Chiamate a raccolta le sorelle e allacciate i corsetti! Il capolavoro di Jane Austen torna come non l'avete mai ascoltato, interpretato da un cast d'eccezione con le musiche originali della compositrice Morgan Kibby, candidata ai Grammy.
Elizabeth Bennet non è il tipo di donna che si piega. Né agli uomini, né a un destino scritto da altri. Desidera sposarsi per amore, danzare solo quando il cuore glielo comanda e, se possibile, rifugiarsi in un angolo quieto, libro alla mano, lontana da ogni convenzione. Non immagina, però, che l'arrivo del ricco e insopportabile signor Darcy sia destinato a mettere in discussione ogni sua certezza.
Scoprite il mondo interiore di Elizabeth, dove la ragione duella con il cuore nel tentativo di conciliare l'orgoglio dell'identità con la vulnerabilità del sentimento.
Con Ludovica Martino nel ruolo di Elizabeth Bennet, Federico Cesari nel ruolo del signor Darcy, Isabella Ferrari nel ruolo della signora Bennet, Alessandro Quarta nel ruolo del signor Bennet e Antonella Giannini nel ruolo di Lady Catherine de Bourgh.
Jane Austen was an English novelist known primarily for her six novels, which implicitly interpret, critique, and comment upon the English landed gentry at the end of the 18th century. Austen's plots often explore the dependence of women on marriage for the pursuit of favourable social standing and economic security. Her works are an implicit critique of the novels of sensibility of the second half of the 18th century and are part of the transition to 19th-century literary realism. Her deft use of social commentary, realism and biting irony have earned her acclaim among critics and scholars.
The anonymously published Sense and Sensibility (1811), Pride and Prejudice (1813), Mansfield Park (1814), and Emma (1816), were a modest success but brought her little fame in her lifetime. She wrote two other novels—Northanger Abbey and Persuasion, both published posthumously in 1817—and began another, eventually titled Sanditon, but died before its completion. She also left behind three volumes of juvenile writings in manuscript, the short epistolary novel Lady Susan, and the unfinished novel The Watsons. Since her death Austen's novels have rarely been out of print. A significant transition in her reputation occurred in 1833, when they were republished in Richard Bentley's Standard Novels series (illustrated by Ferdinand Pickering and sold as a set). They gradually gained wide acclaim and popular readership. In 1869, fifty-two years after her death, her nephew's publication of A Memoir of Jane Austen introduced a compelling version of her writing career and supposedly uneventful life to an eager audience. Her work has inspired a large number of critical essays and has been included in many literary anthologies. Her novels have also inspired many films, including 1940's Pride and Prejudice, 1995's Sense and Sensibility and 2016's Love & Friendship.
una decina di giorni fa, dopo la seconda visione del classico cinematografico "pride and prejudice + zombie", scopro che quella che avevo appena visto, contrariamente alla mia credenza, non era un'opera originale, ma una reinterpretazione di un classico della letteratura inglese ottocentesca. recuperatolo immediatamente, lo inizio senza indugi. con sommo stupore, l'autrice dimostra da subito grande coraggio narrativo nella scelta di non citare gli zombie nelle prime pagine del libro, rinunciando completamente all'impatto di scene grafiche e sanguinolente, predilegendo in questo modo un incipit avvolgente, che mette in luce i rapporti tra i personaggi piuttosto che il contesto post-apocalittico. i non-morti sono completamente assenti nei discorsi nel salotti; dalle finestre non se ne scorge nemmeno l'ombra. anzi, le protagoniste non studiano kung-fu, non sono versate nell'arte della spada, girano noncuranti e disarmate nelle campagne circostante, andando a trovare le vicine in dimore prive di palizzate e pali acuminati, quasi come se dai cespugli non potessero spuntare fuori da un momento all'altro orde fameliche di zombie. dubbioso ma incuriosito, proseguo la lettura di quella che appare in tutto e per tutto una storia di matrimoni della piccola nobiltà inglese. una certa inquietudine serpeggia sullo sfondo dei boschetti -- dove pur intuisco nascondersi le grinfie marcescenti dei non-morti -- anche se ben presto mi trovo più interessato alle sorti economiche della famiglia Bennet che ai modi primitivi con cui in epoca edoardiana si tentava di fronteggiare l'epidemia infernale. alla fuga di L***, sono rimasto addirittura talmente magnetizzato dalla storia da dimenticare questo immenso buco di trama che ormai andava assumendo le sembianze di una voragine. dove sono i cavalieri dell'apocalisse? perché i personaggi si recano a Londra in tutta tranquillità, come se non fosse infestata? i ponti non sono crollati? dov'è la guerra? e i fossati? alla fine il romanzo mi ha coinvolto e appassionato grazie ai personaggi vividi e tridimensionali. mi sono sentito partecipe nelle loro fortune, li ho avuti in simpatia o in uggia, e alla fin fine mi sono divertito, nonostante la deplorevole assenza di zombie. forse l'abulico disinteresse della piccola nobiltà inglese nei confronti dell'epidemia - tale da non menzionarla in alcuno dei discorsi - sta a indicare l'altezzosa dissociazione di questa classe sociale rispetto alla realtà storica, e va di pari passo con la pressoché totale, muta e anonima assenza della servitù, i cui esponenti rimangono per lo più sullo sfondo, come una carta da parati, al pari degli eponimi zombie. rimango tuttavia stupito per la notevole diversità della storia rispetto al film. forse manca un secondo volume?
Non è stato del tutto di mio gradimento, se non fosse un classico dubito che l'avrei terminato siccome la prima metà mi ha annoiata. Ho ascoltato la versione audiolibro della Cortellesi, che ci mette del suo per dare flair a un libro che fatica ad arrancare: nei primi 35 capitoli non succede quasi nulla di rilievo, trovo assurdo di dover aspettare oltre la metà per vedere l'azione vera e propria. Tanto la seconda metà è movimentata ed appassionante, quanto la prima metà è noiosa e insulsa. Un altro aspetto che non mi è piaciuto è la scelta di Austen di non narrare per intero molti dialoghi, che a metà interrompeva per passare a riassumere le intenzioni e le parole di chi fino a una riga prima stava parlando col discorso diretto. Questa frettolosità si vede anche nel finale, l'ultimo capitolo è una corsa al riassunto. Comprendo e conosco il rilevo che Austen ha avuto nella storia della letteratura, ma questo romanzo è invecchiato male e fatica a tenere il passo coi tempi... E non per l'ambientazione, sia chiaro, ma per la forma stessa in cui è narrato e per la banalità della storia. Il voto finale è positivo, perché alla fine la storia in qualche modo prende il lettore, ma il mio voto non può essere che appena sufficiente.