🥀🗝️⚔️
Avete presente quelle letture che vi fanno girare le rotelle perché non le riuscite a prevedere? ECCO.
Di Peccato e Distruzione è stato esattamente questo per me.
Un romantasy oscuro, teso, pieno di crepe e di zone d’ombra, che non ti concede mai la sicurezza di sapere dove stai andando.
La storia si apre in un mondo spietato, dove la libertà è un’illusione e il destino viene deciso da altri. Nylufar è una protagonista che nasce già in salita: Alfea, schiava, cresciuta per servire o morire. Convinta di essere mediocre, invisibile, senza alcuna propensione. E invece no.
Nylufar è disillusa, realista, feroce quando serve. È quella che protegge, che resiste, che non abbassa la testa. Sempre sola, sempre mai protetta. Ed è proprio questa sua forza ruvida, mai addolcita, a renderla così credibile e potente.
🗝️ Accanto a lei c’è Aetan, Reggente di Zafyria. Un personaggio che non si lascia leggere facilmente. Dominante, enigmatico, spesso disturbante nella sua ambiguità. Non è il classico “salvatore” e non viene mai presentato come tale. Il loro legame nasce da una scelta forzata – lui la compra – e da lì si sviluppa in qualcosa di scomodo, teso, pieno di attrazione e diffidenza.
Non c’è romanticizzazione della schiavitù, non c’è scorciatoia emotiva. Ogni interazione tra loro è carica di sottotesto, di pericolo, di domande. Ti ritrovi continuamente a chiederti: posso fidarmi? Posso abbassare la guardia? E la risposta, quasi sempre, è no.
Il romance c’è, eccome. Ma non è mai l’unico motore della storia. Qui il vero cuore pulsante è il mistero, il world building, la sensazione costante che nulla sia come sembra. Voci nella testa, profezie, regni divisi, intrighi politici, personaggi secondari che non sono mai semplici comparse (Bracken su tutti, impossibile non affezionarsi). Tutto concorre a creare un’atmosfera di tensione continua.
Il finale è un cliffhanger crudele, di quelli che ti lasciano in shock, con la sensazione di aver perso il terreno sotto ai piedi. Le ultime decine di pagine sono un accumulo di rivelazioni che ribaltano tutto ciò che pensavi di aver capito.
𝘔𝘢 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰 𝘭𝘰 𝘩𝘢 𝘮𝘢𝘪 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘮𝘦. 𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰… 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘢.
𝘖𝘳𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘪 𝘱𝘪𝘶̀, 𝘕𝘺𝘭𝘶𝘧𝘢𝘳. 𝘊𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘪𝘰 𝘢 𝘵𝘦.
Questa frase è devastante perché non parla di amore, ma di solitudine.
Non di quella romantica, raccontata o addolcita, ma di quella strutturale: l’essere sempre stata sola non per scelta, ma per necessità. Nylufar non sta chiedendo di essere salvata, né sta implorando protezione. Sta semplicemente nominando un fatto che l’ha formata, che l’ha resa ciò che è: una sopravvissuta.
È sempre stata quella che resiste.
Quella che protegge.
Quella che non viene mai scelta.
Ed è proprio per questo che la risposta pesa così tanto.
Perché promettere presenza a chi non l’ha mai avuta non è romantico, non è rassicurante. È pericoloso. È un atto che può aprire una crepa profonda, una possibilità che prima non esisteva. Una promessa che può trasformarsi in rifugio… o in condanna.
Ed è in questo equilibrio instabile, fragile, carico di tensione emotiva, che Di peccato e distruzione colpisce più a fondo. Non perché offre certezze, ma perché osa metterle in discussione proprio nel momento in cui sembrano più desiderabili.
🌒 Haryxia è un mondo oscuro e ben costruito, con un sistema sociale crudele e profondamente simbolico. La prigione di Alcathrya, al centro del regno, non è solo un luogo fisico ma una dichiarazione d’intenti: questa è una storia che parla di controllo, coercizione e manipolazione. Di schiavitù non solo fisica, ma anche mentale ed emotiva.
Temi forti, che non vengono mai usati per shockare gratuitamente, ma che danno spessore alla narrazione e rendono ogni scelta dei personaggi più pesante, più rischiosa.
La scrittura di Greta Cipriano è scorrevole, incalzante, mai banale. Ha un ritmo che ti spinge a dire “ancora un capitolo”, poi un altro, e un altro ancora, fino a quando ti rendi conto che sei arrivata alle ultime pagine… e lì succede il disastro.
La tensione cresce in modo progressivo, le rivelazioni arrivano quando inizi a sentirti troppo sicura, e il controllo emotivo del testo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più. Nulla è messo lì per caso, nulla viene spiegato troppo presto.
È uno di quei libri che ti costringono a restare vigile, a non fidarti, a leggere tra le righe. E quando pensi di aver capito tutto, ti rendi conto che no, non era così semplice.
NON VEDO L'ORA DEL VOLUME 2 😍