Francesco Vidotto scrive un racconto delicato e potente che sembra una fiaba ma attinge a recenti studi sull'intelligenza delle piante : gli scienziati stanno davvero studiando il "Wood Wide Web", una rete sotterranea che mette in comunicazione tra loro le piante del bosco. Queste pagine sommesse eppure piene di poesia ci parlano di noi, del senso della vita, e ci esortano alla semplicità e alla meraviglia, a lasciar rifiorire la gioia di fare foresta insieme.
Abete è forte e saldo, le sue radici affondano nella terra e i suoi rami più alti dominano la foresta, fronteggiando la maestà delle montagne. Abete vive un tempo fatto di pazienza, dove le giornate sono istanti e gli anni minuti. Nei suoi aghi sempreverdi e nei cerchi di legno del suo grande cuore conserva la memoria del bosco. Un giorno, però, accade una cosa capace di il vento porta ai suoi piedi un fragile seme di betulla, quel seme sopravvive sotto la neve e, al disgelo, protende un germoglio proprio verso le sue radici...
Tra il grande abete sempreverde e la betulla dalle foglie decidue nasce così un legame indissolubile . Sono vicini, ma possono solo sfiorarsi; lui ricorda tutto, lei invece ogni inverno si addormenta e dimentica le gioie dell' è un amore difficile, il loro, e come tutti gli amori difficili è anche dolcissimo e inimitabile.
"Questo libro non è un romanzo e non è una poesia. È invece una storia che vorrebbe raccontare l'amore così come, nel mio piccolo, riesco a intuirlo. Per farlo mi sono affidato agli alberi ."
Dopo una laurea in Economia e una lunga attività come manager d'azienda, ha scelto di dedicarsi esclusivamente alla scrittura ed è tornato a vivere a Tai di Cadore, tra le Dolomiti. Ha pubblicato: Il selvaggio (Carabba 2005), Signore delle cime (Carabba 2007), Siro (Minerva 2011, premio Cortina d'Ampezzo per la letteratura di montagna e premio eLEGGERE LIBeRI di Tione di Trento), Zoe (Minerva 2012), Oceano (Minerva 2014, premio Torre Petrosa e premio Latisana per la letteratura del Nord Est).
Francesco Vidotto con “L’abete e la betulla. Storia di amore e di alberi” ritorna in libreria con un racconto delicato e poetico, breve ma profondo, che si presenta come una fiaba moderna ispirata a recenti studi sull’intelligenza delle piante, trasformando alberi in protagonisti di una storia d’amore universale e riflessiva.
Ambientato in una foresta dove l’abete, forte e radicato, e la betulla, fragile e luminosa, intrecciano le loro esistenze, il libro esplora temi come l’amore silenzioso, la memoria, il rispetto per la natura e il senso della vita, con un linguaggio nitido e illuminazioni poetiche che invitano alla semplicità e alla meraviglia.
Con una prosa scorrevole e toccante, fa riflettere su come l’amore vero sia radice, attesa e scelta silenziosa, meglio espresso dagli alberi che dagli umani, in un mondo dove la natura custodisce emozioni e lezioni eterne.
La lettura di questo libro è una sorpresa lenta e profonda, che tocca corde intime e trasporta in un mondo fiabesco, ideale per chi cerca una lettura riflessiva e emozionale senza eccessiva complessità. Un’opera che commuove e ispira, confermando il talento di Vidotto nel mescolare scienza e poesia.
Ci sono libri che entrano nel profondo come il vento quando sei in riva al mare: lo respiri e ti abita, tu lo includi e ti senti vivo. Così "L'abete e la betulla" di Vidotto. É una perla, un alito di foresta, di vite intrecciate, di amore, di dolcezza. Se lo leggi ti senti protetta e anche tu vorresti essere betulla e avere un abete che ti abbracci, che aspetti i tuoi ricordi, quelli che l'autunno si porta via. E l' abete, paziente, sta lì a ricordarle che è pianta, tra gli alberi 🌲🌳🌴, é vita che rinasce e che sceglie di appartenere, di essere famiglia e sceglie comunque l'amore, con il silenzio e con un dolce dialogo. Dove l'uomo demolisce, la natura ricostruisce, rinasce. Una piccola mano dentro una più grande, un bambino e suo nonno in un percorso nella natura tra alberi che guardano il cielo. Un amore simbolico tra un abete e una betulla, un virgulto che trova protezione nella linfa vitale dell'abete e pur non vedendo il sole riesce a vivere. Questa breve ma intensa storia insegna tanto: se si raggiunge una certa profondità anche e soprattutto le piccole cose acquistano valore. Si parla dell' amore che "a volte è una piccola bugia", che non evita il dolore ma lo rende più dolce se si é vicini. L'amore rende l'altro "casa" e per l'uno l'altro é "l'ospite più gradito". Anche un seme portato dal vento in un terreno più distante può fiorire, le sue ali raggiungono l'Alto e poi il profondo, dove nasce l'amore. É un grido di un albero, il dolore che prova quando gli uomini recidono i suoi rami, è anche un pianto silenzioso, sommesso. É lo scambio di vite secolari con oggetti effimeri. L'uomo che "celebra una vita amputandone un'altra", l'addobba con luci e palline rendendo a lui una breve vita. Questo libro é un polmone che respira attraverso gli occhi, le orecchie e la meraviglia di un bambino che " ascolta il dialogo tra due alberi diversi che si innamorano in un abbraccio che nasce dal profondo e arriva in cima guardando verso il cielo! Consigliatissimo ⭐⭐⭐⭐⭐
Ogni libro di Vidotto é una carezza al cuore, all’immaginazione e all’anima. Ho letto questo libro in poco meno di un’ora. Come anticipa lui non é una poesia, ma poco ci manca. É di estrema delicatezza ed onestà e come ogni suo libro che tratta il tema della montagna e della natura, ti lascia quella sensazione di nostalgia. Vita lenta, senza fretta. Fa sognare di vivere nel paese dove vive, aprire la finestra e toccare le montagne con un dito. Aprire la porta ed esser sommersa dai boschi, dai profumi veri e non contaminati dalla vita di città. É come se la storia l’avessi vissuta anche tu lettore. Come se stessi ricordando un passaggio della tua infanzia che a fine libro un po’ ti manca. Non posso che dare 5 stelle a uno dei miei autori preferiti. Riassumerei questo libro con tre parole: natura, delicatezza e lentezza.
Storia delicata e intimista, che punta più sull’intenzione e sul significato che sullo sviluppo narrativo. La trama è molto leggera e i personaggi restano volutamente sfumati, quasi simbolici. Si percepisce il desiderio di trasmettere un messaggio sull’amore e sull’incontro tra diversità, ma proprio questa scelta di estrema semplicità rende il racconto meno memorabile e meno coinvolgente. Rimane una lettura gradevole e rapida, ma che non riesce a lasciare un segno profondo
“Noi alberi, infatti, ogni anno allarghiamo la nostra circonferenza di un anello, e più lentamente cresciamo più gli anelli sono tra loro ravvicinati. Questo rende il nostro fusto oltremodo flessibile. Meno vulnerabile agli umori del vento che soffia. Al contrario, diventare grandi troppo velocemente vorrebbe dire rischiare di spezzarsi alle prime avvisaglie di maltempo, e questo, forse, non vale solo per noi abeti ma anche per ogni altra specie vivente.”
"Senza bisogno di parole, le montagne mi hanno detto che, per quanto tu sia grande, c'è sempre qualcuno capace di superarti, nei boschi come nella vita."
Ho amato Onesto per la sua semplicità e nitidezza di sentimento e non potevo farmi sfuggire questa piccola perla che è venuta in seguito.
Questa è una favola a differenza del romanzo che ho citato e come favola, oltre ad aver una morale, ci invita a tornare bambini e guardare il mondo con occhi nuovi.
Vidotto ha una penna che nella sua tenerezza dà uno sguardo limpido alla vita, riesce a farci accantonare per un attimo tutto ciò che è superfluo per ricalibrarci sul senso di tutto.
La storia, nella sua semplicità, porta temi importanti come l'amore o la famiglia; induce a fermarci da questa vita frenetica e riscoprire cosa sia davvero importante.
"Una famiglia è qualcosa che, anche se te ne vai, ti aspetta, e tu sai sempre dove ritrovarla."
Insomma, prendetevi del tempo e dedicatelo a questo racconto aprendogli il cuore.
Questo è un libretto molto piccino e di veloce lettura, ma davvero ricco di significato, dolcezza e poesia. Non avevo ancora letto nulla di questo autore, ma non appena ho saputo che si trattava di un racconto dell’amore tra due alberi, un abete ed una betulla, sono stata letteralmente conquistata (non parliamo poi della magnifica copertina, la ciliegina sulla torta!). Tutto inizia da un ricordo di infanzia, vissuto in prima persona dall’autore allora bambino, e si conclude nel presente con un pizzico di malinconia e tanta consapevolezza e profonda verità. Il corpo del racconto, invece, dà voce ai veri protagonisti, Abete e Betulla, che parlano con le loro voci di alberi, o meglio comunicano inviando nel basso delle loro radici i loro pensieri e, con molta lentezza, si ascoltano e si rispondono, interrogandosi sulla loro natura, sulla vita nella foresta accanto ai loro fratelli alberi, scoprendo l’alternanza delle stagioni, la presenza delle montagne ai limiti del cielo, l’arrivo dell’uomo e degli animali, uccelli e scoiattoli, che vanno e vengono ogni anno, in un ciclo continuo. Ho preso molti appunti e ho trovato molto spunti di riflessione poiché davvero ho trovato interessante immaginare come potrebbe pensare un albero e come potrebbe provare sentimenti come l’amore, che si rinnova e si sceglie in piena libertà continuamente, ad ogni stagione della vita, in un altro ciclo senza fine. Ho apprezzato molto gli inserti con immagini tra un capitolo e l’altro, le pillole di informazione su come nasce e si sviluppa un albero da un piccolo seme ed in generale sul wood wide web. Lo stile di scrittura è molto scorrevole ed evocativo, quasi poetico. Mi sono rilassata molto leggendo questa storia e sono stata pervasa da un senso di tranquillità e tenerezza. Super consigliata per una coccola verso se stessi.
"Tu e io siamo alberi, ma di specie diverse, io sono un abete e tu una betulla. Io vivo nei boschi alle pendici delle montagne e tu nei luoghi più aperti e miti, dove facilmente il sole può raggiungerti e nutrirti." "Allora come mai mi trovo qui?" "Perché il vento ti ci ha portata quando ancora eri un seme, e poi la pioggia ti ha fatta precipitare proprio accanto a me." "Se tu non ci fossi stato però, io, così lontana dal sole, non sarei riuscita a crescere." "Ma io c'ero e le mie radici sono diventate le tue, e ti hanno permesso di vivere. Era inevitabile." "Allora io... sono tua?" mi domandò Betulla. Rimasi a lungo in silenzio guardando il cielo attraverso la mia cima che svettava tra tutti gli abeti del bosco, mentre dalla terra aspettavo le parole migliori. "No," dissi infine. "Tu non sei mia, come non saresti del sole se fossi cresciuta in un vasto prato aperto. Lui, attraverso i suoi raggi buoni, ti avrebbe dato la possibilità di esistere. Nulla di più. E tu saresti stata libera di essere una betulla. Lo stesso ho fatto io." "Allora tu sei il mio sole!" esclamò lei facendo vi- brare tutte quante le sue foglie Poi si fermò, come se stesse riflettendo. "Siccome non sono tua," disse infine, "io scelgo di essere tua."
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L'ambientazione è montana, e qui mi piace: ho notato una ripresa di certi temi tipici delle storie brevi di Rigoni Stern ed a lui cari.
Il messaggio è dolce, se non addirittura dolcificato.
Il linguaggio a volte non si sposa bene col contesto. Sembra che si prosegua altalenandosi tra tratti di mitezza e soavità, pascolianamente silvestri e resi tramite frasi brevi e scarne stilisticamente simili ad Erri de Luca (aspetto non necessariamente positivo, anzi), e tratti aridi e scolastici con espressioni spigolose e fuori contesto che gravano come bitume in un campo di lavanda, vedasi "caschetti arancioni antinfortunistici", "carretto semovente" o "stuzzicadenti per la pulizia delle fauci umane".
Serve più omogeneità, o cambi di lessico più pensati e graduali. E conferire una personalità coerente all'albero protagonista.
Per concludere: carino, ma troppo basico, specialmente considerando quanto mi era invece piaciuto il precedente romanzo, "Onesto".
Ci sono libri che sono sinfonie che arrivano dritte alla parte più profonda che è dentro di noi. Per me "l'abete e la betulla" è esattamente questo. Con la delicatezza di una carezza e la dolcezza di una fiaba, Vidotto riesce a dare voce ad un mondo antico affidando alle parole degli alberi le verità più semplici, immense e autentiche della vita e dell'amore. Rimarrà per sempre nella libreria di betulla che conservo nel cuore.
Vidotto ci porta a riscoprire l'amore, quello vero, attraverso il sussurro della natura e il silenzio di un sogno. Eppure questo libro dovrebbe essere un grido per tutti quelli che si dimenticano cosa significa amare una persona: cosa un po' troppo frequente.
Ci ricorda che alla fine è la nostra primitiva semplicità di bambino a tracciare la via giusta, non il nostro perenne casino.
“Gli alberi da sempre e nel silenzio, danno senza chiedere: calore, legname, ombra, riparo, cibo e, infi- ne, anche l'aria. Ed ecco, l'amore!” Un libro che è una carezza al cuore, un libro che parla di un amore lento, paziente e profondo. Fatto di libertà e presenza. Di diversità e di accoglienza. Di famiglia. Di casa. Di un abete e di una betulla.
Una splendida storia d'amore per la natura. Raccontata quasi come una poesia, con parole delicate e di vero amore per gli ecosistemi. Una favola per grandi, un testo intimo, amorevole e dolce.
Questo libricino é una carezza al cuore, che fa riflettere tanto. Merita davvero tanto! “Una famiglia é qualcosa che, anche se te ne vai, ti aspetta, e tu sai sempre dove ritrovarla”
Breve, intenso, semplice e bellissimo. Per chi ama la montagna, i boschi, la natura, una lettura magica. Che esplicita, per quanto mi riguarda, una sensazione che ho da sempre.