Dalla nascita degli 883 al tour negli stadi. La storia di Max, ma anche un po' la tua.
Max Pezzali nasce a Pavia da una famiglia di piccoli commercianti, sempre impegnati a far tornare i conti nel loro negozio di fiori. Nascosto dietro spessi occhiali da vista, odia ogni tipo di sport e passa il tempo in soffitta a montare e smontare modellini di aeroplani, sognando i cowboy e giocando con i soldatini. Crescendo, si tiene alla larga dalla Pavia dei circoli di canottaggio e dei golfini portati sulle spalle, frequenta un gruppo di ragazzi punk, ascolta l’heavy metal, i Sex Pistols, la new wave, Springsteen. Il suo compagno di banco si chiama Mauro, anche se tutti lo chiamano Flash. Max e Mauro hanno una cosa in vogliono scappare da lì, dai pregiudizi della gente e della loro città tronfia e paninara. E così decidono di fare musica, per costruire qualcosa che li rappresenti davvero. I cowboy non mollano mai è la storia di Max Pezzali scritta da lui, con il suo stile franco, diretto e la famiglia, gli amici e i nemici a scuola, il flirt con il rap. La prima comitiva, le serate al bar e quelle trascorse in cantina con Mauro, a scrivere canzoni e a sognare l’America. E poi il successo improvviso e l’epoca d’oro degli 883, l’esperienza alla Croce Rossa, le Harley, le donne, le piccole sfide quotidiane e i grandi viaggi che ti insegnano a capire il mondo. Per continuare con la carriera solista, le tournée nei palazzetti e i rapporti non sempre facili con la critica, fino alla consacrazione definitiva degli ultimi anni.
Dagli 883 ai grandi stadi, passando per una delle serie televisive di maggior successo degli ultimi Max Pezzali è la dimostrazione che la musica può superare il tempo e unire le generazioni. Le sue melodie hanno segnato l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta di milioni di persone, rendendolo un’icona senza tempo e una leggenda della cultura italiana.
Sono rimasta molto soddisfatta di questo libro. Magari lo stile di Max non mi piace molto, ma questo viene bilanciato da ciò che racconta. In pratica come un ragazzo normalissimo di provincia arriva a conquistare il mondo del pop italiano.
Vivo ai confini dell'impero. So bene cosa vuol dire vivere in provincia: quando andiamo in città - piccolo centro sperduto nel nord est - siamo sempre campagnoli. Andare a Milano fa male al cuore. Insomma, Pezzali crede che adesso questa divisione sia meno marcata, ma io non sono d'accordo, perché, nonostante tutto, nemmeno internet riesce a rendere meno visibile la differenza tra i cittadini e i provinciali. Inoltre, a differenza di Max, sono troppo giovane per aver vissuto l'epoca d'oro del punk e mi dispiace non aver potuto partecipare a tutto il movimento del Great Complotto. O forse no. Perché c'è stato un periodo in cui la mia provincia era la seconda in Italia per consumo di droga, dietro Milano.
Ma da brava eremita, non ho mai patito la divisione in gruppi di cui si lamenta Max. E lì, il suo mondo diventa interessante. Un mini trattato (antropologico?!) sulle tribù giovanili degli anni Ottanta. Che forse è la cosa migliore del libro.
L'altra è la fascinazione dell'autore per la tecnologia. Il libro presenta anche l'evoluzione degli strumenti per fare musica. Non dico chitarre e batterie, ma proprio macchine e software necessari per produrre una canzone. E dal punto di vista di una romantica come la sottoscritta, che crede ancora che le canzoni nascano strimpellando una chitarra in salotto e buttando giù qualche verso su un bloc notes, è una lettura che demolisce il mio mito.
Senza dimenticare un paio di battute che mi hanno letteralmente fatto sbellicare dalle risate. Una riguarda l'aeroporto LaGuardia chiuso per nebbia. E Max, da buon pavese, sbotta che non si può parlare di nebbia ad un pavese. La seconda viene da quella che diventerà sua moglie, che, durante uno dei numerosissimi viaggi negli Stati Uniti descritti nel libro, scambia la Transilvania con la Pennsylvania.
Un ultimo punto, che riguarda una delle mie passioni. Max è un tipo da Marvel e supereroi. E all'inizio del libro non parla bene dei manga perché li ritiene la causa del peggioramento delle pubblicazioni superoistiche in Italia. Ma dopo, in un negozio di manga in Giappone, trova un manuale di riparazione per Gundam e il suo lato nerd lo porta ad apprezzare anche la produzione fumettistica giapponese. Eh, eh, eh!!
Qualche cosa che ho capito: che Repetto sta agli 883 come Syd Barrett sta ai Pink Floyd. Che il successo degli 883 ha tre fattori: iperrealismo, sfiga e onestà intellettuale. Che se fosse stato per Max e Repetto gli 883 sarebbero rimasti quelli di S’Inkazza. Che senza gli 883 non avremmo il 90% della scena Indie italiana (nel bene e nel male). Bel libro, lo consiglio a tutti i fan (dichiarati o in incognito) degli 883 e degli anni ‘90.
Libro semplice quanto la persona che l'ha scritto, ossia Max Pezzali, cantante di enorme successo anche perché percepito come "uno di noi". Classica autobiografia con cui il personaggio, arrivato alla mezza età, fa un po' un bilancio della sua vicenda personale. Ho apprezzato il fatto che Pezzali non sia entrato troppo in dettagli sulla propria vita personale e che nemmeno sia stato troppo autocelebrativo o enfatico: si vede che ha cercato di concentrarsi su cose che sentiva di voler dire, in particolare le origini degli 883 e il senso di alcuni dei suoi successi più famosi in rapporto al suo vissuto.
"I cowboy non mollano mai" è un libro simpatico, scorrevole e leggero. Le parti in cui l'autore racconta la sua storia sono molto belle e interessanti, mentre risultano meno coinvolgenti quando si perde in argomenti vari legati ai suoi interessi personali.
Per chi come me ha vissuto la nascita e l'esplosione del fenomeno 883 in adolescenza, la biografia di Max è un po' come la bibbia di come si viveva in quel periodo. Vivendo in provincia, non quella pavese, ma pur sempre provincia, le canzoni degli 883 sono state da sempre il modo di comunicare un disagio che ci siamo sempre portati dietro e che in qualche modo ci accompagna ancora e fa sì che ogni data di Max sia sempre sold out. Era un mondo diverso, molto più approssimativo e più lento, non c'erano le informazioni che ci sono oggi e tutto aveva il tempo di maturare, a differenza di oggi dove ogni cosa viene bruciata nel giro di pochi giorni, forse settimane. La storia di Max e Mauro è paradossalmente, la storia del sogno americano, due stronzi qualsiasi che con la voglia, la passione, un po' di follia e qualche botta di culo sono arrivati primi in classifica scalzando mostri sacri anche del cantautorato. Nel corso degli anni Max è riuscito ad abbracciare tutte le generazioni, raccontando il contemporaneo sempre e comunque, cambiando modo di scrivere e di raccontare, ma anche raccontando il suo lato più intimo, le cadute, le disavventure sentimentali. Alcune delle sue canzoni sono entrate a far parte non solo dei classici da concerto ma anche dei classici in assoluto. Come mai, canzone dalla quale è iniziato il distacco di Mauro dal progetto, è riconosciuta da tutti, basta l'incpcit, quel FA-DO-DO iniziale per farti uscire dal qui e ora e farti ritornare alla prima volta che l'hai ascoltata, che hai provato a suonarla o magari alla volta che sei riuscito a limonare sfruttando quel mood. Capita, crescendo nella provincia che il mondo che ti circonda non si evolve di pari passo insieme a te e inizi a sentire il bisogno di cambiare aria. La canzone Tutto ciò che ho, quando dice "Avrei voluto andare via quando questa cittadina l'ho sentita stretta addosso" parla proprio di questo, perché puoi essere etero, gay, trans, un cantante di successo o l'ultimo degli stronzi ma quando senti le pareti stringersi su di te è il momento di andarsene e se non te ne vai ne resti schiacciato. I cowboy non mollano mai arriva temporalmente fino al 2013, non tratta gli ultimi anni, i live di successo, il circo Massimo, l'autodromo di Imola e gli stadi, ma forse non è nemmeno necessario, perché non è importante quello che fai quando sei negli Avengers, ma quello che hai fatto o farai quando sei il normalissimo Peter Parker.
I cowboy non mollano mai è la storia di Max Pezzali che non può mancare nelle biblieteche dei suoi fans più accaniti e affezionati. Nel leggere il libro sembra di sentire la voce di Max che racconta la sua vita, tra contenuti inediti e aneddoti divertenti sul suo passato che non conoscevo. Ho amato tantissimo le parti tecniche del libro, dove Max si lasciava andare a descrizioni di campionature e attrezzature varie, che lui ha usato nella sua vita. Toccante la parte dedicata al figlio, di come ha stravolto la sua vita e di come, a un certo punto, l'abbia costretto a rivedere le sue priorità. Lo ammiravo già come cantante, ora lo apprezzo ancora di più come uomo.
Bel libro che mi ha conquistato fin dalle prime pagine... Max Pezzali racconta storie di vita quotidiana, sogni adolescenziali e quella resilienza tipica di chi non si arrende mai di fronte alle difficoltà. Mi è piaciuto tantissimo il modo in cui mescola aneddoti personali, riflessioni profonde e un umorismo leggero che ti strappa sorrisi continui. È come ascoltare un amico che ti racconta la sua vita davanti a una birra: schietto, coinvolgente e pieno di cuore. Un libro perfetto per chi ama la musica degli 883 rivisitata in chiave narrativa.