4.5
Fiori di Cenere è un libro molto diverso dal Depositario dell'Eco. Se il Depositario era un'avventura dal ritmo serrato, con frequenti cambi di location e l'intreccio articolato intorno alla ricerca delle Chiavi, Fiori è invece un dramma politico, più introspettivo, più lento ma anche più profondo.
Il cuore del romanzo sono senza dubbio i personaggi. Kyle è costretto a fare i conti non solo con l'eredità dei Primi che pesa sulle sue spalle, ma anche con quello che sa su Astrid, che lo porta a chiedersi se la conosce veramente. Il conflitto tra loro in questo libro è aspro, a volte frustrante (la voglia di prendere mademoiselle St.Clair per le spalle e scrollarla viene in diverse occasioni), ma è anche realistico e umano, e permette di scorgere qualche nuovo, toccante momento di vulnerabilità sotto l'armatura apparentemente impenetrabile di Astrid. In un periodo in cui siamo bombardati di personaggi femminili perfetti e di conseguenza piatti, che non possono sbagliare e devono sempre incarnare modelli moralmente ineccepibili, Astrid è una boccata d'aria fresca, scritta in modo sfaccettato e coraggioso. E da parte sua, Kyle cresce tantissimo, trovando una forza che non sapeva di avere e imparando a muoversi in modo sempre più sicuro nel mondo dei nobili e degli intrighi politici.
Se la caratterizzazione dei due protagonisti è ottima, i personaggi secondari non sono da meno: le ragioni di Dorian si fanno più chiare, Emma diventa un personaggio a tutto tondo e un membro inestimabile del gruppo, i nuovi arrivati Inès e Mathieu offrono due prospettive opposte sulla società di Parigi, ma è soprattutto Thaddeus Shaw che spicca su tutti. Divertente, irriverente, sempre con la battuta pronta e un asso nella manica, Shaw ruba la scena ogni volta che compare sulla pagina (e i suoi battibecchi con Astrid sono intrattenimento puro, pagherei per uno spinoff su di loro).
Dal momento che questa volta la trama si focalizza sul tentativo di riconquista del seggio dei St.Clair, usurpato con l'inganno e la menzogna da Dorian, ci troviamo ad esplorare la struttura politica e sociale di Parigi, il principale teatro degli eventi. Conosciamo i giochi di potere delle casate nobili, i segreti della Corte dei Miracoli, le ambizioni del misterioso Principato di Havel, e ogni aggiunta rende ancora più affascinante e dettagliato il mondo che avevamo iniziato a conoscere nel Depositario.
Lo stile è scorrevole e preciso come nel volume precedente, ma la scrittura è maturata su ogni livello, dalle descrizioni ai dialoghi, dai momenti introspettivi alla gestione dei personaggi. C'è una sequenza in particolare, verso la fine, dalla quale è fisicamente impossibile staccarsi grazie a un'eccellente costruzione della tensione.
Ora si attende il gran finale, che - considerato dove punta la bussola negli ultimi capitoli - si prospetta col botto.