A diciott’anni, Cherice Cordova cerca di tenere in piedi ciò che resta del suo mondo: una piccola pasticceria ereditata dalla nonna e un cuore pieno di ricordi.
Tra clienti abituali e notti passate a impastare, decide di assumere un aiuto, non si aspetta però che dietro il bancone arrivi Devyn Carter: ventun anni, sfrontato, irresistibile, e con un passato che parla più quanto non faccia lui stesso.
Devyn è il tipo da evitare, ma la convivenza forzata dietro al bancone rende impossibile restare indifferenti e quando decidono di fingere una relazione per proteggersi da occhi indiscreti e attenzioni sgradite, qualcosa inizia a cambiare.
Quella che doveva essere solo una messinscena si trasforma in qualcosa di più profondo, fatto di verità non dette, silenzi carichi di significato e desideri difficili da reprimere, più il tempo passa, più diventa difficile distinguere la finzione dalla realtà.
Ma Devyn porta con sé un segreto che potrebbe mettere tutto a rischio e quando la verità viene a galla, Cherice dovrà chiedersi se l’amore basta davvero a tenere unite due persone… o se, a volte, lasciarsi andare è l’unico modo per salvarsi.
«𝟓𝟐𝟎... 𝓼𝓲𝓰𝓷𝓲𝓯𝓲𝓬𝓪 “𝓽𝓲 𝓪𝓶𝓸”. 𝓣𝓲 𝓪𝓶𝓸, 𝓒𝓱𝓮𝓻𝓲𝓬𝓮.»
Questa storia è stata una coccola dall’inizio alla fine. Non credevo potesse prendermi così tanto, e invece mi sono ritrovata completamente immersa in queste pagine come se ogni parola mi riportasse in un posto familiare, per me questa storia profuma di casa.
Sarà stato il carattere spigoloso ma irresistibile di Devyn, il profumo dei cupcake appena sfornati, le strade accoglienti di Canterbury o semplicemente la delicatezza della penna di Cordelia, ma fin dalle prime righe ho sentito che questa storia sarebbe diventata la mia comfort zone e così è stato.
Cherice è una protagonista forte e vera, ha i piedi per terra, non si tira indietro di fronte alle difficoltà e lotta per ciò in cui crede. Porta sulle spalle il peso di un'eredità affettiva importante e la sua malinconia è qualcosa che ho percepito profondamente, soprattutto quando parlava della nonna. Il loro legame mi ha toccato nel profondo, forse perché anche io ho vissuto un rapporto simile e ritrovare quel tipo di amore tra le pagine è stato incredibilmente emozionante.
Cherice, però, è anche fragile. Fa fatica a fidarsi, si sottovaluta spesso, ma è proprio questo che la rende così reale e sarà proprio Devyn a farle vedere sé stessa con occhi nuovi.
Devyn Carter è il classico “bad boy” solo all’apparenza. Arrogante, sicuro di sé, con un fascino che non passa inosservata, ma dietro quella corazza c’è molto di più: un ragazzo spezzato, che si porta dietro più dolori di quanti riesca a mostrare e quando Cherice entra nella sua vita, viene fuori una parte di lui che nemmeno sapeva di avere: dolce, protettiva, vulnerabile.
La loro storia l'ho amata dall'inizio alla fine, è lineare, intensa e dolce, carica di passione ma anche di momenti teneri e delicati, è una storia che nasce piano, senza fretta, tra glassa e farina, tra battibecchi e sguardi rubati. È un amore che cresce giorno dopo giorno, ed è proprio questo ritmo lento e naturale a renderlo così meraviglioso.
Mi è piaciuto vedere come si sviluppa tutto: nulla è forzato, ogni gesto, ogni parola ha un senso e contribuisce a costruire un legame credibile e profondo.
Non mancano i colpi di scena che tengono alta l’attenzione, né i personaggi secondari che proprio come nella vita reale diventano punti di riferimento fondamentali. Gli amici, in particolare, sono una colonna portante della storia, e danno ancora più spessore al mondo creato dall’autrice.