Con quasi due miliardi di telespettatori collegati in diretta, il Live Aid è stato il più grande spettacolo televisivo benefico mai realizzato. Il libro, incentrato sul primo quinquennio degli anni Ottanta, ne traccia il contesto storico e musicale, analizzando anche il ruolo dei grandi dischi solidali dell’epoca, da Do They Know It’s Christmas? dei Band Aid a We Are the World degli Usa for Africa. Per chi non ha potuto vedere (o vuole rievocare e rivivere) quel giorno e quella notte del 13 luglio 1985, ecco minuto per minuto la successione del Live gli illustri presentatori, i promoter, gli organizzatori e tutti gli artisti saliti sul palco di Londra e in contemporanea di Filadelfia sono studiati e scandagliati nei minimi dettagli. Vengono svelati i retroscena dell’enorme sforzo tecnologico e organizzativo messo in atto per coordinare artisti e pubblico. A quarant’anni di distanza, il concerto di Live Aid rimane un monumento alla forza della musica quando questa diventa veicolo di solidarietà globale e il libro ne ripercorre ogni tappa, ogni sforzo, ogni emozione in un racconto che si fonde con la storia di un decennio che ha saputo mettere insieme spettacolo, tecnologia e impegno sociale come mai prima di allora.
Il 1985 è stato l’anno in cui il mio interesse è passato dalla amata Barbie alla musica, ai cantanti. L’anno in cui ho iniziato a comprare Cioè, ad attaccare i poster in camera, a ritagliare le foto dei miei beniamini, primi fra tutti gli Spandau Ballet. E nonostante questo grande amore, mi dimenticai completamente che il 13 luglio c’era il Live Aid: mi trovavo al mare e, distratta da tante cose, lo persi. È una cosa che mi ha sempre infastidito. Non c’era YouTube, non si poteva recuperare nulla se non qualche foto sui giornali. Vent’anni dopo sarebbe uscito il DVD, ma l’amaro in bocca di non aver assistito a quell’evento in diretta mi è sempre rimasto. Tutto questo per spiegare perché, qualche mese fa, vedendo questo libro in libreria, mi sono precipitata alla cassa. In oltre 500 pagine racconta quello che è stato l’evento live trasmesso in diretta più importante di sempre. L’analisi è davvero completa: parte dal contesto socio-politico dell’epoca, dalla situazione in Etiopia e da come Bob Geldof decide di fare qualcosa. Quel qualcosa è la celeberrima Do They Know It’s Christmas?, ma Geldof va oltre, organizzando il Live Aid, seguito all’epoca da 1,5 miliardi di persone (tutti tranne una ragazzina scema 😝). È chiaro che una lettura del genere può piacere soprattutto a chi ha amato quella musica e ha sognato — o vissuto — il Live Aid. Non è un libro come gli altri: è un vero viaggio nel tempo che permette di rivivere minuto per minuto le esibizioni e di scoprire moltissime curiosità e retroscena. Ho lasciato questo libro fuori dal barattolo per leggerlo durante le vacanze e mi ha emozionata, oltre ad avermi incuriosita con tanti aneddoti che non conoscevo. Avrei preferito fotografie a colori e mi è mancato un riferimento alla famosa “stecca” di Simon Le Bon, della quale non c’è traccia e per la quale, all’epoca, bullizzammo senza pietà le duraniane. Sicuramente non sarà tra le migliori letture del 2026, ma sono contenta di averlo letto per ciò che ha rappresentato per me: la possibilità di recuperare, anche se con quarant’anni di ritardo, un evento che mi era sfuggito e che ha segnato un’epoca.