Rosa Soave ha quasi quarant'anni, un figlio, un ex marito che l'ha lasciata il giorno di Natale e un quaderno Pigna con cui chiacchiera come se fosse un amico. E poi intorno a lei volteggiano cognate eco-bio con smanie romantiche, capi fin troppo affascinanti, preti impiccioni, editori sentimentali, professori sexy, amiche tuttofare, famiglie pericolose... In questo tourbillon, Rosa ha una sola con l'amore ha chiuso. Ma quando dalle nebbie del passato riemerge Doralice Spina - la sua miglior nemica del liceo, specializzata nel rovinare le vite degli altri - è davvero troppo. La Spina pungerà ancora o Rosa riuscirà a impedirglielo?
Una deliziosa commedia metropolitana che ci consola, ci fa ridere e ci conferma che a volte non c'è altro da bisogna prendere un bel respiro e ricominciare da capo.
Oltre a scrivere sul suo quaderno nuovo e a detestare l'altrettanto nuova fidanzata dell'uomo che fino a ieri era suo marito, Rosa Soave ha molti altri tenere a bada le maestre troppo creative di suo figlio Valentino, frequentare un corso di danze irlandesi, difendersi dalla svagatissima cognata Clementina che abita sul suo stesso pianerottolo e le controlla la raccolta differenziata. E poi, soprattutto, provare a rimediare ai pasticci di Claudio, il fascinoso direttore del supplemento letterario per cui lavora. Fra amori improbabili, cene trappola e pettegolezzi d'ufficio, Rosa prova a tenere insieme i pezzi della sua esistenza e a inventarsi di punto in bianco una nuova normalità. Poi però, è ovvio, arrivano i problemi. Il primo è che Malefica - sí, l'ha ribattezzata cosí - non solo le ha soffiato il marito, ma adesso inizia persino a minacciarla perché firmi al piú presto le carte per il divorzio. Il secondo è che torna in scena pure la sua nemica giurata del liceo, Doralice Spina, piú seducente che mai e pronta a qualsiasi sotterfugio per ottenere ciò che vuole. È lei la vera antagonista di questa storia, visto che non c'è rosa senza da una cosí conviene tenersi alla larga, chiedere a chi non l'ha fatto in passato e l'ha pagata carissima. Ma quando il bel direttore perde la testa proprio per Doralice, beh, Rosa non può certo restare a guardare. Con ritmo serrato, una comicità disincantata e quella leggerezza intelligente che da sempre rende unico il suo sguardo, Stefania Bertola firma un romanzo gustosissimo, brillante, ricco di colpi di scena. E ci trascina in un vortice di vita che celebra l'arte sottile di arrangiarsi con grazia.
Writer and translator, she also worked for radio and tv. ----- Ha pubblicato diversi romanzi che coniugano sentimento, umorismo e senso del surreale, con risultati che possono ricordare la letteratura anglosassone chick lit per quanto riguarda il tono leggero e divertente, anche se ambientazioni e temi si discostano decisamente dai canoni di quel genere. La Bertola è anche traduttrice dall'inglese, sceneggiatrice e autrice radiofonica.
Emanuela - per RFS . Stefania Bertola, in La Rosa e la Spina, dimostra ancora una volta la sua abilità nel maneggiare un registro narrativo unico: un equilibrio perfetto tra realismo e tenerezza.
Lo sguardo dell’autrice sui suoi personaggi e sulle dinamiche della vita metropolitana è splendidamente disincantato. Non c’è spazio per melodrammi esagerati o idealizzazioni forzate. Le situazioni più assurde – un marito che scappa a Natale, cognate che ispezionano la raccolta differenziata, un’ex nemica del liceo che ritorna – vengono trattate con una lucidità quasi ironica e si traduce in una comicità tagliente e autoironica, soprattutto nei pensieri di Rosa annotati sul suo quaderno Pigna. La Bertola non giudica la meschinità o le debolezze, ma le espone con un sorriso sardonico, invitando il lettore a riconoscere la propria imperfezione in quelle dei suoi personaggi. È una leggerezza intelligente che critica senza appesantire, utilizzando l’umorismo come strumento di analisi della realtà.
Sotto questa patina di cinismo lieve e divertente, però, l’autrice conserva una profonda tenerezza per le sue creature. Ogni personaggio, per quanto stereotipato o ridicolo possa sembrare – dall’affascinante ma pasticcione direttore Claudio, alla sfortunata (ma combattiva) Rosa stessa – viene trattato con un’umanità palpabile.
La Bertola non li condanna, ma ne evidenzia la vulnerabilità e il bisogno, universale, di amore e di una parvenza di normalità. La tenerezza emerge nel modo in cui l’autrice empatizza con la fatica di Rosa nel “tenere insieme i pezzi della sua esistenza” e nell’arte di ricominciare da capo. È un affetto sottile, che si manifesta nel riconoscere la dignità di chi si arrangia con grazia, conferendo profondità e calore anche ai personaggi più eccentrici. Questo duplice approccio impedisce al romanzo di scivolare nella satira pura, ancorandolo invece a una sentita celebrazione della resilienza umana.
Nonostante il piacere della lettura e l’apprezzamento per lo stile, provo un po’ di rammarico per la conclusione del romanzo. Sebbene il finale sia coerente con il ritmo serrato e la natura brillante della commedia, avrei preferito fosse più esteso. Avendo investito emotivamente nel “vortice di vita” di Rosa e nella risoluzione delle sue intricate vicende, un epilogo più lungo a mio avviso avrebbe dato maggiore soddisfazione, permettendo al lettore di assaporare più a lungo la nuova normalità faticosamente conquistata dalla protagonista.
Valentino, e un ex marito dentista che l'ha lasciata il giorno di Natale per la sua assistente alla poltrona. Il capo di Rosa è Claudio, che sta per conoscere Doralice Spina, ex compagna di classe di Rosa, che al liceo vent'anni prima si è fatta ricordare, non proprio in positivo... La vita dei nostri personaggi sta per avere un bello scossone, come sempre d'altronde quando c'è di mezzo la Bertola! Ho letto con molto divertimento quest'ultimo romanzo di Stefania Bertola, scrittrice torinese che mi sorprende sempre per la sua arguta simpatia. Anche questa volta ho riso da sola dall'inizio alla fine. Le occasioni per sorridere non sono mai sbattute in faccia al lettore ma sono spesso sottili, e per questo ho amato il libro ancora di più. Ho apprezzato molto il tourbillon di avventure sentimentali che affrontano i nostri personaggi, che peraltro sono parecchi, tanto da dover tornare indietro a vedere chi fosse chi, di tanto in tanto. La città di Torino, seppur mai espressamente citata, fa capolino in ogni descrizione, e chi la sa riconoscere lo apprezza parecchio. Avrei preferito che questo romanzo durasse di più, quando ho girato l'ultima pagina mi sarei aspettata che continuasse e non ho ancora capito se ci sarà un seguito o meno; in ogni caso mi è piaciuto tutto, è la lettura ideale per fuggire dai pensieri per qualche ora senza necessariamente dover spegnere il cervello.
Carino, in classico Stefania Bertola style. Però non ho apprezzato né il finale troncato così, né l'uso ripetuto di meta-descrizioni come se, invece di una narrazione scritta, il pezzo in questione fosse una sceneggiatura o uno storyboard. Mi hanno dato un po' sui nervi. De gustibus eh... poi magari qualcuno invece le troverà geniali e le gradirà moltissimo.
Grandissima come al solito Bertola, che riesce ad autocitarsi introducendo il nome di un personaggio del libro Ragione e sentimento. Stefania, un mito! Scrivi di più, ti prego