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Dove vuole andare, sensei?: Un viaggio nel cuore del Giappone

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Conoscere veramente un posto, soprattutto quando si tratta di un paese per noi esotico e lontano come il Giappone, è il frutto di un processo lento, articolato, non sempre lineare. Questo ci dice Antonietta Pastore fin dai titoli delle tre parti in cui è diviso il libro - scoprire, comprendere, ritrovare -, che corrispondono a tre diversi momenti della sua il primo viaggio in Giappone, per la luna di miele; i sedici anni trascorsi lí; e poi l'ultimo dei tanti viaggi compiuti per rivedere gli amici, nella primavera del 2024. In tutto, un arco temporale di mezzo secolo. Non sono molte le persone che possono vantare una conoscenza tanto approfondita del Giappone, eppure nel tracciare questo squisito affresco della vita quotidiana dei giapponesi, nel descrivere case, oggetti, usanze e spiegarne l'origine, Antonietta Pastore sceglie di raccontare la propria conoscenza nel suo farsi, mostrando scherzosa dubbi e inciampi, entusiasmi, gaffe e adattamenti. Siamo al suo fianco quando spia il comportamento del marito per capire se può scartare subito un regalo di nozze; arrossiamo con lei nello scoprire che non avrebbe dovuto svuotare la vasca dopo essersi fatta il bagno per prima; comprendiamo la sua scelta di portare il kimono solo in casa, come vestaglia, e di chiuderlo come le pare, in barba alle regole tradizionali. Il grande vantaggio di una frequentazione tanto lunga è la possibilità di vedere come cambia un paese e di capirlo, anziché coglierne solo un fotogramma, e quindi anche di individuare quello che, nonostante il passare del tempo, rimane uguale. Scopriamo per esempio che, sebbene ormai nella maggior parte delle case giapponesi di stanze con il pavimento in tatami ce ne sia solo una, perché la lavorazione della paglia è diventata troppo costosa, le persone continuano comunemente a misurare le stanze in tatami. Distratti da tablet e altri gadget tecnologici, i bambini giapponesi, come quelli di tutto il mondo occidentale, non hanno piú le buone maniere di una volta ma, richiamati all'ordine, sono in grado di inchinarsi in modo grazioso e sincero. Raccontandoci tutto questo con grande partecipazione, Antonietta Pastore ci offre un'immagine molto viva, toccante e attuale della società giapponese, e la rende al contempo piú vicina e comprensibile.

248 pages, ebook

Published October 7, 2025

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About the author

Antonietta Pastore

64 books24 followers
Antonietta Pastore è nata a Torino, dove abita, nel 1946. Visiting professor all'Università di Ōsaka dal 1982 al 1993, dopo essere tornata in Italia si è dedicata alla traduzione letteraria e alla scrittura. Oltre a gran parte della produzione di Murakami Haruki, ha tradotto le opere di numerosi autori, tra i quali Natsume Sōseki, Inoue Yasushi, Kawakami Hiromi. Ha pubblicato il saggio Nel Giappone delle donne (2004), la raccolta di racconti Leggero il passo sui tatami (2010), e il romanzo Mia amata Yuriko (2016).

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Gabril.
1,066 reviews265 followers
January 30, 2026
“Dalla precarietà delle abitazioni, dovuta alla costituzione geologica del territorio, alla repentinità con cui un terremoto può distruggere le cose inanimate e la vita, deriva il valore che i giapponesi attribuiscono al concetto di impermanenza, un concetto così radicato nella cultura da diventare il più sentito criterio estetico: è bello ciò che non è durevole, ciò che si mostra nel suo splendore per un breve periodo e poi si dilegua.”

È la filosofia (e la pratica) del wabi sabi, di cui la bellezza caduca dei fiori di ciliegio è icona e simbolo.

Antonietta Pastore, scrittrice e traduttrice di grandi autori giapponesi, vissuta nel paese del Sol Levante per sedici anni, ci fa entrare nelle case tipiche, ci fa conoscere chi le abita, ci rende partecipi delle cerimonie e delle tradizioni ancestrali, dei riti e delle superstizioni, ma ci racconta anche le più recenti trasformazioni, i cambiamenti inevitabili, mette in rilievo gli elementi di continuità e di rottura con il passato. Il rispetto, la bellezza, l’ordine, la cura; ma anche la rigidità, la solitudine, il senso del dovere al limite dell’autoannullamento.

Il Giappone raccontato da chi lo ha vissuto e amato ci svela moltissime cose, senza peraltro scalfire l’aura che avvolge il suo imperturbabile mistero.
Profile Image for Gwynplaine26th .
694 reviews77 followers
January 8, 2026
Quello tra Antonietta Pastore e il Giappone è un rapporto di lunga data, dal primo viaggio nel 1974 a oggi. Dei suoi lavori ho veramente apprezzato "Leggero il passo sui tatami" e "Mia amata Yuriko", preziosi omaggi ad un paese che sa essere ambiguo quanto raffinato. Un ritratto vivido e attuale per chi come me, sogna di poterci tornare presto.

"Metaforicamente, insieme alle scarpe si lasciano fuori casa le impurità del mondo esterno. E anche i pensieri negativi, per trovare la pace e la sicurezza della famiglia. Questo in teoria. Nella vita reale tuttavia non è così, perché oltrepassata la porta d'ingresso viene meno la barriera tra "tatemae e honne" , tra la facciata e il vero volto di un individuo - e lontano da occhi estranei può accadere di tutto, come in ogni paese del mondo".
Profile Image for ca__libri.
130 reviews5 followers
November 12, 2025
Non smetterò mai di essere affascinata dalla bellezza di questo paese, poterlo “visitare” attraverso gli occhi di chi ha vissuto la cultura giapponese sulla propria pelle è qualcosa di meraviglioso. L’edizione realizzata da Einaudi, arricchita da diverse illustrazioni, ha reso la lettura ancor migliore. Felicissima di aver avuto l’opportunità di leggere questo libro!
Profile Image for Giulia Comerio.
60 reviews
January 18, 2026
Ho molto apprezzato 'Nel Giappone delle donne', quindi quando ho visto in biblioteca questa nuova uscita l'ho preso subito. Bellissimo, adatto sia a chi conosce poco del Giappone, sia a chi invece è un po' più 'esperto'.
Unica pecca, per cui non ho dato 5 stelle, è che Pastore, per quanto ci provi (e devo ammettere che visto di che generazione è, già è una persona con orizzonti mentali molto moderni) ogni tanto cade in pregiudizi e stereotipi, per esempio quando parla delle subculture giapponesi come quella Gothic Lolita: in quel paragrafo prima fa una critica femminista alla cultura dell'apparenza, per poi però parlare con rimpianto e nostalgia di una sorta di 'raffinatezza' perduta dalle subculture odierne rispetto al passato. Questa analisi stona molto con la presupposta teoria femminista che cita all'inizio. Senza cadere in facilonerie da liberal, forse andrebbe analizzata con un occhio meno stereotipico e abbracciando in toto la lente femminista intersezionale. Perché se è vero che le subculture odierne ricercano l'eccesso in modo controllato senza arrecare alcun disturbo sociale, e sono quindi non tanto 'qualcosa di patetico' come le definisce Pastore, ma un fenomeno perfettamente coerente con la società che l'ha creato, è altrettanto vero che pochi paragrafi prima si parla di come il kimono femminile, nel restringere i movimenti, è stato letteralmente la causa di morte di molte donne durante incendi e disastri. Dunque forse quella 'raffinatezza' (che per altro è solo un altro strumento di controllo patriarcale, un'altra faccia del pudore, della decenza, creata per controllare i corpi delle donne) non è tanto da rimpiangere.

A parte quindi qualche piccola nota di questo genere, il libro merita di essere letto.
Profile Image for Sara D.
23 reviews1 follower
February 28, 2026
Ho invidiato ad ogni pagina la possibilità che ha avuto l'autrice di vivere il Giappone "da dentro". Oltre e raccontare molto del passato e del presente di questo paese mi ha anche emozionato in molti passaggi. Consigliato!
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