Chi era Francesco d'Assisi? Alessandro Barbero ci porta dentro le tante versioni della vita del santo arrivate fino a noi. Con il rigore dello storico e il gusto del narratore, porta alla luce la storia complessa, stratificata e, a tratti, contraddittoria di Francesco, il santo che tutti crediamo di conoscere.
Nel 2026 saranno 800 anni dalla morte di san Francesco, uno dei più popolari fra i santi della Chiesa cattolica. Tutti crediamo di conoscerlo, ma niente è mai come ci immaginiamo. Le più antiche biografie di Francesco furono scritte da frati che l'avevano conosciuto da vicino. Perciò potremmo credere, ingenuamente, che le informazioni di cui disponiamo su di lui siano non solo molto numerose ma sicure. Non è così. I testimoni si contraddicono chi li ascoltava non amava ricordare che Francesco era stato un uomo pieno di durezze e di contraddizioni, che aveva sperimentato la delusione e la sconfitta. Volevano ricordare un santo perfetto in tutto, privo di dubbi e di amarezze e, in definitiva, simile a Cristo. Era tale il contrasto tra le versioni di san Francesco proposte dai suoi biografi che, quarant'anni dopo la sua morte, l'Ordine prese una decisione senza far distruggere tutte le biografie esistenti e sostituirle con una nuova e definitiva, la Legenda maior scritta dal generale dell'Ordine, Bonaventura. I codici contenenti le vite del santo scritte da chi lo aveva conosciuto vennero cercati nelle biblioteche e fatti sparire. Solo dopo secoli hanno cominciato a riemergere dall'oblio grazie a fortunati ritrovamenti, rivelandoci un Francesco molto diverso. Non il santo sempre lieto che parlava agli uccellini, raffigurato negli affreschi di Giotto ad Assisi, il santo che ammansiva i lupi, precursore dell'ecologismo moderno, che discuteva amichevolmente con i musulmani, precursore del pacifismo e dell'ecumenismo. Non è questo il Francesco che i suoi discepoli ci hanno raccontato. Il Francesco che emerge dai loro ricordi è un uomo tormentato, duro, capace di gesti dolcissimi e di asprezze inaspettate. Ma soprattutto non raccontano un solo Francesco perché ognuno lo ricordava a suo modo. E dunque? Chi è stato davvero quest'uomo straordinario?
Si laurea in lettere nel 1981 con una tesi in storia medievale all'Università di Torino. Successivamente perfeziona i suoi studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa e nel 1984 vince il concorso per un posto di ricercatore in Storia Medievale all'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". Nel 1996 vince il Premio Strega con il romanzo "Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo". Dal 1998, in qualità di professore di Storia Medievale, insegna presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro". Oltre a saggi storici, è anche scrittore di romanzi. Collabora con il quotidiano "La Stampa", e lo speciale "Tuttolibri", la rivista "Medioevo" e con l'inserto culturale del quotidiano "Il Sole 24 Ore". Dal 2007 collabora ad una rubrica di usi e costumi storici nella trasmissione televisiva "Superquark". Il governo della Repubblica Francese gli ha conferito il titolo di “Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres”.
Barbero offre al lettore sette versioni della vita di san Francesco, seguendo scrupolosamente le infinite fonti storiche che sono pervenute fino a noi (giusto per avere un'idea della meticolosità del lavoro, le note al testo in fondo al libro occupano circa una sessantina di pagine).
Fun fact: nel corso della lettura, ho scovato ben cinque "benintenso", segno inequivocabile che il testo è stato scritto proprio dal professore :)
Pregevole ricostruzione, come usuale per Barbero, della vita di San Francesco, raccontata con notevole capacità secondo sette punti di vista, a partire da quello - brevissimo - dello stesso Francesco nel suo testamento a quello, ufficiale e dogmatico, che è finito per diventare l'archetipo del santo di Assisi. In mezzo le varie sfumature, più veritiere e meno apologetiche, in grado di raccontare con maggior vividezza e naturalezza la reale personalità dell'uomo.
Come sempre, la storia ufficiale è fatta dai vincitori, e nel caso di Francesco la sua agiografia ufficiale è quella scritta più di cinquant'anni dopo la morte del santo dall'allora ministro generale dell'ordine francescano Bonanventura da Bagnoregio. Nel frattempo molte cose sono cambiate: l'Ordine è diventato ricco, potentissimo e molto poco umile, la Regola che ne comanda le azioni e l'organizzazione è una versione edulcorata di quella originaria scritta - intransigente sui concetti di umiltà, predicazione e -soprattutto - assoluta povertà - da Francesco, e il ricordo del fondatore, divenuto beato e poi santo, deve ricalcare meglio quello che è divenuto l'Ordine e i frati francescani del tempo. Entrambi molto diversi da come li aveva voluti e creati Francesco. Molto meno umili e poveri delle prescrizioni, rigidissime, che egli aveva voluto e perseguito, con il suo esempio, per tutta la vita.
Insomma, la biografia di Bonaventura è una rilettura politicamente corretta e mediata del carattere, della vita e delle gesta di Francesco, molto più consona e idonea agli scopi dell'Ordine del tempo rispetto alle biografie precedenti.
Barbero mostra gli adattamenti e le modifiche apportate dal dotto Ministro rispetto a quello che era riportato nelle biografie più antiche, che ripescavano in larga parte dal ricordo di chi aveva realmente conosciuto il santo. E in queste biografie scopriamo un uomo molto diverso da quello raccontato poi: ruvido, illetterato, intransigente, a volte collerico, molto misogino, sognatore e, alla fine, deluso dalla piega che l'Ordine aveva già cominciato a prendere e dai compromessi che lui stesso era stato costretto a subire per ottenere il beneplacito papale (primo fra tutti, l'edulcorazione della sua Regola nella versione che poi diverrà definitiva e poi le sue dimissioni volontarie da capo dell'Ordine).
La vicenda di Francesco è eccezionale pur se calata in un tempo dove la fede e la religione rimanevano il centro della vita e della società. Come eccezionale è la sua figura umana e la sua spaventosa forza di volontà, pur se circondata dagli eccessi - mistici e comportamentali - che per noi uomini del XXI secolo appaiono completamente insensati.
Non ero onestamente particolarmente interessato alle vicende di San Francesco, la lettura è stata abbastanza svogliata ma sono comunque contento di averlo letto: la vicenda storica e umana di Francesco è davvero notevole - al netto di miracoli e fissazioni religiose, cose verso le quali il mio interesse è nullo.
Barbero non delude mai, libro entusiasmante, non do 5 stelle perchè da lui mi aspettavo la perfezione ma forse erano troppo alte le aspettative in fondo su Francesco si è detto tutto
"Mai, in nessuna occasione, Francesco ha criticato i ricchi o li ha esortati a rinunciare alle loro ricchezze: si è limitato a far vedere, a chi voleva capire, che c'era un'altra via; e lo stesso vale per il suo atteggiamento nei confronti dei crociati". Questo saggio di Alessandro Barbero ha il doppio compito di smontare (letteralmente) le storie e le leggende nate attorno alla figura di san Francesco per ricostruirla tramite le fonti più autorevoli. Libro, perciò, che non è la classica biografia (ce ne sono già tante in giro) ma, più che altro, è una vera e propria indagine su come è stata "costruita" la memoria del "Poverello di Assisi". Barbero, quindi, prende in esame diverse fonti e biografie di san Francesco uscite tra il XIII e il XIV secolo, e ne mette in evidenza le mistificazioni, le divergenze e le dimenticanze (anche se, a volte, si è trattato di palesi e volute omissioni). Al centro del libro, quindi, ecco emergere il contrasto tra la realtà dei fatti e la narrazione celebrativo-apologetica. Già le prime testimonianze dei suoi stessi frati sono spezzettate e contraddittorie; perciò l'Ordine francescano incaricò il cardinal Bonaventura di redigere la Legenda Maior per cercare di uniformare (e facendo sparire le altre fonti) il culto attorno alla figura del santo. Alla fine di tutto ciò, Barbero ci fa conoscere un uomo tormentato, lacerato dai dubbi e, spesso, in contrasto con i suoi stessi seguaci. Un uomo, appunto… Per quanto mi riguarda (ed essendo abituato a tutt'altro genere di lettura), ho trovato molto spiazzante la lettura di questo saggio: alcuni passaggi, destinati prevalentemente ad un pubblico più "accademico", sono stati veramente ripetitivi e noiosi; senza contare che tutto il libro è pieno zeppo di moltissime note a margine. Non lo nascondo: avrei voluto un testo divulgativo più "alla Barbero" (o è lui che ci ha abituato male?), invece mi son ritrovato a leggere un trattato quasi scientifico. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
TLDR: il Francesco di Bonaventura, quello che poi è stato tramandato ai posteri è opera di mistificazione. Ma anche quello tramandato dalle fonti originarie ne esce abbastanza a pezzi. Forse è davvero il patrono che ci meritiamo. --------------------------------------------------------------------
Barbero ci offre una scrupolosa analisi della figura storica di Francesco commentando sette fonti diverse, a partire dal suo testamento e dai primi frati che l avevano conosciuto, fino a Santa Chiara e Bonaventura, che ha tramandato ai posteri l archetipo di Francesco poverello e buono fino al midollo che ancora conosciamo oggi (se seguite il podcast saprete che a un certo punto Bonaventura ha ordinato che tutte le vite precedenti alla sua fossero distrutte).
Ma chi era davvero Francesco? Bonaventura, che scrive 50 anni dopo la sua morte, sa perfettamente cosa vuole salvare e fa di Francesco un nuovo cristo, omettendo, rimaneggiando e mistificando le fonti precedenti. Ogni opera precedente era invece molto diversa, presentando un Francesco più ruvido, quasi illetterato, che per tutta la vita ha ammonito i frati a lavorare, a non possedere letteralmente niente e a disprezzare lo studio. Tutte cose che risultano imbarazzanti per Bonaventura, ora che l ordine era diventato ricco, influente e pieno di professori universitari.
Anche volendo prendere per buono il primo Francesco, quello tramandato nelle Vite di Tommaso da Celano, la sua figura rimane abbastanza problematica: ruvido, ignorante, a tratti misogino e insito alla collera, con una passione quasi mistica per il divino e un piacere sadico nel martoriare il proprio corpo. È chiaro che non possiamo giudicare un uomo del '200 con gli schemi di oggi, però ecco... fa un po' impressione vedere Francesco punirsi ripetutamente, umiliarsi e arrivare a non curarsi perché così vuole il signore. Uno così oggi sarebbe ricoverato in TSO immediatamente.
+ Reparto bibliografico ricchissimo; Approccio sincero con le fonti; Scrittura, come al solito, eccellente. Tutto si può criticare di Barbero, tranne la sua immensa capacità comunicativa;
- L'approccio è sincero, ma a volo d'uccello. Questo è un libro fantastico per chi si avvicina allo studio delle fonti francescane. Ma siamo lontani dalle tesi sconvolgenti di Manselli, Todeschini, Miccoli o Cardini. Per quanto riguarda il capitolo su S. Chiara, è evidente il recupero delle tesi della Frugoni. Insomma: si sa di non sapere. Si sa che S. Francesco è "quel mix", ma non si dà di più; La citazione iniziale di Mussolini è evitabilissima. Introduce bene al personaggio e alla tesi di Barbero, ma onestamente se ne poteva fare a meno. Sembra fatta per fare iniziare a leggere il libro con un po' di "ciccia sugosa" (e B. fa benissimo, sia chiaro), ma non aggiunge niente al testo.
Solitamente non leggo affatto le biografie di Santi o personalità religiose, perché sono molto distanti da me, però per San Francesco ho fatto un'eccezione, in quanto nel 2026 si festeggia l'ottavo centenario della sua morte e poi, perché, ho studiato un po' la sua figura durante il corso di storia medievale all'università. Che dire, quindi, di questo libro? Senza dubbio molto interessante, il lavoro fatto da Barbero è notevole e almeno i primi capitoli sono interessanti da leggere e li ho letti abbastanza velocemente. In seguito, Barbero tende a ripetersi, perché le versioni che racconta si assomigliano e diventa un po' troppo ripetitivo. Quattro stelle perché il lavoro che c'è dietro questo libro è immenso e lo riconosco senza problemi, anche se il volume non mi ha soddisfatta del tutto. Aggiungo che sarei molto interessata a sentire Barbero raccontare la vita di Francesco dal vivo: sarebbe sicuramente un'esperienza diversa dalla lettura del libro.
Inizialmente, non mi sentivo attratta dall’argomento del libro, ma conoscendo la capacità di Barbero di travolgerti attraverso curiosità e aneddoti sul contesto e sul profilo del protagonista, sono andata avanti nei capitoli. Cosa è accaduto? Il lettore più va avanti più scopre lati non edulcorati del Santo, da una parte lo stereotipo di San Francesco solo povero e amico degli animali, dall’altra una sorta di timida vergogna per la creazione di un ordine ‘scomodo’ che prendeva sempre più piede. Infine, un aspetto interessante è fornito dal racconto della regola bollata e il racconto che ne fanno coloro i quali lo hanno conosciuto e vissuto da vicino.
Questo libro prende spunto da alcune lezioni tenute dal professore sul santo, fondendo alle informazioni un approccio particolare: ogni capitolo è dedicato ad un punto di vista su Francesco, dalla prima vita scritta da Tommaso da Celano, fino a quella redatta da San Bonaventura. La struttura potrebbe forse apparire ripetitiva, con sezioni monotematiche che si ripetono per ogni biografia, ma credo che sia proprio questo il punto di forza dell'opera: può essere fatto un confronto diretto sull'evoluzione della narrazione legata al santo, dagli inizi più umani, costellati da momenti di debolezza che piano piano vengono emendati fino all'ottenimento del racconto esemplare che tutti conosciamo. Non è una biografia, ma uno studio sull'evoluzione della figura del santo, fatto di omissioni, nuovi miracoli ed episodi della vita che si aggiungono nel tempo per creare il Francesco che abbiamo oggi nel nostro immaginario. Per questo motivo potrebbe risultare macchinoso e poco scorrevole nella lettura, anche se le note sono state messe in fondo al libro per dare al lettore la possibilità di ignorarle.
Nel complesso è stato un libro che ho letto con piacere e che consiglio a chi voglia approfondire la figura del santo.
I libri di Barbero non offrono la stessa esperienza delle sue lezioni orali, dove l’umorismo intelligente e un grande talento per la divulgazione riescono a rendere piacevole e interessante qualsiasi argomento.
Anche questo libro, risulta farraginoso, macchinoso e purtroppo ripetitivo per la scelta di riportare la vita del santo in differenti versioni.
Direi accademicamente prezioso ma non una piacevole lettura.
4.5/5 Ho molto apprezzato questa lettura storica delle prime Fonti Francescane. Ad 800 anni dalla morte di San Francesco, dobbiamo imparare a discernere il reale dal mistificato. Ho notato di nuovo la tendenza a inserire la ripetizione di alcuni concetti già ben definiti nei capitoli precedenti. Non ho riscontrato questa tendenza in "Waterloo", quindi deduco che sia tutto in favore di un pubblico più ampio, anche se io personalmente non l"ho apprezzata.
Bel libro del Professore che si districa tra le varie "versioni" di Francesco giunte fino a noi cercando di fare in modo che ognuno si possa fare la sua idea. All' inizio un po' ci si perde ma nel proseguo della lettura diventa più semplice seguire il filo del discorso.
Solido e accurato studio del Magister, mantenendo il suo consueto stile divulgativo scorrevole e accattivante. Ricco apparato di note per chi desidera seguire l'uso delle fonti; possono essere tranquillamente ignorate da chi preferisce una lettura più scorrevole