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Mille

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Mille è un racconto del Risorgimento, cioè quel periodo in cui anche in Italia – con stupita e partecipe attenzione da parte del resto del mondo – un numero di persone sufficiente allo scopo prese parte all’unificazione della propria comunità nazionale e del territorio su cui insisteva chiamandolo patria, impugnando le armi, mettendo a repentaglio la propria incolumità, affrontando pericoli e disagi, rinunciando dall’oggi al domani a quel poco o quel tanto su cui potevano contare per tuffarsi nell’impresa. Il protagonista, Giovanni Pantaleo, è una figura storica (minore) con una posizione precisa nello sconfinato pantheon garibaldino. È stato il cappellano della spedizione siciliana, essendosi unito ai Mille appena sbarcati; l’incontro con il generale avviene a Salemi, poco distante dalla natia Castelvetrano, nella Sicilia occidentale, tra Segesta e Mazara. Scopriremo insieme l’utilità del frate minore francescano alla gestione magica dell’impresa, così come seguiremo i suoi tentativi di riformare la Chiesa, il conseguente abbandono della tonaca e tutte le trasformazioni che sempre lo videro accanto all’Eroe dei due mondi, fino all’ultima battaglia di Digione, nel 1871. Mille è un racconto di liberazione per come può essere inteso oggi all’Esquilino, il più alto dei sette colli di Roma, in pieno clima giubilare, dove risuonano a una distanza difficile da considerare le parole d’ordine di quella nostra avventura fondativa fatta di onore e di sangue, quanto di libertà e d’amore. Il cammino dei Mille per fare l’Italia non si è mai concluso, Lorenzo Pavolini racconta persone e sentieri che attraversano uno dei periodi più tumultuosi e picareschi della nostra storia, partendo dallo scoglio di Quarto, fino a perdersi nel presente.

364 pages, Kindle Edition

Published October 7, 2025

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Savasandir .
294 reviews
March 28, 2026
Le prime pagine mi hanno subito ricordato Stanislao Nievo, sarà stata la materia risorgimentale, sarà stato il saltabeccare fra passato e presente, sarà che pure Pavolini ha un'ascendenza illustre, seppur dai trascorsi decisamente più torbidi d'Ippolito Nievo, sarà stato un puro caso… e invece no, altro che caso!
Pochi capitoli più avanti, infatti, viene citato espressamente Il prato in fondo al mare, il collegamento non è solo immaginato, ma voluto, ricercato, palesato, e suona anche come dichiarazione d'intenti: quando ci si appresta ad affrontare un'indagine storica su un personaggio risorgimentale, il risultato naturale non può che essere un romanzo, perché solo la narrativa riesce a rendere giustizia a queste figure altamente romanzesche della nostra Storia, come Ippolito Nievo, come fra' Giovanni Pantaleo, per l'appunto.

Chi era costui? Un fraticello siciliano che si unì subito ai Mille, appena saputo dello sbarco. Il romanzo, però, è corale: ogni capitolo ha una voce diversa: c’è fra' Pantaleo, ci sono i Mille che formano una sorta di coro greco e parlano all'unisono, sono riportati stralci di altre opere, epistole, e poi c’è l'autore che racconta le proprie vicissitudini.
Perché sì, dopo le prime cento pagine c'è un solenne colpo di scena: Lorenzo Pavolini non ha un solo antenato illustre, ma due, perché sua nonna materna, Elvezia Pantaleo, era una nipote di fra' Giovanni, cappellano dei Mille. Una famiglia, la sua, che fa della storia patria un album di famiglia.

Il volume è ambizioso, l'imponente apparato bibliografico dimostra la lunga preparazione documentaria svolta dall'autore, che si è tuffato nella materia risorgimentale e ne è riemerso dopo anni padroneggiandola alla perfezione.
Notevole pure l'apparato iconografico, con mappe, fotografie storiche e contemporanee, immagini e dipinti (il santino di Garibaldi benedicente mi era ignoto, una vera chicca!)



Non può mancare, sottotraccia, la riflessione sul tempo presente, come quando si illustrano le posizioni ottocentesche sugli Stati Uniti d'Europa (di cui Garibaldi e Victor Hugo furono ferventi sostenitori), o quando, nel finale, si ragiona su quanto noi Italiani siamo inclini a dimenticar presto e viviamo senza la minima contezza della nostra storia comune. Riflessione sul presente che si estende anche all’ambito letterario, con due protagonisti insospettabili: Garibaldi e Alexandre Dumas.
Dopo una nuotata notturna rinfrescante sulla spiaggia di Milazzo (il Generale si è gettato in mare vestito con tanto di poncho, Dumas rigorosamente nudo con tuffo kamikaze), l'eroe dei due mondi si siede sulla sabbia, inizia a raccontare la sua vita, e Dumas impone una pausa per farsi subito portare carta e penna e dice a tutti i garibaldini presenti:
voi dovete sapere che la biografia sarà il romanzo di domani; […] insomma sappiate, signori, che questa mia previsione è basata su un’esperienza diretta, il romanzo è una storia fatta di valori dell’individuo, poche ciance. Sono i passi degli eroi a orientare i nostri… quando non abbiamo il privilegio di tracciare noi stessi i sentieri per la gloria, aggiunge ridacchiando tra sé con sicumera, allora trattasi di autobiografia.
Autobiografia che, nelle mendaci mani di un Dumas, non può che subire la finzione romanzesca e con essa intrecciarsi, ovverosia diventare autofiction (infatti, i dieci agili volumi di memorie scritti da Alexandre potrebbero rientrare pienamente nel genere, anzi, assurgerne a modello).

L'aspetto che mi è piaciuto di più è il trattamento che Pavolini riserva alla nostra Storia, quel Risorgimento che, nella nostra breve vita unitaria, per i primi ottant'anni è stato glorificato e trasformato in racconto agiografico, e per i successivi ottant'anni è stato demonizzato e incolpato come vero responsabile di tutti i nostri mali; in questo libro non c’è retorica, si citando sia le note fonti apologetiche di Abba e Bandi, ma pure quelle complottiste del campo avverso, come la testimonianza di don Giuseppe Buttà, cappellano militare dell'esercito borbonico, nell'equilibristico tentativo di fare la tara tra le due versioni, di conseguenza vengono narrate con egual tono e misura tanto le gesta eroiche quanto le furbesche vigliaccate della spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille.
Era ora, mi sentirei di aggiungere.

Ho pure accresciuto le mie conoscenze sul quel pezzo di storia patria: ignoravo, per esempio, che in concomitanza con il Concilio Vaticano I si tenne a Napoli un Anticoncilio, promosso, fra gli altri, da Giovanni Pantaleo (non più frate), in cui si discusse non solo dell'emancipazione delle coscienze, ma pure di quella delle donne, con Enrichetta Caracciolo capofila.

In conclusione, devo avvisare che il romanzo potrebbe meritar nomea di testo per adepti, la narrazione è non lineare, frammentaria, avviluppata su se stessa, polifonica, su più piani temporali, dà molte conoscenze per scontate, e inizialmente si corre il rischio di trovarsi in una stanza di mille matasse senza neanche un bandolo a disposizione per raccapezzarsi, ma sarà una sensazione momentanea, proseguendo con la lettura si staglierà nitido il percorso narrativo e le note finali aiuteranno a tenere sempre il punto del discorso.
Profile Image for Titti Scimè.
146 reviews10 followers
January 20, 2026
Ho resistito ben 92 pagine prima di desistere. E' impossibile da leggere.
Pur essendo appassionata di risorgimento, ho avuto estrema difficoltà a seguire le "vicende" raccontate, incomprensibile sempre il punto di vista, chi sta parlando, cosa sta succedendo.
Sfido chiunque a farcela per 380 pagine.
2 stelle solo per lo show-off di erudizione.
Profile Image for Cristina Mosca.
Author 13 books46 followers
April 8, 2026
mi sono piaciute molto le scelte stilistiche e di registro adottate dall’autore, e più di tutto mi è piaciuta la sua voce, presente ma non invadente. mi ha restituito una bella ambientazione e mi ha dato molti spunti per continuare ad approfondire questo periodo storico. inoltre è un autore che continuerò volentieri a leggere.
Profile Image for Elalma.
933 reviews107 followers
May 11, 2026
Molto documentato, fa appassionare al periodo storico, tuttavia non amo molto lo stile, un po’ pomposo e pieno di metafore, anche se forse è un omaggio all’epoca e ai personaggi narrati.
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