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8.6 gradi di separazione

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La fine di una lunga e turbolenta relazione e un'inattesa battuta d'arresto spingono Alice, insegnante poco più che trentenne, ad affrontare il problema del suo decennale abuso di alcolici. Intraprende così un percorso discontinuo e disilluso tra psicologi, psichiatri, Alcolisti Anonimi, Servizi territoriali per le Dipendenze e lavoro agricolo, ma nulla sembra convincerla della necessità esistenziale di scegliere la sobrietà. Sempre più sola, scivola a poco a poco nelle rodate logiche della provincia veneta in cui vive e che credeva di la lealtà a un lavoro che la frustra e una socialità sostenuta dal rito compulsivo degli aperitivi. Più Alice si impegna nella negazione ironica della sua dipendenza, più gli spazi della sua quotidianità la confinano. Casa, scuola, supermercato dove rifornirsi di alcolici, bar e ancora casa le offrono un riparo a costo, però, della sua invisibilità. Fin quando la speranza (o forse l'illusione) di un nuovo inizio metterà in dubbio la sua vocazione alla scomparsa.
Dopo La paura ferisce come un coltello arrugginito, il suo acclamato memoir d'esordio, Giulia Scomazzon scrive il romanzo lancinante e coinvolgente di una donna inquieta che osserva il mondo dalle retrovie.

164 pages, Kindle Edition

Published October 17, 2025

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Giulia Scomazzon

3 books4 followers

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Displaying 1 - 22 of 22 reviews
Profile Image for Seregnani.
834 reviews40 followers
March 14, 2026
«So che il mio rapporto con le sostanze riguarda il vuoto. Riguarda da sempre il vuoto. Quando sei giovane hai l'impressione di riempirlo e quando invecchi sai che lo stai allargando, ma se nel frattempo riesci a mantenere te stesso e, addirittura, qualche familiare che vuoi che sia? Si va avanti.
Cos'è per me questo vuoto?
Qual è la sua origine?
Sono certa che fosse dentro di me prima del lutto, delle storie d'amore e d'amicizia fallite, delle prospettive lavorative non messe a fuoco e abortite. Credo che il problema sia sempre stato che non ho la più pallida idea di chi sono e questo mi terrorizza.
Per questo il mio rapporto con le dipendenze non mi ha mai trascinato oltre la soglia della disperazione, quel passaggio in cui uno abbandona tutto per distruggersi e smettere di essere un ingombro. »

3,5 ⭐️ Alice ha trent’anni e, anche se non riesce ad associare il suo nome a questa parola, è un alcolizzata. Vive da due anni con Giacomo che però non ne può più di lei che per tre settimane di fila beve due litri di birra da 8.6 gradi e due prosecchi, fuma quattro canne e ingerisce Tavor per poi collassare sul divano. La sua dipendenza è distruttiva in primis per lei e poi per la coppia.
Per Alice iniziano i problemi di vescica, perdita di equilibrio ma, soprattutto, perdita di memoria.
Da cinque anni vede, con discontinuità, il suo psicologo che nell’ultima seduta gli dice di chiudere quella relazione amorosa e lei sospende le sedute. Da qui scopriamo che i suoi genitori sono motti da tempo in un incidente stradale.
Inizia a seguire gli incontri degli A.A, ma in modo inconcludente, solo per far piacere al suo compagno.
Ma Giacomo un bel giorno, provato dalla situazione, esce dal suo appartamento e dalla sua vita puntandole addosso uno sguardo di pena. Lei credeva che potesse guarire insieme ad un uomo, ma non era così.
Si affida ad uno psichiatra, il quale gli riscontra un disturbo dell’umore e gli prescrive degli antidepressivi ma lei non riesce a sostituire quel vuoto che sente….
Giulia, la sua amica, le viene in soccorso la aiuta a tornare al suo lavoro…

Ma Giulia gli rimarrà fedele?
Alice riuscirà a riprendere in mano la sua vita?

Un libro che è partito moooolto bene, nel senso che mi aveva preso tanto, per poi disperdersi un po nelle pagine successive…
C’è comunque il tema delle droghe, dei farmaci, e dell’alcol: temi super importanti e spiegati molto bene.
Profile Image for Giuliana Matarrese.
152 reviews205 followers
March 9, 2026
Questo libro è un perfetto manuale di come una persona molto intelligente e ugualmente acculturata diventi cocciuta al punto di essere stolida, nel tentativo di minimizzare una dipendenza, tanto più in un contesto nel quale quella dipendenza è più o meno normalizzata: per chi ha vissuto accanto a gente del genere é un trigger non da poco, perché personalmente mi spellerei le mani per prendere a schiaffi la protagonista.
A salvarmi è stato il fatto che Scomazzon scrive benissimo e che di fondo l’umanità e la fragilità della sua protagonista é talmente visibile, seppur nel fumo intellettuale delle sigarette e delle giustificazioni, che è impossibile avercela con lei.
Profile Image for Kim Fabbri.
114 reviews21 followers
March 17, 2026
Alice è un'alcolista e dipendente dai tranquillanti. È lei a raccontarsi in questo breve romanzo ed è talmente lucida nel raccontarti la sua quotidianità che quasi ti trovi a giustificarla quando ti dice di aver bisogno almeno di un paio di birre da 8 gradi e benzodiazepine come base di partenza per affrontare la giornata. E durante la lettura non capisci quanto ci sia di reale e quanto di filtrato attraverso i suoi occhi, tanto che ad una certa cominci a giustificarla. E appena la giustifichi capisci che stai giustificando una persona che in realtà andrebbe solo presa a schiaffi. E ti rendi conto di quanto sarebbe facile cadere in tentazione, cadere vittima di una dipendenza e diventare quella da prendere a schiaffi.

Scomazzon ha una scrittura lucida e ironica di quell'ironia che a me piace tantissimo e che a volte potrebbe anche essere pesante ma che in realtà non rappresenta altro che i pensieri di tutti. Solo che lei ha il coraggio di scriverli senza paura.
Alice la prenderei ancora a schiaffi, ma con affetto.
Profile Image for Il Pech.
382 reviews28 followers
March 11, 2026
Sinossi striminzita:

Alice cerca di risolvere la sua Depressione feat. Abuso di Alcool & Sostanze passando per gli alcolisti anonimi e psicologi vari.


L'autrice è brava ad evitare cliché, violenza e scene pulp per concentrarsi su una confessione/diario incentrata sulla psicologia, insomma, alla Berto ma senza quel flow irripetibile.


All'inizio mi pareva la prosa fosse un po' scolastica e si perdesse nella tendenza a  spiegare al posto di far capire. Man mano che giravo pagine ho abbandonato quest'idea, trovando la scrittura più curata, più centrata ma potrei essere io che ci ho messo un po' ad entrare nel Mood giusto.


Nonostante a volte sia un po' impostato, il flow di Alice, la protagonista, è di ottima fattura, semplice da seguire e sostenuto da un sarcasmo pesante e adorabile.

Alice ha uno sguardo intelligente sul mondo circostante e una certa credibilità psicologica. Che parli dell'incomunicabilità col fidanzato, dell' incidente che ha avuto in auto o di quanto non tolleri gli AA, il suo atteggiamento è un perfetto mix tra autoconsapevolezza ed egoismo, quel "nessuno mi capisce" da depresso che vuol sguazzare nel proprio fango.

È tutto talmente reale che viene da pensare la storia sia molto autobiografica e poco fittizia, almeno negli atteggiamenti di Alice.


Siamo lontani dai soliti romanzetti confezionati come se ne vedono tanti al giorno d'oggi e, cosa importante, in 8.6 la Scomazzon non dà mai l'idea di essere compiacente o artificiosa.


C'è l'ironia, ci sono passaggi intelligenti e curati che svelano un grande potenziale e che fanno intravedere la possibilità di creare un qualcosa di più grande.

Avanti così, muso duro e bareta fracà.
Profile Image for Libri Gloriosi.
176 reviews
December 17, 2025
Libro interessante che presenta un argomento forse poco trattato: la normalizzazione dell'alcolismo in alcune zone di Italia (in questo caso, ma chiaramente non avviene solo qui) e l'alcolismo funzionale. Scritto molto bene e scorrevole.
Profile Image for Francesca Zannella.
15 reviews2 followers
May 3, 2026
Ci fa paura la dipendenza da alcol, veh? È come con i dca: è così facile sviluppare una dipendenza per beni di consumo legali che troviamo al supermercato.

E quindi chi ne è dipendente è un poverino che desideriamo prendere a sberle perché se noi non cediamo alle lusinghe dell’abuso alcolico, allora perché gli altri invece ci cascano? Dai, basta poco. Su. Impegnati. Reagisci.

Io a sberle prenderei Giulia e Giacomo, tossici. Altro che “Alice, alcolista”(cit).
Profile Image for vikinga.
43 reviews1 follower
April 1, 2026
non ho mai avuto paura di leggere un libro. di scrivere sempre, ogni pezzo che io abbia mai consegnato mi ha sempre causato una discreta angoscia e mi chiedo spesso se passerà mai. ma leggere, è una delle mie poche passioni che ancora mi fa sognare e mi ossessiona, come una volta faceva l'arte. per citare le mie amiche che mi prendono in giro, io i libri me li mangio. però questo libro, che ho in seguito divorato, mi terrorizzava. una ragazza con problemi di alcolismo che riflette sulle sue insoddisfazionei con una buona dose di cinismo e tanta voglia di farla finita. avevo paura di rivedermi troppo in quella ragazza, di dover finalmente ammettere a me stessa e agli altri, che sì sono un po' depressa ma soprattutto un'alcolizzata, e non fa più figo vantarsi di quanto si regge e quante birre "bucate" tu e le tue amiche un normale martedì sera. spoiler, se alice, la protagonista, può essere considerata un'alcolizzata cintura nera, che poi neanche lei si sente tale quindi chi è che decide quando una persona si può definire effettivamente alcolizzata? - io sono una cintura verde. sò che non dovrebbe essere letto come una vittoria ma possiamo rimandare il tso di qualche anno ancora e questo per ora mi basta. non me la sento di dire molto altro sul libro perché penso che non sia per tutti, che sia un'esperienza che tocchi nel profondo le persone che vengono investite dai loro sentimenti con un buldozer ogni giorno e che sono - se posso, giustamente - affatticate da questo giro infinito sul blue tornado delle emozioni. unica pecca il finale, nonostante il brainwashing dall'infazia sul potere salvifico dell'amore non mi hanno ancora convinta. la mia esperienza con l'amore romantico è quasi sempre stata l'opposto, e in seguito alla mia ultima relazione che mi ha sfiancata per veramente troppo troppo tempo, sono convinta che se ti vuoi davvero bene stai da sola e se vuoi uscire da un tunnel di disperazione dipendenza e depressione l'unica persona che ti può aiutare sei tu, e se hai la fortuna di averle, delle amike-sorelle pazzeske che ti aiutano a rimettere insieme i pezzettini quando senti di non avere le forze.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Moon.
25 reviews
March 29, 2026
Una versione italiana e più articolata de Il mio anno di riposo e oblio? Forse, un pochino. Questo però, a mio avviso, è un libro migliore. La prosa di Scomazzon è certamente intrigante e permette alla lettura di scorrere agevolmente, e in breve tempo.

La protagonista Alice scatena i miei istinti più rabbiosi: la prenderei a sberle, ma la sua fragilità evidente (al pari della sua incapacità di relazionarsi in modo sano con gli altri) muove a compassione.

L'ironia di alcuni passaggi mi ha strappato diversi sorrisi, e trovo ci siano tanti spunti davvero interessanti di riflessione e passaggi nei quali mi sono molto ritrovata - nonostante io e Alice abbiamo praticamente nulla in comune.

Il passaggio su Giulia e Giacomo verso il finale l'ho trovato credibilissimo, quasi scontato, e mi ha fatto pensare a quanto spesso accada alle persone di trovarsi in sintonia "unite" da un soggetto in comune di cui lamentarsi. Dinamica prettamente umana quanto fastidiosa, eppure così frequente. Mi ha irritata al punto giusto.

Una lettura carina.
Profile Image for Pierpaolo Lamacchia.
192 reviews
March 26, 2026
Ultima delle mie tre fatiche di giurato per il 2° Premio Letterario della Valle d'Aosta. La mia preferenza la rivelerò più avanti. Intanto qualche riflessione su questo 8,6 gradi di separazione. 8,6 è la gradazione alcolica della birra di cui Alice, la protagonista, abusa senza ritegno alcuno. Una storia vivace fatta di dipendenze e problemi esistenziali di una giovane passeggera del terzo millennio. La Scomazzon scrive bene, scorrevole e anche a tratti profondo. Non vuole strafare o imitare stili non suoi e questo la rende a mio parere una brava e sagace cronista della sua generazione. Non un capolavoro immortale ma sicuramente una bella storia, solida e articolata. Il personaggio è caratterizzato molto bene e suscita una spontanea empatia al lettore. Mi è piaciuto e lo consiglio, specialmente a un pubblico giovane.
Profile Image for Roberto Marana.
67 reviews2 followers
April 1, 2026
Dopo il film Le Città di Pianura, la mia personalissima Veneto Wave continua con questo libro che come nessun altro è riuscito a descrivere nel dettaglio, in maniera cruda ma anche ironica, il rapporto che noi Veneti abbiamo con l’alcol (e con i bar di paese gestiti dai cinesi).
Alice è un personaggio così tormentato, complesso e fastidioso che è stato impossibile non affezionarcisi.

“Credo che tutti i veneti non astemi si siano lamentati, almeno una volta nella vita, del costo dell’alcol fuori regione”

BELLO BELLO BELLO, BRAVA Giulia!
Profile Image for Mio Mao.
58 reviews1 follower
April 18, 2026
Uno dei tre libri assegnato alla giuria popolare del Premio letterario valdostano.
E' stato il secondo che ho letto e mi è piaciuto.
Devo dire che la valutazione è salita dopo aver sentito l'intervento della Bertazzon al Premio. È inconsapevolmente simpatica, ma soprattutto ironica e malinconica allo stesso tempo. Anche lei, come la protagonista Alice vive i tabaccai cinesi della provincia veneta come un luogo salvifico di silenzio e degrado.
Profile Image for Giulia.
12 reviews
March 29, 2026
Un personaggio che allo stesso tempo suscita tenerezza e provoca rabbia.
Profile Image for Allegra.
53 reviews
April 1, 2026
Non so come descriverlo, sicuramente doloroso ma non so se a parte questo abbia altri meriti.
Profile Image for Vale P.
14 reviews1 follower
Read
April 22, 2026
io non voglio essere salvata da qualcuno migliore di me, io vorrei solo non essere quella peggiore
Profile Image for Olly90.
124 reviews78 followers
December 8, 2025
3,5⭐️ ~ Alice, protagonista e narratrice del nuovo romanzo di Giulia Scomazzon , si racconta a noi lettori fin dalle prime pagine attraverso un’ironia lucida e disperata. Ha trent’anni, fa l’insegnante, vive con Giacomo, il compagno, e i loro due gatti in un’appartamento disseminato da bottiglie di birra vuote, in un paesino non precisato della provincia veneta. Razionale e metodico lui, autodistruttiva e alcolizzata lei.

Alice beve, principalmente lattine Bavaria 8.6, e non lo nasconde, non si nasconde, espone in prima persona l’inevitabile crisi della sua vita, lavorativa e amorosa, e lo fa come un stand up comedian in piedi al centro di un palcoscenico. Quello messo in piedi da Alice è un monologo autodistruttivo diviso in tre parti, un urlo di aiuto per essere salvata da quella dipendenza nella quale si è sempre rifugiata per scappare dalle responsabilità, dal passato, dal presente, dalla provincia giudicante e dal peso della vita. Una dipendenza che per Alice non è dissoluzione ma sopravvivenza.

Alice vive costantemente come su una soglia che, come lei stessa afferma citando il famoso tendaggio rosso della Loggia Nera in Twin Peaks, separa la vita reale da quella alterata dall’alcol. Non vuole fare la vittima e non vuole chiedere perdono perchè sa benissimo quello che sta facendo, lei sa cosa vuol dire toccare il fondo e ha imparato a conviverci.

Giulia Scamazzon, dopo il memoir “La paura ferisce come un coltello arrugginito” che ho amato e che non smetterò mai di consigliare, torna con un romanzo che non vuole porre al centro dell’attenzione il tema dell’alcolismo bensì a indurre chi legge a confrontarsi e misurarsi con le proprie dipendenze.
Una lettura sicuramente intensa che ho apprezzato per la sua onestà anche se spesso mi respingeva.
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