Per molti anni, in Giappone come nel resto del mondo, generazioni di giovani adolescenti hanno seguito le avventure delle maghette protagoniste dei mahō shōjo - uno dei capisaldi del genere del fumetto e dell’animazione per ragazze - e come loro hanno immaginato di trasformarsi in una versione migliore di sé. Più di ogni altra, Sailor Moon rappresenta l’apice di questa fantasia: la più perfetta tra le ragazze magiche. «La combattente che veste alla marinara» è presto diventata un simbolo della sua epoca, ma poco alla volta è assurta a icona di liberazione e autodeterminazione senza tempo.
In questo saggio, Perongini e Scialpi ripercorrono i sentieri che nel corso di tutto il Novecento giapponese hanno contribuito a plasmare la sua figura. Dai discorsi femministi alle rappresentazioni queer e alle ansie apocalittiche, la paladina disegnata da Naoko Takeuchi splende come un faro di speranza, ma proietta anche strane ombre.
Premessa: quando qualcuno parla di Sailor Moon divento parecchio esigente, anche più di quando si parla di altri anime o di animazione giapponese in genere. Questo libretto, tuttavia, mi sentirei di promuoverlo anche se con delle riserve. Le autrici non sanno il giapponese e la bibliografia è interamente in inglese con qualcosina in italiano, e sarà anche per questo che a un certo punto c'è un errore nella trascrizione dal giapponese, e inoltre c'è pure uno sfondone terminologico abbastanza clamoroso (sul quale vedi al termine del presente commento). Al di là di questo, il libro è una buona introduzione a Sailor Moon e al retroterra in cui è nato e si è sviluppato. Poi ci sono dei tentativi di interpretazione che non sono troppo banali. Qui però cominciano i problemi, perché queste interpretazioni sono spesso discutibili. Tanto per cominciare rivelano una marcata dipendenza dalle prospettive dominanti nelle università USA, forse inevitabili vista la bibliografia anglocentrica, ma forse anche adottata dalle autrici in maniera consapevole e voluta. È così che Sailor Moon viene letta quasi unicamente nei termini della questione femminista, e poi queer o come la vogliamo chiamare. È vero che è una prospettiva possibile, per certi versi anche doverosa riguardo a quest'anime, anche per come ha saputo precorrere determinate tematiche (come un determinato trattamento di personaggi LGBT), ma non è l'unica e schiacciarlo su di essa rischia di ridurre di molto la complessità e la stratificazione dell'opera. Ad esempio viene solo citata di striscio, e sempre per ricondurla all'interno del discorso femminista, tutta la questione degli incontri e scontri tra diverse classi d'età. Quest'ultima, come se chi li frequenta, è importante in molti prodotti giapponesi per il modo originale in cui viene affrontata rispetto ai prodotti nostrani, e lo è anche in Sailor Moon, anche solo per il fatto che le protagoniste sono adolescenti che combattono quasi sempre nemici con chiari tratti adulti, ma specialmente nella quarta serie, dove la tematica della crescita e di cosa questa possa significare viene affrontata in maniera complessa e per nulla banale. Se il libro adotta una prospettiva monocorde credo dipenda dal fatto che trascura che l'anime ha interessato, nel suo sviluppo, diversi segmenti di pubblico, principalmente quello delle ragazzine, offrendo loro un discorso in parte di emancipazione, ma anche di progressiva integrazione all'interno della società, e poi quello degli spettatori più grandi e appassionati di animazione, a cui appartiene del resto anche parte dello staff dell'anime, ed è questo che ha invece prodotto gli aspetti più sovversivi e dirompenti della serie. Invece per le autrici sembra quasi che ci sia un rapporto univoco e molto semplicistico tra i contenuti di Sailor Moon e le evoluzioni coeve della società, col primo a riflettere in maniera diretta le seconde. In questo modo l'opera sarebbe un semplice specchio della società, ma vista così sparisce tutto quello che invece ha da dire di suo e di originale, cosa che può fare perché dietro l'opera c'è un'autrice, Takeuchi Naoko, ma soprattutto c'è lo staff che ha lavorato ai duecento episodî della serie televisiva, uno staff fatto di diversi registi con idee diverse e spesso spiccatamente personali. È così che risulta abbastanza deludente il pur apprezzabile tentativo di affrontare il tema della Fine del Mondo, che le autrici dicono giustamente essere trascurato quando si parla di Sailor Moon, ma che esse stesse non sanno trattare a dovere, riconducendolo a contingenze generiche e generalizzanti della società giapponese del tempo, ricorrendo pure al solito stereotipo del "trauma atomico" (ancora?), e non alle ansie ed esigenze di un determinato pubblico, quello dei giapponesi fanatici di animazione. Sarà anche per questo che le autrici mancano di segnalare che parte dello staff dell'anime di Sailor Moon è lo stesso di Neon Genesis Evangelion, l'opera fondamentale degli anni Novanta giapponesi per quanto riguarda la messa in scena di una Fine del Mondo sia reale che metaforica. E dev'essere anche per questo che nulla viene detto di un altro aspetto determinante in Sailor Moon, ovvero l'utilizzo di abbondanti riferimenti mitologici e soprattutto religiosi. Ma tutto il libro, e questa è forse la carenza più grande, fatica a distinguere il fumetto Sailor Moon da ciò che è stata la serie televisiva, grave carenza considerando che il successo dell'opera in questione è frutto soprattutto della seconda che non del primo, perché se il fumetto parte da un'idea molto originale, risulta comunque caratterizzato da grossi limiti narrativi e stilistici, che vanno ammessi. Ma tutto questo immagino sia anche dovuto alle dimensioni ridotte del volume, poco più di un centinaio di pagine, senza lo spazio per diffondersi troppo. Sarà anche per questo che, ad esempio, tutta la vicenda di Sailor Moon in Italia, fatta di censure televisive e, a un certo punto, violenti attacchi a mezzo stampa a opera di "esperti", viene solamente accennata, quando invece meriterebbe un'analisi tutta propria quale ottimo esempio di un mancato incontro tra i prodotti animati giapponesi e parte della cultura dominante italiana. Nel complesso posso comunque dire che, considerando quanto si scrive in Italia sull'argomento anime o manga, in giro c'è sicuramente molto di peggio, anche se certo si poteva fare di meglio. Il libro è una discreta introduzione, può stimolare delle riflessioni, anche se molte cose che dice vanno prese con una certa cautela.
Lo sfondone riguarda il termine ko-gyaru (コギャル) che le autrici dicono derivare da cool girl, cosa inverosimile anche solo sapendo come funziona foneticamente l'adozione nel giapponese di termini inglesi. L'etimologia in realtà è incerta per gli stessi commentatori giapponesi, e viene variamente spiegata: c'è chi dice che quel "ko" venga da "piccolo" (小), da "ragazzina" (子) o da un'abbreviazione per "ragazza delle superiori" (高校生). Quel che è certo è che "cool" non c'entra niente. Le ko-gyaru sono le ragazzine che adottano lo stile modaiolo, appariscente e provocante di quelle che in giapponese vengono chiamate gyaru, dall'inglese gal.
chi mi segue da un po' sa bene quanto apprezzo questa collana di moscabianca, in cui vengono trattati i mangaka o i manga/anime che hanno fatto la storia nel loro genere. non sono una grande appassionata, lo ammetto, di questo mondo... ma quando mi cattura non riesce a mantenermi ferma, ed è stato il caso di sailor moon, anime che sin da bambina mi ha fatto da compagno di vita e di cui ho un bellissimo ricordo. infatti non potevo non recuperare il 'fushigi' a lui dedicato e che è riuscito a darmi un punto di vista differente da quella che è una storia che ho sempre visto come leggera, proprio perché ero forse fin troppo piccola per capirlo all'epoca. ho apprezzato molto, infatti, il vedere quanto il pubblico femminile dell'epoca avesse influenzato le storie a tal punto - in modo da rivedersi, alla fine, proprio nelle stesse storie che si ritrovavano a leggere. a questo si aggiunge anche il modo in cui i personaggi stessi della serie animata abbiano un proprio ruolo all'interno della storia, con lo scopo di riflettere un messaggio per la società o il lettore medesimo. l'unico appunto che mi sento di fare è che ad un certo punto mi è sembrato, verso la fine, che il discorso si fosse dilungato troppo su altro, ma niente che mi abbia dato troppo fastidio.
Un saggio per chi ama e ha amato Sailor Moon, ma anche per chi è interessato al Giappone, al femminismo e alla cultura queer; soprattutto, un testo per tutti i millennial che hanno “creduto di poter desiderare qualcosa”. Un saggio scritto con cuore e competenza. 🌙💎
Un saggio che trasmette non solo competenza, ma anche amore per la materia. In effetti non ero sicuro mi interessasse poi tanto una disanima su sailor moon - media che conosco per sentito dire e di cui ho ricordi molto confusi, per quanto invece abbia seguito alcuni dei suoi meno fortunati successori. Ma sono contento, da profano, di aver letto questo piccolo libro densissimo di concetti.
Perongini e Scialpi dimostrano anche come un fenomeno di massa apparentemente leggero e se vogliamo 'pop' sia stato non solo la somma del ricco panorama culturale che l'ha preceduto, ma anche un'esaltazione dell'epoca che l'ha prodotto. Un po' come se in sailor moon fosse cristallizzata tutta un'epoca.
Poi certo, alcuni argomenti non mi erano nuovi - d'altronde si può arrivare allo stesso tema da angolazioni diverse - ma ho davvero apprezzato la forma concisa. Il saggio non credo si pensi esaustivo; d'altra parte non richiede nemmeno al lettore di conoscere intimamente il materiale a cui si riferisce. Ma credo sia voluto e che non si possa parlare di un difetto del testo, anzi.