Sulla soglia dell'età adulta, Adriana Franco si ritrova senza punti di riferimento. Catapultata in una città in cui sente di essere un'ospite sgradita, è distante anni luce dal suo passato, dai suoi amici e da suo padre, con cui condivide il talento per la musica pur vivendolo in modo opposto al suo. Scrive per "Brush", rivista patinata che nasconde dietro dirompenti pezzi d'opinione marchette alle case discografiche e ai brand. Tutto le sembra falso, anche quel lavoro apparentemente così "cool" e invidiabile le basta a malapena per una stanza in condivisione e la spesa all'Esselunga. Giorno dopo giorno, la ragazza cova una rabbia pronta a deflagrare. Fino a un gesto estremo. Perché quando niente intorno ha più senso, non resta che fare una cosa stupida. Il nuovo romanzo di Alice Valeria Oliveri è il diario di una disillusione, un racconto acuminato - come la voce della sua protagonista - sui compromessi di una generazione che è cresciuta con la pubblicità, nell'inganno di un futuro che per molti è rimasto solo dentro a uno schermo.
Alice Valeria Oliveri è quella ragazza coi capelli rossi rossi e lisci lisci assai che parla spesso a Tvtalk e che scrive su tanti giornali e quotidiani ed è molto brava; io il suo primo romanzo non lo avevo letto, ma ho letto il secondo, che è questo ‘’Una cosa stupida’’, che è uscito da un mese circa, e che è bello. Oliveri, che poi si lamenta sempre che la chiamano Olivieri, ha una scrittura facile (nel senso più nobile del termine), piana, cartesiana, e altrettanto attenta, discreta, precisa. In questo romanzo di circa 300 pagine si seguono le sorti di Adriana Franco, giovane figlia di inizio anni ‘90, cresciuta a Catania e poi - per motivi familiari - trasferitasi a Milano all’alba dei sedici anni; la nuova vita milanese, il ricordo della Sicilia e della sua rozza (ma anche dolce) purezza, la scrittura giornalistica (il lavoro della scrittura giornalistica) come atto umano e necessario, la spietatezza dell’industria culturale dell’oggi, le mode, le tendenze, la disillusione, la ferocia degli schermi e di chi stabilisce cosa e per quanto tempo - su questi schermi - debba girare. È un libro freddo, questo ‘Una cosa stupida’, assolutamente anticonsolatorio, e quindi - mi ripeto - bello, appassionato, disordinatamente autentico, nostalgico, a tratti così crudo da risultare umoristico. Oliveri è bravissima, in particolare, a fare una cosa: intercettare trend (di oggi, come di ieri), raccogliere tendenze, studiarle e farle incontrare (coi suoi personaggi), al lettore; è un fenomeno dell’identikit, una stilista che abbellisce e scolpisce luoghi e persone dimostrando non solo talento letterario, ma anche giornalistico… e spirito di osservazione.
È un libro che può piacere a tanti, secondo me, questo; non è un libro solo per chi è cresciuto e nato negli anni ‘90 (come forse si sentirà dire). Poi c’è un capitolo dedicato alle Nike Silver, sì. E quindi un po’ di nostalgia sale pure…
Io capisco che quando si scrive si rubi dalla realtà, ci mancherebbe. Ma se ogni personaggio femminile è ispirato all'autrice ci ritroviamo con una sfilza di ragazze catanesi con il nome in A- che suonano e si sentono inadeguate. E non c'è quantità di scrittura frizzante che salvi dal leggere romanzi che sembrano avere tutti lo stesso intreccio.
Molt* di noi ci si rivedranno fin troppo. Leggerlo nella stessa settimana del concerto de I Cani non ha fatto bene al mio cuoricino, ma rimane un libro ben scritto, vero e delicatamente incazzato. Farmi odiare alla follia un personaggio è un grande merito che riconosco ai libri, e questo me ne ha fatti odiare ben due (direttore e caporedattore) in questa maniera. Brava!