Perché, pur riconoscendo la gravità del problema, non facciamo nulla per fermare il cambiamento climatico? Perché continuiamo a bruciare combustibili fossili come se la Terra fosse in liquidazione? Matteo Motterlini ci porta dove nemmeno gli ambientalisti osano dentro il nostro cervello. Un organo progettato per sopravvivere nel Pleistocene, ma oggi spaesato di fronte a una crisi a rilascio lento. Proprio come nella celebre metafora della rana bollita, rischiamo di restare immobili in una pentola che si scalda a poco a poco senza attivare il nostro sistema d’allarme. Siamo nell’era del capitalismo un’economia della dopamina che lucra sul bisogno di gratificazioni facili, istantanee e continue. Viviamo più a lungo, ma pensiamo sempre più a breve. E mentre continuiamo a produrre, consumare, bruciare – gas, carbone, petrolio – cresce il consenso per leader sovranisti che negano l’origine antropica del riscaldamento globale o ne minimizzano gli effetti. È chiaro ormai che non è solo il clima a essere fuori controllo. Lo siamo anche noi. Che fare? La risposta non è l’ennesima guida al compostaggio felice. Serve un riconoscimento più il problema, prima ancora che ecologico, è cognitivo. È il nostro modo di pensare a essere diventato insostenibile. Dobbiamo disinnescare le trappole mentali che ci bloccano, ci illudono di avere ancora tempo, ci spingono verso un fatalismo rassegnato. Questo libro è un grido d’allarme, ma anche un manuale pratico per intervenire – subito – smontando pregiudizi, allenando lo sguardo critico, costruendo strategie di cambiamento. Per trasformare l’impasse in svolta, l’inerzia in azione, l’ineluttabile in possibilità.
La crisi climatica ha molti alleati: sono coloro che insistono nel promuovere l'economia del fossile, che minimizzano i problemi che già abbiamo (figuriamoci quelli che avremo). Ma se qualcuno fa queste cose in malafede, qualcun altro si mette di mezzo, a ostacolare la transizione ecologica, senza nessuna volontà maligna.
È il nostro cervello, che funziona in un determinato modo ed è impreparato ad affrontare una situazione completamente nuova come il cambiamento climatico.
Matteo Motterlini spiega bene questa situazione, in un libro molto semplice e al tempo stesso serio e documentato. Il consiglio è di leggerlo, ovviamente. Se qualcuno avesse il piacere di sentire l'autore intervistato (da me, in questo caso) parlare della sua opera, può seguire questo link.
In questo saggio Matteo Motterlini fa un’analisi del cambiamento climatico da diverse prospettive. Sebbene le politiche pubbliche possano avere un effetto sulla mitigazione del cambiamento climatico, non sono sempre efficaci. Un esempio è rappresentato dall’Accordo di Parigi, il cui obiettivo è mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. Nonostante ciò, paesi come gli Stati Uniti e l’Argentina si sono ritirati dagli accordi. Addirittura, ci sono bufale diffuse da persone inesperte che credono di essere i detentori della verità affermando che il cambiamento climatico è una bugia. È proprio per questo che la protezione dell’ambiente dipende soprattutto dall’atteggiamento degli esseri umani. In effetti, Motterlini dà un esempio di ciò che accade in un paesino della Svizzera in cui le persone si mettono d’accordo fra loro, con l’obiettivo di proteggere le terre agricole. Qualcosa di simile succede nel comportamento di una comunità di pescatori che, per non distruggere gli ecosistemi da cui dipende, ha adottato un metodo di pesca sostenibile. Insomma, è un saggio che dovrebbe essere letto da tutti coloro che sono interessati al cambiamento climatico.