Trentenne, donna, responsabile della casa editrice di famiglia e soprattutto dei suoi genitori, che a poco a poco invecchiano: Sulla, la “figliarca”, è chiamata a fare i conti con una società sempre più esigente che la vuole affermata in ogni ambito della vita.
Attraverso il ritratto quotidiano di un microcosmo familiare, L’era del figliarcato indaga il divario generazionale con un umorismo sottile e avvolgente, mostrando le difficoltà dei giovani coreani fra mondo del lavoro ostile, relazioni impossibili, e famiglie tradizionali sotto stress.
Corea del Sud. “La Pennichella” è una piccola casa editrice a conduzione familiare. Ma a dirigere l’impresa non c’è né un patriarca né una c’è l’energica “figliarca” Sulla, trent’anni, che è anche l’autrice di tutti i libri pubblicati dalla Pennichella. Gli altri membri della famiglia collaborano all’ il papà Woong, unico uomo tra quattro donne (se si contano anche le due gattine di casa), è un ottimo tuttofare e si occupa delle pulizie; sua moglie Bokhee cucina per tutti, familiari e ospiti, oltre a gestire la corrispondenza della casa editrice; e poi il nonno, la nonna, i dipendenti alla giornata della Pennichella, gli amici artisti di Sulla. Divisa tra la complicità che la lega ai suoi genitori e la paura di un futuro in cui non ci saranno più, Sulla vive il presente facendo appello a ogni risponde al cambiamento, si mette in discussione, tenta in ogni modo di rimanere se stessa. Sbirciando con ironia nella vita privata dei suoi personaggi, Ysra offre uno spaccato della società coreana tragicomico e irresistibile.
Un libro piacevole, che si presta benissimo come lettura da ombrellone. In alcuni punti i capitoli risultano un po’ ripetitivi nella struttura, ma la narrazione resta comunque divertente. I personaggi, pur essendo talvolta caratterizzati in modo volutamente sopra le righe, riescono a farsi voler bene. Memorabile la scena di Sulla che accartoccia i copricapezzoli, la mia preferita.
"Siamo noi a decidere cos'è bello. Sarai tu a inventare la tua bellezza."
Questa, una delle frasi con cui si conclude questo toccante romanzo che, nella sua scorrevolezza e semplicità, parla di tante piccole conquiste al Femminile che non per forza portano a rotture ma a nuove comprensioni.
"Il motivo per cui i giorni della settimana si ripetono è per avere la possibilità di riprovare. Il lunedì ritorna per darci la possibilità di fare meglio."
L'era del figliarcato è un romanzo piccolino che riesce però ad offrire uno spaccato di vita reale che fa luce su diversi aspetti della società coreana odierna. Sulla, la famosa figliarca del titolo, ha 30 anni, è scrittrice e titolare di una piccola casa editrice. Tre dipendenti, lei compresa, di cui gli altri due sono i genitori Woong e Bokhee. Un microcosmo familiare che diventa specchio della società coreana. Interessante lo stile e il tono del racconto, molto ironico e capace di dar voce a diverse generazioni che vengono messe a confronto nel loro approccio al lavoro, all'amore e in generale alla vita. L'idea di base, quella di un figliarcato che prende il sopravvento, ribellandosi a quello che viene visto come il classico schema di potere, è sicuramente intrigante e sviluppata molto bene.
I capitoli si susseguono velocemente concentrandosi principalmente su temi che potrebbero sembrare piuttosto ordinari. La vita familiare, la gestione della casa editrice, le scadenze, sia quelle reali che quelle percepite dalla stessa Sulla in merito al suo percorso di vita; e ancora le relazioni tra i personaggi, in particolare quelle familiari che diventano protagoniste assolute. Devo dire che mi è piaciuto parecchio, l'unica cosa su cui potrei avere da ridire è il fatto che a volte il racconto tende ad essere un po' ripetitivo. Ma i personaggi così sfaccettati e la sottile ironia dell'autrice nel descrivere loro e di riflesso la società coreana, lo rendono una lettura davvero interessante e diversa dal solito.
Capitoli brevi e veloci che riflettono diversi aspetti della società coreana. Generazioni che si confrontano sul lavoro, la famiglia e l'amore, attraverso un racconto scritto in maniera semplice e molto ironica.
Modernità e tradizione.
Le interazioni familiari, fra la protagonista e i genitori, suoi dipendenti nella casa editrice che gestisce, mi sono piaciute molto. Uno spaccato di vita interessante e inusuale, una protagonista che non si risparmia nel lavoro, mettendosi in gioco ogni giorno, in una società sempre piú esigente che la vuole affermata in ogni campo. Da apprezzare.
Caso editoriale in Corea del Sud, dove sono é in corso un adattamento per una serie TV
A tratti buffo e divertente. Talvolta anche toccante.
Citazione che mi è piaciuta: “Sì sentiva a un po’ più vicino al quel libro. C’è un libro così per tutti. Il prossimo libro è poi quello dopo ancora, si accendono come lanterne per color che sanno riconoscerli.“