Anni di elaborazione per adattare il capolavoro di Umberto Eco. Un'opera preziosa che racconta con stili grafici diversi il nostro tempo, il passato e le sue meraviglie di pietra e di inchiostro. Milo Manara ai vertici della sua arte.
Con questo secondo volume, Milo Manara porta a compimento un’impresa davvero straordinaria: adattare integralmente Il Nome della Rosa di Umberto Eco senza tradirne lo spirito, accompagnando il lettore fino alla doppia conclusione, degna e drammatica, che chi conosce il romanzo sa essere uno dei suoi vertici narrativi e simbolici. Qui la tensione cresce e si stratifica: il mistero dell’abbazia giunge alla sua rivelazione, mentre le grandi questioni teologiche, politiche e filosofiche esplodono in tutta la loro forza. Manara riesce a rendere visivamente il conflitto tra fede, potere e sapere con una potenza rara, dando forma grafica a concetti complessi senza mai appesantire la narrazione. È probabilmente uno dei momenti più alti della sua carriera: un Manara grandioso, maturo, pienamente padrone del mezzo. Particolarmente riuscita l’idea di affidare i volti di alcuni personaggi a figure celebri: Guglielmo da Baskerville con le fattezze di Marlon Brando, l’abate che richiama Geoffrey Rush, un francescano con il volto di Gigi Proietti e un Bernardo Gui che sembra modellato su Alessandro Sallusti. Un gioco di rimandi affascinante, che aggiunge un ulteriore livello di lettura senza mai distrarre dal racconto, e che rende i personaggi ancora più memorabili. Questo secondo volume non solo completa degnamente il lavoro iniziato nel primo, ma lo esalta e lo chiude con coerenza e forza emotiva. Un adattamento che non è una semplice trasposizione, ma una vera opera d’autore: fedele a Eco e, allo stesso tempo, profondamente manariana. Consigliatissimo, sia a chi ama il romanzo originale sia a chi vuole riscoprirlo attraverso il linguaggio del fumetto.
Il tratto esemplare di Milo Manara è sempre riconoscibile, anche quando non si tratta di mettere su carta avventure osée. Il medioevo di Manara è vivido, freddo, crudo al punto giusto e riesce a tradurre in immagini il capolavoro di Eco discostandosi sia dal libro, sia dal film di Annaud. Un'opera di riprendere a più riprese, per goderne appieno a livello visivo.
Strepitoso! Milo Manara rende il romanzo di Eco vivo, meglio di qualsiasi sceneggiato. Immagini che rendono i personaggi e i luoghi tangibili. Tanto mi era piaciuto il romanzo di Eco e tanto mi piace ora la sua trasposizione in grafic novel. Davvero ineguagliabile!