Padre Michael è sempre un passo davanti a loro ma la Sabre e Harlow non si arrendono, sono pronti a tutto perché giustizia sia fatta.
La missione di Michael però ha ispirato altre persone creando letteralmente un esεrcit0 dedito alla “fede” e alla “giustizia”, complicando le ricerche alla squadra che quindi si trova complici ed emulatori in tutto il paese.
Harlow ha deciso di non stare più zitta, di fornire finalmente la sua versione della sua storia e di contribuire attivamente alle ricerche ma sarà abbastanza?
Padre Michael vedrà finalmente la sua fine?
Come libro finale è stato parecchio anticlimatico, seppur leggermente migliore del secondo volume.
La trama lascia a desiderare. Non ho potuto fare a meno di confrontarlo con quel capolavoro che è la Blackwood, una serie super originale, pazzα e unica che mi ha fatto conoscere l’autrice. In questo libro è come se avesse perso la creatività, molti colpi di scena sono i medesimi dell’altra serie o addirittura della Sabre stessa, risultando estremamente ripetitivo.
La disfatta di Michael è risultata deludente, viene descritto come un genio e poi viene sconfitto così facilmente.
Per non parlare di come tutti trattano Hunter. Ero così emozionata di poter leggere della rappresentazione di una disabilità in un dark ma non è stata per nulla affrontata, lui viene ignorato e abbandonato, nessuno lo include o prova a impegnarsi per parlargli, rimane rilegato in un angolo tutto il tempo mentre gli altri parlano e lui non capisce, ci credo che poi si isola e si dεprimε.
Cosa ho apprezzato? Mi è piaciuta la crescita personale di Harlow che finalmente fa qualcosa, si mette in gioco e combatte per la verità e la vita che merita, ho adorato tutte le apparizioni di Brooklyn e della sua famiglia e ci sono state anche scene belle e tenere tra i protagonisti.
Per riassumere, una serie da cui mi aspettavo di più