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L'uomo che corre

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Disertori intristiti, pubblicitari troppo abili nel manipolare il linguaggio, ufficiali arroccati nella loro base, moralisti senza parole davanti ai loro figli, adolescenti che cercano di sciogliere i propri nodi interiori al ritmo di una corsa notturna. Sono i protagonisti dei racconti racchiusi in L'uomo che corre, diversissimi tra loro per stile e ambientazione. Cinque capolavori del romanzo breve in cui David Grossman dà ancora una prova della sua personale prosa, unica per ricchezza di situazioni narrative e densità psicologica dei personaggi. Cinque storie sulla difficoltà di essere uomini in una terra come quella d'Israele. Cinque vicende umane in cui l'aspirazione di un popolo alla giustizia si scontra inevitabilmente con le brutture del presente.

171 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1983

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About the author

David Grossman

143 books1,188 followers
From ithl.org:

Leading Israeli novelist David Grossman (b. 1954, Jerusalem) studied philosophy and drama at the Hebrew University of Jerusalem, and later worked as an editor and broadcaster at Israel Radio. Grossman has written seven novels, a play, a number of short stories and novellas, and a number of books for children and youth. He has also published several books of non-fiction, including interviews with Palestinians and Israeli Arabs. Among Grossman`s many literary awards: the Valumbrosa Prize (Italy), the Eliette von Karajan Prize (Austria), the Nelly Sachs Prize (1991), the Premio Grinzane and the Premio Mondelo for The Zig-Zag Kid (Italy, 1996), the Vittorio de Sica Prize (Italy), the Juliet Club Prize, the Marsh Award for Children`s Literature in Translation (UK, 1998), the Buxtehude Bulle (Germany, 2001), the Sapir Prize for Someone to Run With (2001), the Bialik Prize (2004), the Koret Jewish Book Award (USA, 2006), the Premio per la Pace e l`Azione Umanitaria 2006 (City of Rome/Italy), Onorificenza della Stella Solidarita Italiana 2007, Premio Ischia - International Award for Journalism 2007, the Geschwister Scholl Prize (Germany), the Emet Prize (Israel, 2007)and the Albatross Prize (Germany, 2009). He has also been awarded the Chevalier de l`Ordre des Arts et Belles Lettres (France, 1998) and an Honorary Doctorate by Florence University (2008). In 2007, his novels The Book of Internal Grammar and See Under: Love were named among the ten most important books since the creation of the State of Israel. His books have been translated into over 25 languages.

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for David Raz.
551 reviews36 followers
September 7, 2019
החלטתי להשלים את ההשכלה שלי ולקרוא את גרוסמן לפי הסדר, אז זה הראשון: קובץ של סיפוריו הראשונים של גרוסמן. כבר פה, הדמויות של גרוסמן הן העיקר. הדרך שבv גרוסמן מצליח לחשוף את הסיוטיות הפנימית שלהן לאט לאט היא יוצאת דופן וייחודית כבר בסיפוריו הראשונים. לא במיוחד אהבתי את "רץ" עצמו כי לא לגמרי הצלחתי להבין במה מדובר. גם את "ימים זוגיים" אני כבר בקושי זוכר. שאר הסיפורים השאירו עלי יותר רושם, אם כי קשה להגיד שאיזה מהם מגיע לרמה של גרוסמן הבוגר. סך הכל, קריאה "חשובה" למי שרוצה להכיר את כל המכלול, אבל לא חובה לכל אחד אחר. שלושה כוכבים מתוף חמישה.
Profile Image for Davide.
226 reviews4 followers
October 16, 2019
E' il secondo volume che leggo di Grossman, ed il filo conduttore è sempre lo stesso: la sofferenza dell'uomo. Sono cinque storie di altrettanti uomini che si scontrano con il più coriaceo, imbattibile dei nemici, ossia loro stessi. L'autore fa un'operazione, però, di rara maestria, perché la sofferenza, lo sconforto, l'intimo senso opprimente di sconfitta sono messi sotto una lente e sviscerati e descritti in ogni più lucido, terrificante particolare, ma non con l'analitica freddezza del ricercatore, ma piuttosto con la rassegnazione di chi racconta una storia sotto il peso dell'inevitabilità. Un testo di difficile, certo, ma affascinante. Perché, in fondo, ognuno di noi a qualcosa per cui correre... o da cui correre via.
Profile Image for Leka.
362 reviews
June 4, 2016
Premessa
Quando leggo Grossman, da due anni a questa parte, ho sempre davanti il suo volto, quello illuminato da una luce diretta in una sera estiva a Gerusalemme, mentre firmava autografi e mi rivolgeva poche parole in inglese mentre gli porgevo un suo libro per bambini da dedicare alla figlia di un'amica. La sua scrittura di traverso, in ebraico e inglese, sulla pagina. Il suo sorriso tremendamente triste, implorante quasi. La pelle diafana, i capelli rossi, gli occhiali. L'infinita pazienza con la fila delle persone davanti a lui, questuanti la sua attenzione e con le guardie, collegate ad una base operativa chissà dove e ad una pistola ben visibile, attente alla sua e altrui incolumità, dietro.
Un ricordo che provoca in me, continuamente, sfida ed imbarazzo. Imbarazzo per quello che lo sguardo mi trasmette; sfida per quello che mi trasmettono le righe che lui scrive e io leggo. Trasporto e distanza e curiosità. Estraneità e riconoscimento. Incomprensione e svelamento.
Poi ci sono le sue parole pronunciate al funerale del figlio Uri, che riecheggiano dietro i discorsi dei padri ai figli, dei figli ai padri dei suoi libri. E le donne, che, per me, sono tutte sua moglie.
Insomma, quando leggo Grossman non riesco a staccare completamente le sue storie da quello che ho visto e saputo di lui, del suo concreto esistere e della sua concreta storia. E della Storia in cui è nato e cresciuto (e da cui, a volte, vorrebbe fuggire).

In questo libro, L'uomo che corre, sono raccolti quattro racconti scritti tra il dicembre 1979 e il dicembre 1980. Storie che mi hanno fatto pensare ad altri romanzi e/o racconti suoi per i temi affrontati, per lo sviluppo (o l'avviluppo) dei protagonisti -tutti uomini, nella voce narrante-, per le domande sottese rimandate dalla realtà, dalla s(S)toria, dalla quotidianità, dallo scorrere della vita all'individuo immerso in una rete di relazioni e s(S)torie.
E l'elemento nuovo (almeno per me nel rapporto con questo autore) dell'estraneo che entra nella storia (nella Storia) d'Israele, se ne appropria fin dalle radici e che, dalla stessa e con la stessa radicalità, ne è divelto. O di chi sperimenta un'estraneità nel luogo in cui vive, nel corpo che abita, nelle relazioni profonde instaurate e strappate, a cui è costantemente rimandato, nonostante promesse o avvicinamenti o sporadiche comprensioni che parevano aprire insperate vicinanze o addirittura appartenenze. E ovunque la fuga o l'idea della fuga o il tentativo di fuggire. Verso relazioni altre. Meno alienanti, certo e forse. Forse meno fallimentari di quelle che si sperimentano nel presente. Ma solo relazioni sognate. E sempre negate, in un presente altro, in cui uno dei relati è, spesso irrimediabilmente, assente.
E gli animali, che entrano nella relazione con l'uomo a svelare aspetti celati e cerati, a sciogliere nodi, per legare ricordi.
In una scrittura spesso senza la forma data dalla sintassi, ma uscita dallo stampo dei pensieri senza interruzione e delle immersioni nel rumore, che spesso li accompagna, della vita che viviamo. Tutti, ciascuno da solo. E insieme. Ciascuno da solo in mezzo a molti altri.

Profile Image for Vaniglia Harris.
314 reviews
January 24, 2017
Non avrei mai pensato di poter lasciare a metà un libro di Grossman, autore che ho amato molto, mi sentivo come innamorata di lui. Ho letto diversi suoi libri, con un crescendo di ammirazione e stima, riconfermandomi che, nella misura in cui in un libro cerco sopra ogni cosa l'Uomo, in Grossman lo trovo. Leggendo un libro, non indugio quasi mai sulla trama, cerco piuttosto raffinatezza, stile, ricerca formale, diventa quasi ininfluente di cosa l’autore parla mentre mi interessa molto come lo fa. Stavolta però qualcosa è andato storto, forse perché si tratta di un libro giovanile di Grossman, pubblicato nel 1983 in originale, quando l’autore, non ancora trentenne, ancora sperimentava vari generi letterari. Ho terminato a fatica il primo, pur breve, racconto e ho arrancato parecchio anche nel secondo, pur apprezzandolo, infatti parlerò solo di questo, oltre il quale ho proseguito per non molte altre pagine, per poi arenarmi definitivamente verso la metà del libro.
“Yani sul monte”, dunque. Duro come un macigno, pesante sul cuore in ogni sua pagina. Il protagonista ed io narrante, Yani, è un ragazzo quasi trentenne che ha trascorso un terzo della propria vita, in qualità di ufficiale, in una base militare israeliana, che presto – siamo alla fine del 1979 – verrà sgombrata e distrutta, provocandone l’esplosione. Nel lungo racconto Yani, attraverso l’incontro con Elisha che è stato suo compagno d’armi e amico, ricorda molti episodi degli anni trascorsi al “Cuore”, nome che i militari danno alla base. Insieme rievocano con rabbia, dolore e non nascosta aggressività anche la compagna Nimra, ragazza un po’ strana, fragile e bizzosa, altruista e sognatrice, di cui entrambi sono stati innamorati e che li ha resi rivali. Ci sono già gli elementi che molto più tardi porteranno l’autore a scrivere il bellissimo A un cerbiatto somiglia il mio amore, il romanzo forse più sofferto e maturo della produzione di Grossman.
Profile Image for שירה אטר.
34 reviews3 followers
October 19, 2024
שני הסיפורים האחרונים, ״ימים זוגיים״, שאורכו רק כשתשעה עמודים, ו״מיכאל צידון, מייקל״ שאורכו כ-175, פשוט מצויינים, בייחוד האחרון. מרגיש כמו סגירת מעגל ראויה לקרוא את הכתבים הראשונים של גרוסמן. יש בהם משהו בוסרי ועם זאת כל כך מזוקק ומדויק - תיאור רגיש עד להפליא שרק גרוסמן מסוגל לו.

״ולא כך: כי מתוך אובדנה הרגעי נבע החן המטאדורי; זיע קל של גו תמר הדק, ונלכדה הסכנה המקרינה אל ערסלים גמישים של התפעלות משועשעת, ונועם הלגלוג הרך. צעיף שקוף מושלך רפות אל העשן המתאבך מן הנחיריים. אתה כזה, אני כזו, גם כך אפשר ביחד. דילוג חומק, חיוך, אני לא אעזוב אותך, ילדוני; וגיד עבה פועם על צוואר תפוח, אתה שוכב איתי כמו במלחמה; קול ברמה נשמע, קול געייה מרה: השור אוהב את המטאדור.״ - ימים זוגיים, עמ׳ 145-146
134 reviews
June 23, 2016
Difficile come può essere Grossman eppure a tratti colpisce dritto al cuore. La lingua complessa accumula immagini su immagini e pensieri su pensieri poi si scioglie su sintesi mirabili e memorabili: "il cervello come una piaga aperta" "proiettili di ricordi che vagano nel cervello". Ho amato soprattutto Myke, l'inglese divenuto più israeliano degli ebrei, la sua sofferenza senza concessioni, uno dei tanti personaggi cocciuti e affascinanti di questo autore.
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