Quali erano i piccoli e grandi vizi della gente comune nel Medioevo? Cos'era "peccato" per la Chiesa? E quali penitenze erano suggerite dai sacerdoti ai trasgressori durante la confessione? Partendo dai libri penitenziali, dei veri e propri "tariffari di peccati" che stabilivano per ciascuna colpa una penitenza corrispondente, la divulgatrice storica Daniela Tedone ci guida alla scoperta di un Medioevo molto più vivace e malizioso di quello che viene spesso raccontato tra i banchi di scuola. Prende così vita un'appassionante illustrazione di ciò che uomini e donne dell'epoca amavano fare, e delle proibizioni e dei castighi previsti dalla dai peccati sessuali a quelli di stregoneria, dal furto all'omicidio e ai vizi di ebbrezza e gola. Medioevo proibito svela con grande ironia peccatucci e gravi colpe del tempo - non poi così differenti dai nostri - che strappano spesso un sorriso quando vengono portati in piena luce. Ma è anche un volume che libera i "secoli bui" da pregiudizi e stereotipi di ogni tipo, restituendo il ritratto di un'epoca che si rivela, nella varietà delle sue trasgressioni e nella stravaganza delle sue regole, un mosaico di fantasie e abitudini dal fascino sorprendente. E che, parlandoci di Medioevo, ci fa riflettere sulla nostra idea di morale, per certi aspetti profondamente cambiata, per altri ancora identica.
Saggio molto bello, molto curato, capace di far appassionare persino me alla Storia e al Medioevo (non che Storia e Medioevo abbiano delle colpe particolari, è solo che sono appassionata di ben altre materie, tutto qui), ma una parola in particolare va alle conclusioni.
Immaginatemi sbattere le mani sulle cosce con fare impotente - perché purtroppo poco può fare l'individuo, seppur quel poco non sia mai niente - di fronte alle brutture viste ultimamente nel nostro piccolo angolo di mondo.
Solo queste conclusioni scritte qui danno la misura dell'autrice, che già prima ammiravo e ora un bel po' di più.
Vorrei che questo libro venisse letto da tutte quelle persone che sono ancora convinte che il medioevo è stato un periodo buio, vissuto da persone stole e stupide e in cui vi era una censura dilagante.
Daniela Tedone, con uno stile accessibile a tutti, scorrevole e che tiene alta l’attenzione per l’ironia sottile presente in ogni capitolo, ha tracciato con chiarezza e dovizia di fonti un Medioevo bizzarro (ai nostri occhi) ma più tollerante di quanto si pensi.
Bellissimo già dalla copertina, "Medioevo proibito" è un ottimo starter pack per chi si avvicina per la prima volta al 'vero' Medioevo ma, al contempo, risulta accattivante e divertente anche per i più ferrati sul tema grazie alla scrittura fresca e scorrevole. Splendida, nella sua disarmante "complessa semplicità", la conclusione sul presente e sul senso della Storia.
È stata una lettura tanto scioccante quanto divertente, in certi punti non ho saputo trattenere una risata sincera. È stato anche molto interessante scoprire che le basi di alcuni preconcetti che abbiamo ancora oggi vengono da un periodo storico così lontano. Ve lo consiglio anche se, come me, non amate particolarmente questo periodo, credetemi, è più interessante di quanto sembra.
Premetto che forse non l'ho apprezzato come merita dato che non ero nel mood di leggere non fiction. È un saggio simpatico ma che fa anche riflettere su come nel tempo la vita abbia preso forme diverse e valori diversi.
Mi sono autoregalata Medioevo proibito per Natale, dopo aver scoperto la pagina di divulgazione di lastoriaperted e il libro stesso grazie a un amico che mi conosce molto bene e che sa quanto io sia affascinata da questo periodo storico! Durante gli anni universitari ho avuto modo di studiarlo grazie ai corsi di storia e di storia dell’arte e, in generale, ogni occasione è gradita per approfondirlo e scoprire aspetti meno noti.
In Medioevo proibito, la Storia viene raccontata attraverso i libri penitenziali, veri e propri “tariffari di peccati” nei quali a ciascun peccato viene associata una penitenza. Come ribadisce più volte l’autrice, tali fonti non sono uno specchio di tutta la società dell’epoca – si parla, tra l’altro, di un periodo estremamente lungo e denso di eventi e mutamenti –, quanto piuttosto uno strumento per registrare atteggiamenti, credenze, rimedi e superstizioni, e il modo in cui il mondo religioso cercava di contenerli.
Ho trovato estremamente funzionale e chiara la suddivisione dell’opera in capitoletti tematici, ciascuno dedicato a peccati specifici, da quelli carnali a quelli di stregoneria a quelli sull'eccesso di cibo e vino. Il libro non risulta mai didascalico o pesante: la narrazione è sempre estremamente scorrevole, e i fatti e i riferimenti alle fonti sono presentati in modo accessibile e preciso.
I capitoli prendono avvio con una penitenza “a effetto”, una frase che colpisce per la sua assurdità o stranezza; successivamente, l’autrice contestualizza in modo esaustivo e appassionante i riferimenti e, poi, ci spinge a riflettere e a porci domande sulla strada che è stata fatta per giungere fino al nostro presente, su ciò che è mutato e su ciò che, invece, può ancora migliorare.
In conclusione, si tratta di un’opera che ho amato e che consiglio vivamente non solo alle persone appassionate di storia, ma anche a chi vuole semplicemente scoprire come certe cose sono cambiate nel corso del tempo.