In questa parte di mondo ci illudiamo che la storia sia finita, che il sapere sia già stato tutto codificato e che esista un solo modo legittimo di interpretare il corso degli eventi. Niente di più ingannevole: le discipline umanistiche sono e restano scuole di pensiero, destinate a essere superate, riformate, reinventate. Se davvero gli strumenti che conosciamo bastassero, non saremmo così sorpresi da ciò che accade nel mondo. La geopolitica umana nasce da questa consapevolezza. Dal rifiuto per le narrazioni lineari, per i dogmi cristallizzati. Non sono i leader, non sono i maître à penser, non sono le élite economico-finanziarie a scrivere la storia, le storie, ma i popoli in movimento: le loro paure, i desideri, le ambizioni. Attraverso quei sentimenti nel corso dei secoli i popoli hanno creato altri popoli, le radici del parlato, le lingue, le religioni, il mito, le idee. Fino a comporre il nostro presente. Perché le collettività, anche quando non sanno ancora raccontarsi, sono già all’opera. In questo nuovo libro Dario Fabbri ci suggerisce di osservare i popoli mentre costruiscono il loro destino. E quello degli altri.
Dario Fabbri (1980) è un'analista geopolitico e giornalista italiano. E' direttore di Domino, rivista mensile di geopolitica e curatore di Scenari, mensile che tratta di geopolitica del quotidiano Domani. E' stato inoltre consigliere scientifico e coordinatore per l’America di Limes, rivista italiana di geopolitica. E' anche chief geopolitical analyst di Macrogeo, centro di ricerca geopolitico e macrofinanziario. È socio della Società italiana di storia militare. Si occupa principalmente di USA e Medio Oriente. È docente di geopolitica mediorientale presso la Scuola di formazione del DIS (Dipartimento per le informazioni di Sicurezza, della Presidenza del Consiglio) e di narrazione geopolitica presso la Scuola Holden di Torino.
Un libretto che mette tantissima carne sul fuoco ma sviluppando ed approfondendo pochissimo gli argomenti. Va velocissimo pure nel cercare di dimostrare le sue tesi, che risultano così per niente credibili.
Addirittura verso la fine sostiene che le guerre di religione non esistono, che la religione non è mai stata causa di alcuna guerra. Ma la tesi è esplicata nel modo sbagliato e porta a dimostrare al massimo una 'schismogenesi' avvenuta in alcuni casi storici. Peraltro è imbarazzante come il capitolo sulle religioni inizi proprio con "le guerre di religione non sono mai esistite", che sembra una plateale e nemmeno velata provocazione da ragazzini di 14 anni, fatta solo per stupire il lettore con la speranza che creda fideisticamente alle teorie e ai parallelismi storici del Fabbro, che sono carini da credere finché non ci si accorge che parecchie volte sono semplicemente sbagliati (una volta in una conferenza ha detto che sconfitta Cartagine i romani, come gli americani oggi, erano depressi, che è palesemente falso ed è stato smontato, assieme ad altre cose, da Emanuele Viotti di Ad Maiora Vertite). Le religioni sono state eccome causa di molti conflitti, e per smontare la sua tesi basta pensare alle crociate. Essendosene evidentemente reso conto, il Fabbro, per cercare di tappare la falla, tratta di esse, affermando che non furono motivate dalla religione, di nuovo senza prove o argomentazioni (oltre che senza fonti, come per quasi tutte le affermazioni che fa).
Ma poi, per esempio, il capitolo sulla lingua è inutile. In questo (unico) caso i temi sono fin troppo sviluppati, perché ti mette esempi di parole straniere su parole straniere che se uno non conosce la lingua confondono e basta. A un certo punto tratta mi mutamenti nella pronuncia, ma se uno non è esperto di segni fonetici non può capire la pronuncia delle parole che lui scrive e la relativa differenza.
Insomma, un libro con questa mole di temi avrebbe ben richiesto almeno 3-400 pagine, e invece ci troviamo tra le mani un testo scialbo e presuntuoso, scritto da uno (nemmeno laureato, e così sta solo dando più forza a chi dice, sbagliando, che solo i laureati possono essere competenti in una materia) che ha tanto bisogno di impressionare i lettori e di lanciare frecciatine alla storiografia "leaderistica".
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"Guardare ai popoli impone il rovesciamento del punto di vista. Accettare che l'umanità esista in infiniti rivoli, spesso non comunicanti, vicendevolmente ignoti. Esercizio particolarmente oneroso per noialtri occidentali, specie europei, da secoli persuasi che il resto dei bipedi voglia vivere come quaggiù. Pregiudizio quotidianamente impartito, più o meno implicitamente, in ogni nostra scuola o università. Semplice il sillogismo: la democrazia è la migliore forma di governo, dunque, potesse scegliere, ogni umano vorrebbe imitarla.
Sentenza apparentemente ragionevole, ma che tradisce una drammatica incomprensione del pianeta; corretta è soltanto nella parte iniziale. La grande maggioranza degli umani, forse sette miliardi di non occidentali, disprezza aspirazioni e pretese dei singoli, telaio dottrinale di ogni democrazia, mentre ritiene più nobile l'affermazione della collettività, ragiona soltanto in dimensione estesa.
I diritti umani sono riconosciuti in pochissime contrade di questa terra perché inventati tra Europa e Nordamerica. Altrove le prerogative appartengono ai popoli; i governi africani o asiatici si divertono comunque a giocare i diritti umani contro di noi quando li violiamo bellamente dopo averli redatti.
Nel protoetimo di molte lingue il termine "libertà", ammesso vi sia, possiede accezione negativa, perché inteso come prodromo all'anarchia, al corrompersi del bene comune. In russo come in mandarino, come in persiano. "
Un saggio che propone l’idea di popolo al centro, piuttosto che la figura di un individuo. L’autore mostra come i popoli siano e sono stati fondamentali per la nascita di culture e della loro identità. Una pecca che posso dare è il fatto che diventa in diversi punti molto tecnico e difficile da comprendere.
La dimostrazione della sua tesi sulla geopolitica umana. esempi storici capitolo su capitolo sui protoetimi, sulle religioni, sulle idee dei Popoli. Popoli al centro del saggio. Non un libro per novizi dell'argomento
Un interessante approfondimento sulla geopolitica storica umana, argomentazioni di nicchia, da ricercare altrimenti per noi appassionati e cultori della materia. Un po dispersivo (dal mio umile punto di vista), il capitolo “popoli e lingua”.