Geulwoll è una parola coreana che significa "lettera". Ed è anche il nome di un piccolo negozio molto speciale, al terzo piano di un edificio malandato nel cuore di Seul, dove è possibile acquistare tutto l'occorrente per dedicarsi a un'attività ormai lontana dalla frenesia scrivere lettere ai propri cari o a persone sconosciute, grazie a un servizio di "amici di penna" ideato da Mun Juhee, la direttrice che nel 2019 ha dato vita un po' per caso a questo luogo unico. Geulwoll è diventato una fonte di ispirazione, un rifugio dal mondo esterno dove raccogliere idee e sentimenti e lasciar correre la propria immaginazione, e ha radunato in breve tempo una clientela fedele e osservandola e collezionando con cura le sue storie, Mun Juhee ha stilato un piccolo manuale con consigli preziosi e suggerimenti per dedicarsi al meglio a quest'arte antica. Dalla scelta della carta, del luogo e del momento in cui scrivere, fino all'atto della spedizione, offre supporto, incoraggiamento ed empatia a chi cerca un antidoto alla solitudine o, semplicemente, uno strumento per esprimere i propri sentimenti, positivi o negativi che siano. Per scrivere una lettera non ci sono regole precise o risposte si tratta di accogliere quello che accade quando si sceglie di sedersi e ritagliarsi il tempo per farlo, con cura e attenzione. Accompagnato da esempi di illustri scrittori che hanno reso la corrispondenza epistolare una vera e propria arte, Mun Juhee ci invita a riflettere su un'attività che, oggi più che mai, può aiutarci a migliorare le nostre relazioni con gli altri e a promuovere una cultura fatta di riflessione, empatia e ascolto.
Una lettura gradevole su un'esperienza di comunicazione che ormai si avvia al declino, nonostante la coraggiosa resistenza di appassionati che continuano a coltivare l'empatia attraverso la scrittura. "Le lettere, che anni fa erano il principale mezzo di comunicazione, hanno perso da tempo questa funzione, soppiantate da chiamate e messaggi sul telefono. Al giorno d'oggi, le lettere sono diventate qualcosa di "speciale", che utilizziamo solo in momenti "speciali", quando vogliamo trasmettere le nostre emozioni in modo "speciale".
Una passeggiata sull’anima. Un viale alberato, frondoso. Un tetto di foglie che, nella fumosa atmosfera di un confessionale in cui i ricordi del tempo, immagini o diapositive baluginano dinanzi ai miei occhi come figure impazzite, offre un’opportunità di crescere. Immedesimarsi, mediante gli occhi di un altro, ed avere l’opportunità o l'occasione di aprire un piccolo vaso di Pandora chiuso ermeticamente. Ora che ci penso, questo piccolo vaso non fu mai chiuso quanto in prossimità dei miei occhi, lì, a una manciata di passi dal mio campo visivo, nel quale smaniavo di poter aprire. Togliere la sua copertura, il suo tappo, aprirlo e immergermi. Incurante, proprio come la bella Pandora, di quel che avrebbe implicato un simile gesto. Aprire un contenitore, e liberare ogni cosa. Ogni sventura o bruttura del mondo… Ora che la lettura di questo testo si era conclusa e che si è fatta desiderare per giunta per la sua origine, provenienza in tanti piccoli agglomerati o etnie culturali derivanti da altre terre, altri luoghi, certamente una prerogativa erronea nel poterla giudicare o accreditare a qualcosa che potrebbe non rivelarsi fattibile. Ma mi piace rischiare, e il poter osare suggerisce quasi sempre alla mia coscienza di spingersi oltre. Non lasciarmi tentare da qualcosa o qualcuno, quanto provarci. Quel che sarà, quel che verrà solo il Fato potrà dirlo. Negli ultimi tempi, di romanzi di letteratura nipponica insoddisfacenti e sufficientemente utili ad essere relegati in un cassetto della memoria che non aprirò più, il mio istinto tenta di allontanarmi offrendo spunti che possano arricchire il mio interesse per i classici. Ma i classici, pur quanto splendidi ed impegnativi, a volte richiedono un immersione di semplicità, spensieratezza che non è però una loro prerogativa, e di letture poco impegnative effettivamente questo salotto letterario ne colleziona ben poco perchè inospitale per quelle compagnie poco adatte o inclini al mio spirito. I viali alberati, colorati, caldi o freddi dei classici sono un santuario magico nel quale posso rifugiarmi, insinuarmi come un piccolo uccellino in una splendida giara di vetro che continua comunque a svolazzare libero, nonostante la grandezza del contenitore in cui è rinchiuso. E in questi contenitori, ho potuto svolazzare come meglio credevo. Nel mese di febbraio, il mese dell’amore, ho aspettato che l’autrice di questo testo reclamasse la mia attenzione, arrivando sul mio Kobo con una copertina bianca che diceva poco e niente, ma giungendo al mio cuore, quando meno me lo sarei aspettata. Perché erano le parole, la scrittura a pullulare di magia, di << salute >>. La scelta di questo sostantivo non è casuale, perché per l’autrice - ma anche per la sottoscritta, a dire il vero - la scrittura è linfa vitale della sua esistenza. Quel senso di abbandono, quel legame che è intrinseco fra l’anima di chi legge e di chi scrive si instaura quasi sempre mediante un rapporto passionale, un legame forte e stabile. Ma che cosa succederebbe se fosse qualcun altro ad abbandonarsi alle mie parole, senza nessun rapporto con chi legge? Seduta alla scrivania, con il cursore di Word che continua fastidiosamente a lampeggiare penso che ci sarebbero tanti capitoli che vorrei cominciare. Tante storie che avrebbero bisogno di un battito per vivere; tanti amici da cui ritrarre conforto e solidarietà. Da quando il blog è in vita, il piacere della lettura e quello dello scrivere si sono rafforzati. Ciò che riporto in queste pagine bianche ha come fine lo stato d'animo di una giovane sognatrice, romantica e un po' malinconica, ed è uno stato d'animo che gran parte delle volte tengo a bada. Tutti i romanzi letti, ogni storia vissuta è diversa a modo suo e l'atto dello scrivere, mi dico, è spesso il risultato dello sforzo innaturale cui mi sottopongo scrivendo di personaggi immaginari il cui respiro si fonde al mio; l'operazione dello scrivere diventa così un processo naturale, un fiume di parole conduce a sfiorare i bordi della mia anima, a fermarsi per un attimo prima di essere assorbite dalla linfa vitale del mio essere. Prima che questa svanisca del tutto, muti in qualcosa di personale e incomunicabile. Dal momento che ho terminato di leggere questa storia, all'improvviso il mio stato d'animo nei riguardi di questo testo è completamente mutato. Il mio animo è pervaso da una certa luminosità. Il mio corpo avvolto da un forte e caloroso abbraccio. Non passa neanche qualche minuto che nella cittadella della mia coscienza sbocci l'arcobaleno: ogni forma e colore sembrava trasmettere una certa tranquillità. Ed io non ho potuto fare a meno di lasciarmi completamente andare. E' una sensazione straordinaria. Parole ricche di significato, forti e dure, semplici e innocue mi colpirono in ogni parte. Nella corrente di questo fiume c'era un senso di comunione col mondo, come se mi sentissi finalmente nel posto giusto, e ciò provocò in me una felicità senza limiti. Di colpo, provo l'ebbrezza della scrittura. Affacciata ad una finestra virtuale, entrando ed uscendo da un capitolo a un altro, passando dall odore stagnante della pioggia l'odore fresco e appena rovesciato dell'inchiostro, tutto mescolato in un unico odore che nel romanzo ha un unico nome: l'attesa. Parole, frasi continuavano a mescolarsi e a muoversi nel indeterminato, nel grigio, in una specie di terra di nessuno con un ritorno all'indietro, una rioccupazione dei tempi e dei luoghi perduti. In un gioco di luci e suoni che rivelano il senso della nostra esistenza. Romanzieri talentuosi e memorabili hanno affondato il seme della scrittura già dalla tenera età. Definendosi << una persona diversa >>, sebbene di diverso io non abbia trovato nulla di particolare. Un viaggiatore aveva perso la sua coincidenza, e questa storia mi ha dato la possibilità di identificarsi con lei e la sua scrittrice. La mia sostanza era comune alla sua e perciò qualcosa di forte e potente sarebbe rimasto, non si sarebbe perso con la fine del mondo. Una comunicazione ancora possibile nel deserto arido delle parole, così pieno di vita e quasi di ogni ricordo.