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Il secolo fragile: Caos e potere nel mondo in crisi permanente

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«Stiamo vivendo l’equivalente di una seconda Repubblica di Weimar.» Convinto che solo attraverso un’analogia con il passato si possa comprendere la crisi del presente, Robert Kaplan si avventura in una spiazzante quanto illuminante analisi tra storia e geopolitica. Rileggendo la breve parentesi di governo che avrebbe portato all’ascesa Hitler, mette in luce differenze e similitudini con il nostro mondo caotico e globalizzato, sempre più a portata di mano ma allo stesso tempo complesso e difficile da gestire, dove ogni nuovo conflitto, come in Ucraina e a Gaza, innesca un micidiale effetto domino nel resto del pianeta. Questa costante instabilità non sarà più mitigata dall’azione delle grandi potenze, il cui declino Kaplan descrive alla luce della dissoluzione degli imperi e della fine dell’ordine emerso dopo la Seconda guerra mondiale. Mettendo insieme le lezioni apprese sul campo come osservatore e corrispondente dall’estero e le fulminanti intuizioni filosofiche e letterarie ispirate da Christopher Isherwood, Aleksandr Solženicyn, T.S. Eliot, Oswald Spengler e Elias Canetti, traccia connessioni tra eventi storici e fenomeni sociali, spaziando dalla Rivoluzione russa del 1917 a quella islamica in Iran, dall’Africa occidentale dilaniata dagli scontri negli anni novanta alle megalopoli cinesi, dalla Guerra fredda al possesso delle armi nucleari rivendicato oggi da dittatori e autocrati. Questa nuova Weimar globale è destinata al tragico epilogo di quella storica? Kaplan invita a esercitare un prudente pessimismo per non cadere preda di false «il segreto è fare un uso costruttivo delle nostre paure, in modo da essere cauti nei confronti del futuro senza doversi arrendere al destino».

190 pages, Kindle Edition

Published October 3, 2025

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About the author

Robert D. Kaplan

84 books1,299 followers
Robert David Kaplan is an American journalist, currently a National Correspondent for the Atlantic Monthly. His writings have also been featured in The Washington Post, The New York Times, The New Republic, The National Interest, Foreign Affairs and The Wall Street Journal, among other newspapers and publications, and his more controversial essays about the nature of U.S. power have spurred debate in academia, the media, and the highest levels of government. A frequent theme in his work is the reemergence of cultural and historical tensions temporarily suspended during the Cold War.

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Pietro Fotia.
8 reviews3 followers
December 30, 2025
Alcune analisi interessanti, spunti originali soprattutto sull'analisi di URSS e Cina ma un approccio un po' troppo conservatore
Profile Image for Sofia Belli.
5 reviews
April 6, 2026
Se questo libro lo avesse scritto un cinese o un russo nessuno si farebbe problemi a dire che questa persona riporta i fatti a modo suo per mancanza di libertà di espressione, essendo Kaplan americano significa tristemente che queste opinioni imbarazzanti siano effettivamente sue e non stia sparando cagate con una pistola alla tempia.
Bobby non è cittadino di questi regimi "decadenti", come da lui definiti, ed è quindi libero di esporci i fatti come sono accaduti nella sua fantasia di americano conservatore.

Piccolo esempio: le leggere critiche mosse all'invasione dell'Iraq da parte degli USA sono seguite da un "seppur triste, l'invasione dell'Iraq non fu un errore della stessa portata dell'invasione sovietica in Afghanistan". L'autore riporta inoltre un conteggio delle vittime di questo errore minore rispetto ad altre invasioni (a quanto pare) partendo dai soldati americani morti e poi menzionando il numero SBAGLIATO di Iraqeni morti a causa dell'invasione, indicando la modica cifra di 200.000 persone, quando la maggior parte delle stime indicano un bilancio tra i 400.000 e i 600.000.

Questo saggio è pieno di imprecisioni palesemente volontarie come volontaria è la scelta di citare solo fonti conservatrici e autori che hanno ricevuto in gran parte critiche per i loro scritti che rasentavano il negazionismo e il revisionismo storico.

Anche il breve paragrafo nel quale si parla di imperialismo è scritto sulla base di una selezione di dati che non sembra del tutto casuale. Nel parlare delle politiche imperialiste di Cina e Russia si fanno nomi e cognomi nominando luoghi e facendo riferimento a momenti precisi, quando arriva il turno degli USA l'autore sembra non avere più inchiostro e si limita a dire che gli USA sono un impero loro stessi (qualunque cosa questo voglia dire Bobby se sei contento tu...). Forse non aveva abbastanza spazio per scrivere tutti gli interventi imperialistici fatti dal suo paese...


Mi dispiace di aver perso tempo e soldi ad aver letto questo libro.
Profile Image for Susanna Beltrame.
136 reviews
February 14, 2026
non sono d'accordo su tutto ma interessante analisi del mondo contemporaneo alla luce di ciò che è già accaduto nel passato.
Profile Image for Sophie L.
41 reviews1 follower
February 18, 2026
the book inspires to review, to reflect on how we would like to see the Occident evolve, and what is happening to our individual thinking.
Profile Image for Ratratrat.
643 reviews10 followers
February 14, 2026
terribile. Stanotte ho avuto incubi. Il mondo in cui vivo sembra essere una bolla di felicità in un mondo sempre peggiore. Se scoppia, è finita anche per noi. Per fortuna sono abbastanza vecchia da sperare di morire prima.
Dopo il deprimente inizio poi il libro diventa più ottimista e ci sono molte osservazioni interessanti
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