«Anaïs ha atteso il giorno del suo diciottesimo, per scappare via. Ha fregato tutti. Me compreso. E piango. Riprovo a togliere l'anello e rischio di fratturarmi il dito. Come si può fare un simile regalo e programmare l'abbandono?
Non ho voglia di parlarne se non con il nostro cane. Degli altri, nessuno escluso, ho vergogna. Vorrei sotterrarmi.
Non avevo capito nulla e poco sapevo di Anaïs. Stupido ragazzino. Pazzesco, indegno persino per la casa degli indegni.»
4 ⭐️ Ambientato negli anni ‘80, per me questo libro è stato un pugno al cuore. Il protagonista molto giovane soffre per amore, soffre perché non si sente capito né dai genitori né dalla società di quel tempo. Quello che lo salva è la musica e il distinguersi dalla massa.
Livio ha sedici anni, e fugge da casa senza scarpe, fugge dal liceo classico più aristocratico di Cagliari, dove lui non è mai stato accettato dai compagni. Si imbarca su una nave, insieme a Marco Aurelio e altri amici diversi da quelli fighetti della scuola, diretto a Firenze al concerto di Patti Smith.
Incontra una ragazza, Anaïs, con gli occhi come il mare, la pelle borotalco e un ciuffo rosa. Lo bacia e lo trascina in un palazzotto dove per la prima volta Livio da Cagliari, così si fa chiamare, impara a fare l’amore. Lei però sparisce lasciando solo un biglietto: “Ci rivediamo, buon viaggio di ritorno.”
Ora ha in mente solo una cosa: la caccia ad Anaïs. Questa ragazza che lo sta allontanando dalle sue abitudini: si avvicina alla musica - inizia a lavorare in radio -, si taglia i capelli e prova le droghe e il divertimento nei club.
Inizia a frequentare il palazzo di Cesare, un brav’uomo, che accoglie sotto il suo tetto Anaïs e anche tutti gli “indegni” ossia artisti di strada e giovani che vanno contro le regole di vita imposte dalla società.
Ma la ragazza corre, scappa, va più veloce di lui e riacciuffarla non è semplice. Diventa un’ossessione per Livio, che intanto fugge da casa per rincorrere i suoi sogni a Parigi, Londra…
Mi ha colpito una frase che più o meno recitava così: “Tutti vogliono essere il numero uno, ma solo uno appunto lo sarà. Io punto a essere anche il numero sette, non mi importa”.
Un libro partito a rilento che però mi ha davvero colpito. Invito alla lettura tutti voi che mi seguite.