Due giornalisti premi Pulitzer. Un lavoro d’indagine durato anni. Centinaia d’interviste a militari, politici, giudici e agenti dei servizi israeliani. Decine di documenti portati alla luce. L’inchiesta definitiva sulla radicalizzazione della destra ebraica, che racconta come il movimento dei coloni – grazie alla protezione della polizia, del sistema giudiziario e della politica – è riuscito a conquistare le istituzioni d’Israele.
Ronen Bergman (Hebrew: רונן ברגמן) was born in 1972, and grew up in Kiryat Bialik. His mother was a teacher and his father was an accountant. He is the youngest of three children. As a boy, he was a reporter for a youth television show.
He studied law at the University of Haifa, and graduated cum laude from its law school. He is a member of the Israeli Bar. He also studied history and international relations at the University of Cambridge in the United Kingdom, and was awarded an M.Phil. degree in international relations, and then a PhD for his dissertation on the Israeli Mossad.
He is a member of the Körber Foundation "Munich Young Leaders 2010" and participated in the prestigious the "Munich 46 Security Conference".
He is a former senior staff feature writer for Haaretz.
Bergman is the recipient of the 1995 Bnei Brith Worlds Center Award for Journalism and the 1996 Ha’aretz award for Best Story.
"Non stiamo discutendo di terrorismo ebraico. Stiamo discutendo del fallimento dello stato di Israele".
Questa lunga inchiesta è opera dei giornalisti del New York Times, più volte premio Pulitzer, Ronen Bergman e Mark Mazzetti, e il suo oggetto primario non sono i fatti accaduti ai danni della popolazione Palestinese in Cisgiordania ma piuttosto il fatto che questi siano rimasti impuniti per DECENNI. Non solo impuniti. Non indagati, insabbiati, coperti, avallati, finanziati dalla polizia e dallo stato. E quindi il totale fallimento (o inesistenza?) di Israele come democrazia e stato di diritto. Basata su centinaia di interviste in maggioranza a ebrei israeliani, tra cui anche ex capi dello Shin Bet, questo scritto getta ulteriori ombre (semmai ci sia ancora uno spiraglio di luce da oscurare) sull'operato dello stato israeliano nei confronti dei Palestinesi. Ci si concentra qui sulla Cisgiordania e non su Gaza, e sugli anni precedenti al 7 ottobre 2023 piuttosto che sui successivi. Aiuta a comprendere la vastità dell'omertà, della connivenza, pratica e ideologica, che ha reso appunto i coloni israeliani sempre più impuniti. Della totale inuguaglianza dei cittadini arabi ed ebrei davanti alla legge.
Un paio di giorni fa avevo terminato di leggere l'inchiesta di Tonia Mastrobuoni sul ritorno delle ideologie naziste in Germania, ed è incredibile quante riflessioni della giornalista su quei movimenti contro gli ebrei, le abbia ritrovate qui, identiche. Si tratta della stessa terribile sensazione di Dejà-vu che avevo provato quando avevo visitato la S21, la prigione dei Khmer Rossi a Phnom Phen, pochi mesi dopo aver visitato Auschwitz. Le stesse pareti piene di foto di detenuti, le stesse stanze per le torture, gli stessi identici orrori. Davvero l'odio e la violenza non hanno né colori né ideologie.
Quello che sta accadendo alla popolazione Palestinese mi provoca un senso di smarrimento e impotenza come forse non ne avevo mai provati in vita mia. Il mondo che assiste a un orrore di tali dimensioni, e niente viene fatto. Quello che ho capito, leggendo di questo genocidio, sterminio, e di altri del passato, è che sono stati possibili solo quando un grosso gruppo di persone se ne è reso partecipe. Magari tanti non direttamente, magari solo girandosi dall'altra parte, magari solo spostando un giorno dopo l'altro i limiti dell'accettabile un pochino più in là. Non accettiamo che quei limiti vengano spostati. Anche quando ci sentiamo impotenti, anche quando sembra non servire a niente, anche quando siamo bombardati in continuazione da immagini orribili e il nostro cervello ci anestetizza forse anche per proteggerci. I limiti esistono, non permettiamo che vengano spostati.
Inchiesta che parla del rapporto tra coloni e governo israeliano. Principalmente sono israeliani a parlare e viene ricostruita tutta la presa di potere dei gruppi estremisti dei coloni da cui arrivano Ben-Gvir e Smotrich. Si scopre quanto siano sempre stati fortemente protetti, su come la maggior parte non abbia mai pagato per gli attacchi terroristici compiuti e su come abbiano anche preso di mira politici più "moderati" (per quello che vale in uno Stato illegale 🙄). Si capisce come si è arrivati al momento attuale, all'escalation in Cisgiordania e altrove. È una lettura interessante ma comunque legata principalmente all'ambito israeliano.
"Come ha fatto una nazione giovane a voltare così rapidamente le spalle ai propri ideali democratici? E che prezzo ha dovuto pagare? Qualsiasi risposta seria a domande simili deve tenere conto di un fatto: mezzo secolo di comportamenti illegali rimasti in gran parte impuniti ha portato l’ultranazionalismo radicale al centro della politica israeliana". È in questo passaggio della premessa che si concentra tutta la questione della Cisgiordiania ma anche del conflitto israelo-palestinese. Il problema è che la lettura lascia ben poche speranze per il futuro.
L’impunità dei coloni, di Mark Mazzetti e Ronen Bergman, con la traduzione di Davide Lerner rappresenta il primo libro di Extra Large, la nuova collana dei tascabili di Internazionale, che punta a pubblicare inchieste più lunghe che non potrebbero trovare posto per ragioni di spazio sulla rivista. L'excursus storico e le interviste aiutano a chiarire come si è arrivati alla situazione odierna dove domina uno slogan becero come "dal fiume al mare".
Lettura breve ma interessante. Ci sono molti aspetti da approfondire, soprattutto essendo io abbastanza ignorante in materia. Mostra la complicità delle istituzioni israeliane che ha permesso il dilagare sempre più violento dei soprusi dei coloni in Cisgiordania. Non ho ben capito il ruolo dei cittadini israeliani in tutto questo intreccio tra forze politiche, giudiziarie e coloni.
Un documento fatto da autori americani (premi pulitzer)che evidenziano le violenze pereptuate dai coloni israeliani e la connivenza , in alcuni casi la resposanbilita dello stato ebraico