Il giorno stesso dei risultati dell'esame di terza media, Teo fugge. Non sa bene da cosa, ma sa che deve andarsene. Finisce nel punto più a nord dell'Irlanda, e da lì ogni cartolina che scrive all'amico Jack racconta avventure che sembrano uscite da una leggenda, un villaggio spazzato dal vento, l'aurora boreale, la voce di una ragazza difficile da decifrare. Racconta una trasformazione che non fa rumore, ma cambia tutto. In quella terra battuta dalle onde dell'Oceano Atlantico e tormentata da un conflitto recente, tra concerti improvvisati, leggende irlandesi e un falò che brucia il passato, Teo trova un linguaggio per parlare di cose la paura, la confusione, il coraggio. E capisce che crescere vuol dire anche imparare a guardarsi dentro.
Forse darei 3.5 stelle. Per quanto capisca l’importanza della musica e dell’Irlanda per la storia, l’ho trovata un po’ pesante per essere tra l’altro un libro della collana Ossigeno. Per altro, non credo sia gestita molto bene perché non aggiunge niente alla storia se non questa vaga ambientazione irlandese. Che anzi è precisissima, fin troppo, tanto da risultare alla fine vaga perché riferirsi a nomi o città precise invece che magari fare lunghe descrizioni, non è un gran modo per immergersi nella storia. Per quanto riguarda poi il protagonista, lui è un ragazzo di 14 anni che “scappa” in Irlanda dopo gli esami di terza media e dopo che c’è stato un problema. Mente scrive al suo migliore amico Giacomo/Jack, intuiamo cos’è successo tra loro e il finale è carino. Avrei dedicato però più tempo alla narrazione del rapporto tra i due amici e anche al finale, e meno alla descrizione del viaggio on the road. Efficacissima invece la storia della lotta tra Irlanda e GB, accennata ma adatta al pubblico che si propone di leggere il libro. Insomma bello ma migliorabile!