Mario Vargas Llosa, scrittore peruviano, Nobel nel 2010, si è spento il 13 aprile 2025, scorso.
L’ho conosciuto di persona a Più libri più liberi qualche anno fa: una forza comunicativa non solo scritta ma anche verbale.
Mario Vargas Llosa ha salutato per sempre i suoi lettori con questo romanzo breve, consegnandoci una specie di testamento spirituale e politico.
Il protagonista del racconto è un uomo quasi centenario, il suo alter ego, che vaga per Madrid, ripensando alla sua vita e all’errore più grave commesso, quello di aver lasciato sua moglie per un amore passeggero, rinunciando così alla felicità per sempre:
“Credo di aver fatto un’unica cosa sbagliata nella vita: abbandonare Carmencita per una donna che non valeva la pena. Non mi ha mai perdonato, ovviamente, non sono mai riuscito a riallacciare i rapporti e Carmencita, come se non bastasse, ha sposato Roberto Sanabria, il mio migliore amico fino a quel momento. È l’unico episodio del mio passato remoto che non si è cancellato dalla mia memoria e che mi tormenta ancora.”
Lo smemorato protagonista demolisce il nostro tempo, governato dalla falsa idea di progresso, con la quale la cultura è stata definitivamente spazzata via, per fare spazio all’omologazione che atrofizza le menti. E se da un lato il progresso, con la scienza, ha permesso agli uomini di allungare la vita,
“Sembrava impossibile sconfiggere il cancro e l’Aids, eppure gli scienziati ci sono riusciti. Io stesso sono sopravvissuto a un tumore del sangue, senza andare troppo lontano.”
dall’altro li ha privati della libertà
“Quanto alla libertà, credo che oggigiorno – domani potrei aver cambiato parere – sia del tutto scomparsa dalle nostre vite. È motivo di continue discussioni con Osorio. Lui crede – o almeno sostiene di credere – che siamo piú liberi che mai, e si scandalizza quando dico che il nostro è un mondo di schiavi contenti e sottomessi.”
Con l’amico Onorio, il protagonista sta partecipando a una manifestazione per la chiusura del cinema Ideal.
Ma l’evento interessa poche persone, visto che le nuove generazioni, rincretinite dalla cultura digitale, non sono interessate dalla scomparsa di un cinema o dalla chiusura delle biblioteche e librerie.
“Stavo pensando a queste cose – a Osorio, alla scomparsa dei cinema, ai giovani e ai loro computer portatili – quando ho sentito qualcosa di strano nella testa, che poi si è diffuso in tutto il corpo, una specie di brivido. Era una sensazione strana.”
Inizia così il suo vagare senza meta per Madrid, confuso, smarrito in compagna solo dei suoi terribili “venti” inopportuni.
Passeggiando si guarda intorno, non riconosce più il proprio e inizia a divagare in un monologo disperato e pessimista sull’epoca che sta vivendo, ormai alla deriva, distrutta dalle guerre, dall’avvento della tecnica, dall’atrofizzazione del pensiero, dall’annientamento delle coscienze.
“Ma, nonostante i tanti progressi, non siamo riusciti a eliminare le guerre, né gli incidenti nucleari, il che significa che, per quanto sia progredito il mondo, da un momento all’altro potrebbe scomparire. I massacri tra israeliani e palestinesi sono ancora in corso come dimostrazione quotidiana della nostra vocazione autodistruttiva. Ed è curioso che un popolo come quello ebreo, perseguitato per tutta la storia, sia diventato imperialista e colonialista, almeno nei confronti degli sventurati palestinesi. L’incidente nucleare nella città di Lahore – incidente forse dovuto a un’azione terroristica, ma non si è mai riusciti a determinarne l’origine – ha causato oltre un milione di morti in pochi minuti. Ciononostante, un accordo internazionale per smantellare le polveriere atomiche continua a essere impossibile. L’eventualità che da un momento all’altro scoppi una guerra tra Cina e India è una realtà che nessuno ignora, perché sembra ogni giorno piú vicina. I pessimisti credono che, se scoppiasse, l’intero globo sarebbe disintegrato dal cataclisma nucleare.”
Non gli appartiene più questo mondo in cui la cultura è diventata solo intrattenimento e in cui l’arte e la letteratura non sono più frutto della fantasia e dell’abilità degli artisti, ma sono prodotti da laboratorio
“Sarà che la cultura non ha più alcuna ragion d’essere in questa vita? Che le sue funzioni di un tempo, acuire la sensibilità, l’immaginazione, far vivere il piacere della bellezza, sviluppare lo spirto critico delle persone, per gli esseri umani di oggi non contano più, perché la scienza e la tecnologia sono in grado di sostituirli al meglio?”
E come conseguenza di ciò, si ha un aumento dell’ignoranza e della manipolazione
“Uomini e donne sono diventati ignoranti, manipolati quasi completamente dalla scomparsa della cultura o, per meglio dire, della sua trasformazione in mero intrattenimento. In altre parole siamo schiavi più o meno felici e contenti della nostra sorte.
Di fatto abbiamo perso la libertà senza rendercene conto, e il peggio è che siamo contenti e ci crediamo persino liberi! Che idioti!”
Alla fine, il protagonista ritrova la strada di casa, quando è ormai spiritualmente pronto a consegnarsi alla morte
“Avevo malissimo al petto. Sí, non era soltanto un falso allarme. Era la fine. Non ero spaventato, solo indolenzito. Mi sentivo sprofondare in qualcosa di viscoso e confuso, evidentemente non era il sonno ma gli albori, il benvenuto della morte.”
Dicono di lui:
🗞️«Mario Vargas Llosa appartiene a quella generazione di giganti che hanno creduto che il romanzo fosse la sola forma possibile di felicità e conoscenza».
Alessandro Piperno
🗞️«Scrittori come Mario Vargas Llosa entrano nella nostra vita con una particolare intensità e non solo per la loro grandezza ma per una misteriosa vicinanza, per un coerente sentimento del mondo».
Claudio Magris