“Alla fine, ciò che rimane è inciso nel mio corpo. È lui a non dimenticare.”
Il corpo, esplorato, interrogato, rivendicato, e la parola, nutrita dalle voci di Ernaux, Yourcenar, Duras, danno forma a una consapevolezza e a una volontà che reclama la sua indipendenza. Un romanzo intenso e necessario sull’identità femminile, il racconto di una formazione silenziosa, di un desiderio che smette di chiedere permesso.
Per l’autrice la scrittura è (anche) un atto terapeutico, ma non individuale, anzi, mi sono ritrovata senza saperlo in una terapia di gruppo e ha fatto male. Malissimo. E non oso immaginare il dolore che ha significato raccontarlo.
Uno dei libri più belli per riflettere sul consenso e su cosa significa errore donna.
" C'è consenso autentico in una relazione dove esiste una chiara disuguaglianza di potere?".
" Era il potere agito su di me senza il mio pieno consenso, la manipolazione travestita da amore, l'illusione che bastasse piacere a qualcuno per sentirmi viva.(...)Mi ero assoggettata al desiderio di esistere per D e poi per F,dentro i loro schemi e le loro aspettative, senza accorgermi che, così facendo,, mi stavo condannato a vivere una versione distorta di me stessa.(...)Era una forma di violenza che ho faticato a riconoscere, perchè non lascia lividi visibili, solo crepe profonde nella percezione di me stessa";
" Forse, la sfida più grande è proprio questa: imparare a esistere senza bisogno di conferme, imparare a riconoscersi senza dipendere dallo sguardo altrui. Essere per sè stessi"
Condivido anche questa parte sui libri e sulla lettura indimenticabile: "Proprio quei libri e quelle storie avevano rappresentato delle ancore di salvezza, piccoli rifugi di carta in cui potevo ritrovare frammenti di un'identità perduta e riscriverla, pagina dopo pagina.Con il tempo ogni libro era diventato una porta aperta verso un altrove che mi seduceva e mi spaventava al tempo stesso, poichè le parole mi costringevano a confrontarmi con le parti di me che ancora non conoscevo, ma che non potevo più ignorare.(...) Restavo ancorata a fantasie con le quali nutrivo la mente,lontane, tuttavia, dalla concretezza dei sentimenti reali. Erano illusioni perfette dentro le quali potevo perdermi senza il timore di essere ferita.L'amore dei libri non chiedeva nulla in cambio se non la mia immaginazione"