Venezia è divisa in due città che nulla sembrano avere in comune. Venezia Alta è tutta cieli limpidi, marmo bianco e vetri scintillanti. Venezia Bassa è perennemente intasata da una nebbia fangosa e dal fumo delle ciminiere che si insinua tra gli stretti vicoli. Se a Venezia Alta c'è eleganza e ricchezza, è nella Venezia Bassa che pulsa la vita... e la morte. Qualcuno (o qualcosa) sta uccidendo la gente di Sotto, disseminando le calli di cadaveri che si presentano avvizziti già a pochi minuti dal decesso, come prosciugati da ogni forza vitale. Inizialmente tutto sembra puntare il dito contro le lamie, misteriose donne dalla coda di serpente che vivono isolate nei canali del sestiere di Dorsoduro. Ma la realtà è molto più inquietante. A scoprirla sarà la detective Cornelia Furlan, aiutata da Stefano Rosin, un Signore di Notte, guardia scelta del Consiglio dei Dieci. Metà umano e metà lamia, in quanto sangue misto è disprezzato da entrambe le comunità. In una Venezia steampunk fantasmagorica e incredibilmente vivida, tra scienziati che sperano di riuscire a rianimare la materia morta e nani inventori alla ricerca dell'inafferrabile flogisto, soffiatori di vetro e consiglieri guerrafondai, riusciranno Cornelia e Stefano a catturare l'assassino, salvando Venezia Bassa e se stessi?
Oggi vi parlo di "La città di acqua e vetro" di Linda Ghio, primo volume autoconclusivo della serie "Le indagini di Cornelia Furlan".
Che worldbuilding, signore e signori! Linda Ghio si presenta al pubblico italiano con un'ambientazione da capogiro. La Venezia in salsa Steampunk che ci ritroviamo a esplorare è minuziosamente caratterizzata, ogni elemento del palcoscenico è studiato con cura e permette un'immersione completa nel contesto. Venezia Alta e Venezia Bassa, due facce della stessa medaglia, vicinissime ma irrimediabilmente separate, diverse tra loro eppure unite come in un amore tossico. L'opulenza, l'arroganza, la decadenza morale della prima, i quartieri malfamati, i fumi nocivi delle ciminiere, il senso di comunità della seconda.
Lo scenario dipinto dalla penna di Linda Ghio buca letteralmente le pagine, sembra di essere lì, tra calli nebbiose e lugubri sobborghi, laboratori di meccanica, vetrerie, piazze e palazzi fastosi. La componente Steampunk si inserisce alla perfezione come anche i due personaggi principali, Cornelia e Stefano. Due personalità chiaroscure che si completano a vicenda, lei impulsiva e sfrontata, lui razionale e timido; due protagonisti solidi, sfaccettati e tridimensionali. Insieme devono risolvere alcuni misteriosi 0micidi che terrorizzano Venezia Bassa e rischiano di scatenare una guerra civile. Un'indagine-rompicapo dalle atmosfere Noir e Hard Boiled davvero ben congegnata.
Lo stile di scrittura è pulito e scorrevole, privo di fronzoli, capace di dare spessore a worldbuilding e personaggi, mantenendo un ritmo di trama vivace e adrenalinico. Qualche situazione si risolve troppo facilmente e in modo troppo scontato, non si percepisce quel senso di angoscia e ansia richiesto dalle storie di questo genere. Ciò non toglie nulla a un primo libro assolutamente convincente e...da leggere!
Un libro, secondo me, scritto in modo magistrale. L'autrice è italiana e sono rimasta davvero molto colpita dalla sua scrittura e dal modo in cui ha descritto il mondo, gli eventi e strutturato i personaggi.
Il mondo creato è eccezionale, Venezia è divisa il due, Alta e Bassa, ognuna con le sue leggi, con i propri pensieri. Quella Alta è definita "bella, curata, ricca", la Bassa è "il popolo, oscura, caotica".
I protagonisti, in particolare Cornelia, è una ragazza forte e indipendente che ben presto sarà in cerca di una "compagnia" per sventare un enigma. Stefano, è un protagonista particolare, che seguirá Cornelia nelle sue folli avventure e finirà per evolversi ed affezionarsi a Venezia Bassa e a Cornelia.
La storia ha continui momenti d'azione, non hai tempo di prendere respiro che subito accade l'impossibile. È un susseguirsi di eventi, veloci che si alternano ad alcuni più lenti. Che, secondo me, hanno guidato benissimo la storia.
È stato un libro che mi ha trascinato in una meravigliosa avventura e che mi ha catturato tantissimo.
In una Venezia fantasmagorica e steampunk, dove la magia del vetro si unisce a scienza, alchimia e fumo industriale, qualcuno sta prosciugando a morte gli abitanti della Venezia Bassa. La detective Cornelia Furlan, insieme a Stefano Rosin, metà uomo e metà lamia, si immerge in un’indagine che svelerà verità molto scomode.
Partirei parlando del worldbuilding, che per me è la vera punta di diamante di questo romanzo. L'autrice sapientemente mescola elementi reali di Venezia e Murano, come l'arte del vetro, con elementi fantastici come l'alchimia, lo steampunk e la mitologia. Ho notato fin da subito quanto lavoro di ricerca sia stato fatto per dar vita a questi elementi ma soprattutto lo sforzo nel rendere tutto coerente. E il risultato ha avuto successo: ogni elemento si incastra armoniosamente nel successivo creando un sistema magico credibile e affascinante, senza mai scadere in inutili info-dump. Inoltre, ho apprezzato molto la divisione della città in classi e la critica sociale che ne deriva.
I personaggi sono tutti ben delineati. In particolare, ho trovato Stefano più riuscito e tridimensionale, mentre Cornelia, pur interessante, è stata per me leggermente più “raccontata” dagli altri personaggi. Rimane comunque una protagonista solida.
Il ritmo della storia è incalzante e mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine. L’unico aspetto che avrei voluto fosse più curato è la tensione nelle scene d’azione e in alcune sequenze di suspense: non ho mai percepito un reale senso di pericolo e, verso il finale, alcune risoluzioni mi sono sembrate un po’ troppo semplici.
Nonostante ciò, in circa 300 pagine l’autrice confeziona una storia autoconclusiva, con personaggi interessanti e un mondo che mi ha davvero incuriosito e che vorrei esplorare ancora. Un ottimo esordio, che consiglio a chi cerca un mystery fantasy leggero dalle atmosfere originali e vivide.
Ringrazio di cuore il team di Oscar Vault per avermi gentilmente inviato una copia in cambio di una recensione onesta.
Il romanzo affronta numerosi temi, ma spesso lo fa in modo piuttosto superficiale. Anche considerando che potrebbe essere per un target più giovane e che quindi alcuni temi siano un po' semplificati, non capisco perché voler inserire così tanti elementi. Sembra - e forse è una cattiveria - di avere davanti una lista di elementi che andavano inseriti: una protagonista femminile, una storia d’amore, una riflessione sulla discriminazione sociale e razziale, un messaggio critico verso le istituzioni di potere, una rappresentazione della disabilità. Tutti aspetti presenti, ma poco approfonditi.
Parentesi per parlare di quello che mi è piaciuto. L’ambientazione è un punto di forza: questa Venezia alternativa è suggestiva e ben caratterizzata. Alla città è stato dato il giusto peso; è un libro intimamente veneziano, e per un buon terzo del libro l'esplorazione delle calli tiene alta la voglia di leggere. Gli accenni alla politica internazionale sono interessanti, così come alcune questioni tematiche di fondo, in particolare il rapporto tra scienza ed etica (è giusto innovare pur sapendo che le proprie scoperte verranno usate per fare del male?). Si tratta di un tema davvero interessante e avrebbe legato bene il romanzo, se solo fosse stato utilizzato meglio.
Le buone premesse però perdono di forza più si procede nel libro. Ci viene detto e ripetuto (con un capitolo di personaggi che dicono ad alta voce cose che dovrebbero sapere) che Cornelia è la persona più competente per condurre le indagini, ma nei fatti raramente agisce autonomamente. Le sue decisioni e intuizioni sono spesso guidate da altri personaggi, come Stefano o Giuseppe. Il suo tratto distintivo rimane la volontà di essere indipendente. Ottimo, ma non basta a farne una protagonista. Forse l'idea era di mostrare come Cornelia fosse 'forte' in virtù delle sue relazioni: sarebbe stato interessante leggere di un personaggio il cui aspetto positivo principale è un forte tessuto sociale. Il romanzo sembra andare in quella direzione. Tutti la conoscono come la paladina di Venezia Bassa; quando si tratta di cercare informazioni, ci sono i bibliotecari; quando si tratta di volare, ci sono... i bimbi perduti dei tetti che costruiscono piccioni meccanici. Il problema è che non vediamo mai nel romanzo un momento in cui Cornelia si preoccupa di mantenerle, queste relazioni. Le sono sempre state date fuori dalla pagina. Giuseppe le fa da padre perché ha un gran cuore e l'ha accolta prima che il libro iniziasse. I bimbi dei tetti? Salvati prima dell'inizio del libro. Agnese? Ah è la vecchia con cui è facile parlare, sempre fuori dal libro. La cosa grave è che potremmo togliere Cornelia dal libro e l'indagine si sarebbe risolta lo stesso, seppur con più vittime.
La divisione della città tra Venezia alta e Venezia bassa, vuole parlare a temi sociali come l'inquinamento, lo sfruttamento industriale e la lotta di classe. Benissimo. Si parte in quarta con immagini cruente delle menomazioni dovute al lavoro in fabbriche buie e poco sicure. Peccato che poi ci sia poca volontà di esaminare gli effetti fisici del divario di classe oltre a un generico "ricchi cattivi, poveri buoni ma un po' stupidi". Ci viene detto, ed è un elemento di tensione, che il popolo di Venezia bassa potrebbe rivoltarsi contro il quartiere di dorsoduro e razziarlo in un pogrom. I poveri, che nel tempo libero sono impegnati a fare frittelle e bere caffé, sono alternativamente questi bonaccioni contenti della loro posizione o bestie assetate di sangue, capaci di marciare con torce e forconi. Va benissimo trattare il tema della psicologia delle folle, è qualcosa di decisamente ottocentesco, ma va gestita. In tutto il tempo che siamo a Venezia Bassa ci viene ripetuto quanto sia un posto degradato e pericoloso. Ma non c'é un accenno di crimine, di degrado, nemmeno un coltellino portatile o un ubriacone molesto. Venezia Bassa è un posto talmente tranquillo che l'unica 'rappresentante della legge', ci viene detto, è appunto Cornelia Furlan. Praticamente è un'utopia proletaria in cui nessuno alza mai nemmeno la voce: mi risulta complicato credere che da un giorno all'altro questa gente possa macchiarsi di pulizia etnica.
Gli elementi soprannaturali sono suggestivi ma sembrano inseriti più per arricchire l’esotismo del mondo narrativo che per sostenere un discorso coerente. Per più di metà del libro si cerca di approfondire la questione del popolo delle lamie, donne-serpente chiuse dentro il quartiere di dorsoduro. Le lamie sono "l'altro" per definizione, sono rinchiuse in un quartiere per legge da più di 300 anni, e sono a rischio nel ricevere la rabbia insensata del popolino. Ma a Venezia c'é un altro popolo famoso per essere 'rinchiuso in un quartiere' da circa 300 anni. Solo molto dopo - quando i riferimenti alla leggenda del golem sono evidenti - ci si ricorda di accennare all'esistenza degli ebrei in questa ambientazione (tramite uno scienziato di Praga e due bibliotecari di Venezia Bassa). Ok. Sono disposto ad accettare che, in un mondo dove esistono elementi soprannaturali, le paure irrazionali della popolazione prediligano quello che sembra non umano, come le lamie. Il razzismo in questo mondo avrà sicuramente tratti diversi. Allo stesso tempo non posso togliermi l'idea che si sia voluto inserire un elemento di tensione senza volerlo davvero trattare nella sua interezza. La leggenda del golem parla di un rabbino che voleva proteggere la propria comunità dai rigurgiti antisemiti. Stando al mondo di Venezia Bassa, l'antisemitismo non esiste, quindi non c'é alcun motivo di creare un golem.
Anche il conflitto politico appare semplificato: il governo veneziano è descritto come apertamente malvagio, ma il principale responsabile delle sue storture - il capo torturatore - viene allontanato con una pacca sulla spalla. Basterà che Cornelia dica: "vai via, la gente non ti vuole qui!" sotto scroscianti applausi. Fa abbastanza sorridere perché questo è uno dei temi completamente accessori del libro. Il personaggio del Fante poteva benissimo rimanere un'incognita e una minaccia da esaminare nei libri successivi, visto che questa vuole essere la prima indagine di una serie. Non c'era alcun bisogno di rivelarlo qui, e non c'era nessun bisogno di un twist a sorpresa che non funziona.
Leggo che è un libro positivo per la rappresentazione della disabilità. In effetti sono rimasto colpito dalla descrizione del braccio di Giuseppe, l'inventore-padre adottivo, che ha problemi con la sua protesi. Il caso della protagonista è meno convincente: la sua disabilità cardiaca viene introdotta solo a metà libro, ha un peso limitato e sembra entrare in contraddizione con quanto mostrato in precedenza, dove Cornelia eccelle senza problemi in prove fisiche impegnative.
Infine, la componente investigativa risulta prevedibile. Molti indizi fondamentali vengono forniti nei primi dieci capitoli. Un lettore attento sa già cosa sta succedendo nel primo terzo del libro e deve aspettare altri trenta capitoli sperando che i protagonisti facciano le domande giuste. Viene spiegato subito che esiste una sorta di forza vitale e che ci sono modi di estrarla. I cadaveri vengono trovati "come svuotati". Un professore rinomato annuncia una conferenza su un modo rivoluzionario di creare automi con in grado di muoversi con la forza vitale. Mi chiedo chi o cosa sarà stato ad uccidere.
La difficoltà nel recensire questo libro sta anche nel fatto che non sono sicuro a che genere faccia riferimento. Si tratta di un romantasy? Di uno steampunk? Di un fantasy investigativo? Di un'avventura young adult? La risposta è sempre 'si e no'.
Nel complesso, resta l’impressione di un romanzo con ottime idee di partenza e un’ambientazione affascinante, ma che fatica a sviluppare in profondità i temi e i personaggi che introduce. Se avesse voluto affrontare meno temi, ma più in profondità, sarebbe stato un libro molto più efficace.
Sia chiaro, criticare è facile, fare è difficile. Ho il massimo rispetto per l'autrice e le auguro la migliore fortuna per i prossimi libri della serie, così come per i prossimi libri che vorrà scrivere in generale. Sospetto che ci sia stato lo zampino pesante della casa editrice - e risolverebbe alcuni dei miei dubbi sull'inconsistenza dei temi. Se così fosse, le avrebbero fatto un'enorme disservizio.
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e se venezia non fosse in realtà quello che sembra? in un mondo alternativo, generato dalle mani di linda ghio, venezia non solo è divisa in due parti ma presenta delle creature dette lamie che vivono come una seconda comunità in città. ma c'è qualcosa che non va: nella zona 'di sotto', ovvero la venezia bassa, fin troppe persone stanno perdendo la vita in un modo bizzarro. ed è la nostra protagonista, la detective cornelia, aiutata dal suo nuovo aiutante stefano, che cercano di scoprire cosa sta accadendo davvero perché sarebbe assurdo se fosse proprio una lamia ad essere dietro a tutto questo. quello che vi troverete davanti, nel caso abbiate voglia di leggerlo dopo queste mie parole, è il primo volume di una saga che ci porta a conoscere i personaggi che ci accompagneranno in un viaggio in questa venezia steampunk. ho apprezzato molto questo punto: il lato steampunk non è soltanto un aspetto 'estetico' della narrazione, ma un elemento centrale per la vita della protagonista e dunque per la sua sopravvivenza. un elemento che può apparire scontato, ma che ultimamente reputo necessario per godermi di più della lettura di un romanzo con queste caratteristiche. passando invece al lato giallo della storia, ho apprezzato tanto che questo - per quanto sia solo l'inizio - possa benissimo essere letto come autoconclusivo. c'è da dire che l'ultima volta che ho detto così, non è finita proprio bene, ma diciamo che come inizio per me rimane ottimo: entriamo sin da subito nel mondo di cornelia, del suo modo di indagare e della sua fama, al fatto che non dovrebbe stare lì ad indagare come invece si ritrova a fare; infatti proprio perché conosce tutti, o quasi, riesce a cogliere ciò che gli altri non vedono. un po' una versione moderna e veneziana di montalbano, se vogliamo vederla così. se vogliamo essere pignoli, avrei preferito conoscere un po' di più le lamie e il loro 'mondo', anche se è piuttosto ovvio il motivo per cui non si è andati in quella direzione; posso solo dire che spero di rivederle presto. un modo per conoscere dei personaggi e poterci affezionare a loro, tanto alla fine da volere sapere quale sarà la loro prossima avventura.
Qualcuno ha detto Venezia steampunk con rocambolesche avventure, omicidi da risolvere e una improbabile coppia di alleati che potrebbero scoprire di essere qualcosa di più? Eccomi! Presente!!
Okay, davvero, questo libro ha tutte le carte in regola per piacermi, si legge tutto d’un fiato eppure qualcosa non mi ha catturata fin nel profondo. O meglio, io ultimamente ho sempre più la necessità di sentirmi così, soprattutto con i fantasy, forse perché si scrive tanto e io leggo tanto; penso che sia un desiderio più che normale in un mondo pieno di storie, desiderare che esse rimangano impresse! Ma sto divagando… La Ghio ha un’ottima penna, è una buona narratrice e scommetto che ha ancora qualcosa da aggiungere a questa prima avventura, ma l’ho trovata troppo frettolosa nell’approfondimento emotivo. Questo rende il racconto un po’ sbiadito, a mio parere. Stefano e Cornelia sono due protagonisti brillanti e non sono gli unici, ma è come se fossero solo loro a condurre le fila della narrazione e il resto (world building e intreccio) fosse un fondale di scena messo uno sovrapposto all’altro che, mano a mano, si allontana dalla scena principale.
Credo che la ragione di questa interpretazione risieda proprio nella componente emotiva. Il lettore si sente emotivamente poco coinvolto nelle motivazioni dei protagonisti e questo rende il tutto un po’ fuori fuoco. Stefano, in particolare, è un ottimo personaggio maschile, sensibile e riflessivo come poche volte accade di trovare, ma che viene solo abbozzato in confronto alla dirompente personalità di Cornelia.
Prendiamo l’esempio di Arcane: questa storia ci somiglia abbastanza, soprattutto nell’incipit; abbiamo due Venezia, Alta e Bassa, e qualcosa di non meglio identificato che uccide gli abitanti della Venezia Bassa e povera, della quale quella Alta e ricca si disinteressa. Cornelia è tosta come Vi e, come lei, non ha più dei genitori e viene cresciuta da un mentore, passatemi il termine. Ecco, Arcane è così accattivante proprio perché lo spettatore rimane ancorato emotivamente alle vicende dei protagonisti, le vive sulla propria pelle e riesce a immedesimarsi. Qui, sarebbe potuto succedere lo stesso, invece la storia scorre quasi placida verso un finale abbastanza scontato. Quindi sì, nonostante mi sia piaciuto, credo che questo sia un punto fondamentale per una narrazione. Non ci sono dolori forti, morte o anche gioie estreme o particolari colpi di scena che ancorano il lettore emotivamente e lo conducono in una narrazione variopinta.
In tutto ciò, ho molto gradito l’ambientazione e l’uso dell’alchimia, poiché era davvero da tanto che non la vedevo usata in un fantasy.
Spero di leggere altro della Ghio, per farmi un’idea migliore, ma per il momento senza infamia e senza lode. 3.25 ⭐️
Wow, che scoperta inaspettata. Secondo me l'autrice ha fatto un lavoro pazzesco con l'ambientazione: questa Venezia steampunk divisa tra "sopra" e "sotto" è così vivida che mi sembrava di sentire l'umidità addosso e il rumore degli ingranaggi nelle orecchie?? Inoltre, mi è piaciuto molto come ha mixato il giallo con il fantasy, e Cornelia e Stefano sono una coppia di protagonisti che funziona proprio bene, con tutte le loro zone d'ombra. E le lamie? Finalmente qualcosa di nuovo nel fantasy (draghi non vi offendete). Dò quattro stelle solo perché in certi punti avrei voluto scavare ancora di più in alcuni dettagli (mi è piaciuta molto la caratterizzazione del personaggio di Stefano ma un po' meno quella di Cornelia), ciononostante è un esordio davvero solido e non vedo l'ora di vedere come evolverà lo stile dell'autrice nei prossimi lavori. Promosso 👌🏻
Bello veramente bello. Un mistery steampunk. I dialoghi ti entrano dentro e anche i protagonisti Cornelia e Stefano non potrai non amarli. no spicy e poco romance. Misteriosi omicidi si diffondono a Venezia bassa gente prosciugata e irriconoscibile Cornelia si ritroverà a investigare su questi omicidi con un aiuto speciale che è quello di Stefano.
Avevo aspettative ALTISSIME, perché il libro veniva presentato come fantasy con worldbuilding incredibile. In realtà mi è sembrato più un giallo classico infilato dentro una cornice fantasy/steampunk, dove gli elementi di genere fanno atmosfera ma non cambiano davvero la sostanza della storia.
Il punto di rottura per me sono state le creature. Le lamie ridotte praticamente a “donne serpente” mi hanno dato proprio l’idea di immaginario poco sviluppato. E poi FATALITÀ: mi presenti DUE creature. Solo due. Lamie e golem. Poi iniziano a comparire cadaveri con ferite riconducibili SOLO alle lamie… però ovviamente NON sono state le lamie. E allora chissà quale creatura misteriosa potrebbe mai essere stata??? Ma chi lo sa… forse… il GOLEM??? Sorpresa totale, proprio.
Anche lo steampunk, onestamente, mi è sembrato più decorativo che strutturale. L’idea di Venezia Alta / Venezia Bassa, il mondo del vapore, le ciminiere, i robot… potenziale ENORME. Però se togli gli ingranaggi e la trama resta identica, allora non è davvero steampunk, è solo estetica.
La trama poi resta molto classica: cattivone che crea/usa la creatura, protagonista giovane, intraprendente, un po’ maldestra ma SPECIALISSIMA, e il ragazzo palesemente invaghito. Funziona, ok. Ma non sorprende.
La cosa che mi dispiace davvero è il potenziale sprecato. Alcune immagini sono bellissime (tipo le meduse-lampadario all’inizio, SUPER evocativo), quindi le idee c’erano. Però nel complesso non ho trovato quell’immersione e quella solidità di mondo che mi aspettavo. Alla fine mi ha lasciato proprio la sensazione di: poteva essere MOLTO di più.
Direi che l'autrice però ha molto potenziale per i gialli contemporanei.
Ci troviamo un una antica Venezia costruita su due livelli, una alta, ricca, avanzata tecnologicamente con elementi steampunk (le gondole volano nei "canali"), abbagliata dal sole e con l'aria pulita, ed una bassa, la vecchia venezia abbandonata che sostanzialmente sono i bassifondi dove le ciminiere contaminano l'aria e lo smog preclude quel poco di sole che dovrebbe filtrare dai canali sopraelevati. Essendo una ambientazione intorno all'inizio del rinascimento troviamo anche elementi di alchimia che si mescolano benissimo a quelli steampunk. In questo scenario ci troviamo a condurre una indagine insieme alla protagonista femminile Cornelia, dei bassifondi, tosta e testarda e Stefano, proveniente dalla Venezia alta e più razionale. Entrambi hanno si portano dietro un segreto che però farà la differenza al momento opportuno. La narrazione a capitoli non troppo lunghi porta avanti velocemente la storia che non ha colpi di scena e se uno riesce a leggere gli indizi riesce a prevedere in qualche modo cosa succederà. La scrittura, pulita e non ripetitiva, riesce a farti immaginare bene tutto quello che succede. Il finale pensavo fosse ovvio alla luce di quello che ho detto ma si è svolto in maniera sostanzialmente diversa che ho apprezzato molto di più. A mio avviso ci sono alcuni riferimenti ai classici della narrativa che mi sono piaciuti e sono inseriti in modo giusto. Il finale non è aperto ma personalmente leggerei anche non un secondo volume che porti avanti il tema finale su un più ampio raggio e non un altro poliziesco che semplicemente riunisca nuovamente i due protagonisti nella solita avventura.
3.5 stelle. Questo esordio si fa leggere con piacere. E apre con molta probabilità una serie di futuri libri che seguiranno le indagini della protagonista, Cornelia Furlan.
La componente steampunk si avverte ma non è preponderante. I personaggi sono sicura avranno un buon margine di crescita nei libri a venire, qui sono scolpiti solo in superficie, mancano un po’ di profondità.
L’ambientazione è bella ma vogliamo più Venezia Alta! Il ritmo è veloce, regolare, la trama coerente - anche se non ho apprezzato la scelta del Fante. La parte mistery poteva essere “più mistery”, ma il libro riesce ad intrattenere.
È ancora tutto un pochino acerbo, ma c’è molto potenziale.
Un romanzo scritto davvero bene, con protagonisti interessanti e una trama avvincente. In alcuni punti mi ha ricordato Labyrinth e Frankenstein, ma il worldbuilding è originale e intrigante. Si vede che l'autrice ha fatto ricerca e lo stile di scrittura è arguto e intelligente. Brava! Ad arricchire la lettura, gli inserti grafici illustrati. Davvero un bel libro, curato nei dettagli.
Innanzitutto ho apprezzato il lavoro dietro: mi sono piaciute le varie ispirazioni mitologiche e gli elementi fantasy/steampunk. Tutti i richiami storici, culturali e geografici hanno creato davvero un bell'immaginario in cui mi sono immersa volentieri, e spero verrà approfondito in futuro. Alcune atmosfere mi hanno davvero colpita, e anche i personaggi, principali e secondari, sono identificabili in modo rapido e efficace.
Lo stile di scrittura l'ho trovato mediamente fluido e scorrevole. Spesso tuttavia la sintassi veniva appesantita in un modo un po' contorto, soprattutto nelle descrizioni introduttive di scenari o personaggi, distogliendomi un po' dall'immersione.
Il mio personaggio preferito è Stefano, mi è piaciuta la sua crescita nel corso del romanzo ed è un po' ciò che mi ha spinto ad andare avanti a leggere. Ho apprezzato il rapporto che ha con Cornelia e ho fatto il tifo per loro dal primo momento. Avrei però voluto più approfondimento su di lei, che, soprattutto in quanto protagonista, mi sembra un po' troppo statica, come tutto il resto del cast d'altronde, a cui manca una vera evoluzione. Il ritratto della società presentato dal romanzo è un po' abbozzato: è efficace la distinzione tra alto e basso, sia geograficamente che gerarchicamente, però si poteva sviluppare ulteriormente e in modo più profondo.
Anche la trama carina ma risulta sempre abbastanza prevedibile, viene un po' "trascinata" nel corso del libro e non ne valorizza a pieno gli elementi.
Esperienza sicuramente positiva, ma non mi ha pienamente soddisfatta
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Recensione per goodreads che uso per monitorare i miei libri. In base al commento indicami anche le stelle di voto (da uno a 5,no mezzo punti) e attento che la recensione non contenga spoiler.
ChatGPT ha detto:
Perfetto 😊 Mandami il titolo del libro e il tuo commento/appunto personale (anche grezzo o a punti).
Da lì ti preparo:
una recensione per Goodreads, fluida e senza spoiler
l’indicazione delle stelle (da 1 a 5, senza mezzi voti), coerente con il commento
Se vuoi, dimmi anche se preferisci uno stile più personale/emotivo o più analitico (breve).
Hai detto:
Una recensione che unisca stile personale ed emotivo ma anche qualche aspetto più analitico. Insomma un mix
ChatGPT ha detto:
Perfetto, chiaro 👍 Allora procederò così:
tono personale ed emotivo, come diario di lettura
qualche riferimento analitico (stile, personaggi, ritmo, temi), sempre senza spoiler
voto in stelle (1–5) coerente con ciò che emerge dal tuo commento
Quando vuoi, mandami:
Titolo del libro
Il tuo commento/annotazione personale (anche molto informale o disordinato va benissimo)
Da lì preparo subito la recensione pronta per Goodreads 📚✨
Hai detto:
Le dieci cose che ho imparato da Jessica fletcher di Alice guerra. Storia carina, leggera, senza troppe pretese. Mi è piaciuta l'autoironia della scrittrice e il piccolo giallo quasi comico che faceva da trama al libro. Non ho amato invece le troppe digrissioni su passato e vita personale della voce narrante/autrice talvolta troppo lunghe e presenti. Gustata perché veloce, da intrattenimento e irriverente ma un libro che forse si giallo forse ha ben poco
ChatGPT ha detto:
Ecco una recensione in stile personale + emotivo, con qualche nota più analitica, senza spoiler, e il voto finale 👇
Recensione Goodreads
Le dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher è stata una lettura piacevole, leggera, senza grandi pretese, perfetta per un momento di svago. Ho apprezzato molto l’autoironia di Alice Guerra e il tono irriverente che accompagna tutta la narrazione: il piccolo mistero che fa da filo conduttore è quasi più comico che giallo, e funziona soprattutto come pretesto narrativo.
La scrittura è scorrevole e veloce, e proprio questa immediatezza rende il libro godibile e adatto a chi cerca intrattenimento più che una trama complessa. Tuttavia, ho trovato meno convincenti le numerose digressioni sul passato e sulla vita personale della voce narrante/autrice, a tratti troppo lunghe e presenti, tanto da spezzare il ritmo e togliere spazio alla storia.
Nel complesso è una lettura simpatica, leggera e irriverente, che si lascia leggere con piacere, anche se come “giallo” resta piuttosto marginale. Un libro che ho gustato per quello che è: un intrattenimento veloce, più ironico che misterioso.
⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
Se vuoi, nelle prossime posso anche accorciarla ulteriormente o adattarla a uno stile ancora più “da appunti di lettura” 😉
Hai detto:
Recensione di non Chiamatemi Jessica fletcher di Alice guerra. Libro leggero, simpatico, scorrevole e piacevole. Ho preferito il primo,aveva un equilibrio migliore tra giallo e storie parallele dei personaggi, qui il giallo è davvero moolto marginale, prevedibile ed è stato risolto senza senso e spiegazioni su come il colpo sia stato possibile. Delusa per il giallo ma piacevolmente soddisfatta per le storie dei personaggi.
ChatGPT ha detto:
Ecco la recensione, sempre mix personale/emotivo + analitico, senza spoiler 👇
Recensione Goodreads
Non chiamatemi Jessica Fletcher è una lettura leggera, simpatica e scorrevole, che si lascia leggere con piacere e mantiene il tono ironico e affettuoso tipico di Alice Guerra. Nel complesso è un libro piacevole, soprattutto per chi cerca intrattenimento e una narrazione fluida.
Rispetto al primo volume, però, l’ho apprezzato un po’ meno. Avevo trovato il precedente più equilibrato nel bilanciare la componente gialla con le storie parallele dei personaggi; qui invece il “giallo” risulta davvero molto marginale, piuttosto prevedibile e risolto in modo sbrigativo, senza spiegazioni convincenti su come certi eventi siano stati possibili. Questo aspetto mi ha lasciata delusa, soprattutto perché le aspettative sul versante investigativo erano più alte.
Al contrario, ho trovato piacevoli e coinvolgenti le storie dei personaggi, che restano il vero punto di forza del libro e che riescono comunque a restituire una lettura soddisfacente dal punto di vista emotivo. In definitiva, un romanzo che funziona bene come intrattenimento e racconto corale, ma che come giallo rimane sullo sfondo.
⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
Se vuoi, posso anche aiutarti a uniformare lo stile di tutte le tue recensioni Goodreads (stessa lunghezza, stesso “taglio”) così diventano un vero diario di lettura 📚✨
Hai detto:
Libro città di acqua e di vetro di linda ghio. Bel worldbuilding, bella scrittura, personaggi costruiti bene, trama però un po' prevedibile e ritmo un po' sbilanciato perché fino al 70% del libro procede molto lentamente senza possibilità di capire o avere qualche sospetto, poi un singolo dettaglio rende tutto estremamente intuibile ma la. Sensazione è che la chiusura della storia sia un po' affrettata. Nonostante la prevedibilita di alcune cose la trama è gli eventi non sono mai risultati scontati.
ChatGPT ha detto:
Ecco la recensione, sempre equilibrio tra impressione personale ed elementi più analitici, senza spoiler 👇
Recensione Goodreads
La città di acqua e di vetro di Linda Ghio mi ha colpita positivamente per il worldbuilding e per la qualità della scrittura: l’ambientazione è curata, coerente e suggestiva, e i personaggi risultano ben costruiti e credibili, con una buona profondità emotiva.
La trama, però, presenta qualche limite sul piano del ritmo. Per buona parte del libro, circa il 70%, la narrazione procede molto lentamente, senza offrire veri appigli interpretativi o possibilità di formulare ipotesi. Poi, un singolo dettaglio rende improvvisamente il quadro molto più chiaro, forse fin troppo, dando la sensazione che la fase conclusiva della storia sia stata affrontata in modo un po’ affrettato rispetto alla lunga costruzione iniziale.
Detto questo, pur nella prevedibilità di alcuni sviluppi, gli eventi non risultano mai banali o scontati, e l’interesse rimane alto grazie all’atmosfera, alla solidità dell’universo narrativo e alla scrittura. Un romanzo che convince più per il “come” che per il “cosa”, ma che nel complesso resta una lettura soddisfacente.
✿ Allora, il colpo di scena fondamentale della storia non me lo puoi spoilerare mezzo libro prima. La scoperta che il golem fosse diventato senziente sarebbe dovuta essere il climax e invece era un informazione che noi già sapevamo. Ed ecco il secondo punto, i lettori non possono avere informazioni che i protagonisti non hanno perché poi sei costretto a leggere questi poveretti che prendono decisioni sbagliate perché costretti.
Tolto queste due sbavature il resto del libro 'regge botta', i protagonisti sono interessanti sia insieme che come coppia lavorativa, bello che Cornelia sia una protagonista disabile e che la sua disabilità sia reale, sia tangibile e sia rischiosa. Avrei mal sopportato una protagonista wonder woman il cui impedimento fisico va e viene a convenienza. Il mondo fuori da Venezia è solo un po' abbozzato ma le linee sono delineate abbastanza da farmi sperare che i prossimi volumi ci faranno uscire fuori dalla laguna. Spero di vedere nuove creature e un po' più di attenzione e approfondimento al lato steampunk.
Ah si, ha poco senso che il Fante fosse la vecchia.
La città di acqua e vetro di Linda Ghio è un romanzo che profuma di nebbia, mistero e rivelazioni, dove la magia si intreccia con la tecnologia e ogni angolo nasconde un segreto.
L’ambientazione è straordinaria: una Venezia e una Murano reinventate in chiave steampunk, tra laboratori caotici, ingranaggi, alambicchi e canali che sembrano avere vita propria. È una città divisa in due: Venezia Alta, scintillante, fatta di vetro e ricchezza, e Venezia Bassa, dove sopravvivono i poveri, i dimenticati, quelli che la luce non raggiunge più. Questa netta separazione è una critica sociale potente, raccontata senza retorica ma con la forza delle immagini, una sorta di specchio distorto della nostra realtà.
Il sistema magico ideato da Linda è originale, coerente ed estremamente intelligente. Le lamie, creature metà donna e metà serpente, sono l’emblema dell’emarginazione, ma anche della resilienza. Non sono mostri, ma vittime di una società che teme ciò che non capisce. E in questo mondo dove tutto sembra artificiale, le lamie riportano in scena la dimensione più antica e istintiva della magia.
Ma la più grande genialata secondo me, è quella del flogisto, una sostanza capace di animare la materia, di dare vita a ciò che vita non ha. È un’idea brillante, a metà tra scienza e alchimia, che personalmente ho adorato!
Il romanzo si muove in equilibrio tra fantasy e mistery: l’indagine al centro della storia, con il suo ritmo serrato e la tensione che cresce pagina dopo pagina, si fonde perfettamente con l’ambientazione e gli elementi fantastici. Cornelia Furlan, la protagonista, è una sorta di detective che resta impressa per la sua forza e determinazione e Stefano, con i suoi occhi brillanti che, come uno specchio, rivelano la sua vera natura, è un personaggio costruito alla perfezione!
Anche se la storia è autoconclusiva, cosa ormai rara nel fantasy, ho chiuso l’ultima pagina con la sensazione di voler restare ancora un po’ lì, con Cornelia e Stefano. Mi piacerebbe moltissimo leggere altre avventure ambientate in questo universo pazzesco!
Lo sapete già, Venezia è nel mio cuore e quindi non potevo farmi sfuggire questo libro, soprattutto perchè è rappresentata una Venezia steampunk. E devo dire che la rappresentazione è avvenuta proprio bene, anche perchè non è stato difficile immaginarsela (per me che abito in questa città e percorro ogni giorno queste calli), infatti basti pensare anche alle maschere steampunk che si vedono durante Carnevale.
La città è divisa in Città Bassa e Città Alta, e da brava studentessa di architettura la mia mente ha già vagato su come potesse essere effettivamente nella realtà e creando dei disegnini per capire meglio (e grazie Linda per i chiarimenti!). La divisione in verticale sottolinea anche le diverse classi sociali delle persone ed è interessante notare come la città rispecchia anche la società.
Un'altra cosa che adoro sono i misteri, e in questo libro, ci sono degli omicidi da risolvere di cui si fa carico Cornelia e si fa aiutare da Stefano. Mi è piaciuto come sono state sviluppate le indagini, in cui i due protagonisti sono opposti nelle proprie capacità e proprio per questo solo unendo le forze riescono ad arrivare alla verità.
Cornelia è una detective con un grande carattere capace di intrappolare l'attenzione del lettore con i suoi modi anche poco convenzionali. Stefano invece riesce a bilanciare l'irruenza della ragazza con la sua pacatezza e ragionevolezza. Ma anche i personaggi secondari, come ad esempio Giuseppe, non fanno rimanere indifferenti, perchè la loro presenza è essenziale e soprattutto piacevole per chi legge.
Sono anche presenti le lamie, creature marine, ma la cosa più interessante è che tutti gli elementi fantasy nel libro, non sono riconducibili alla magia, ma alla scienza. Quindi lo steampunk è effettivamente presente, con le invenzioni, ma anche il vetro di Murano che è estremamente importante.
Quindi mi è piaciuto? Certo che si, e non vedo l'ora di leggere di altre avventure di Cornelia e Stefano.
Ecco, questo è uno di quei libri che li leggo e penso "cavoli, avrei voluto scriverlo io". Perché è un libro in cui si nota tutta la perizia di chi l'ha scritto.
Se si guarda da lontano, il libro non presenta chissà che elementi originali. Eppure, la bravura dell'autrice sta nel mescolarli assieme sapientemente, un po' come in cucina si possono prendere gli stessi ingredienti e tirarne fuori un piatto gourmet. Il risultato è una storia dal setting affascinante, una Serenissima nei suoi anni d'oro, tra creature mitologiche e steampunk, gondole meccaniche e spie del consiglio, con dei personaggi piacevoli da seguire, con una caratterizzazione e delle relazioni frizzanti. Ho apprezzato soprattutto quei piccoli particolari, come i gemelli siamesi, la protesi e il gufo di Cornelia, le meduse come lampade, tutte cose che contribuiscono a creare un insieme affascinante in cui ambientare la storia.
La trama è forse la parte più debole, il che non significa che sia brutta. Secondo me perde un po' di mordente alla fine (soprattutto non mi ha convinto il trattamento riservato al Fante, per come era stato presentato) ma resta comunque valida da seguire per merito del cast dei personaggi. E poi vi dico, anche se una cosa che succede all'ultimo l'avevo suborata fin dall'inizio, c'è una differenza tra prevedibilità e logica della trama, cioè avvenimenti che non solo il lettore sa che accadranno, ma che vuole che accadano. Insomma, nessuno vuole che l'eroe sia sconfitto se sta leggendo un epic fantasy, no? Qui è la stessa cosa, per cui mi va benissimo.
Assolutamente approvato e spero di leggere altro di Linda Ghio.
Side note assolutamente personale e non inerente al libro: il mio cuoricino ha sussultato al sentir nominare Andrea Doria e adesso sto qui seduta a sperare in uno spin-off ambientato a Genova
Un solido 3.75 🌟 anche se all'inizio non mi convinceva. Ho veramente adorato il world-building, originale e vivace, credo che le idee alla base siano davvero valide e meritano di essere "premiate". E' un libro che merita di essere letto, nonostante qualche difetto. Sicuramente continuerò questa serie!
Ho però una.. piccola critica? Non ho ancora capito chi fosse il target di questo libro. I temi (praticamente è un poliziesco fantasy) e le età dei protagonisti (non ricordo se vengono specificate nel dettaglio ma è chiaro che i due siano entrambi dei giovani adulti con la loro indipendenza e pure una carriera), mi hanno fatto pensare a un "New Adult", credo però di essermi sbagliata e che questo sia uno YA o comunque letteratura per ragazzi, però non mi sembra di averlo visto pubblicizzato così... Avrei dovuto capire che non era un fantasy per adulti dalle illustrazioni? (I'm sorry this old hag likes pretty drawings in her books!) Insomma, la critica va al marketing poco chiaro (?). Perché non sapendo che il target audience fossero i ragazzi più giovani mi sono ritrovata a leggere dei dialoghi e scene un po' infantili e ad esserne irritata, appena ho capito di non doverlo giudicare come un libro per adulti sono riuscita a perdonare la stragrande maggioranza dei "difetti"(snodi di trama che vengono spiegati troppo e ripetuti più del necessario, i bambini iper-competenti e le battute da cartone animato) che diventano molto più accettabili e ignorabili.
Se ti capita di passeggiare tra le calli di Venezia Bassa, e alzi lo sguardo ignorando la sporcizia che ti circonda, potresti scorgere, oltre i lampioni alimentati a meduse fluorescenti e il fumo delle ciminiere, quelle che sembrano stelle. Ma non lo sono. Sono le luci di Venezia Alta, la città sopra la città, dove vivono i ricchi e i potenti.
E se per caso sposti lo sguardo oltre l’acqua della laguna, da un lato scorgeresti l’isola di Murano, dove sono segregati i soffiatori di vetro più famosi della zona, e dall’altro quella di Dorsoduro, territorio delle lamie, dal corpo umano e la coda di serpente.
Ma senza dover guardare così lontano, potresti scorgere una libellula di bronzo a sorvegliare l’area, librandosi sul pelo dell’acqua, oppure un piccione meccanico intento a recapitare qualche messaggio.
Insomma, se non si fosse capito, il worldbuilding de “La città di acqua e vetro” mi ha letteralmente stregata: una Venezia steampunk, umida, viva, stratificata, che fa da sfondo a una vicenda misteriosa e affascinante.
Cornelia Furlan vive immersa nel calore della gente di Venezia Bassa, quando viene coinvolta in un caso insolito dai Signori di Notte: misteriose uccisioni dalle caratteristiche inquietanti.
Tra enigmi da risolvere, creature mitologiche, alchimisti e vetrai, la storia scorre silente e veloce come un canale notturno.
Lo stile, poi, mi ha conquistata: immersivo, con una focalizzazione interna impeccabile. Non mi sono mai sentita fuori dai pov.
Ora aspetto con ansia il seguito. Non vedo l’ora di scoprire la prossima avventura di Cornelia Furlan… e perché no, anche di Stefano Rosin.
Questo libro mi ha stupita in positivo. Ci sono un sacco di motivi per cui lodarlo. Ho trovato una penna esperta, capace di descrivere scenari complessi in maniera accattivante. Tutta la narrazione è super fluida, scritta benissimo, veramente, l'autrice è davvero brava! L'ambientazione è stupenda: una Venezia steampunk, e quanto funziona bene, giuro. I personaggi? Originali, diversi, una Cordelia testa dura e uno Stefano dalla natura assai misteriosa. Hanno spessore, hanno CARATTERE. La trama è sfiziosa, non ci sono mai momenti morti, potrebbe quasi essere un film o una mini-serie. In sintesi: mi è piaciuto un botto.
Di base sono diffidente verso il fantasy italiano. Per carità, lo so che ci sono penne di valore, ma, evidentemente, non le avevo mai trovate. La Venezia steampunk la trovo super riuscita e molto piacevole da esplorare. Il caso sui cui la protagonista indaga, nonostante sia "ovvia" la soluzione, è interessante da seguire (si vede che comunque della ricerca da parte dell'autrice c'è stata). Piccola nota sulle illustrazioni: davvero molto belle. E niente, si aspetta con molta curiosità il sequel (anche se questo libro è effettivamente autoconclusivo) che, da quel che ho capito, dovrebbe esserci.
Ho voluto fortemente questo libro appena è stato presentato dalla casa editrice, l'istinto mi urlava di non lasciarmelo scappare e ha avuto ragione. Lo steampunk è un genere che mi ha sempre appassionato e questo è scritto magistralmente, l'ambientazione è originale e affascinante, i personaggi sono incredibili, li vivi come se fossero reali. La storia è dinamica e avvincente, mai banale o noiosa. Sono sempre grata quando scopro una penna capace di farmi immergere totalmente in una storia come se la stessi vivendo in prima persona. Quindi grazie Linda Ghio
3.5⭐️ Quando la scienza e il progresso scientifico finiscono nelle mani di governati megalomani e immorali anche le migliori intenzioni finiscono per diventare ingranaggi di morte e a pagarne sono gli indifesi. Nel dubbio come anche i fantasy dicono: Eat the Rich!