Chi era Dagny Juel? Una scrittrice norvegese, nata l’8 giugno 1867, dalle ambizioni modeste che visse la sua breve vita appieno. Viaggiò molto e fu protagonista di diversi scandali.
“Ricordata, e conosciuta, più per le vicende amorose. Forse per questo non fu presa sul serio come autrice.”
Aveva un modo di fare alquanto disinibito per l’epoca: beveva, fumava, si stordiva con l’assenzio, indossava abiti fascianti. Iniziò a frequentare il Ferkel, un ritrovo di artisti a Berlino, in compagnia di Edvard Munch. Ebbe svariati amanti; sapeva come ammaliare.
“Non bellissima eppure seducente come nessun’altra”. Munch disse che “per descriverla, bisognava viverla.”
Dagny si innamorò di Stanislaw Przybyszewski, detto Stachu, che sposò e dal quale ebbe due figli: Zenon e Iwa. Un amore passionale ma al limite della disperazione, il loro. Stachu era alcolizzato e spendeva i pochi soldi che guadagnava nell’alcol. Vivevano alla giornata e, per il loro misero sostentamento, Dagny era costretta a impegnare qualsiasi cosa. Inoltre, il marito le era anche infedele. Aveva un’amante dalla quale ebbe altri tre figli e, mentre era in attesa del quarto, la giovane si suicidò e l’uomo fu accusato di omicidio.
Per allontanarsi dalle chiacchiere e dai debiti che avevano a Berlino, la coppia iniziò a viaggiare. Nel 1900, quando Dagny scopre l’ennesimo tradimento da parte del marito, lo lascia. Venne uccisa il 5 giugno del 1901 a Tbilisi, anche se la sua morte venne fatta passare per un omicidio e il suo nome ne fu irrimediabilmente infangato. La sua fu una vita irrequieta, sempre al limite.
Per la prima volta in Italia, Lindau pubblica i suoi scritti, che si dividono in: Racconti, Drammi e Poesie.
OPERE
Sia i racconti che i drammi hanno dei tratti biografici. La prosa, gotica e decadente, è quella tipica della letteratura fin de siècle. Le sue protagoniste sono fragili emotivamente e dipendenti dai loro uomini, sebbene cerchino di liberarsi e di prendere delle decisioni, spesso ardite. Sono opere drammatiche, immerse in una natura impervia. In “Rediviva”, il suo esordio letterario del 1893, narra di un triangolo amoroso, in cui l’amante muore di consunzione, come accadde veramente a Marta, l’amante e madre dei figli di Stachu. Una morte orribile che impressionò molto Dagny. Nelle sue opere, spesso i defunti, ritornano in veste di fantasma. Il tema dell’amore tormentato, che vive oltre la morte, è uno dei temi cardine dei suoi scritti. Sono brevi opere, ma dalla scrittura carismatica. Splendide le poesie che non vennero mai pubblicate mentre l’artista era in vita. Sulla cover del libro possiamo ammirare il quadro “Madonna” di Edvard Munch (1894-1895), la cui modella fu proprio Dagny Juel.