«Linda Tugnoli maneggia bene suspense e atmosfera. » il venerdì - la Repubblica
La notte è senza luna, tra le lapidi s’insinua un vento gelido e l’unico rumore è quello di passi sul vialetto di ghiaia. Poi l’uomo si ferma e rabbrividisce, ma non per il freddo. Lo sguardo è fisso sulla tomba di una giovane donna, morta decenni prima. Il segreto deve rimanere sepolto. Per sempre.
Mai Guido avrebbe immaginato che una cosa del genere potesse accadere nel suo minuscolo paese, al limite estremo della Valle Cervo, dove gli inoffensivi residenti del cimitero da tempo superano di gran lunga quelli in vita. Un uomo è stato trovato morto, ucciso. La vittima era una persona che raramente si faceva vedere in giro, non si capiva bene nemmeno di cosa vivesse, ultimo discendente di una famiglia una volta in vista ma poi caduta in disgrazia. Sebbene Guido incarni la quintessenza dello spirito della Valle – poche parole e ancor meno sorrisi –, e per lui siano più importanti le piante di cui si prende cura come giardiniere rispetto alle miserie degli esseri umani, quella morte violenta gli fa scattare dentro quel misto di curiosità e ossessione per la verità che lo ha già messo nei guai più di una volta. E così una notte non resiste alla tentazione di entrare in casa della vittima, giusto per dare un’occhiata alla stanza dove il poveretto è stato ucciso. E subito un senso opprimente d’inquietudine lo alle pareti, infatti, sono appese decine di ritratti fotografici e d’ingrandimenti di sguardi particolarmente disturbanti. Inoltre, chiedendo in giro, Guido viene a sapere che la vittima era solita visitare i cimiteri per scattare fotografie delle fotografie dei defunti… Possibile che sia lì la chiave del mistero? Anche perché, strano a dirsi, sembra che parecchie persone abbiano la passione di girare per cimiteri. A Guido quindi non rimane che raccogliere tutto il suo coraggio e inoltrarsi anche lui nel paese dei morti, sperando non sia troppo pericoloso…
Linda Tugnoli vive tra Roma – dove lavora come autrice e regista di documentari, soprattutto per la Rai – e la campagna sabina, dove abita in un casale con il marito, tre figli, un orto, una serra e svariati cani di grossa taglia che periodicamente devastano l'orto e la serra. Ha contratto anni fa quello che gli inglesi chiamano il bug del giardiniere: una spiccata tendenza a parlare troppo di piante e di fiori. Le colpe degli altri è il suo romanzo d’esordio.
“Si era chiesto sempre perché e ora lì per lì gli sembrò di aver trovato la risposta: perché sono registi e sceneggiatori uomini ad assegnarle quello stupido ruolo che solletica la loro vanità maschile, che li fa sentire così forti e protettivi mentre le versano un banale bicchier d’acqua quando in realtà tutti sanno che sono le donne quelle capaci di dare vera protezione e vera cura. E che si muore chiamando la mamma.” (Citazione)