Se c'è qualcosa in cui noi italiani eccelliamo, è l'arte di raccontarci. Dalle botteghe artigiane ai bar di provincia, abbiamo affinato uno sguardo acuto sul mondo proprio nei luoghi in cui è nato il nostro senso di comunità, trasformando l'esperienza quotidiana in parole, modi di dire, battute, pettegolezzi e riflessioni profonde. È da questa materia viva che hanno attinto i nostri più grandi scrittori, da qui che sono nati i capolavori della nostra tradizione letteraria, nutrita di un immaginario collettivo in cui cultura alta e popolare si incontrano e si mescolano. I libri di Manzoni, Verga, Pirandello e di molti altri autori «che a scuola avete odiato con tanta passione» sono il cemento che tiene insieme l'identità nazionale di un popolo spesso diviso e confuso. Questo libro nasce dal desiderio di riscoprire l'energia e la vitalità di opere che ci appaiono lontane e polverose, ma che in realtà parlano ancora con forza al nostro capolavori capaci di influenzare il nostro modo di pensare, di raccontarci e persino di fare politica. Con la sua penna caustica e spregiudicata, Vittorio Feltri mostra come questi testi siano una chiave per interpretare l'attualità, svelare le contraddizioni del potere e rileggere episodi della sua lunga carriera di giornalista, durante la quale è stato testimone diretto di alcuni tra i passaggi più significativi della storia italiana recente. Perché la letteratura, nell'epoca dei tweet e dei video di pochi secondi, resta uno degli strumenti più preziosi che abbiamo per coltivare e difendere il pensiero critico.
Risparmiandomi le premesse sulla figura di Feltri, sulle sue posizioni politiche e sulle sue affermazioni più o meno condivisibili, posso solo dire che ho trovato favolosa e egregiamente spesa l’energia polemica con la quale capitolo dopo capitolo sceglie l’analisi di un’opera letteraria per asfaltare qualcuno che gli sta antipatico.
Ce l’ha quasi con tutti, a volte (spesso) spara sulla croce rossa, ma possiamo riconoscergli il grande pregio di dire quello che pensa senza filtri di circostanza. Ed è un gattaro.
Il titolo del libro mi ha incuriosito e invogliato a leggerlo. All'inizio è stata una delusione perché l'autore ha usato dei testi classici della letteratura per parlar male di personaggi a lui indesiderati, però continuando la lettura ho apprezzato la descrizione e spiegazione, in modo frugale e semplice, di Feltri dei romanzi trattati facendo emergere anche il messaggio che l'autore del testo vuol fare arrivare. E' comunque una lettura interessante e a tratti anche arguta, peccato, appunto, il voler associare di continuo un testo classico all'attualità, che caso strano, colpisce appunto personaggi anche politici a lui indesiderati.