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Beduina
«Questo libro è una pura delizia. Una Lolita dai ritmi più cinematografici, un giovane Holden sullo sfondo della guerra del può far pensare a tanti antenati letterari ma fondamentalmente ha la sua voce, fresca, ironica, sorprendente, irritante. È la voce di Jasira, tredicenne mandata a vivere a Houston con il padre libanese, che si ritrova a fare i conti con il suo corpo che cresce troppo in fretta e fa uno strano effetto agli uomini. Tra la scuola che non le piace e la casa che al pomeriggio è troppo vuota, travolta dai suoi orgasmi e manipolata da un vicino che potrebbe essere suo padre e sarà il suo primo seduttore, Jasira scopre il sesso, muovendosi in territorio sconosciuto, e non ha nessuno che l’aiuti a fare il punto sulla mappa. Potrebbe essere un disastro ma c’è Melina, la vicina incinta e già piuttosto materna, e allora si può cominciare a sperare nel futuro e nell’amore, che è poi quello che tutti, Jasira per prima, cerchiamo».
Cristina De Stefano
Cristina De Stefano
348 pages, Kindle Edition
Published October 7, 2025
About the author
Alicia Erian
10 books59 followersAlicia Erian is an American novelist, short story writer, screenwriter, and film director.
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
December 30, 2025
La mia amica Giorgia mi ha menzionato questo libro un milione di volte e finalmente l’ho accontentata.
Jasira ha 13 anni, non è più una bambina e presto inizia a scoprire il suo corpo e anche l’effetto che ha sugli uomini. Nel frattempo, i suoi rigidissimi e pessimi genitori continuano a vessarla (verbalmente e fisicamente), a mortificarla, a indurle un senso di colpa che non le appartiene. Viene messa perennemente sotto pressione da tutti, tutti pretendono qualcosa da lei: depilati così, comportati così, questo non è appropriato, blablabla. Mi ha ricordato quanto la pubertà possa essere complessa e dolorosa: non sei più un bambino, capisci perfettamente quello che ti succede intorno, ma sei troppo ingenuo per decifrare la realtà, il tuo corpo è quasi quello di un adulto, ma sei tutto sommato ancora un bambino.. insomma, sei sempre essere troppo piccolo o troppo grande e nessuno ti comprende. Ma Jasira, come è normale che sia, romanticizza tutto, anche e soprattutto le cose più tragiche, come tutti abbiamo fatto durante l’adolescenza, ed è questo che mi ha fatto empatizzare con lei più di ogni altra cosa.
Un libro davvero particolare, nudo e crudo, la cui penna funziona benissimo, che fa capire quanto la società pretenda dalle donne ancora prima che esse possano effettivamente definirsi tali.
Grazie Giorgi per avermelo prestato!
Jasira ha 13 anni, non è più una bambina e presto inizia a scoprire il suo corpo e anche l’effetto che ha sugli uomini. Nel frattempo, i suoi rigidissimi e pessimi genitori continuano a vessarla (verbalmente e fisicamente), a mortificarla, a indurle un senso di colpa che non le appartiene. Viene messa perennemente sotto pressione da tutti, tutti pretendono qualcosa da lei: depilati così, comportati così, questo non è appropriato, blablabla. Mi ha ricordato quanto la pubertà possa essere complessa e dolorosa: non sei più un bambino, capisci perfettamente quello che ti succede intorno, ma sei troppo ingenuo per decifrare la realtà, il tuo corpo è quasi quello di un adulto, ma sei tutto sommato ancora un bambino.. insomma, sei sempre essere troppo piccolo o troppo grande e nessuno ti comprende. Ma Jasira, come è normale che sia, romanticizza tutto, anche e soprattutto le cose più tragiche, come tutti abbiamo fatto durante l’adolescenza, ed è questo che mi ha fatto empatizzare con lei più di ogni altra cosa.
Un libro davvero particolare, nudo e crudo, la cui penna funziona benissimo, che fa capire quanto la società pretenda dalle donne ancora prima che esse possano effettivamente definirsi tali.
Grazie Giorgi per avermelo prestato!
September 18, 2026
4,5 ⭐️
⚠️ CONTENT/TRIGGER WARNING: violenza fisica e psicologica, abuso, razzismo, sessualizzazione e numerosi contenuti sessuali espliciti, anche con protagonista minorenne. Sono elementi centrali della storia e possono rendere la lettura particolarmente disturbante.
Ho finito Beduina e la prima cosa che penso è che avrei voluto altre cinquanta pagine.Non perché non sapessi come dovesse finire, ma perché proprio quando il romanzo arriva al punto in cui tutte le sue tensioni esplodono, ho avuto la sensazione che l’autrice avesse troppa fretta di chiuderle. Nelle ultime pagine succede davvero di tutto e diverse storyline vengono risolte una dopo l’altra, lasciandomi con la sensazione che alcune avrebbero meritato più spazio e soprattutto più tempo per sedimentare.
Detto questo, Beduina mi ha sorpresa molto più di quanto mi aspettassi.Jasira ha tredici anni e si trova esattamente sulla soglia tra infanzia e adolescenza. Il suo corpo cambia, arrivano le mestruazioni, comincia a interrogarsi sulla sessualità, sul desiderio e sul significato dell’essere donna. Ma mentre lei cerca di capire cosa le sta succedendo, gli adulti intorno a lei sembrano incapaci di accompagnarla davvero.
Il padre cerca di controllare praticamente ogni aspetto della sua vita: il modo in cui si veste, il suo corpo, le sue frequentazioni, il suo denaro e persino il modo in cui deve rapportarsi alla propria identità culturale. La madre, che dovrebbe rappresentare un’alternativa, si dimostra invece una figura tutt’altro che semplice o protettiva, spesso troppo concentrata sui propri problemi, sulle proprie relazioni e sulle proprie esigenze.E proprio qui, per me, sta il cuore del romanzo.
Jasira non sta crescendo troppo in fretta. Sta crescendo troppo da sola.
Durante tutta la lettura mi sono chiesta quanto possiamo fidarci della sua percezione. Jasira racconta il mondo dal punto di vista di una tredicenne e noi lettori adulti riconosciamo situazioni e dinamiche che lei non possiede ancora gli strumenti per interpretare pienamente.
Questa distanza è particolarmente evidente quando entra in gioco la sessualità.Jasira scopre il proprio corpo contemporaneamente attraverso quello che sente e attraverso lo sguardo degli altri. Playboy diventa quasi un modello distorto della femminilità adulta: quelle donne rappresentano per lei l’idea di cosa significhi essere desiderabile, essere vista, essere adulta. E così, progressivamente, diventa difficile per lei distinguere tra essere desiderata, essere amata, essere vista e sentirsi adulta.
È una delle cose che ho trovato più interessanti e anche più disturbanti del romanzo.Perché il problema non è la scoperta della sessualità in sé. Il problema è che Jasira deve costruirsi da sola gli strumenti per comprenderla, mentre gli adulti continuano a proiettare su di lei le proprie regole, i propri desideri, le proprie paure e le proprie aspettative.Anche il rapporto con Thomas rimane estremamente ambiguo. Non sono riuscita fino alla fine a capire se ci sia realmente amore, affetto, desiderio o una combinazione di tutte queste cose. E forse è proprio questa ambiguità a funzionare: anche Thomas, in modi diversi, contribuisce a mostrare quanto sia difficile per Jasira distinguere ciò che sente fisicamente da ciò che desidera emotivamente.
E poi c’è Melina.Per me è diventata progressivamente una delle figure più importanti del romanzo. Non perché sia perfetta e nemmeno perché debba sostituirsi alla madre di Jasira, ma proprio perché non cerca di possederla.Le dà informazioni. Le offre ascolto. Le dà una chiave di casa. Le procura un libro sul corpo e sulla sessualità. Quando comprende che Jasira è scappata dal padre dopo l’ennesimo episodio di violenza, le offre concretamente un luogo sicuro. E quando Jasira ha gli incubi, le sta accanto e la consola.Sono gesti semplicissimi, ma proprio per questo mi hanno colpita moltissimo.
Perché Melina è forse la prima adulta che permette a Jasira di sperimentare qualcosa che assomiglia davvero all’accudimento senza trasformarlo in controllo o in giudizio.Anche il rapporto con i genitori, secondo me, è interessante proprio perché nessuno dei due riesce davvero a vedere Jasira come una persona separata da sé.
Il padre vuole controllarla attraverso l’autorità, la violenza e la reputazione. La madre, invece, sembra cercare di riappropriarsi del proprio ruolo materno anche attraverso una sorta di competizione con Melina. E la sua confessione finale sulla gelosia nei confronti di quest’ultima, per me, è quasi rivelatoria.Paradossalmente, alla fine mi sono ritrovata persino a provare una forma di maggiore comprensione nei confronti del padre rispetto alla madre, pur considerando assolutamente inaccettabile il suo comportamento e la violenza che esercita sulla figlia. La madre, invece, mi ha lasciato addosso una frustrazione enorme proprio perché avrebbe potuto rappresentare un’alternativa e spesso non riesce a esserlo.
E poi c’è Vuoso, probabilmente la figura che mi ha messo più a disagio.La parte che mi ha disturbata maggiormente non è stata soltanto ciò che accade tra lui e Jasira, ma il modo in cui Jasira continua a cercare da lui una sorta di riconoscimento e di normalizzazione. Il suo desiderio di trasformare qualcosa di profondamente sbagliato in qualcosa di “normale” mostra quanto sia difficile, per una ragazzina che non ha ricevuto una vera educazione affettiva e sessuale, distinguere tra attenzione, desiderio, tenerezza, amore e sfruttamento.Ed è qui che secondo me il romanzo riesce a essere davvero potente.
Non ci chiede semplicemente di guardare una ragazzina che “fa cose da adulta”. Ci mette davanti a una tredicenne che sta cercando disperatamente di capire come si diventa donna, mentre gli adulti intorno a lei continuano a dirle cosa dovrebbe essere.Avrei però voluto che il romanzo si fermasse maggiormente sulle conseguenze di tutto questo.
La denuncia, il rapporto con Thomas, il rapporto con i genitori, quello con Vuoso e soprattutto ciò che accade dentro Jasira dopo aver finalmente dato un nome a quello che ha vissuto avrebbero meritato, secondo me, più spazio. Il finale contiene moltissimo materiale interessante, ma corre verso la conclusione proprio quando avrei voluto che la storia rallentasse.
Nonostante questo, Beduina è una lettura che mi ha lasciato parecchio.Mi ha fatto riflettere sull’adolescenza, sul corpo, sulla sessualità, sullo sguardo degli altri, sulla violenza, sul razzismo, sull’identità culturale e soprattutto sulla responsabilità degli adulti nel fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per comprendere quello che stanno vivendo.
Lo consiglio? Sì, assolutamente, ma con una precisazione importante. Se non avete problemi con una storia molto cruda, con la rappresentazione dell’abuso, della violenza e con contenuti sessuali espliciti, credo che Beduina possa darvi moltissimo su cui riflettere. Se invece questi temi vi disturbano profondamente, è un libro che eviterei.Perché alla fine Jasira non mi sembra una ragazzina che sta crescendo troppo in fretta.
Mi sembra una ragazzina che sta cercando qualcuno che le insegni a leggere se stessa.
E forse è proprio questo che mi rimarrà più impresso di Beduina.
⚠️ CONTENT/TRIGGER WARNING: violenza fisica e psicologica, abuso, razzismo, sessualizzazione e numerosi contenuti sessuali espliciti, anche con protagonista minorenne. Sono elementi centrali della storia e possono rendere la lettura particolarmente disturbante.
Ho finito Beduina e la prima cosa che penso è che avrei voluto altre cinquanta pagine.Non perché non sapessi come dovesse finire, ma perché proprio quando il romanzo arriva al punto in cui tutte le sue tensioni esplodono, ho avuto la sensazione che l’autrice avesse troppa fretta di chiuderle. Nelle ultime pagine succede davvero di tutto e diverse storyline vengono risolte una dopo l’altra, lasciandomi con la sensazione che alcune avrebbero meritato più spazio e soprattutto più tempo per sedimentare.
Detto questo, Beduina mi ha sorpresa molto più di quanto mi aspettassi.Jasira ha tredici anni e si trova esattamente sulla soglia tra infanzia e adolescenza. Il suo corpo cambia, arrivano le mestruazioni, comincia a interrogarsi sulla sessualità, sul desiderio e sul significato dell’essere donna. Ma mentre lei cerca di capire cosa le sta succedendo, gli adulti intorno a lei sembrano incapaci di accompagnarla davvero.
Il padre cerca di controllare praticamente ogni aspetto della sua vita: il modo in cui si veste, il suo corpo, le sue frequentazioni, il suo denaro e persino il modo in cui deve rapportarsi alla propria identità culturale. La madre, che dovrebbe rappresentare un’alternativa, si dimostra invece una figura tutt’altro che semplice o protettiva, spesso troppo concentrata sui propri problemi, sulle proprie relazioni e sulle proprie esigenze.E proprio qui, per me, sta il cuore del romanzo.
Jasira non sta crescendo troppo in fretta. Sta crescendo troppo da sola.
Durante tutta la lettura mi sono chiesta quanto possiamo fidarci della sua percezione. Jasira racconta il mondo dal punto di vista di una tredicenne e noi lettori adulti riconosciamo situazioni e dinamiche che lei non possiede ancora gli strumenti per interpretare pienamente.
Questa distanza è particolarmente evidente quando entra in gioco la sessualità.Jasira scopre il proprio corpo contemporaneamente attraverso quello che sente e attraverso lo sguardo degli altri. Playboy diventa quasi un modello distorto della femminilità adulta: quelle donne rappresentano per lei l’idea di cosa significhi essere desiderabile, essere vista, essere adulta. E così, progressivamente, diventa difficile per lei distinguere tra essere desiderata, essere amata, essere vista e sentirsi adulta.
È una delle cose che ho trovato più interessanti e anche più disturbanti del romanzo.Perché il problema non è la scoperta della sessualità in sé. Il problema è che Jasira deve costruirsi da sola gli strumenti per comprenderla, mentre gli adulti continuano a proiettare su di lei le proprie regole, i propri desideri, le proprie paure e le proprie aspettative.Anche il rapporto con Thomas rimane estremamente ambiguo. Non sono riuscita fino alla fine a capire se ci sia realmente amore, affetto, desiderio o una combinazione di tutte queste cose. E forse è proprio questa ambiguità a funzionare: anche Thomas, in modi diversi, contribuisce a mostrare quanto sia difficile per Jasira distinguere ciò che sente fisicamente da ciò che desidera emotivamente.
E poi c’è Melina.Per me è diventata progressivamente una delle figure più importanti del romanzo. Non perché sia perfetta e nemmeno perché debba sostituirsi alla madre di Jasira, ma proprio perché non cerca di possederla.Le dà informazioni. Le offre ascolto. Le dà una chiave di casa. Le procura un libro sul corpo e sulla sessualità. Quando comprende che Jasira è scappata dal padre dopo l’ennesimo episodio di violenza, le offre concretamente un luogo sicuro. E quando Jasira ha gli incubi, le sta accanto e la consola.Sono gesti semplicissimi, ma proprio per questo mi hanno colpita moltissimo.
Perché Melina è forse la prima adulta che permette a Jasira di sperimentare qualcosa che assomiglia davvero all’accudimento senza trasformarlo in controllo o in giudizio.Anche il rapporto con i genitori, secondo me, è interessante proprio perché nessuno dei due riesce davvero a vedere Jasira come una persona separata da sé.
Il padre vuole controllarla attraverso l’autorità, la violenza e la reputazione. La madre, invece, sembra cercare di riappropriarsi del proprio ruolo materno anche attraverso una sorta di competizione con Melina. E la sua confessione finale sulla gelosia nei confronti di quest’ultima, per me, è quasi rivelatoria.Paradossalmente, alla fine mi sono ritrovata persino a provare una forma di maggiore comprensione nei confronti del padre rispetto alla madre, pur considerando assolutamente inaccettabile il suo comportamento e la violenza che esercita sulla figlia. La madre, invece, mi ha lasciato addosso una frustrazione enorme proprio perché avrebbe potuto rappresentare un’alternativa e spesso non riesce a esserlo.
E poi c’è Vuoso, probabilmente la figura che mi ha messo più a disagio.La parte che mi ha disturbata maggiormente non è stata soltanto ciò che accade tra lui e Jasira, ma il modo in cui Jasira continua a cercare da lui una sorta di riconoscimento e di normalizzazione. Il suo desiderio di trasformare qualcosa di profondamente sbagliato in qualcosa di “normale” mostra quanto sia difficile, per una ragazzina che non ha ricevuto una vera educazione affettiva e sessuale, distinguere tra attenzione, desiderio, tenerezza, amore e sfruttamento.Ed è qui che secondo me il romanzo riesce a essere davvero potente.
Non ci chiede semplicemente di guardare una ragazzina che “fa cose da adulta”. Ci mette davanti a una tredicenne che sta cercando disperatamente di capire come si diventa donna, mentre gli adulti intorno a lei continuano a dirle cosa dovrebbe essere.Avrei però voluto che il romanzo si fermasse maggiormente sulle conseguenze di tutto questo.
La denuncia, il rapporto con Thomas, il rapporto con i genitori, quello con Vuoso e soprattutto ciò che accade dentro Jasira dopo aver finalmente dato un nome a quello che ha vissuto avrebbero meritato, secondo me, più spazio. Il finale contiene moltissimo materiale interessante, ma corre verso la conclusione proprio quando avrei voluto che la storia rallentasse.
Nonostante questo, Beduina è una lettura che mi ha lasciato parecchio.Mi ha fatto riflettere sull’adolescenza, sul corpo, sulla sessualità, sullo sguardo degli altri, sulla violenza, sul razzismo, sull’identità culturale e soprattutto sulla responsabilità degli adulti nel fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per comprendere quello che stanno vivendo.
Lo consiglio? Sì, assolutamente, ma con una precisazione importante. Se non avete problemi con una storia molto cruda, con la rappresentazione dell’abuso, della violenza e con contenuti sessuali espliciti, credo che Beduina possa darvi moltissimo su cui riflettere. Se invece questi temi vi disturbano profondamente, è un libro che eviterei.Perché alla fine Jasira non mi sembra una ragazzina che sta crescendo troppo in fretta.
Mi sembra una ragazzina che sta cercando qualcuno che le insegni a leggere se stessa.
E forse è proprio questo che mi rimarrà più impresso di Beduina.
July 17, 2026
Beduina racconta degli aspetti più crudi della pubertà femminile e, specialmente, di come, al pari del corpo, cambino gli sguardi delle persone, che si aspettano un immediata trasformazione della bambina in adulta. Jasira scopre nuovi aspetti del suo corpo e del mondo adulto, guidata dalle dure e rigide regole imposte dai genitori, che, però, sono solo un filtro parziale (e talvolta incoerente) della realtà e che cercano di ingabbiare una ragazzina reputata incontrollabile, perché non ancora in grado di comprendere a pieno le situazioni che la circondano, specialmente dal punto di vista delle aspettative (sociali) che si hanno su di lei. Jasira cresce in un ambiente estremamente violento, a livello psicologico, ma specialmente a livello fisico; fortunatamente, si apre, di fronte a Jasira, un mondo diverso, fatto di comprensione, di regole spiegate e di amore da parte di coloro che hanno veramente intenzione di comprendere le sue ragioni, che le spiegano come è il mondo e ascoltare ciò che lei sente, alleggerendola da quel senso di colpa che la porta a compatire persino i suoi carnefici.
La scrittura di A. Erian è estremamente fluida, rendendo la lettura estremamente scorrevole. Inoltre, la narrazione in prima persona consente a chi legge non solo di entrare nella mente di Jasira, immedesimandosi in lei, ma anche di misurare lo scarto che intercorre tra l’interpretazione delle vicende da parte di una persona che è poco più una bambina (Jasira), che idealizza anche gli avvenimenti più tragici, e quella di chi è adulto, che con il suo sguardo d’insieme è capace di comprendere la realtà degli episodi che accadono a Jasira. Il libro affronta temi toccanti e struggenti, che portano in maniera immediata e naturale a provare una profonda tenerezza e compassione per Jasira; quest’ultima si delinea come un personaggio complesso, strutturato e reale: leggendo il libro si ha davvero la sensazione di parlare con una ragazzina che cresce, che fa del suo meglio per essere all’altezza delle aspettative che si hanno su di lei, senza però riuscirvi perché non è ancora in grado di comprendere il motivo di quel triste cambiamento di atteggiamenti nei suoi confronti.
La scrittura di A. Erian è estremamente fluida, rendendo la lettura estremamente scorrevole. Inoltre, la narrazione in prima persona consente a chi legge non solo di entrare nella mente di Jasira, immedesimandosi in lei, ma anche di misurare lo scarto che intercorre tra l’interpretazione delle vicende da parte di una persona che è poco più una bambina (Jasira), che idealizza anche gli avvenimenti più tragici, e quella di chi è adulto, che con il suo sguardo d’insieme è capace di comprendere la realtà degli episodi che accadono a Jasira. Il libro affronta temi toccanti e struggenti, che portano in maniera immediata e naturale a provare una profonda tenerezza e compassione per Jasira; quest’ultima si delinea come un personaggio complesso, strutturato e reale: leggendo il libro si ha davvero la sensazione di parlare con una ragazzina che cresce, che fa del suo meglio per essere all’altezza delle aspettative che si hanno su di lei, senza però riuscirvi perché non è ancora in grado di comprendere il motivo di quel triste cambiamento di atteggiamenti nei suoi confronti.
August 13, 2026
Beduina di Alicia Erian (Adelphi edizioni) è il libro che abbiamo scelto per l'estate con le compagne di Saghe familiari controcorrente. Di certo non si tratta della classica lettura da ombrellone, in Beduina la leggerezza non si intravede, si cerca disperatamente ma non si trova. Avevo sentito parlare molto bene di questo libro ma non avevo mai approfondito, l'avevo inserito nella lista dei desideri per il compleanno e la mia amica Jessica, lo scorso anno, me l'ha regalato. I libri arrivano sempre al momento giusto e Beduina ne è la prova. Non sono riuscita ad appoggiare il libro finché non l'ho finito.
Questi giorni di agosto, ormai quando uscirà la recensione saranno quelli finali, sono sempre impegnativi per me tra lavoro, scadenze e feste di paese. Ma quest'anno più che mai i libri mi hanno fatto una compagnia incredibile... non vedevo l'ora di tornare a casa per poter andare avanti con la storia anche se in certi momenti ho dovuto riprendere fiato.
Beduina è una storia brutale, cruda e faticosa per la violenza che si respira. Quella della famiglia, quella della società...
RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Questi giorni di agosto, ormai quando uscirà la recensione saranno quelli finali, sono sempre impegnativi per me tra lavoro, scadenze e feste di paese. Ma quest'anno più che mai i libri mi hanno fatto una compagnia incredibile... non vedevo l'ora di tornare a casa per poter andare avanti con la storia anche se in certi momenti ho dovuto riprendere fiato.
Beduina è una storia brutale, cruda e faticosa per la violenza che si respira. Quella della famiglia, quella della società...
RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
September 13, 2026
5 stelle d'obbligo, chi lo aveva paragonato a Melissa P. Evidentemente aveva dei problemi di comprensione del testo, questo è un libro che fa riflettere, piangere, sorridere (poco). Insomma, una girandola di emozioni coinvolge il lettore. Impossibile non empatizzare con la protagonista, con Melina e a volte pure con il padre.
Consigliatissimo.
Consigliatissimo.
Displaying 1 - 7 of 7 reviews








