Cos’altro puoi fare se il male che stai combattendo risuona come l’eco di un moralismo aberrante?
Sono trascorsi diciassette anni da quando Jack lo Squartatore ha colpito Whitechapel, eppure la sua ombra torna ad allungarsi su dei nuovi, inquietanti omicidi. Gli Wilder, coppia di investigatori e nella vita privata, seguono con difficoltà la pista insanguinata di un possibile emulatore, alla ricerca di un movente che continua a sfuggirgli. Questo fino a quando non scoprono che la faccenda sembra essere governata da una violenza ben più terribile e che li riguarda da vicino. A quel punto, diventa difficile non vacillare…
Più atroce e brutale è un giallo deduttivo e psicologico con un'attenzione particolare alle tematiche sociali, come il classismo e la questione queer. Sebbene preceduto da L'eredità dei Taylor e Minaccia dal sottosuolo, può essere letto separatamente da questi due.
"Non poteva essere che due persone (forse tre) che si conoscevano venissero uccise allo stesso modo, in tempi tanto ravvicinati. Forse esisteva davvero una logica ... Il serial killer doveva agire secondo uno schema simile, benché più radicato. Quelle vittime, le loro ferite e la spettacolarizzazione dell'atto erano congeniali a un qualche messaggio"
NON TENTATE DI RISOLVERE QUESTO MISTERO!
Non appena saputo che sarebbe stato pubblicato un terzo volume delle indagini dei coniugi Wilder, ho segnato sull'agenda la data di uscita. A tal punto ero curiosa di scoprire cosa si fosse inventata la cara Francesca per questa nuova storia, anche per merito di un'edizione esteticamente inappuntabile; e tutto sommato devo ammettere che sono stati fatti dei netti passi in avanti. Messo a confronto con i capitoli precedenti, "Più atroce e brutale" mostra con maggior chiarezza di volersi accostare al sottogenere del giallo psicologico, dando molta più rilevanza ai conflitti interni dei protagonisti e mettendo in secondo piano una descrizione minuziosa delle fasi di questa nuova indagine.
Indagine che si ambienta inizialmente nella primavera del 1905. A Londra una serie di delitti mette in allarme la popolazione, e in particolare chi lavora nell'ambito della prostituzione perché i crimini sembrano copiare quelli compiuti anni prima da Jack lo Squartatore, specialmente per la macabra ritualità. Subito coinvolto nell'indagine, l'investigatore Desmond "Des" T. Wilder tenta di smascherare questo emulatore, coadiuvato dalla moglie e partner Guinevere "Ginny"; una missione resa ardua non solo dalla complessità del mistero, ma soprattutto dai sintomi del suo PTSD che in più momenti lo mettono in seria difficoltà.
Per fortuna Ginny si fa carico non solo di supportarlo, ma di risolvere quasi in solitaria la maggior parte dei misteri presenti nella storia. Il suo ruolo risulta così sempre più centrale, tanto da poter essere considerata una protagonista a pieno titolo; scelta che ho apprezzato perché offre molti spunti a livello tematico, in primis sulla discriminazione dovuta a razzismo e sessismo. La mia unica riserva è collegata alla rappresentazione della sua gravidanza, e non penso di essermi resa colpevole di spoiler perché è un'informazione presente nel prologo, oltre ad essere intuibile già dalla copertina. Il problema non è quello che Giunevere riesce a fare nonostante la sua condizione, ma l'assenza di una qualunque conseguenza fisica: si arriva a dire che al settimo mese può stare fuori casa tutto il giorno senza quasi andare in bagno! sfiorando così il confine tra tipa tosta e Mary Sue.
Su Desmond la mia opinione è più severa, ma meno definitiva. Penso sia stato fatto un buon lavoro nel trasporre sulla pagina il suo stato mentale, con un approfondimento psicologico davvero valido, permettendo così al lettore di comprendere i turbamenti e le contraddizioni del personaggio. Non ho apprezzato però le conseguenze che questo processo comporta all'interno delle dinamiche di coppia, anche perché è stato incluso un espediente narrativo per nulla di mio gusto. Nel complesso, i due protagonisti risultano comunque ben caratterizzati, così come i loro comprimari; in questo ambito possono sicuramente emergere delle preferenze soggettive (qualcuno ha detto Cassius?), ma devo ammettere che mi aspettavo qualcosina di più dal personaggio di George, a cui manca lo spazio sufficiente per farsi conoscere: per la maggior parte del tempo riveste il ruolo di semplice specchio per Des o per Ginny.
Un altro aspetto che mi ha convinto ma non del tutto è la rappresentazione. Mi rendo conto che sia un argomento da prendere con le pinze, e per molti aspetti credo sia stato gestito egregiamente, con un approccio tranquillo e spontaneo molto adeguato. Nel caso della bisessualità si scivola però in situazioni che richiamano in parte ai cliché sui quali si fonda la stigmatizzazione; questo non significa che un personaggio bisessuale debba rispettare dei dogmi morali per ottenere rispetto, ma il modo in cui qui si glissa su certi comportamenti mi ha fatto storcere il naso.
Le mie critiche accessorie si limitano a fattori di contorno, come l'utilizzo eccessivo di parentesi e virgolette, alcune piccole incoerenze rispetto ai primi due romanzi, la presenza di parecchi refusi e la mancanza di logica interna di alcuni passaggi: un esempio spoiler-free è proprio la scena d'apertura, con l'arrivo trafelato a Scotland Yard dei protagonisti, senza però che ci sia una motivazione concreta per tutta quella fretta. Riconosco poi che ad altri lettori -e soprattutto agli appassionati di gialli classici- la struttura di questo mystery potrebbe far sorgere più di una perplessità; il mio unico consiglio è di non aspettarsi un rispetto pedissequo del decalogo di Knox!
Sulla fedeltà storica invece non ci sono dubbi, perché risulta evidente il lavoro svolto per delineare luoghi e costumi il più verosimilmente possibile; Pasqualone riesce in questo includendo al contempo un significativo commentario sociale, nonché un'analisi della figura di Jack lo Squartatore per nulla scontata. Tra gli elementi che ho apprezzato includo inoltre un ritmo decisamente incalzante e un intreccio più complesso e appassionante, tant'è che mi colloco idealmente già in attesa del prossimo volume: sono parecchio curiosa di scoprire quali nuovi risvolti siano in serbo per questi personaggi.
“Più Atroce e Brutale” è il terzo capitolo delle avventure investigative di Guinevere e Desmond T. Wilder… e la conferma che Francesca Pasqualone è una voce fondamentale per questo genere. Questa volta, lə due investigatorə si trovano davanti a un caso che ricorda gli orrori di Jack Lo Squartatore e che lə mette a dura prova per l’atrocità di un movente che prende pian piano forma. L’indagine diventa un viaggio nella psiche delle vittime e dell’assassino, il terreno fertile per le paure più grandi di Desmond e Guinevere, materializzatesi nel sangue di persone che la società non accetta e non vede. Ancora una volta, Francesca Pasqualone parla di misoginia e omobitransfobia in un contesto storico fortemente segnato dall’antecedente moralità vittoriana. Il pregiudizio diventa un’arma letale, un’idea che mutila e uccide senza pietà, per onorare uno status quo eterocentrico e bianco. George Price, avvocatə che si impegna ad aiutare lə ultimə della società, è lə grande protagonista di questo romanzo, secondo me. Price non ha paura di battersi per i suoi diritti e per quelli altrui. Da persona queer, enby e nera, sa benissimo che il privilegio della sua posizione nella società è comunque appeso a un filo. Eppure George Price lotta, senza risparmiarsi. Guinevere e Desmond trovano in ləi unə alleatə preziosissimə. Ho apprezzato tantissimo l’esplorazione del legame tra Desmond e l’amico (e amore di una vita) Thomas. Il loro è un rapporto complesso, non tanto per i sentimenti che provano l’uno per l’altro, ma per il modo in cui devono adeguarsi a un mondo che non li accetterebbe mai. Altrettanto affascinante è la costruzione del caso e la sua complessa risoluzione, che culmina in un colpo di scena che mi ha quasi fatto cadere dalla sedia. La penna di Francesca Pasqualone continua a evolversi davanti ai nostri occhi, portandoci in un viaggio che spero non finisca mai.