I numeri non sono mai neutrali. Possono rendere visibile l’invisibile, rivelare ingiustizie, smascherare luoghi comuni. Eppure, quando si parla di statistiche, molti si ritraggono impauriti, immaginando tabelle sterili e grafici indecifrabili. Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, ribalta questo pregiudizio e ci porta dentro il mondo affascinante dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società. Con scrittura brillante e coinvolgente, l’autrice ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendoci il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che immaginavamo di un Paese dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Percentuali alla mano, mostra come la statistica non sia affatto una fredda disciplina, ma una bussola per orientarsi nel presente, un’arma per tutelare i diritti dei più deboli, il pilastro di una democrazia da difendere contro chi utilizza fake numbers per piegare la verità ai propri interessi. Questo libro è il racconto, visto dall’interno, di una delle più autorevoli istituzioni del Paese, l’istat; è la testimonianza di una vita dedicata a dare voce alla realtà che si scopre con i dati; è un invito a superare le diffidenze e comprendere che dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere conosciuta. Perché i numeri sono il riflesso di chi siamo e di chi possiamo diventare.
Non so dove sia avvenuto con precisione il cortocircuito comunicativo, ma ciò che c'è scritto in quarta di copertina non corrisponde al contenuto.
Protagonista di questo libro non sono i numeri - dell'Italia, nel passato prossimo, della Repubblica - ma è l'autrice che li racconta da un punto di vista estremamente personale e, per forza di cose, parziale. Tralasciando i numeri risultati dalle indagini, alcuni davvero molto interessanti e che avrebbero meritato analisi più approfondite da parte di un sociologo o un economista, purtroppo in primo piano ci sono sempre descrizioni didascaliche delle vicissitudini personali dell'autrice, di come fu scelto di svolgere determinate indagini e con quali modalità, con chi e perché. Se qualche sprazzo sporadico di contesto autobiografico avrebbe contribuito a dare colore al testo, la sua totale ridondanza l'ha purtroppo reso una grande noia, senza contare che per le ultime 20 pagine il tutto si trasforma in una sorta di flusso di coscienza senza filtri in cui si dibatte di politica spicciola letteralmente annegata nella retorica qualunquista alla Gramellini/Serra che è stata una sofferenza arrivarci in fondo.
Avrei di gran lunga preferito che fossero i numeri i protagonisti, magari letti da qualcuno in grado di contestualizzarli in maniera accurata e senza commenti personali. Peccato, un'occasione davvero sprecata.