Venezia è divisa in due città che nulla sembrano avere in comune. Venezia Alta è tutta cieli limpidi, marmo bianco e vetri scintillanti. Venezia Bassa è perennemente intasata da una nebbia fangosa e dal fumo delle ciminiere che si insinua tra gli stretti vicoli. Se a Venezia Alta c'è eleganza e ricchezza, è nella Venezia Bassa che pulsa la vita... e la morte. Qualcuno (o qualcosa) sta uccidendo la gente di Sotto, disseminando le calli di cadaveri che si presentano avvizziti già a pochi minuti dal decesso, come prosciugati da ogni forza vitale. Inizialmente tutto sembra puntare il dito contro le lamie, misteriose donne dalla coda di serpente che vivono isolate nei canali del sestiere di Dorsoduro. Ma la realtà è molto più inquietante. A scoprirla sarà la detective Cornelia Furlan, aiutata da Stefano Rosin, un Signore di Notte, guardia scelta del Consiglio dei Dieci. Metà umano e metà lamia, in quanto sangue misto è disprezzato da entrambe le comunità. In una Venezia steampunk fantasmagorica e incredibilmente vivida, tra scienziati che sperano di riuscire a rianimare la materia morta e nani inventori alla ricerca dell'inafferrabile flogisto, soffiatori di vetro e consiglieri guerrafondai, riusciranno Cornelia e Stefano a catturare l'assassino, salvando Venezia Bassa e se stessi?
Oggi vi parlo di "La città di acqua e vetro" di Linda Ghio, primo volume autoconclusivo della serie "Le indagini di Cornelia Furlan".
Che worldbuilding, signore e signori! Linda Ghio si presenta al pubblico italiano con un'ambientazione da capogiro. La Venezia in salsa Steampunk che ci ritroviamo a esplorare è minuziosamente caratterizzata, ogni elemento del palcoscenico è studiato con cura e permette un'immersione completa nel contesto. Venezia Alta e Venezia Bassa, due facce della stessa medaglia, vicinissime ma irrimediabilmente separate, diverse tra loro eppure unite come in un amore tossico. L'opulenza, l'arroganza, la decadenza morale della prima, i quartieri malfamati, i fumi nocivi delle ciminiere, il senso di comunità della seconda.
Lo scenario dipinto dalla penna di Linda Ghio buca letteralmente le pagine, sembra di essere lì, tra calli nebbiose e lugubri sobborghi, laboratori di meccanica, vetrerie, piazze e palazzi fastosi. La componente Steampunk si inserisce alla perfezione come anche i due personaggi principali, Cornelia e Stefano. Due personalità chiaroscure che si completano a vicenda, lei impulsiva e sfrontata, lui razionale e timido; due protagonisti solidi, sfaccettati e tridimensionali. Insieme devono risolvere alcuni misteriosi 0micidi che terrorizzano Venezia Bassa e rischiano di scatenare una guerra civile. Un'indagine-rompicapo dalle atmosfere Noir e Hard Boiled davvero ben congegnata.
Lo stile di scrittura è pulito e scorrevole, privo di fronzoli, capace di dare spessore a worldbuilding e personaggi, mantenendo un ritmo di trama vivace e adrenalinico. Qualche situazione si risolve troppo facilmente e in modo troppo scontato, non si percepisce quel senso di angoscia e ansia richiesto dalle storie di questo genere. Ciò non toglie nulla a un primo libro assolutamente convincente e...da leggere!
Un libro, secondo me, scritto in modo magistrale. L'autrice è italiana e sono rimasta davvero molto colpita dalla sua scrittura e dal modo in cui ha descritto il mondo, gli eventi e strutturato i personaggi.
Il mondo creato è eccezionale, Venezia è divisa il due, Alta e Bassa, ognuna con le sue leggi, con i propri pensieri. Quella Alta è definita "bella, curata, ricca", la Bassa è "il popolo, oscura, caotica".
I protagonisti, in particolare Cornelia, è una ragazza forte e indipendente che ben presto sarà in cerca di una "compagnia" per sventare un enigma. Stefano, è un protagonista particolare, che seguirá Cornelia nelle sue folli avventure e finirà per evolversi ed affezionarsi a Venezia Bassa e a Cornelia.
La storia ha continui momenti d'azione, non hai tempo di prendere respiro che subito accade l'impossibile. È un susseguirsi di eventi, veloci che si alternano ad alcuni più lenti. Che, secondo me, hanno guidato benissimo la storia.
È stato un libro che mi ha trascinato in una meravigliosa avventura e che mi ha catturato tantissimo.
Il romanzo affronta numerosi temi, ma spesso lo fa in modo piuttosto superficiale. Anche considerando che potrebbe essere per un target più giovane e che quindi alcuni temi siano un po' semplificati, non capisco perché voler inserire così tanti elementi. Sembra - e forse è una cattiveria - di avere davanti una lista di elementi che andavano inseriti: una protagonista femminile, una storia d’amore, una riflessione sulla discriminazione sociale e razziale, un messaggio critico verso le istituzioni di potere, una rappresentazione della disabilità. Tutti aspetti presenti, ma poco approfonditi.
Parentesi per parlare di quello che mi è piaciuto. L’ambientazione è un punto di forza: questa Venezia alternativa è suggestiva e ben caratterizzata. Alla città è stato dato il giusto peso; è un libro intimamente veneziano, e per un buon terzo del libro l'esplorazione delle calli tiene alta la voglia di leggere. Gli accenni alla politica internazionale sono interessanti, così come alcune questioni tematiche di fondo, in particolare il rapporto tra scienza ed etica (è giusto innovare pur sapendo che le proprie scoperte verranno usate per fare del male?). Si tratta di un tema davvero interessante e avrebbe legato bene il romanzo, se solo fosse stato utilizzato meglio.
Le buone premesse però perdono di forza più si procede nel libro. Ci viene detto e ripetuto (con un capitolo di personaggi che dicono ad alta voce cose che dovrebbero sapere) che Cornelia è la persona più competente per condurre le indagini, ma nei fatti raramente agisce autonomamente. Le sue decisioni e intuizioni sono spesso guidate da altri personaggi, come Stefano o Giuseppe. Il suo tratto distintivo rimane la volontà di essere indipendente. Ottimo, ma non basta a farne una protagonista. Forse l'idea era di mostrare come Cornelia fosse 'forte' in virtù delle sue relazioni: sarebbe stato interessante leggere di un personaggio il cui aspetto positivo principale è un forte tessuto sociale. Il romanzo sembra andare in quella direzione. Tutti la conoscono come la paladina di Venezia Bassa; quando si tratta di cercare informazioni, ci sono i bibliotecari; quando si tratta di volare, ci sono... i bimbi perduti dei tetti che costruiscono piccioni meccanici. Il problema è che non vediamo mai nel romanzo un momento in cui Cornelia si preoccupa di mantenerle, queste relazioni. Le sono sempre state date fuori dalla pagina. Giuseppe le fa da padre perché ha un gran cuore e l'ha accolta prima che il libro iniziasse. I bimbi dei tetti? Salvati prima dell'inizio del libro. Agnese? Ah è la vecchia con cui è facile parlare, sempre fuori dal libro. La cosa grave è che potremmo togliere Cornelia dal libro e l'indagine si sarebbe risolta lo stesso, seppur con più vittime.
La divisione della città tra Venezia alta e Venezia bassa, vuole parlare a temi sociali come l'inquinamento, lo sfruttamento industriale e la lotta di classe. Benissimo. Si parte in quarta con immagini cruente delle menomazioni dovute al lavoro in fabbriche buie e poco sicure. Peccato che poi ci sia poca volontà di esaminare gli effetti fisici del divario di classe oltre a un generico "ricchi cattivi, poveri buoni ma un po' stupidi". Ci viene detto, ed è un elemento di tensione, che il popolo di Venezia bassa potrebbe rivoltarsi contro il quartiere di dorsoduro e razziarlo in un pogrom. I poveri, che nel tempo libero sono impegnati a fare frittelle e bere caffé, sono alternativamente questi bonaccioni contenti della loro posizione o bestie assetate di sangue, capaci di marciare con torce e forconi. Va benissimo trattare il tema della psicologia delle folle, è qualcosa di decisamente ottocentesco, ma va gestita. In tutto il tempo che siamo a Venezia Bassa ci viene ripetuto quanto sia un posto degradato e pericoloso. Ma non c'é un accenno di crimine, di degrado, nemmeno un coltellino portatile o un ubriacone molesto. Venezia Bassa è un posto talmente tranquillo che l'unica 'rappresentante della legge', ci viene detto, è appunto Cornelia Furlan. Praticamente è un'utopia proletaria in cui nessuno alza mai nemmeno la voce: mi risulta complicato credere che da un giorno all'altro questa gente possa macchiarsi di pulizia etnica.
Gli elementi soprannaturali sono suggestivi ma sembrano inseriti più per arricchire l’esotismo del mondo narrativo che per sostenere un discorso coerente. Per più di metà del libro si cerca di approfondire la questione del popolo delle lamie, donne-serpente chiuse dentro il quartiere di dorsoduro. Le lamie sono "l'altro" per definizione, sono rinchiuse in un quartiere per legge da più di 300 anni, e sono a rischio nel ricevere la rabbia insensata del popolino. Ma a Venezia c'é un altro popolo famoso per essere 'rinchiuso in un quartiere' da circa 300 anni. Solo molto dopo - quando i riferimenti alla leggenda del golem sono evidenti - ci si ricorda di accennare all'esistenza degli ebrei in questa ambientazione (tramite uno scienziato di Praga e due bibliotecari di Venezia Bassa). Ok. Sono disposto ad accettare che, in un mondo dove esistono elementi soprannaturali, le paure irrazionali della popolazione prediligano quello che sembra non umano, come le lamie. Il razzismo in questo mondo avrà sicuramente tratti diversi. Allo stesso tempo non posso togliermi l'idea che si sia voluto inserire un elemento di tensione senza volerlo davvero trattare nella sua interezza. La leggenda del golem parla di un rabbino che voleva proteggere la propria comunità dai rigurgiti antisemiti. Stando al mondo di Venezia Bassa, l'antisemitismo non esiste, quindi non c'é alcun motivo di creare un golem.
Anche il conflitto politico appare semplificato: il governo veneziano è descritto come apertamente malvagio, ma il principale responsabile delle sue storture - il capo torturatore - viene allontanato con una pacca sulla spalla. Basterà che Cornelia dica: "vai via, la gente non ti vuole qui!" sotto scroscianti applausi. Fa abbastanza sorridere perché questo è uno dei temi completamente accessori del libro. Il personaggio del Fante poteva benissimo rimanere un'incognita e una minaccia da esaminare nei libri successivi, visto che questa vuole essere la prima indagine di una serie. Non c'era alcun bisogno di rivelarlo qui, e non c'era nessun bisogno di un twist a sorpresa che non funziona.
Leggo che è un libro positivo per la rappresentazione della disabilità. In effetti sono rimasto colpito dalla descrizione del braccio di Giuseppe, l'inventore-padre adottivo, che ha problemi con la sua protesi. Il caso della protagonista è meno convincente: la sua disabilità cardiaca viene introdotta solo a metà libro, ha un peso limitato e sembra entrare in contraddizione con quanto mostrato in precedenza, dove Cornelia eccelle senza problemi in prove fisiche impegnative.
Infine, la componente investigativa risulta prevedibile. Molti indizi fondamentali vengono forniti nei primi dieci capitoli. Un lettore attento sa già cosa sta succedendo nel primo terzo del libro e deve aspettare altri trenta capitoli sperando che i protagonisti facciano le domande giuste. Viene spiegato subito che esiste una sorta di forza vitale e che ci sono modi di estrarla. I cadaveri vengono trovati "come svuotati". Un professore rinomato annuncia una conferenza su un modo rivoluzionario di creare automi con in grado di muoversi con la forza vitale. Mi chiedo chi o cosa sarà stato ad uccidere.
La difficoltà nel recensire questo libro sta anche nel fatto che non sono sicuro a che genere faccia riferimento. Si tratta di un romantasy? Di uno steampunk? Di un fantasy investigativo? Di un'avventura young adult? La risposta è sempre 'si e no'.
Nel complesso, resta l’impressione di un romanzo con ottime idee di partenza e un’ambientazione affascinante, ma che fatica a sviluppare in profondità i temi e i personaggi che introduce. Se avesse voluto affrontare meno temi, ma più in profondità, sarebbe stato un libro molto più efficace.
Sia chiaro, criticare è facile, fare è difficile. Ho il massimo rispetto per l'autrice e le auguro la migliore fortuna per i prossimi libri della serie, così come per i prossimi libri che vorrà scrivere in generale. Sospetto che ci sia stato lo zampino pesante della casa editrice - e risolverebbe alcuni dei miei dubbi sull'inconsistenza dei temi. Se così fosse, le avrebbero fatto un'enorme disservizio.
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In una Venezia fantasmagorica e steampunk, dove la magia del vetro si unisce a scienza, alchimia e fumo industriale, qualcuno sta prosciugando a morte gli abitanti della Venezia Bassa. La detective Cornelia Furlan, insieme a Stefano Rosin, metà uomo e metà lamia, si immerge in un’indagine che svelerà verità molto scomode.
Partirei parlando del worldbuilding, che per me è la vera punta di diamante di questo romanzo. L'autrice sapientemente mescola elementi reali di Venezia e Murano, come l'arte del vetro, con elementi fantastici come l'alchimia, lo steampunk e la mitologia. Ho notato fin da subito quanto lavoro di ricerca sia stato fatto per dar vita a questi elementi ma soprattutto lo sforzo nel rendere tutto coerente. E il risultato ha avuto successo: ogni elemento si incastra armoniosamente nel successivo creando un sistema magico credibile e affascinante, senza mai scadere in inutili info-dump. Inoltre, ho apprezzato molto la divisione della città in classi e la critica sociale che ne deriva.
I personaggi sono tutti ben delineati. In particolare, ho trovato Stefano più riuscito e tridimensionale, mentre Cornelia, pur interessante, è stata per me leggermente più “raccontata” dagli altri personaggi. Rimane comunque una protagonista solida.
Il ritmo della storia è incalzante e mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine. L’unico aspetto che avrei voluto fosse più curato è la tensione nelle scene d’azione e in alcune sequenze di suspense: non ho mai percepito un reale senso di pericolo e, verso il finale, alcune risoluzioni mi sono sembrate un po’ troppo semplici.
Nonostante ciò, in circa 300 pagine l’autrice confeziona una storia autoconclusiva, con personaggi interessanti e un mondo che mi ha davvero incuriosito e che vorrei esplorare ancora. Un ottimo esordio, che consiglio a chi cerca un mystery fantasy leggero dalle atmosfere originali e vivide.
Ringrazio di cuore il team di Oscar Vault per avermi gentilmente inviato una copia in cambio di una recensione onesta.
e se venezia non fosse in realtà quello che sembra? in un mondo alternativo, generato dalle mani di linda ghio, venezia non solo è divisa in due parti ma presenta delle creature dette lamie che vivono come una seconda comunità in città. ma c'è qualcosa che non va: nella zona 'di sotto', ovvero la venezia bassa, fin troppe persone stanno perdendo la vita in un modo bizzarro. ed è la nostra protagonista, la detective cornelia, aiutata dal suo nuovo aiutante stefano, che cercano di scoprire cosa sta accadendo davvero perché sarebbe assurdo se fosse proprio una lamia ad essere dietro a tutto questo. quello che vi troverete davanti, nel caso abbiate voglia di leggerlo dopo queste mie parole, è il primo volume di una saga che ci porta a conoscere i personaggi che ci accompagneranno in un viaggio in questa venezia steampunk. ho apprezzato molto questo punto: il lato steampunk non è soltanto un aspetto 'estetico' della narrazione, ma un elemento centrale per la vita della protagonista e dunque per la sua sopravvivenza. un elemento che può apparire scontato, ma che ultimamente reputo necessario per godermi di più della lettura di un romanzo con queste caratteristiche. passando invece al lato giallo della storia, ho apprezzato tanto che questo - per quanto sia solo l'inizio - possa benissimo essere letto come autoconclusivo. c'è da dire che l'ultima volta che ho detto così, non è finita proprio bene, ma diciamo che come inizio per me rimane ottimo: entriamo sin da subito nel mondo di cornelia, del suo modo di indagare e della sua fama, al fatto che non dovrebbe stare lì ad indagare come invece si ritrova a fare; infatti proprio perché conosce tutti, o quasi, riesce a cogliere ciò che gli altri non vedono. un po' una versione moderna e veneziana di montalbano, se vogliamo vederla così. se vogliamo essere pignoli, avrei preferito conoscere un po' di più le lamie e il loro 'mondo', anche se è piuttosto ovvio il motivo per cui non si è andati in quella direzione; posso solo dire che spero di rivederle presto. un modo per conoscere dei personaggi e poterci affezionare a loro, tanto alla fine da volere sapere quale sarà la loro prossima avventura.
Avevo aspettative ALTISSIME, perché il libro veniva presentato come fantasy con worldbuilding incredibile. In realtà mi è sembrato più un giallo classico infilato dentro una cornice fantasy/steampunk, dove gli elementi di genere fanno atmosfera ma non cambiano davvero la sostanza della storia.
Il punto di rottura per me sono state le creature. Le lamie ridotte praticamente a “donne serpente” mi hanno dato proprio l’idea di immaginario poco sviluppato. E poi FATALITÀ: mi presenti DUE creature. Solo due. Lamie e golem. Poi iniziano a comparire cadaveri con ferite riconducibili SOLO alle lamie… però ovviamente NON sono state le lamie. E allora chissà quale creatura misteriosa potrebbe mai essere stata??? Ma chi lo sa… forse… il GOLEM??? Sorpresa totale, proprio.
Anche lo steampunk, onestamente, mi è sembrato più decorativo che strutturale. L’idea di Venezia Alta / Venezia Bassa, il mondo del vapore, le ciminiere, i robot… potenziale ENORME. Però se togli gli ingranaggi e la trama resta identica, allora non è davvero steampunk, è solo estetica.
La trama poi resta molto classica: cattivone che crea/usa la creatura, protagonista giovane, intraprendente, un po’ maldestra ma SPECIALISSIMA, e il ragazzo palesemente invaghito. Funziona, ok. Ma non sorprende.
La cosa che mi dispiace davvero è il potenziale sprecato. Alcune immagini sono bellissime (tipo le meduse-lampadario all’inizio, SUPER evocativo), quindi le idee c’erano. Però nel complesso non ho trovato quell’immersione e quella solidità di mondo che mi aspettavo. Alla fine mi ha lasciato proprio la sensazione di: poteva essere MOLTO di più.
Direi che l'autrice però ha molto potenziale per i gialli contemporanei.
Mi spiego: La città di acqua e vetro è un libro scorrevole, di intrattenimento, che coinvolge molto facilmente e offre una piacevole scappatoia dalla realtà. Tutto ciò è possibile grazie a uno stile pulito e diretto, che si basa su una costruzione incalzante delle sequenze e trotta a passo regolare fino alla fine.
Allo stesso tempo, però, è troppo semplice. La trama è quella di un giallo classico - omicidi, due “detective”, indizi e sospettati - calata in un’ambientazione a sfumature steampunk. Dico sfumature perché l’universo affascinante che viene promesso è solo abbozzato; certamente è d’atmosfera ma mancano tanti perché e come che diano profondità. Perché Venezia è divisa in Alta e Bassa? Cosa ha portato a questa separazione? Come si è arrivati alle tecnologie per renderla possibile?
L’idea di fondo è che l’inquinamento eccessivo dato dalle fabbriche abbia appestato l’aria e quindi i ricchi si siano trasferiti in una Venezia aerea green e lussuosa. L’Italia in cui ci troviamo dovrebbe essere quella delle Signorie con le Repubbliche marinare ma manca il raccordo sul cosa sia accaduto per deviare dal corso tradizionale della storia. Mancano anche, non dico spiegazioni, ma addirittura accenni al perché ci si trovi in un sistema così chiuso e secretato. Il fatto è che quando si vuole raccontare di luoghi divisi per ceto e professione bisogna esplorare le motivazioni e le conseguenze politiche di questa scelta. Oltre ai temi introdotti ma mai sviscerati: la ghettizzazione, lo sfruttamento dei lavoratori, l’inquinamento, la strizzatina d’occhio a Frankenstein.
Per non parlare dell’elemento fantastico dato dalla presenza delle lamie. Mi dispiace dirlo ma poteva esserci chiunque al posto loro e sarebbe cambiato gran poco. Servono come motore della trama ma per il resto rilevanza zero.
La stessa mancanza di profondità si riversa poi anche sui personaggi e sul modo in cui intessono il loro rapporto. Cornelia e Stefano sono due bei protagonisti, appartengono a mondi diversi e hanno caratteri opposti. Ciò che mi dispiace è che il loro divario sociale è praticamente inesistente perché a parte rimbeccarsi su un paio di cose vanno quasi subito d’amore e d’accordo. Però di nuovo questo impedisce di sentire davvero il peso di avere due background così differenti.
E soprattutto Cornelia: non si è capito perché lei ricopra il ruolo che ha. Non viene mai spiegato, e questo forse è il problema maggiore. Perché il resto è qualcosa di innegabile e io l’ho riscontrato ma non l’ho trovato un limite invalicabile (più che altro mi è dispiaciuto perché poteva esserci un world building molto figo e per di più in Italia), invece questo è un buco significativo secondo me. Pare che il personaggio sia costruito sul nulla. Per Stefano è tutto bisbigliato ma anche se basiche le sue origini ci sono e si capisce perché lui sia lì. Ci sono poi altri personaggi carucci ma bidimensionali che fanno il loro senza essere memorabili.
Parlando della trama, è molto prevedibile ma come dicevo all’inizio scorre bene e, per quanto mi riguarda, è di questo che avevo bisogno perciò me la sono goduta.
Qualcuno ha detto Venezia steampunk con rocambolesche avventure, omicidi da risolvere e una improbabile coppia di alleati che potrebbero scoprire di essere qualcosa di più? Eccomi! Presente!!
Okay, davvero, questo libro ha tutte le carte in regola per piacermi, si legge tutto d’un fiato eppure qualcosa non mi ha catturata fin nel profondo. O meglio, io ultimamente ho sempre più la necessità di sentirmi così, soprattutto con i fantasy, forse perché si scrive tanto e io leggo tanto; penso che sia un desiderio più che normale in un mondo pieno di storie, desiderare che esse rimangano impresse! Ma sto divagando… La Ghio ha un’ottima penna, è una buona narratrice e scommetto che ha ancora qualcosa da aggiungere a questa prima avventura, ma l’ho trovata troppo frettolosa nell’approfondimento emotivo. Questo rende il racconto un po’ sbiadito, a mio parere. Stefano e Cornelia sono due protagonisti brillanti e non sono gli unici, ma è come se fossero solo loro a condurre le fila della narrazione e il resto (world building e intreccio) fosse un fondale di scena messo uno sovrapposto all’altro che, mano a mano, si allontana dalla scena principale.
Credo che la ragione di questa interpretazione risieda proprio nella componente emotiva. Il lettore si sente emotivamente poco coinvolto nelle motivazioni dei protagonisti e questo rende il tutto un po’ fuori fuoco. Stefano, in particolare, è un ottimo personaggio maschile, sensibile e riflessivo come poche volte accade di trovare, ma che viene solo abbozzato in confronto alla dirompente personalità di Cornelia.
Prendiamo l’esempio di Arcane: questa storia ci somiglia abbastanza, soprattutto nell’incipit; abbiamo due Venezia, Alta e Bassa, e qualcosa di non meglio identificato che uccide gli abitanti della Venezia Bassa e povera, della quale quella Alta e ricca si disinteressa. Cornelia è tosta come Vi e, come lei, non ha più dei genitori e viene cresciuta da un mentore, passatemi il termine. Ecco, Arcane è così accattivante proprio perché lo spettatore rimane ancorato emotivamente alle vicende dei protagonisti, le vive sulla propria pelle e riesce a immedesimarsi. Qui, sarebbe potuto succedere lo stesso, invece la storia scorre quasi placida verso un finale abbastanza scontato. Quindi sì, nonostante mi sia piaciuto, credo che questo sia un punto fondamentale per una narrazione. Non ci sono dolori forti, morte o anche gioie estreme o particolari colpi di scena che ancorano il lettore emotivamente e lo conducono in una narrazione variopinta.
In tutto ciò, ho molto gradito l’ambientazione e l’uso dell’alchimia, poiché era davvero da tanto che non la vedevo usata in un fantasy.
Spero di leggere altro della Ghio, per farmi un’idea migliore, ma per il momento senza infamia e senza lode. 3.25 ⭐️
Wow, che scoperta inaspettata. Secondo me l'autrice ha fatto un lavoro pazzesco con l'ambientazione: questa Venezia steampunk divisa tra "sopra" e "sotto" è così vivida che mi sembrava di sentire l'umidità addosso e il rumore degli ingranaggi nelle orecchie?? Inoltre, mi è piaciuto molto come ha mixato il giallo con il fantasy, e Cornelia e Stefano sono una coppia di protagonisti che funziona proprio bene, con tutte le loro zone d'ombra. E le lamie? Finalmente qualcosa di nuovo nel fantasy (draghi non vi offendete). Dò quattro stelle solo perché in certi punti avrei voluto scavare ancora di più in alcuni dettagli (mi è piaciuta molto la caratterizzazione del personaggio di Stefano ma un po' meno quella di Cornelia), ciononostante è un esordio davvero solido e non vedo l'ora di vedere come evolverà lo stile dell'autrice nei prossimi lavori. Promosso 👌🏻
Ho letto questo romanzo dopo aver letto la recensione positiva del mio amico Gioacchino. Sono tendenzialmente d'accordo con lui. Non era difficile infovinare il finale, ma la cosa è stata gestita bene, ed anche se non particolarmente sorprendente, il tutto è stato reso bene e scritto bene. La scrittura è piacevole e scorrevole, e solo in alcune, poche, parti la storia è un po' forzata o non dà abbastanza spiegazioni. Malgrado il finale non sia completamente aperto, rimangono questioni che possono ben essere espanse ed approfondite in ultoriori volumi e racconti. La versione che ho letto io, d'altra parte, si chiama "Le indagini di Cornelia Furlan #1". Dando quasi per scontato che ci saranno un #2 e/o un #3. L'ambientazione è divertente e piacevole e non dispiace finalmente trovare nomi e luoghi familiari e non solo esotici o stranieri.
Davvero moooooolto carino!! Ho adorato l'atmosfera steampunk adattata a quella della mia città preferita <3 un plus a cornelia, mia geme con il cuore stupido (viva noi amiche operate a cuore aperto hehehe)
Innanzitutto ho apprezzato il lavoro dietro: mi sono piaciute le varie ispirazioni mitologiche e gli elementi fantasy/steampunk. Tutti i richiami storici, culturali e geografici hanno creato davvero un bell'immaginario in cui mi sono immersa volentieri, e spero verrà approfondito in futuro. Alcune atmosfere mi hanno davvero colpita, e anche i personaggi, principali e secondari, sono identificabili in modo rapido e efficace.
Lo stile di scrittura l'ho trovato mediamente fluido e scorrevole. Spesso tuttavia la sintassi veniva appesantita in un modo un po' contorto, soprattutto nelle descrizioni introduttive di scenari o personaggi, distogliendomi un po' dall'immersione.
Il mio personaggio preferito è Stefano, mi è piaciuta la sua crescita nel corso del romanzo ed è un po' ciò che mi ha spinto ad andare avanti a leggere. Ho apprezzato il rapporto che ha con Cornelia e ho fatto il tifo per loro dal primo momento. Avrei però voluto più approfondimento su di lei, che, soprattutto in quanto protagonista, mi sembra un po' troppo statica, come tutto il resto del cast d'altronde, a cui manca una vera evoluzione. Il ritratto della società presentato dal romanzo è un po' abbozzato: è efficace la distinzione tra alto e basso, sia geograficamente che gerarchicamente, però si poteva sviluppare ulteriormente e in modo più profondo.
Anche la trama carina ma risulta sempre abbastanza prevedibile, viene un po' "trascinata" nel corso del libro e non ne valorizza a pieno gli elementi.
Esperienza sicuramente positiva, ma non mi ha pienamente soddisfatta
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Bello veramente bello. Un mistery steampunk. I dialoghi ti entrano dentro e anche i protagonisti Cornelia e Stefano non potrai non amarli. no spicy e poco romance. Misteriosi omicidi si diffondono a Venezia bassa gente prosciugata e irriconoscibile Cornelia si ritroverà a investigare su questi omicidi con un aiuto speciale che è quello di Stefano.
In generale, il libro mi ha intrattenuta e l'ho letto in pochi giorni.
Il romanzo ha sicuramente molti punti forti, tra cui spiccano i capitoli corti e uno stile di scrittura molto scorrevole. L’ambientazione è curata e immersiva e ho apprezzato la presenza di creature magiche che non si vedono spesso nei fantasy – anche se nell’universo narrativo non sono trattate come creature fantastiche, anzi sono riconducibili alla scienza.
La città di acqua e vetro, ahimè, ha anche molti punti deboli: il primo fra tutti è l’intreccio investigativo che ho trovato molto debole; i risvolti finali non mi hanno convinta appieno e mi hanno lasciata con più domande che risposte.
Le mie aspettative sono state un po’ deluse, ma nonostante questo leggerò altro da Linda Ghio. Voglio dare fiducia all’autrice e sono curiosa di vedere come si svolgeranno le prossime indagini di Cornelia Furlan!
Ci troviamo un una antica Venezia costruita su due livelli, una alta, ricca, avanzata tecnologicamente con elementi steampunk (le gondole volano nei "canali"), abbagliata dal sole e con l'aria pulita, ed una bassa, la vecchia venezia abbandonata che sostanzialmente sono i bassifondi dove le ciminiere contaminano l'aria e lo smog preclude quel poco di sole che dovrebbe filtrare dai canali sopraelevati. Essendo una ambientazione intorno all'inizio del rinascimento troviamo anche elementi di alchimia che si mescolano benissimo a quelli steampunk. In questo scenario ci troviamo a condurre una indagine insieme alla protagonista femminile Cornelia, dei bassifondi, tosta e testarda e Stefano, proveniente dalla Venezia alta e più razionale. Entrambi hanno si portano dietro un segreto che però farà la differenza al momento opportuno. La narrazione a capitoli non troppo lunghi porta avanti velocemente la storia che non ha colpi di scena e se uno riesce a leggere gli indizi riesce a prevedere in qualche modo cosa succederà. La scrittura, pulita e non ripetitiva, riesce a farti immaginare bene tutto quello che succede. Il finale pensavo fosse ovvio alla luce di quello che ho detto ma si è svolto in maniera sostanzialmente diversa che ho apprezzato molto di più. A mio avviso ci sono alcuni riferimenti ai classici della narrativa che mi sono piaciuti e sono inseriti in modo giusto. Il finale non è aperto ma personalmente leggerei anche non un secondo volume che porti avanti il tema finale su un più ampio raggio e non un altro poliziesco che semplicemente riunisca nuovamente i due protagonisti nella solita avventura.
Sebbene possa capire perché questo libro possa piacere, nel complesso l'ho trovato semplicemente ed incredibilmente vuoto. Colpi di scena scontati, personaggi anonimi e peggiore offesa di tutte: non è realmente un romanzo steampunk, o meglio, gli elementi steampunk presenti sono talmente pochi che non lo definirei realmente tale.
Neanche lo stile di narrazione è dei miei preferiti, mi è sembrato come se stessi guardando una serie animata, cosa che personalmente non apprezzo nei libri in quanto gradisco una maggiore introspettiva nella mente dei protagonisti.
Nel complesso è uno di quei libri che probabilmente avrei amato da piccola, ma che non avrei mai più riletto crescendo...
è un libro carino, scritto in un modo molto semplice che mi fa intuire che in realtà il target sia un pubblico molto più giovane. per quanto ovviamente l'ambientazione mi avesse subito attratta (Venezia steampunk), il libro non mi è proprio piaciuto al 100%. tanti dettagli buttati lì per creare lore ma senza essere approfonditi (100+ pagine sulle lamie e poi solo una decina sulla comunità ebraica), personaggi potentissimi che alla fine fanno ben poco, una protagonista femminile che però non si è distinta particolarmente, anzi, è stata proprio oscurata dalla controparte maschile. anche la parte romance mi è sembrata un po' campata per aria, ma magari sono solo io poco amante di certi trope
3.5 stelle. Questo esordio si fa leggere con piacere. E apre con molta probabilità una serie di futuri libri che seguiranno le indagini della protagonista, Cornelia Furlan.
La componente steampunk si avverte ma non è preponderante. I personaggi sono sicura avranno un buon margine di crescita nei libri a venire, qui sono scolpiti solo in superficie, mancano un po’ di profondità.
L’ambientazione è bella ma vogliamo più Venezia Alta! Il ritmo è veloce, regolare, la trama coerente - anche se non ho apprezzato la scelta del Fante. La parte mistery poteva essere “più mistery”, ma il libro riesce ad intrattenere.
È ancora tutto un pochino acerbo, ma c’è molto potenziale.
Più unico che raro, questo libro è un fantasy storico investigativo steampunk ambientato a Venezia. Anche solo così si capisce che è qualcosa di molto particolare e interessante. ⚙️
Già solo esteticamente il volume è notevole, visto che i testi sono intervallati da illustrazioni e decorazioni disegnate sulle pagine. Anche i riguardi del libro sono illustrati e riprendono perfettamente la copertina e le atmosfere del testo. 🖼️
L'ambientazione di Venezia è resa splendidamente tramite uno studio evidente di usi e costumi del posto: vengono nominati luoghi esistenti e oggetti dai più universalmente conosciuti (come le gondole e il vetro soffiato) ai più particolari (come la maschera chiamata "moretta"). Ovviamente, il tutto reinterpretato in una chiave steampunk piena di vapore, tubi, imbarcazioni volanti e lampioni alimentati da meduse fluorescenti. 🎭
Ci sono dei passaggi del libro che mi hanno ricordato "Frankenstein" e onestamente mi hanno fatta esaltare non poco, essendo io mega fan di quel classico gotico. 🗿
Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti interessanti e ben descritti e strutturati, pure quelli secondari e le comparse. Naturalmente, le figure principali attraggono di più l'attenzione: Cornelia è una donna ribelle, forte, decisa, caotica, intraprendente e astuta; Stefano è leale, onesto, con un passato difficile e grandi qualità che vengono troppo spesso sottovalutate o ignorate solo perché è metà uomo e metà lamia (la cosa lo rende oggetto di scherno e pregiudizi). Sono una combinazione bomba, quando lavorano indagando assieme. Si completano e spalleggiano, con una chimica evidente sin da subito e che si evolve sempre più. 🕵🏻♀️
Proprio la presenza delle lamia, poi, è interessante: sono attraenti e con un fascino inquietante e pericoloso, seducenti in maniera letale. Eppure in questa storia, esse sono un popolo pacifico e lavoratore, frainteso per via della loro diversità. Altra creatura che troviamo nel libro è il Golem, una creazione che ho sempre ritenuto ammaliante in maniera traviata. 🧜🏻♀️
Un romanzo scritto davvero bene, con protagonisti interessanti e una trama avvincente. In alcuni punti mi ha ricordato Labyrinth e Frankenstein, ma il worldbuilding è originale e intrigante. Si vede che l'autrice ha fatto ricerca e lo stile di scrittura è arguto e intelligente. Brava! Ad arricchire la lettura, gli inserti grafici illustrati. Davvero un bel libro, curato nei dettagli.
Recensione per goodreads che uso per monitorare i miei libri. In base al commento indicami anche le stelle di voto (da uno a 5,no mezzo punti) e attento che la recensione non contenga spoiler.
ChatGPT ha detto:
Perfetto 😊 Mandami il titolo del libro e il tuo commento/appunto personale (anche grezzo o a punti).
Da lì ti preparo:
una recensione per Goodreads, fluida e senza spoiler
l’indicazione delle stelle (da 1 a 5, senza mezzi voti), coerente con il commento
Se vuoi, dimmi anche se preferisci uno stile più personale/emotivo o più analitico (breve).
Hai detto:
Una recensione che unisca stile personale ed emotivo ma anche qualche aspetto più analitico. Insomma un mix
ChatGPT ha detto:
Perfetto, chiaro 👍 Allora procederò così:
tono personale ed emotivo, come diario di lettura
qualche riferimento analitico (stile, personaggi, ritmo, temi), sempre senza spoiler
voto in stelle (1–5) coerente con ciò che emerge dal tuo commento
Quando vuoi, mandami:
Titolo del libro
Il tuo commento/annotazione personale (anche molto informale o disordinato va benissimo)
Da lì preparo subito la recensione pronta per Goodreads 📚✨
Hai detto:
Le dieci cose che ho imparato da Jessica fletcher di Alice guerra. Storia carina, leggera, senza troppe pretese. Mi è piaciuta l'autoironia della scrittrice e il piccolo giallo quasi comico che faceva da trama al libro. Non ho amato invece le troppe digrissioni su passato e vita personale della voce narrante/autrice talvolta troppo lunghe e presenti. Gustata perché veloce, da intrattenimento e irriverente ma un libro che forse si giallo forse ha ben poco
ChatGPT ha detto:
Ecco una recensione in stile personale + emotivo, con qualche nota più analitica, senza spoiler, e il voto finale 👇
Recensione Goodreads
Le dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher è stata una lettura piacevole, leggera, senza grandi pretese, perfetta per un momento di svago. Ho apprezzato molto l’autoironia di Alice Guerra e il tono irriverente che accompagna tutta la narrazione: il piccolo mistero che fa da filo conduttore è quasi più comico che giallo, e funziona soprattutto come pretesto narrativo.
La scrittura è scorrevole e veloce, e proprio questa immediatezza rende il libro godibile e adatto a chi cerca intrattenimento più che una trama complessa. Tuttavia, ho trovato meno convincenti le numerose digressioni sul passato e sulla vita personale della voce narrante/autrice, a tratti troppo lunghe e presenti, tanto da spezzare il ritmo e togliere spazio alla storia.
Nel complesso è una lettura simpatica, leggera e irriverente, che si lascia leggere con piacere, anche se come “giallo” resta piuttosto marginale. Un libro che ho gustato per quello che è: un intrattenimento veloce, più ironico che misterioso.
⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
Se vuoi, nelle prossime posso anche accorciarla ulteriormente o adattarla a uno stile ancora più “da appunti di lettura” 😉
Hai detto:
Recensione di non Chiamatemi Jessica fletcher di Alice guerra. Libro leggero, simpatico, scorrevole e piacevole. Ho preferito il primo,aveva un equilibrio migliore tra giallo e storie parallele dei personaggi, qui il giallo è davvero moolto marginale, prevedibile ed è stato risolto senza senso e spiegazioni su come il colpo sia stato possibile. Delusa per il giallo ma piacevolmente soddisfatta per le storie dei personaggi.
ChatGPT ha detto:
Ecco la recensione, sempre mix personale/emotivo + analitico, senza spoiler 👇
Recensione Goodreads
Non chiamatemi Jessica Fletcher è una lettura leggera, simpatica e scorrevole, che si lascia leggere con piacere e mantiene il tono ironico e affettuoso tipico di Alice Guerra. Nel complesso è un libro piacevole, soprattutto per chi cerca intrattenimento e una narrazione fluida.
Rispetto al primo volume, però, l’ho apprezzato un po’ meno. Avevo trovato il precedente più equilibrato nel bilanciare la componente gialla con le storie parallele dei personaggi; qui invece il “giallo” risulta davvero molto marginale, piuttosto prevedibile e risolto in modo sbrigativo, senza spiegazioni convincenti su come certi eventi siano stati possibili. Questo aspetto mi ha lasciata delusa, soprattutto perché le aspettative sul versante investigativo erano più alte.
Al contrario, ho trovato piacevoli e coinvolgenti le storie dei personaggi, che restano il vero punto di forza del libro e che riescono comunque a restituire una lettura soddisfacente dal punto di vista emotivo. In definitiva, un romanzo che funziona bene come intrattenimento e racconto corale, ma che come giallo rimane sullo sfondo.
⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
Se vuoi, posso anche aiutarti a uniformare lo stile di tutte le tue recensioni Goodreads (stessa lunghezza, stesso “taglio”) così diventano un vero diario di lettura 📚✨
Hai detto:
Libro città di acqua e di vetro di linda ghio. Bel worldbuilding, bella scrittura, personaggi costruiti bene, trama però un po' prevedibile e ritmo un po' sbilanciato perché fino al 70% del libro procede molto lentamente senza possibilità di capire o avere qualche sospetto, poi un singolo dettaglio rende tutto estremamente intuibile ma la. Sensazione è che la chiusura della storia sia un po' affrettata. Nonostante la prevedibilita di alcune cose la trama è gli eventi non sono mai risultati scontati.
ChatGPT ha detto:
Ecco la recensione, sempre equilibrio tra impressione personale ed elementi più analitici, senza spoiler 👇
Recensione Goodreads
La città di acqua e di vetro di Linda Ghio mi ha colpita positivamente per il worldbuilding e per la qualità della scrittura: l’ambientazione è curata, coerente e suggestiva, e i personaggi risultano ben costruiti e credibili, con una buona profondità emotiva.
La trama, però, presenta qualche limite sul piano del ritmo. Per buona parte del libro, circa il 70%, la narrazione procede molto lentamente, senza offrire veri appigli interpretativi o possibilità di formulare ipotesi. Poi, un singolo dettaglio rende improvvisamente il quadro molto più chiaro, forse fin troppo, dando la sensazione che la fase conclusiva della storia sia stata affrontata in modo un po’ affrettato rispetto alla lunga costruzione iniziale.
Detto questo, pur nella prevedibilità di alcuni sviluppi, gli eventi non risultano mai banali o scontati, e l’interesse rimane alto grazie all’atmosfera, alla solidità dell’universo narrativo e alla scrittura. Un romanzo che convince più per il “come” che per il “cosa”, ma che nel complesso resta una lettura soddisfacente.
✿ Allora, il colpo di scena fondamentale della storia non me lo puoi spoilerare mezzo libro prima. La scoperta che il golem fosse diventato senziente sarebbe dovuta essere il climax e invece era un informazione che noi già sapevamo. Ed ecco il secondo punto, i lettori non possono avere informazioni che i protagonisti non hanno perché poi sei costretto a leggere questi poveretti che prendono decisioni sbagliate perché costretti.
Tolto queste due sbavature il resto del libro 'regge botta', i protagonisti sono interessanti sia insieme che come coppia lavorativa, bello che Cornelia sia una protagonista disabile e che la sua disabilità sia reale, sia tangibile e sia rischiosa. Avrei mal sopportato una protagonista wonder woman il cui impedimento fisico va e viene a convenienza. Il mondo fuori da Venezia è solo un po' abbozzato ma le linee sono delineate abbastanza da farmi sperare che i prossimi volumi ci faranno uscire fuori dalla laguna. Spero di vedere nuove creature e un po' più di attenzione e approfondimento al lato steampunk.
Ah si, ha poco senso che il Fante fosse la vecchia.
Esordisco con l'augurare il meglio all'autrice per i suoi futuri lavori; completare un romanzo non è cosa da poco e per questo le faccio i miei complimenti. Ci tengo a dire che gli avvenimenti e i personaggi mi hanno incuriosito abbastanza da proseguire la lettura e voler aspettare l'uscita dei prossimi romanzi della serie.
"Città di Acqua e Vetro" è vittima di un marketing sbagliato, che lo pubblicizza a una fascia d'età di adolescenti e giovani adulti, quando il suo contenuto verte più al middle grade (in tal caso, parte delle problematiche riscontrate sarebbero giustificabili.) Ho recensito il libro come se fosse uno ya/new adult perchè così è stato pubblicizzato, per cui criticherò aspetti che, in un libro con target diverso, non sarebbero stati poi così critici.
Tuttavia, se state cercando un libro più maturo (a livello di realismo, prosa ecc...) dello scaffale "12-14 anni" in libreria probabilmente questo non fa per voi. Tutto questo non per sminuire i libri middle grade (a mio parere fondamentali), ma per avvisarvi nel caso siate indecisi se comprarlo o meno.
Penso, inoltre, che vada menzionata la radicale differenza fra lo scrivere fumetti e lo scrivere libri; sono media che funzionano in modo diverso, e cambiare il modus operandi creativo per passare dai primi ai secondi è parecchio più difficile di quanto non si pensi. Nei libri bisogna dedicarsi alle descrizioni (non solo degli ambienti, ma anche degli stati d'animo dei protagonisti al fine di risaltarne l'introspezione) che coinvolgano (non per forza contemporaneamente) tutti e cinque i sensi al fine di rendere la lettura immersiva; le parole devono sostituire le immagini e i colori dei fumetti nel suscitare emozioni e descrivere azioni. Ghio ha sempre lavorato su fumetti e penso che questa sia parte della ragione per cui lo stile di scrittura, nonostante non sia carente, non mi ha coinvolto molto e mi è parso troppo secco per esprimere appieno le emozioni dei personaggi. Al contrario, mi è piaciuto il worldbuilding e l'idea di una Venezia steampunk, e spero che venga esplorata di più nei prossimi libri^^
Prima critica: ci sono discrepanze fra quello che ci viene detto e quello che viene effettivamente mostrato. Per esempio: Cornelia, la protagonista, viene descritta come esperta investigatrice, mentre le sue abilità stanno nell'avere contatti nei posti a cui le guardie non riescono ad arrivare e nell'atleticità. Che sono competenze fondamentali, eh, ma conoscere le persone giuste =/= possedere abilità deduttive. Le informazioni e le spiegazioni che servono per trovare l'assassino vengono fornite dagli altri personaggi, senza che Cornelia abbia mai davvero un lampo di genio o sfoggi una perspicacia brillante. Viene spesso ripetuto quanto sia capace, quando la lettrice media capisce chi sia il colpevole degli omicidi a ¼ del libro.
Non esigo doti deduttive geniali alla Sherlock Holmes, ma qui purtroppo a volte l'eroina non riesce a giungere a conclusioni davvero davvero ovvie.
Il flegisto (energia vitale che può animare oggetti inanimati) può essere conservato in un tipo di vetro la cui composizione è ignota a tutti. Uno scienziato venuto da Praga dichiara di aver trovato tale composizione e di poter quindi immagazzinare il flegisto. Questa scoperta rivoluzionerebbe la scienza e frutterebbe una somma inimmaginabile di soldi. Lo scienziato viene ospitato da Dafne durante la sua permanenza. Dafne ha una fornace segreta per creare vetro nel suo seminterrato. Con queste informazioni, Cornelia non giunge immediatamente alla conclusione che le cose potrebbero essere collegate (anzi, deve visitare varie persone perchè le dicano che le cose potrebbero esserlo.)
Amo le detective stories, soprattutto se le detective in questione sono personaggi femminili, per cui aspetterò i prossimi libri per vedere se la situazione migliorerà, ma mi aspettavo un pochino di più.
Sidenote importante: ho apprezzato molto la rappresentazione saffica nel libro :)
La seconda critica riguarda il fatto che vengono toccati tanti temi, però in maniera poco approfondita. Venezia Bassa viene descritta più volte come luogo di degrado e povertà, ma il modo con cui viene mostrato questo degrado è poco realistico. Sicuramente è possibile trovare il cameratismo descritto nel libro, eh, questo non lo nego– però altrettanto sicuramente ci sono organizzazioni criminali, ladri, gang, spacci. Eppure a Venezia Bassa la criminalità non esiste.
Il Fante del Cai, figura misteriosa e che da anni – se non decadi – incute timore a tutti e a cui viene attribuita la nomea di persona crudele da non contrariare, batte in ritirata da Venezia Bassa perchè un manipolo di persone gli ha tirato dei sassi e un uovo... Gli antagonisti (Dafne e il Fante) vengono sconfitti troppo facilmente per i miei gusti.
Il personaggio più interessante è Stefano, essendo quello con evoluzione maggiore; sono curiosa di vedere come proseguirà il suo arco nei prossimi libri, dato che promette bene. Il resto del cast è più statico; in particolar modo, Cornelia non cambia durante il romanzo– il che è andato a detrimento del libro, essendo lei la protagonista.
Nonostante le mie critiche, in generale si tratta di un libro carino, ma che non mi ha emozionato molto. Ha lati positivi e negativi.
È un romanzo che mi sarebbe piaciuto quando andavo alle medie, mentre probabilmente ora mi ritrovo fuori target. Tre stelle senza infamia e senza lode.
Che dire: mi è piaciuto un sacco! E poi dicono che noi italiani non sappiamo scrivere storie interessanti. Il romanzo si apre con un omicidio piuttosto insolito e il cadavere viene trovato completamente raggrinzito, come se qualcuno avesse risucchiato la linfa vitale dal corpo. Qui faremo la conoscenza di Cornelia, una giovane adulta che vive nei bassi fondi di Venezia e che ha un fiuto incredibile per risolvere casi e acciuffare serial killer; e Stefano, figlio di un aristocratico, rifiutato da tutti a causa delle sue origini e fa parte dell' ordine dei signori di Notte. Durante il corso della vicenda, ho potuto notare un glow up di entrambi i protagonisti, in particolar modo per Stefano. Entrambi hanno fragilità e insicurezze, la paura di non riuscire nei loro intenti, di non superare gli ostacoli. Cornelia è impulsiva e cerca di arrivare all'obiettivo il prima possibile mettendo a rischio la sua incolumità, ma capisce che avere qualcuno al suo fianco può facilitare il suo compito. Stefano è più riflessivo e cauto, l'opposto della protagonista femminile, ma che con il tempo capisce che cosa vuole. I due protagonisti si completano, dando un senso di armonia tra le due parti. L'ambientazione è veramente particolare, mi sa di futurismo e al tempo stesso mi fa capire che ci troviamo in un'epoca molto più antica della nostra, insomma in stile steampunk. Il Wordbilding è stato studiato incredibilmente bene: l'autrice ha sfruttato un periodo storico per creare veri e propri mondi a parte. Mi spiego meglio: la repubblica di Venezia, il luogo in cui si svolge la vicenda, viene descritto come se fosse una cosa asestante rispetto tutti gli altri regni e comuni presenti in quel periodo storico. Venezia è divisa in diverse parti: Venezia Alta, Venezia Bassa, DorsoDuro, Murano e Burano. Insieme formano il piccolo mondo in cui i due protagonisti sono costretti ad indagare sui diversi omicidi. Il libro è scritto in terza persona in modo da avere più punti di vista, tra cui anche quello legato alla creazione di un esperimento. Oltre a livello storico, l'autrice ha fatto uno studio delle diverse leggende mitologiche, alcuni annedoti della storia ebraica e sull'alchimia. Interessante come molti personaggi secondari e no, abbiano dei congegni meccanici per far funzionare o sostituire parti del corpo. Si scoprirà che è uno dei temi centrali della storia. Lo studio di Giuseppe, tutore di Cornelia, è incentrato proprio su questo argomento e per tutta la durata del libro cercherà di incanalare una sostanza prodotta dalle piante e dagli esseri viventi dentro le macchine per dargli vita propria ed essere utile a chi non possiede più alcune parti del corpo. Il libro merita di essere letto e di aver avuto un discreto successo, anche se secondo me meritava molto più hype. Non se ne parla moltissimo sui social ed è un vero peccato. Se state cercando di qualcosa di originale e che vi sappia tenere incollati alle pagine fino alla fine, ve lo consiglio caldamente. Spero di essere stato utile.
"La città di acqua e vetro" di Linda Ghio Pagine 346
Venezia è divisa in due città che nulla sembrano avere in comune. Venezia Alta è tutta cieli limpidi, marmo bianco e vetri scintillanti. Venezia Bassa è perennemente intasata da una nebbia fangosa e dal fumo delle ciminiere che si insinua tra gli stretti vicoli. Se a Venezia Alta c'è eleganza e ricchezza, è nella Venezia Bassa che pulsa la vita e la morte. Qualcuno (o qualcosa) sta uccidendo la gente di Sotto, disseminando le calli di cadaveri che si presentano avvizziti già a pochi minuti dal decesso, come prosciugati da ogni forza vitale. Inizialmente tutto sembra puntare il dito contro le lamie, misteriose donne dalla coda di serpente che vivono isolate nei canali del sestiere di Dorsoduro. Ma la realtà è molto più inquietante. A scoprirla sarà la detective Cornelia Furlan, aiutata da Stefano Rosin, un Signore di Notte, guardia scelta del Consiglio dei Dieci. Metà umano e metà lamia, in quanto sangue misto è disprezzato da entrambe le comunità. In una Venezia steampunk fantasmagorica e incredibilmente vivida, tra scienziati che sperano di riuscire a rianimare la materia morta e nani inventori alla ricerca dell'inafferrabile flogisto, soffiatori di vetro e consiglieri guerrafondai, riusciranno Cornelia e Stefano a catturare l'assassino, salvando Venezia Bassa e se stessi?
Questo è il classico libro che da sola non avrei mai letto e invece ho trovato una nuova autrice con uno stile narrativo molto particolare e scorrevole. La storia si svolge in una Venezia divisa a metà e dai toni steampunk che è decisamente il punto di forza della storia. I protagonisti sono una coppia ben assortita e tengono insieme tutta la narrazione che tuttavia, pian piano va a perdersi. Il potenziale della storia era ben visibile ma... decisamente troppa carne al fuoco, troppi cerchi aperti e poi chiusi con espedienti fin troppo forzati. La stessa indagine alla base si svolge in maniera del tutto casuale, una scia di cadaveri, un sospettato ben noto, ancora un altro sospettato che si piazza davanti ai protagonisti così, altri cadaveri e poi... Eureka! Eccolo il colpevole. E magicamente Cornelia capisce come fermarlo con un'intuizione piovuta dal cielo. Il finale è decisamente troppo affrettato rispetto al resto. Il modo in cui l'assassino viene fermato è assurdo, la condizione di Stefano dopo anni e anni ancora di più, la persona che si cela dietro la figura del Fante dei Cai meglio non commentare proprio... Insomma è stata una lettura scorrevole e anche piacevole ma l'autrice si è decisamente persa a metà strada, chissà magari con la prossima indagine di Cornelia e Stefano riuscirà a fare meglio. 🌟 🌟🌟/5
La città di acqua e vetro di Linda Ghio è un romanzo che profuma di nebbia, mistero e rivelazioni, dove la magia si intreccia con la tecnologia e ogni angolo nasconde un segreto.
L’ambientazione è straordinaria: una Venezia e una Murano reinventate in chiave steampunk, tra laboratori caotici, ingranaggi, alambicchi e canali che sembrano avere vita propria. È una città divisa in due: Venezia Alta, scintillante, fatta di vetro e ricchezza, e Venezia Bassa, dove sopravvivono i poveri, i dimenticati, quelli che la luce non raggiunge più. Questa netta separazione è una critica sociale potente, raccontata senza retorica ma con la forza delle immagini, una sorta di specchio distorto della nostra realtà.
Il sistema magico ideato da Linda è originale, coerente ed estremamente intelligente. Le lamie, creature metà donna e metà serpente, sono l’emblema dell’emarginazione, ma anche della resilienza. Non sono mostri, ma vittime di una società che teme ciò che non capisce. E in questo mondo dove tutto sembra artificiale, le lamie riportano in scena la dimensione più antica e istintiva della magia.
Ma la più grande genialata secondo me, è quella del flogisto, una sostanza capace di animare la materia, di dare vita a ciò che vita non ha. È un’idea brillante, a metà tra scienza e alchimia, che personalmente ho adorato!
Il romanzo si muove in equilibrio tra fantasy e mistery: l’indagine al centro della storia, con il suo ritmo serrato e la tensione che cresce pagina dopo pagina, si fonde perfettamente con l’ambientazione e gli elementi fantastici. Cornelia Furlan, la protagonista, è una sorta di detective che resta impressa per la sua forza e determinazione e Stefano, con i suoi occhi brillanti che, come uno specchio, rivelano la sua vera natura, è un personaggio costruito alla perfezione!
Anche se la storia è autoconclusiva, cosa ormai rara nel fantasy, ho chiuso l’ultima pagina con la sensazione di voler restare ancora un po’ lì, con Cornelia e Stefano. Mi piacerebbe moltissimo leggere altre avventure ambientate in questo universo pazzesco!