Traduttore, saggista, scrittore, accademico, ma soprattutto eretico: giusto qualche parola per descrivere Enrico Terrinoni, che ormai da anni si occupa a trecentosessanta gradi di letteratura – in lingua in inglese ma non solo, come ben sappiamo.
Allora perché pubblicare un libro intitolato Leggere libri non serve? Anzitutto, perché è così: leggere in sé non serve, come del resto non servono altre attività all’apparenza inutili. Ma l’autore vuole farci intendere il contrario: oggi, più che in passato, la lettura e la letteratura sono imprescindibili strumenti di conoscenza. E per dimostrarlo, egli si affida a Wilde, Blake, Joyce, Bruno, Svevo, Woolf e William Shakespeare: una lezione ciascuno, ovvero sette lezioni dove ogni maestro si fa carico di un’angolazione da cui guardare il mondo, di una lente attraverso la quale deformare le nostre più granitiche certezze.
Terrinoni non smette i panni dello studioso, anche se preferisce vestire quelli dello sciamano. Non si limita a fare della mera divulgazione, né a redigere un Bignami dei suoi più complessi Oltre abita il silenzio e La letteratura come materia oscura.
Se Leggere libri non serve è più accessibile dei due lavori sopracitati, non significa che manchi di complessità. Basta leggere le pagine per rendersene conto, per poi buttarsi subito nella Profezia, spiegata con la vita e l’opera di Oscar Wilde. Dalla Ballata del carcere di Reading, si dipana un discorso che tocca prima Pessoa e poi campioni d’irlandesità, al pari di Wilde, come Shane McGowan dei Pogues, Shaw e, naturalmente, Joyce, il quale torna nella terza lezione: fratello di Dante poiché uomo che ha trovato la sua compiutezza artistica nella privazione dell’esilio nonché scrittore che, da visionario e creatore di opere-mondo, abita l’Infinito fino a sfiorarlo.
Giordano Bruno è il portavoce dell’eresia, qui intesa come messa in discussione dello status quo e di qualsivoglia convinzione: è una rivoluzione multidisciplinare, la sua, che passa da Dio e compie un giro fino alla scienza. William Blake, con le sue visioni, è invece il poeta del Sogno; mentre a Shakespeare, per mezzo di Amleto e di altre opere, tocca erudirci sul Silenzio. Svevo, come l’amico Joyce, è uno scrittore autobiografico, profondamente ancorato alla Coscienza e alla sua inconoscibilità: di ciò si dibatte nel capitolo, ritornando sulle critiche mosse dal signor Schmidt alla psicanalisi. L’Onda, ossia l’impalpabilità, il perpetuo mutamento, la frammentazione della trama, a partire dal «romanzo-incantesimo» Le onde, è Virginia Woolf.
In questo breve ma denso saggio, Terrinoni non rimane nel perimetro del suo principale campo d’azione: si addentra bensì in altre discipline – teologia, fisica, filosofia –, sempre ricondotte al primato della parola scritta quale mezzo indispensabile per aprire la mente e per guadagnarsi la libertà.
(recensione uscita su IL FOGLIO il 16 ottobre 2025)