Arriva sempre il momento in cui i giovani protagonisti di questi tre episodi, ambientati durante il conflitto russo-ucraino, si fanno la stessa partire o restare? Se lo chiede l’annoiato Nikolaj, al sicuro in un orfanotrofio sul confine tra Romania e Moldavia, diviso tra il tentativo di realizzare il suo progetto di fuga e il dovere di restare per proteggere l’amico Pasha. Se lo chiede anche la ventottenne Masha, sola e con un figlio da mantenere. Mentre si azzerano le possibilità di rivedere la sua famiglia unita, un locale di musica rock diventa il suo rifugio antiaereo preferito. Non sono da meno Diana e Alina, studentesse universitarie, coinquiline e amiche inseparabili, costrette ad affrontare un lutto che cambierà il destino della loro amicizia. "Partenze" è il primo capitolo di un dittico che comprende sei storie. Prendendo spunto dalle confidenze e dai racconti dei molti ragazzi incontrati durante il suo lavoro di giornalista, Martina Toppi racconta la guerra tra Ucraina e Russia da dentro, mostrando al lettore l’esperienza della giovinezza in un mondo di identità bloccate tra la voglia di scappare, il bisogno di restare e la paura di perdersi.
Meraviglioso, emozionante. Si introduce lentamente nella mente per poi stanziarsi definitivamente nel cuore. Parla di partenze si, ma soprattutto di vite, di persone, di tanta tanta umanità
Tre storie al confine, in bilico: tre racconti di dubbi e paure, di forza e coraggio, di resistenza.
Nella prima storia incontriamo Nicolaj, che sogna di fuggire dall'orfanotrofio sul confine tra Romania e Moldavia, di ricongiungersi a sua madre ed allontanarsi dagli sguardi dei volontari e degli altri bambini che lo circondano. Nella seconda, la giovane Masha è cresciuta con la musica nel sangue, supportata da sua nonna, ma con il pensiero sempre fisso su suo padre, aviatore in guerra. Ormai ventottenne e con un bambino da crescere, Masha riesce a scovare in un locale di musica rock aperto all'interno di un rifugio antiaereo il posto migliore per ritrovare sé stessa e cercare di tenere unita la propria famiglia. Nella terza storia, due amiche come Alina e Diana, diverse ma unite da un sentimento profondo d'amicizia e di amore per la propria nazione, si ritrovano a scontrarsi dopo un lutto che cade improvviso sulle loro vite, una bomba che trasforma la quotidianità in un campo di macerie.
Giornalista e scrittrice alla sua prima opera, Toppi ha deciso di inquadrare da vicino le vite di persone comuni, che sognano e soffrono e sperano in un domani migliore. Dalla situazione complicata in cui vivono i minori con disabilità agli aiuti umanitari, dalla politica che divide nuclei famigliari ai ragazzi che imbracciano fucili, dalla ricerca della normalità ai giovani che, sognando la vita, sono costretti ad affrontare costantemente la morte.
Tre racconti brevi che si leggono velocemente e ci fanno riflettere su situazioni spesso taciute, su realtà troppo spesso ignorate, su vite spezzate e ricongiunte, sull'infinita attesa di pace.
Splendida raccolta di 3 racconti di finzione ma ispirati alla vita dei giovani ucraini di oggi, come l’autrice li ha assorbiti tramite il suo lavoro di corrispondente giornalistica in Ucraina; tutti i racconti parlano sostanzialmente della presenza nella vita di ciò che è assente, in modo particolare per via del contesto dell’invasione militare russa (la madre lontana dal bambino nel primo, la nonna che si allontana delusa nel secondo, il ragazzo ucciso nel terzo, e tutti gli altri personaggi maschili sul fronte) e quindi di partenze e nostalgia, ma poi ogni racconto ha una sua assoluta originalità nello sviluppo: se il primo è un racconto di formazione bellissimo, un bambino che sceglie di farsi carico di quello che la vita gli ha messo davanti, poi in un posto che sembrerebbe tratto da Čechov, il secondo sa essere un delicato racconto di dinamiche familiari, mettendo al centro i sogni personali e le aspettative che investono la persona; e infine il terzo, forse il più duro e complesso di tutti parlando della sofferenza della perdita, ancor più gravosa per essere la perdita di una vita giovane (che dagli epigrammi funebri greci a Foscolo continua a interrogarci per la potenza straziante del lutto), sa al contempo dare la misura dell’immane tragedia dell’Ucraina dove così tanti giovani stanno morendo; c’è una grande capacità di raccontare facendo emergere man mano e senza forzature la storia sottostante, e sapendo tenere con naturalezza la storia all’interno della Storia; la scrittura è essenziale e significativa, con una capacità di tratteggio simile a quella kafkiana; l’ispirazione dichiarata è al lavoro di Svetlana Aleksievič nel dare voce alla perdita e al dolore che discendono dalla guerra che sta investendo l’Ucraina, ma la scrittura è viva, spesso leggera e delicatamente umoristica; una bella scoperta