ripartire: dai bisogni materiali, dalla struttura, dalla sopravvivenza.
Serve una ricostruzione della coscienza di classe. E il canale per farlo non può che essere quello dei partiti, l’unico strumento reale per canalizzare bisogni e trasformarli in azione collettiva. Chi pensa che i social siano arene pubbliche e neutre si dimentica che tutti i contenuti vengono selezionati da un algoritmo che sceglie e premia contenuti polarizzanti perché scuotono le pance e vengono seguiti con più ardore, risultando premianti in termini di seguito e visualizzazioni. Questo porta all'appiattirsi di ogni dibattito, ad un'eccessiva semplificazione che spesso di riduce alla messa alla gogna di chi prova a fare ragionamenti diversi.
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"Noi non siamo che un tassello di un mosaico più grande. Un pezzo di filo che si intreccia in una storia collettiva, che va oltre le nostre vite individuali. E se il cambiamento non sarà nostro, sarà di chi verrà dopo."
il libro è ciò che promette all'inizio, un inizio per raccontare il mondo dal punto di vista del conflitto di classe e del realismo socialista. Ottimo per chi è totalmente a digiuno del tema o sta iniziando ad avvicinarsi a questa postura. Per chi ha già intrapreso il percorso risulta invece a tratti un po' ripetitivo.
📚 “Questione di classe” di A. Sahebi 📚 Un libro che va dritto al cuore del dibattito contemporaneo. Sahebi ci ricorda una verità scomoda: il socialismo non è un’utopia del passato, ma una necessità del presente. ✨ Perché leggerlo: In un’epoca di capitalismo sempre più aggressivo e opprimente, l’autore ci invita a riscoprire il socialismo come alternativa concreta e necessaria. Non nostalgia, ma urgenza. 💭 La riflessione che colpisce: “Il socialismo non ha fallito storicamente - è stato fatto fallire dalla violenza del capitale.” Una prospettiva che ribalta completamente la narrativa dominante e ci spinge a guardare oltre i luoghi comuni. 🎯 Il messaggio centrale: È tempo di tornare a chiedersi cosa sia davvero il socialismo, cosa stia facendo il capitalismo alle nostre vite, e soprattutto: cosa possiamo fare per cambiare le cose. ⚖️ Note a margine: Sì, a volte è prolisso e ripetitivo, ma quando centri il bersaglio così bene, vale la pena insistere. Sahebi spiega magistralmente come le derive autoritarie del socialismo storico siano spesso nate dalla necessità di difendersi, non da una vocazione intrinseca al controllo. Un libro che fa pensare, che disturba, che non lascia indifferenti. Esattamente quello di cui abbiamo bisogno oggi.
Ci sarebbe molto da dire, e molto di più da elaborare ed espandere, però questo libro sicuramente riesce a fornire spunti per una visione politica diversa e innovativa e per immaginare un mondo più giusto, (cosa di cui abbiamo enormemente bisogno).
Un libro che non vuoi smettere di leggere. Profondo e puntuale. Arrabbiato e speranzoso. Un sguardo alto, ma anche immerso. Mi ha fatto venire voglia di attivarmi nell'azione politica. Dove sei comunità socialista?
Avrei voluto sottolineare ogni singola pagina. Un'analisi lucida, precisa, puntuale, di quanto sia fondamentale parlare di questione di classe. Anche oggi, negli anni della "fine della Storia" e della morte delle ideologie. Soprattutto in questi anni.
Una proposta politica interessante e possibile, che offe una speranza concreta. Lo studio sui limiti dell'AI e su come potremmo davvero usarla a nostra favore è il testo più arguto che abbia letto a riguardo. Un manifesto per una nuova fase politica.
Ben scritto, concetti chiari e ben articolati. Ho avuto il piacere di incontrare l’autore e ho ritrovato la sua voglia di comunicare, informare e cambiare anche dal vivo. Consigliatissimo!