Cosa significa lottare ogni giorno per sopravvivere in quella landa desolata che è diventata Gaza? Shrouq Aila, giornalista pluripremiata, madre e vedova, ce lo racconta attraverso la sua storia, quella di una donna che cerca di crescere una figlia da sola, nella morsa della carestia e sotto il fuoco degli incessanti bombardamenti israeliani. Con l'urgenza di un disperato appello e la forza disarmante di chi mantiene intatta la propria lucidità nell'epicentro dell'orrore, Shrouq ripercorre l'uccisione del marito, la distruzione della sua casa, le continue fughe e i rifugi provvisori, i tentativi di proteggere e nutrire sua figlia, l'angoscia di non poter rispondere alle sue domande né colmare le sue paure. Nelle parole di Shrouq, la tragedia del genocidio perde l'astrattezza della cronaca e diviene carne, volto, respiro. Ma Hanno ucciso habibi è anche la testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane incrollabile. Un libro che ci conduce nel cuore di tenebra del nostro mondo, impedendoci di distogliere lo sguardo e insegnandoci cosa vuol dire amare. In segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese, l'intera filiera della produzione editoriale, dai redattori ai traduttori, dai designer grafici agli stampatori, ha partecipato alla realizzazione di questo libro a titolo gratuito. I proventi delle vendite, compresi i diritti internazionali, saranno interamente devoluti all'autrice Shrouq Aila.
Shrouq Al Aila is a 30-year-old journalist and writer from Jabalya, and a leading figure at Ain Media, an independent production company. Alia runs Ain Media, which she took over after her husband Roshdi Sarraj died in the Gaza War. She was awarded the CPJ International Press Freedom Award in 2024.
Che parole si usano per parlare di un libro di questo tipo? Che cosa si può dire che possa anche solo avere un vago senso rispetto a quello descritto da Shrouq Aila? La casa editrice wetlands ha fatto un lavoro magistrale perché è riuscita a mettersi in contatto con l'autrice, giornalista e produttrice palestinese, che si trova tuttora a Gaza e che continua a documentare quello che sta succedendo anche sulla sua pagina Instagram (@shrouqaila). Inoltre, come dichiarato dalla casa editrice stessa, tutto il ricavato delle vendite di questo titolo sarà direttamente devoluto all'autrice, senza scopo di lucro da parte di chi lo ha dato alla luce. Grazie per quello che fate e per aver portato tra le nostre mani un racconto così potente e così vero.
"Habibi" in arabo significa "amore" e la perdita dell'amore è proprio il punto focale di questa breve testimonianza. Shrouq Aila ha visto il marito perdere la vita davanti ai suoi occhi e non ha potuto fare niente per salvarlo. Lotta ogni giorno per cercare di far crescere la figlia Dania nel modo più "normale" possibile, anche se quello che vivono non si avvicina alla normalità neanche lontanamente.
"Devo essere sincera, durante questo brutale genocidio ho davvero capito, per la prima volta in vita mia, cosa significa avere fame. E' un'esperienza completamente nuova e terrificante. Ho vissuto molte guerre in passato, ma non è mai stato come adesso."
Queste righe mi hanno colpito moltissimo perché sintetizzano bene cosa vuol dire perdere tutto. Il cibo è quello che ci dà forza, che ci permette di tenerci in piedi, andare avanti, vivere. In un attimo tutto quello che lei ha conosciuto, amato e accudito con cura è andato in fumo per colpa delle bombe e dei missili che si schiantano contro case, scuole, ospedali. Questo dimostra quanto di fronte a un insieme di sostanze chimiche, polvere da sparo, metallo e acciaio non siamo assolutamente niente e nessuno.
“Anche se un giorno dovesse arrivare la pace, sarà una pace scritta sulla carta, una pace che non vive nelle nostre case. Una pace che non sta nei nostri cuori. Questa guerra non finisce. Continua. Persiste. Risuona nei nostri figli.”
Un giorno la storia ci chiederà il conto. Dove eravamo mentre Gaza bruciava? Abbiamo fatto sentire la nostra voce? Siamo scesi in piazza? Ci siamo ribellati?
Se vedete questo libro in libreria, compratelo. Se lo vedete in biblioteca o a qualcuno che conoscete, chiedetelo in prestito. Se lo avete già, fatelo leggere a chiunque vi stia intorno. Fate in modo che lo sguardo non venga mai distolto.
Memoir di una forza incredibile, mi ha tolto il fiato ❤️🩹 Shrouq Aila è una giornalista palestinese che ha messo sulla carta la sua esperienza da ottobre 2023. È una lettera d'amore al marito, ucciso dalle bombe israeliane all'inizio del genocidio, ma è anche una lettera d'amore alla figlia che aveva appena un anno all'epoca. Una bambina che non ricorderà mai il padre perché m0rto troppo presto. Shrouq racconta il dolore profondo per la perdita del marito, della casa, della vita di prima, di Gaza, degli amici (come il giornalista Anas); riporta le testimonianze agghiaccianti di tante altre persone che stanno perdendo tutto. Il mondo va avanti ma nella Striscia il tempo è cristallizzato ad ottobre 2023. Tuttavia Shrouq continua a lavorare, a documentare, ad essere una buona madre per Dalia e tiene viva Gaza, benché il futuro sia incerto ed oscuro. Molto bella anche la postfazione di Maaza Mengiste (autrice etiope de "Il Re Ombra" e "Sotto lo sguardo del leone"). È un libro che consiglio tantissimo, per la testimonianza e anche perché potete sostenere economicamente l'autrice, il ricavato va tutto a lei ❤️
"Chi eri quando Gaza bruciava, ci chiederà un giorno la storia. Che cosa hai fatto? Non ho distolto lo sguardo, potrete rispondere. Ho lasciato che il dolore mi travolgesse, ma non ho distolto lo sguardo quando una donna ha parlato delle macerie di una città distrutta e mi ha raccontato la sua storia."
"La crudeltà non sta solo nelle bombe, ma in ciò che viene dopo. Perché quando arriverà il cessate il fuoco, e prima o poi arriverà, non sarà la fine. Sarà l'inizio di un nuovo tipo di guerra. Una guerra per ricostruire dal nulla. Una guerra contro le malattie, contro i traumi, contro i fantasmi che ora vivono nelle nostre cucine e nei cortili delle scuole. Abbiamo paura della speranza, perché sappiamo quanto ci è costata. Tutti i gazawi lo sanno: quando le bombe smetteranno di cadere, inizierà la vera lotta. La guerra per la sopravvivenza in un luogo che non esiste quasi più".
"Tutto è assurdo. Puoi possedere un iPhone, e cucinare su plastica bruciata. Puoi scrivere un messaggio al mondo, e non avere un bagno pulito. Puoi avere una laurea, e passare la giornata alla ricerca di acqua potabile. Siamo divisi tra due esistenze, con un piede nel mondo moderno e l'altro sepolto sotto le pietre del silenzio. La nostra dignità non è solo ferita, è stata umiliata. Siamo stati spogliati di ogni normalità, ogni routine, ogni intimità. Facciamo la fila per acqua che ci fa star male. Facciamo la fila per cibo che non ci sazia. Facciamo la fila per una speranza che non arriva mai."
Straziante. Leggendolo ho sentito un peso sul petto che non ne vuole sapere di andarsene. Leggetelo, forse l’unica cosa che possiamo fare è portare avanti queste storie, l’identità di questo popolo che sta rischiando di scomparire, non restate in silenzio.
“Quando la guerra finirà, Gaza risorgerà dalle sue ceneri. Ma c’è un’altra guerra che brucia dentro di me. Sì, forse il nostro corpo sopravviverà, ma chi riparerà le rovine sepolte nel profondo della nostra anima?”. Shrouq Aila, Hanno ucciso habibi, settembre 2025.
Ho scorto questo libro oggi tra gli scaffali della mia libreria del cuore, come se si fosse fatto notare apposta. Mi ha chiamata a sé con i colori della sua copertina, con la spietata onestà delle sue parole. L'ho divorato in un paio d'ore, ogni singola parola una stilettata al cuore, ogni pagina una preziosa testimonianza che non deve finire nell'oblio. Questo libro è importante, come è importante la memoria storica degli eventi che hanno segnato il genocidio in P4lestina negli ultimi due anni. È un libro che si deve leggere, per capire la gravità di quello che è successo e continua a succedere, nel silenzio e nell'omertà di un intero mondo che è complice, e per essere a nostra volta testimoni, e rompere il silenzio.
È la testimonianza che a Gaza ogni morte non è solo un insieme di numeri che si accumulano ogni giorno, ma sono corpi, persone, vite spezzate, progetti e sogni infranti, famiglie smembrate, sono affetti perduti e bambini derubati della propria infanzia, è una società che ha il diritto come tutte alla vita, e che sta invece continuamente lottando per la sopravvivenza. Ringrazio il destino che mi ha messo questo libro tra le mani.
Anche il progetto di questa casa editrice, che personalmente non conoscevo, è qualcosa di importante che va sostenuto, e mi ha notevolmente impressionato l'urgenza, la necessità, e allo stesso tempo la cura con cui questo libro è stato pubblicato. Un'urgenza necessaria.
"Chi ieri quando Gaza bruciava, ci chiederà un giorno la storia. Che cosa hai fatto? Non ho distolto lo sguardo, potrete rispondere. Ho lasciato che il dolore mi travolgesse, ma non ho distolto lo sguardo quando una donna ha parlato delle macerie di una città distrutta e mi ha raccontato la sua storia". Sta tutto qui.
Questo libro mi ha fatto fare quello che pochi libri riescono a farmi fare: stringerlo forte al cuore, a fine lettura, in un lungo silenzio che mi permettesse di assorbire con cura ogni parola, ogni emozione, ogni ferita. Io devo ringraziare Shrouq Aila, l'autrice, per il suo prezioso coraggio e perché come me crede nel potere della letteratura di fare la differenza, dimostrando a tutti la vera importanza delle parole.
«Prendo tutta la rabbia che brucia dentro di me e la trasformo in qualcosa di produttivo, in storie, in parole, in immagini che devono essere viste. Non mi chiedo se alla gente piacerà quello che faccio. Non è una questione di approvazione. Questa è Storia, e dev'essere documentata. Voglio costringere il mondo ad esserne testimone. Che si voltino pure dall'altra parte, se vogliono, ma non potranno dire di non aver visto.»
Questo paragrafo racchiude la forza di questo libro. Riesce a trasmettere le immagini di ciò che le persone vivono ogni giorno durante il genocidio a Gaza. Racconta la quotidianità, la fame, la depressione, la sofferenza, il vuoto generato dalla perdita delle persone care, la paura per il futuro dei bambini, ma anche la resistenza del popolo palestinese, la comunità, il senso di condivisione anche quando non si ha più nulla. Leggetelo, fatevi questo regalo.
Il libro di Shrouq Aila è un libro minuscolo e gigantesco insieme. Sono poche pagine che immagino rubate a una vita quotidiana difficilissima, e gigante proprio per il luogo in cui è stato scritto: la Palestina in guerra da fin troppo tempo. L'autrice è una giornalista palestinese rimasta vedova poco dopo il 7 ottobre 2023, all'inizio di un incubo che per lei - e migliaia di altre persone - continua ad andare avanti. La puntigliosità e l'atrocità del racconto sono così forti che anche se il libro ha solo un'ottantina di pagine è necessario fermarsi spesso, nella lettura. Lo consiglio veramente a tutte e tutti, anche solo perché i proventi delle vendite andranno tutti all'autrice e alla sua piccola figlia.
Lacrime. Silenzio. Riflessione. Per non voltarsi dall’altra parte.
“La crudeltà non sta solo nelle bombe, ma in ciò che viene dopo. Perché quando arriverà il cessate il fuoco, e prima o poi arriverà, non sarà la fine. Sarà l'inizio di un nuovo tipo di guerra. Una guerra per ricostruire dal nulla. Una guerra contro le malattie, contro i traumi, contro i fantasmi che ora vivono nelle nostre cucine e nei cortili delle scuole. Abbiamo paura della speranza, perché sappiamo quanto ci è costata. Tutti i gazawi lo sanno: quando le bombe smetteranno di cadere, inizierà la vera lotta. La guerra per la sopravvivenza in un luogo che non esiste quasi più.”
“Qui a Gaza, quando arriva la guerra, c’è un riunirsi spontaneo della gente, non solo per una questione di sicurezza, ma per condividerne il terrore. Parliamo, piangiamo, stiamo vicini gli uni agli altri e, in quella vicinanza, la paura diventa sopportabile. C’è uno strano conforto nel sapere che tutti quelli che hai attorno sono terrorizzati quanto te. Non c’è bisogno di giustificare il tremore delle mani o lo sguardo negli occhi. Tutti capiscono, perché tutti stiamo sopravvivendo allo stesso incubo”
A volte penso che il mondo ci debba assai più che delle scuse. Il mondo è rimasto a guardare mentre venivamo cancellati. Ha lasciato che questo accadesse. Ha mantenuto un silenzio così assordante da uccidere. Ora il mondo deve aprire le braccia e stringerci forte. Deve riconoscere il suo abbandono, la sua colpa. Deve inginocchiarsi accanto a noi nella polvere e aiutarci a rimetterci in piedi. Non vogliamo pietà, vogliamo collaborazione. Non vogliamo carità, vogliamo dignità.
Il miracolo di questo libro è che esista: Shrouq Aila lo ha scritto nel pieno di una delle più brutali aggressioni contro una popolazione civile a cui abbiamo assistito. Le sue riflessioni, scritte con urgenza, nel terrore e nella sofferenza, sono una testimonianza cruda di dolore e impotenza, ma anche di amore e coraggio.
"Chi eri quando Gaza bruciava, ci chiederà un giorno la storia. Che cosa hai fatto? Non ho distolto lo sguardo, potrete rispondere. Ho lasciato che il dolore mi travolgesse, ma non ho distolto lo sguardo quando una donna ha parlato dalle macerie di una città distrutta e mi ha raccontato la sua storia".
Mi sono reso conto che, nonostante avessi letto della guerra sui giornali e sui social, non avevo idea di cosa significasse per ciascuna delle persone che l'avevano vissuta, che l'avevano sopportata e che l'avevano morta. Modo di scrivere bellisimo, umano e profondo.
non capisco come non ci si possa sentire colpevoli di tutto questo. trovo la mia fortuna immeritata e mi chiedo come sia possibile che la nostra classe dirigente dorma la notte sapendo di contribuire a tutta questa violenza e tutto questo dolore
Llibertat per a Palestina, Israel estat genocida! Relat en 1ª persona esquinçador, duro, trist, angoixant i terrible d’una dona, mare, professional i compromesa amb la seva filla davant de l’atroçitat humana!
"Anche se un giorno dovesse arrivare la pace, sarà una pace scritta sulla carta, una pace che non vive nelle nostre case. Una pace che non sta nei nostri cuori. Questa guerra non finisce. Continua. Persiste. Risuona nei nostri figli."
Testimonianza diretta della vita di una giornalista a Gaza nel pieno del genocidio. Intenso e a momenti straziante nonostante la brevità, trovo che sia un libro da leggere.
Da leggere assolutamente, non ci sono parole per descrivere le atrocità che gli uomini sono in grado di fare! Mi auguro che vinca il premio Inge Feltrinelli.