Nel gioco delle cose non è una singola particella che conta, ma la forma nel suo insieme. La dimensione dello stormo mentre si forma e si disfa contro il vostro cielo.
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Giuda e Medusa sono due facce della stessa moneta, due creature diverse, due storie asincrone destinate a trovarsi.
Giuda, sopravvissuta e sopravvivente in un mondo sterile in cui le donne sono grembi da sfruttare e poi gettare come corpi inutili. Medusa, creatura aliena, stormo di particelle che si muove attraverso lo spazio e il tempo, per imparare, confrontare, vivere nei modi e nelle nicchie di mondo che sceglie. Giuda che ha perso tutto, e si ritrova con solo le sue storie a tentare un’impossibile ricostruzione di sé e del mondo. Medusa che non ha niente ma può quasi ogni cosa, aperta al dolore della scoperta e alla certezza della fine, alla ricerca della chiave per comprendere la nostra gente spezzata.
Ogni cosa e nessuna è l’esperienza femminile della storia, è il confronto tra potere e cura, tra sfruttamento e resistenza, tra immaginazione e anarchia e violenza.
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Nicoletta Vallorani Lettrice onnivora e docente di Letteratura inglese e angloamericana all’Università degli Studi di Milano, Nicoletta Vallorani ha esordito con Il cuore finto di DR, per poi continuare a scrivere seguendo la doppia pista del noir e della fantascienza. Con Zona 42 ha pubblicato Eva, Avrai i miei occhi (selezione Premio Campiello 2020, in corso di traduzione in Francia) e Noi siamo campo di battaglia, che costituiscono un trittico in cui l’autrice esplora alcuni dei temi sociali critici che fondano il nostro vivere comune. Ogni cosa e nessuna è il suo romanzo più ambizioso, un’opera in cui la riflessione sul femminile si contagia e arricchisce di uno sguardo alieno alla nostra problematica quotidianità.
l'idea politica è alla base di tutto, della storia, delle scelte deə personaggə. e prima ancora dell'idea c'è il corpo, i molti corpi, il sangue che li compone, che fuoriesce nella violenza. attraverso ogni metamorfosi, ogni spazio e smolecolarizzazione, il dolore è ciò che unisce i corpi resistenti. c'è speranza alla fine? io non ne ho vista. a me è sembrata più la speranza di una speranza. abbiamo però bisogno anche di splendenti utopie: l'ottimismo della volontà non vanifica i nostri sforzi in questo cupo tempo