I Radiohead esordiscono nel 1992 con Creep, un singolo di grande successo commerciale che finiranno presto per odiare, e da lì in avanti sfidano le convenzioni del pop per diventare, nei decenni successivi, un gruppo imprevedibile e spiazzante, non solo dal punto di vista l'antitesi delle rockstar, gli interpreti irrequieti di un mondo distopico in radicale cambiamento, un poliedro pieno di contrasti. La loro storia è sorprendente, come la loro discografia, in cui convivono Ok Computer (1997), definito "l'ultimo grande album rock del xx secolo", Kid A (2000), un disco che spinge sull'elettronica, e In Rainbows (2007), una sintesi sonora pubblicata in digitale sul sito del gruppo, con prezzo a scelta. Un decennio dopo, mentre venivano analizzati in ogni loro aspetto e conquistavano nuove generazioni di fan, i Radiohead si sarebbero eclissati, concentrandosi sui progetti solisti. A quarant'anni dai primi tentativi nelle sale di musica della scuola di Abingdon, la band è ormai circondata da un'aura mitologica e schiere di adepti, ma non cessa di essere "un disturbo, un'anomalia che rischia di incantarci". Restano aspetti ancora poco conosciuti della storia e del "fenomeno Radiohead", stereotipi da smontare, contraddizioni da approfondire, indizi da come ha fatto Fernando Rennis, che da anni è sulle tracce dei cinque di Oxford e ha parlato con i loro insegnanti e compagni di scuola, intervistato musicisti, registi, giornalisti e collaboratori che hanno incrociato le loro vicende. Attraverso una ricerca rigorosa e uno sguardo appassionato, questo libro ci guida in un viaggio documentato e coinvolgente nel cuore inquieto della musica contemporanea.
Fernando Rennis scrive di musica dal 2009 su riviste italiane e straniere, cartacee e digitali, ne parla in radio e su podcast. Ha pubblicato per Arcana quattro libri, tra cui "Un glorioso fallimento, l'eterno presente della Factory Records" (2022) e "Politics, la musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit" (2018).
Nel 2009, mentre ero al cinema a vedere un film bruttissimo, vengo ammaliata da una voce: quella di Thom Yorke. La canzone era Hearing Damage. Da quel momento sono diventata una fan dei Radiohead. O meglio, i Radiohead sono diventati una costante nella mia vita. Li ho scoperti (e li sto ancora scoprendo) poco a poco, appassionandomi mano a mano di ogni loro singolo album. Sono andata a due loro concerti: il primo nel 2012 e l’ultimo a Bologna nel 2025. Qui, ascoltando Daydreaming (che fino a quel momento avevo bistrattato, come tutto l’album), mi sono messa a piangere, perché i Radiohead sembravano aver trasformato in musica proprio le emozioni che stavo provando in quel momento. Questo libro l’ho letto per approfondire le mie conoscenze sul gruppo, ma, se in alcuni spunti è stato interessante, purtroppo è un saggio che, come ha detto un altro utente, manca di “un’anima”: parlando di un gruppo che parla prima di tutto dell’interiorità, l’autore l’ha tralasciata, finendo per fare una mera cronologia del lavoro della band. Peccato. Per fortuna posso tornare ad ascoltare la loro musica.