Avevano un coro personalizzato allo stadio, un soprannome immaginifico, una tifoseria devota. Hübner, Protti, Zampagna, Luiso, Flachi, Riganò... Ognuno di loro è stato ed è tuttora oggetto di un culto diverso, ma insieme esprimono un mondo dimenticato. Mentre il calcio è sempre piú professionalizzato, questo libro è una frenata a mano sul un omaggio appassionato a quei bomber che hanno fatto della provincia il loro regno e della porta avversaria il loro destino.
Comparivano in Serie A già vecchi, attaccanti di piccole squadre con l'aria da cacciatori di taglie. Si portavano dietro aneddoti poco credibili e la capacità misteriosa di segnare contro difese di qualsiasi livello. Specializzati in poche, specifiche situazioni di gioco, assoldati da società alla disperata ricerca di quel pugno di gol che facesse la differenza tra salvezza e retrocessione. Conoscevano la linea del fuorigioco come una regola del cosmo, i segreti del tiro sporco, dell'«incornata», del «gol di rapina». Senza un talento evidente, costruivano la loro reputazione tramite l'estremo pragmatismo del gol. Il loro culto, che si è alimentato nel tempo, ne ha gonfiato la leggenda, spesso confondendo il piano immaginario con quello in breve, costruendone il mito. Guardando indietro, verso quel profondo abisso di ricordi che sono gli anni Novanta, poche cose brillano nella loro inattualità come i centravanti di provincia. Oggi li rievochiamo con un sentimento c'entra solo il meccanismo basilare della nostalgia, il rimpianto della nostra infanzia; oppure lo stereotipo italiano dell'arte di arrangiarsi, la nostra predilezione per una particolare forma di cinismo calcistico? I bomber di provincia parlano del nostro gusto del calcio, e il nostro gusto del calcio, come sempre, parla di molto altro.
Emanuele Atturo è caporedattore della rivista «l'Ultimo Uomo» e scrive di sport e cultura. Il suo primo libro è Roger Federer è esistito davvero (66thand2nd 2021) e ha partecipato alle antologie di racconti La caduta dei campioni (Einaudi 2020) e Rivali (Einaudi 2022). Sempre per Einaudi ha pubblicato Visionari. La percezione alterata degli sportivi (2024).
Se stai cercando di smettere di fumare, meglio non leggere “La coscienza di Zeno”.
Se sei a dieta, meglio non affrontare il gusto dei romanzi di Montalbano che ti raccontano del piacere culinario di Pepe Carvalho.
Se la tua squadra ha iniziato il campionato con una ventina di punti di penalizzazione, si avvia a una malinconica uscita dal professionismo, e soprattutto ha un attacco asfittico, e magari ieri sera ha subito il gol del pareggio al 92° dopo averci onestamente provato a chiuderla prima, ma ti manca proprio quello lì che ne fa venti garantiti a campionato, magari sporchi e brutti, ma porca di quella mannaggia li fa, ecco… avere appena terminato “Il mito dei bomber di provincia” proprio bene non fa.
Non ti fa bene al cuore nonostante la scrittura di Emanuele Atturo sia ma-gni-fi-ca. Evocativa, profonda, persino al limite con la filosofia in alcuni passaggi: “Il mito dei bomber di provincia” - oltre a richiamare protagonisti passati e farceli tornare visivamente davanti agli occhi - è proprio una esperienza di lettura piacevole, persino totalizzante, che ti fa superare antipatie ataviche (oh, se ne ho avute per almeno un paio dei calciatori raccontati…) e sogni mai realizzati.
Atturo si muove sul sottile filo teso in equilibrio fra la nostalgia di un tempo che non è più, in cui il calciatore della tua squadra del cuore - persino in serie A - poteva assomigliare al tuo vicino di casa, e la tentazione di raccontarsi che prima era tutto più bello, e che molti di quei protagonisti lo sarebbero anche oggi, magari con ancora più successo. E’, semplicemente, un paragone che non si può fare, perché dai Novanta ad oggi son passate calcisticamente alcune ere geologiche, e il rischio è quello di perdersi in confronti impossibili e non focalizzare lo sguardo sulla vera bellezza dei “bomber di provincia”. Questo libro li riporta al centro: chi ha scelto la provincia come sua dimensione, e nulla ha fatto per cercare il grande salto, chi ha sfiorato la grande squadra o l’ha frequentata nel momento sbagliato, chi ci è proprio voluto tornare, magari con un doppio salto all’indietro. Manca, ed è bellissimo che sia così, il “rimpianto”, nella sua forma più annichilente.
Se avete uno scaffale “sport” in carta, questo non può proprio mancare.
La penna di Emanuele Atturo é una delle migliori in Italia, anche se credo scriva per la gran parte del tempo al PC. Consigliato dopo ma anche durante la visione di alcune tra le piu nostalgiche compilation best goal and skills su YouTube. Ho apprezzato tanto il capitolo su Giorgio Corona perché anch'io avevo dimenticato della sua esistenza.
Libro estremamente piacevole, anche per chi di letteratura sportiva - come me, a mio colpa - non ne ha mai masticata. Quei periodi non li ho mai vissuti, e forse non li vivrò mai, ma ringrazio Emanuele Atturo per avergli dato una dignità rispetto alle macchiette che ne hanno fatto i social. Capitoli migliori: Hubner, Protti, Pellissier
La prosa di Arturo è sempre piacevole ed elegante. E' un libro che scorre bene e racconta storie di personaggi del calcio italiano ed è molto consigliato a chi interessa l'argomento, ha un gusto per la storia del calcio e della nostalgia.
Resoconto romantico di un calcio passato, illustrato tramite la figura ormai (quasi) estinta dei bomber di provincia. Molto tenero nei suoi racconti ma mai un piagnisteo a la “era meglio prima”.
«Guardando indietro, verso quel profondo abisso di ricordi che sono gli anni Novanta, poche cose brillano nella loro inattualità come i centravanti di provincia. In questa fase calcistica di complessità tecnica e di iper-professionalizzazione il loro ricordo ci sembra appartenere a un’età della vita più innocente»