Questo libro non è certo un manuale di sopravvivenza per i momenti di crisi con soluzioni definitive e istruzioni chiare, ma un’indagine sullo spirito umano che ci aiuterà a scoprire le pratiche di resistenza culturale che continuano a sbocciare e crescere tra le crepe dell’apocalisse e che ci stupiscono proprio per questo. Andrea Colamedici e Maura Gancitano ci accompagnano in un viaggio filosofico e critico che documenta i “fiori” che nascono nei posti più improbabili: dal corpo che custodisce dissolvendosi alla gioia che non spera, passando per la lettura silenziosa che genera comunità e le maschere che rivelano invece di occultare. Pur sapendo che l’habitat è ormai compromesso e che molte di queste forme di vita culturale sono già in via d’estinzione, gli autori hanno compilato un prezioso erbario, frutto di anni di studio e di pratica del fatto che la meraviglia è in grado di germogliare dove non dovrebbe – negli interstizi tra stupore e spavento – e che è capace di prendere forme ostinate e contrarie. A conferma che l’umano, nonostante tutto, continua a generare bellezza e senso anche quando sa che è tutto inutile. Un libro per scoprire che l’incertezza può trasformarsi in uno strumento prezioso, che la meraviglia non è morta e che nel mondo esistono tanti giardinieri pronti a coltivarla con insensata caparbietà e gioia.
Maura Gancitano, filosofa e scrittrice. Per Einaudi ha pubblicato "Erotica dei sentimenti" (2024) e "Specchio delle mie brame" (2022). Per Mondadori "L'alba dei nuovi dèi" (2021) insieme ad Andrea Colamedici, con cui ha scritto vari libri e fondato Tlon, progetto di divulgazione culturale e filosofica.
La botanica della meraviglia è una sorta di metafora che invita a coltivare lo stupore e la bellezza anche in tempi di crisi, come se fossero piante rare che crescono negli interstizi tra caos e speranza. Gli autori parlano di una sorta di “erbario filosofico” che raccoglie pratiche di resistenza culturale: gesti, pensieri e azioni che continuano a generare senso e bellezza anche quando il mondo sembra sull’orlo del collasso. E forse è proprio così: finchè c'è vita non c'è speranza, c'è gioia.
"Questo non è un libro per trovare conforto. Non ti renderà una persona migliore. Quello che offre è un prontuario di pratiche per non impazzire mentre il mondo brucia. Una botanica di quel che continua a crescere negli interstizi tra stupore e spavento, tra il fascino e l’orrore, tra la meraviglia che spacca e quella che salva"
La meraviglia non è morta, è questo che conta: sapere di non essere soli nella propria ostinazione insensata...
La vita è bella non perchè ignoriamo l'orrore, ma perchè anche nell'orrore qualcosa in noi continua a fiorire inappropriatamente, ostinatamente, necessariamente.
La vita non vince contro la morte come vorrebbe farci credere ogni retorica eroica o consolatoria. La vita è con la morte, la include e la attraversa... La gioia più profonda non nasce dal dimenticare la morte o dal vincerla, ma dall'includerla dentro di sè.
Da leggere, sottolineare, rileggere, risottolineare, metabolizzare, vivere...
Il libro ha un obbiettivo interessante...peccato che sia solo un'accozzaglia di fatti e citazioni completamente scollegate tra loro. Numerose ripetizioni, come a voler convincere che stanno mandando quel messaggio lì. E le sezioni commenti sono cringe ai massimi livelli. Due stelle per la raccolta di citazioni e bibliografia interessanti.
Sto pensando seriamente di smettere di seguire questi due autori dovunque e specialmente on Substack, perché poi ogni loro libro mi sembra di averlo giá letto. Quindi considerando la frase precedente come >spoiler alert< non credo ci sia altro da aggiungere. Mi é piaciuta comunque, ed ha allegerito il tutto, questa loro idea di lasciare i commenti a margine: fornisce una spiegazione del processo che non appesantisce il tutto.
Ho trovato molto disturbante lo stile narrativo pieno di riquadri con banalissime ed elementari riflessioni che distolgono l’attenzione alla lettura. Poi tutto il pensiero è dominato da buonismo, ingenuità e oserei dire da una certa faciloneria. Purtroppo non sono riuscita a finirlo.
Una lettura che ti proietta in un universo parallelo. Se vuoi oltrepassare i limiti "socio-economico-temporali", i limiti mentali proprio, è il libro che stai aspettando da sempre. Una perla che va studiata. In una sola parola: essenziale!
3 stelle perché sono perplessa. Non avevo mai letto questi due autori e non sapevo cosa aspettarmi, né avevo particolari aspettative. Ma, nonostante le loro premesse che non promettono soluzioni, non mi pare un libro ben strutturato, una lettura senza capo né coda. Vengono menzionati molti episodi insieme a citazioni tra le più disparate che, certamente possono essere fonti interessanti da approfondire e incuriosiscono, ma non vengono esplorate con profondità o esposte per arrivare a un punto/supportare un concetto. In breve: tanti spunti da cui partire, poco interesse a continuare a seguire questi autori. Ci rifletterò ancora.
Più che altro un diario, collettanea di citazioni, pillole filosofiche e riflessioni in libertà tenute insieme dalla voglia di sturpirsi e cosí restare umani
Io ho un problema con Gancitano e Colamedici: quando devo spiegare quello che ho letto vado nel panico, non lo so più. Mi sento piena e grata per le loro parole, ma non so formare frasi di senso compiuto per spiegare perché i loro scritti sono sempre così illuminanti. Quindi farò così: userò le loro parole per spiegarvelo, senza prendermi nessun merito, mentre continuerò a rimuginare sulle loro parole trattenendone ogni significato possibile dentro di me. Credo che prima o poi le parole fioriranno e saprò anche parlarne agli altri. Quello che hanno fatto Maura e Andrea in questo bellissimo saggio è, come da loro dichiarazione, Botanica della Meraviglia, ossia studiare ciò che continua a fiorire nonostante e attraverso il collasso di tutto ciò che ci circonda. E alla fine del libro ecco cosa abbiamo trovato: la conferma che l'essere umano continua, imperterrito, a generare bellezza. Anche quando tutto crolla. Anche quando sa che è tutto inutile. Concludo riprendendo un esempio a loro tanto caro: i musicisti del Titanic che suonano mentre la nave affonda. In fondo, la domanda non è se abbia senso continuare a suonare. La domanda è: cos'altro potremmo fare?
Preso da questo libro inizialmente incuriosito dal suo titolo, si è rivelato per come viene annunciato già dall'inizio... non un manuale di sopravvivenza ma un invito a coltivare stupore, bellezza, interessi, portare avanti le. proprie vite anche quando tutto intorno crolla. Credo sia uno di quei libri da tenere sempre a portata di mano, da cui trarre ispirazione nei momenti in cui tutto sembra spingerci a mollare, per ricordarci invece che tutto ciò che facciamo dobbiamo continuare a farlo per gioia, sotto tutti gli aspetti. "Finché c'è vita non c'è speranza. C'è gioia". Capirete il perché.
In una società che obbliga all'eccellenza, fare schifo è un gesto rivoluzionario. Il libro non mi ha fatto impazzire, però il messaggio è bello e mi ha dato degli spunti di riflessione interessanti. Schiavi di immagini future, altalena emotiva, mondo che svuota e fa sentire inadeguati, sensazione di vivere alla fine del mondo. sti***** "Il mondo brucia, e noi continueremo a suonare, scrivere, tradurre, documentare. Per gioia cazzo. Per quella gioia terribile e piena che viene dal semplice fatto di essere, qui e ora, parte dell''infinito tessuto del reale
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Un libro che può seminare il primo seme del dubbio in chi ha la certezza nichilista che dato che un senso nella vita non esiste, tanto vale non fare nulla, non impegnarsi in niente o (all’estremo opposto) vivere come se fosse l’ultimo giorno senza pensare alle conseguenze. Non è un libro di self-help, come specificato anche dagli autori, ma sicuramente dall’elevato potere curativo, a livello individuale e collettivo.
Il libro è una insopportabile lista di progetti autoreferenziali degli scrittori. Una continua autocelebrazione di pratiche e metodi che hanno trovato per vivere con meraviglia in questo mondo in decadenza. Lodevole, ma avrei preferito fosse meno autobiografico e più metodologico. Le note a margine poi sono posticce. La seconda stella è data solo per la parte introduttiva che è interessante.
Un piccolo libro "necessario" per riflettere su come la bellezza possa farsi strada perfino in questa epoca difficile. Come il fiore che nasce nella crepa dell'asfalto, possiamo trovare nella gioia dell'esserci, quella forza che può sospingerci a trovare il "senso". Consigliatissimo.
Perché continuare a studiare, tradurre, scrivere, se il mondo sta bruciando? È la domanda che gli autori si pongono, e a parer mio, hanno risolto con eleganza.