Una nuova ondata di crisi sta attraversando l'universo maschile. Dalle difficoltà scolastiche alla fuga dal lavoro, dall'analfabetismo emotivo all'isolamento digitale, i segnali di disagio e disorientamento si moltiplicano. I giovani uomini appaiono sempre più impreparati ad affrontare un mondo diverso da quello dei loro padri. La questione maschile, tuttavia, non è solo un fenomeno sociale e psicologico. Sta diventando terreno di una battaglia culturale e politica. Da un lato le forze conservatrici offrono facili risposte nostalgiche, promettendo il ritorno a una virilità perduta. Dall'altro i progressisti, pur criticando i modelli patriarcali, non riescono a proporre alternative costruttive e rischiano di lasciare un vuoto pronto per essere riempito da narrazioni regressive e potenzialmente dannose. In questo contesto emergono fenomeni come la manosphere – vasto ecosistema di comunità digitali dove antifemminismo e misoginia circolano liberi da filtri – e figure come Andrew Tate, che promuovono modelli di "mascolinità ipertrofica" e narrazioni che trasformano il disagio individuale in rancore collettivo. Quel che resta degli uomini rifiuta sia l'idealizzazione di modelli virili obsoleti, sia la tendenza a sminuire i problemi dei maschi come meri lamenti da privilegiati. Aiutare i ragazzi a scoprire cosa li muove, e ad accogliere la propria vulnerabilità, "può essere il primo passo per incrinare quel monolite di potere cementato dalla fratellanza che chiamiamo mascolinità".
“La mascolinità è come il Fight club, non se ne parla mai”, e, peggio ancora, quando se ne parla finisce tutto in iper semplificazioni, in partiti presi, in frasi a effetto. In caciara, insomma. Questo saggio è una felice eccezione, analizzando la questione con pacatezza e senza trascurare punti di vista differenti.
Questo libro casca a fagiolo, alla luce degli ultimi sviluppi relativi al disegno di legge sulla violenza sessuale: avrete sentito parlare della differenza tra "consenso" (in cui si dimostra che non si è in presenza di violenza sessuale se la persona ha chiaramente manifestato un SI) e "dissenso" (in cui la persona, perchè la violenza sia accertata, deve dimostrare di aver detto chiaramente NO). Insomma, questione mica da poco. In questo interessante saggio di Manolo Farci, che leggo essere insegnante di Studi culturali e di genere all'Università di Urbino e i cui studi si focalizzano sui legami tra disagio maschile, costruzione dell’identità nei media digitali e radici culturali della violenza, la questione violenza/femminicidi viene ovviamente affrontata, e di conseguenza anche la questione consenso, visto che "quello che spesso viene spacciato per un malinteso sul consenso è, in realtà,il riflesso di una visione distorta, radicata e normalizzata, della relazione tra volontà maschile e autonomia femminile." Ma questo è solo uno degli aspetti affrontati dalla lucida analisi di Farci, che afferma come la questione maschile, da fenomeno sociale, sia ormai diventata un terreno di scontro tra forze conservatrici e progressiste, e via andare di Trump, manosphere, antifemminismo, incel e così via. Se poi queste robe immonde hanno avuto modo di proliferare e fare presa sui maschi la colpa è anche dell'altra parte - mica solo dei fasci, eh - che non ha saputo attrarre a sè questi giovani uomini e proporre valide alternative: sad but true.